*Nuovo governo Lombardo, sostegno del Pd che partecipa con due assessori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

Roberto Corona – il malato fa purtroppo in tempo a morire prima che gli sia riconosciuto un diritto che dovrebbe essere imprescindibile

Invalidità Civile: snellire l’iter. Interrogazione all'Ars: “In Sicilia, troppi passaggi burocratici”

“Un farraginoso iter burocratico in Sicilia, e soltanto in Sicilia, rallenta in modo abnorme qualunque pratica volta a ottenere i benefici per gli invalidi civili. Nei non rari casi estremi – spiega il primo firmatario di un atto ispettivo sull’argomento, il deputato regionale Roberto Corona – il malato fa purtroppo in tempo a morire prima che gli sia riconosciuto un diritto che dovrebbe essere imprescindibile”. Nello specifico, nell’interrogazione firmata anche dal capogruppo Leontini e dai deputati Alberto Campagna, Nino Bosco, Pippo Limoli e Raimondo Torregrossa, si mette il punto sulla lunga teoria di passaggi cui è “inutilmente e dannosamente” sottoposta qualunque pratica di riconoscimento dell’invalidità civile. La richiesta viene innanzitutto valutata dall’azienda sanitaria la quale la trasmette all’Inps che, a sua volta, la rinvia alla stessa azienda ma, stavolta, alla Commissione preposta; la Commissione della Asp, a questo punto, dopo mesi o anni di passaggi, la inoltra alla Prefettura per l’emissione del decreto. Ma non basta, perché lo stesso decreto deve ora tornare, a completare la pratica, di nuovo presso l’Inps per la liquidazione. “Considerato che, a oggi, la Regione Siciliana non ha sottoscritto alcun accordo con l’istituto di previdenza per lo snellimento delle procedure – sottolineano i firmatari dell’atto – vogliamo sapere quali provvedimenti, presidente della Regione e assessore alla Sanità, intendano prendere al fine di attuare l’insieme di norme comunque in vigore e già pienamente recepite in tutte le regioni italiane, Sicilia esclusa”. Attuare anche nella nostra regione il novero di articoli di legge e decreti legislativi già applicata nel resto d’Italia significherebbe dimezzare i tempi di attesa dei cittadini e migliorare i servizi a essi destinati.

 

Messina, una tragedia legalizzata  Nei giorni 1 e 2 ottobre un violento nubifragio si è abbattuto su Messina. Giampilieri e Scaletta Zanclea sono le zone più colpite. Tra rabbia, lacrime e fango si contano adesso le vittime di una tragedia da tempo annunciata. Ecco il racconto di un nostro autore messinese che, dopo aver attraversato i luoghi del disastro, ci descrive una città distrutta dal dolore e dall’amarezza.

  di Ivan Mirko Stanislao Tornesi
Tra rabbia, lacrime e fango si contano le vittime di una tragedia da tempo annunciata (Foto di Gaetano Saccà)Ho visto la mia città disperarsi e piangere. Adesso tutti noi messinesi siamo davvero preoccupati. Oggi si deve pensare più che mai alla nostra terra, alle nostre vittime, alla nostra gente che ha dovuto lasciare le proprie case e che adesso chiede aiuto a tutta la comunità. Regnano ora il terrore, l’amarezza e la sensazione di abbandono. Ci si sente senza via d’ uscita, come se quel fango che non dà tregua fosse il concretizzarsi delle paure che attraversano la mente di tutti i messinesi, i quali da molti anni non trovano più un senso alla loro vita qui a Messina. Oggi ci troviamo ancora più disorientati: anche la speranza di poter ricostruire un futuro migliore in questa città ci sembra ancora più lontana. Giampilieri non esiste più e come questa frazione tante altre rischiano di scomparire se non si prendono i dovuti e necessari provvedimenti. I provvedimenti… appunto. Ieri il presidente Berlusconi ha promesso la costruzione di “nuovi quartieri” per gli sfollati. Quali quartieri, però? Sepolta com’è dal cemento, Messina non ha più spazi liberi in cui costruire. Ho attraversato a piedi alcune tra le zone colpite dal nubifragio: Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga Marina, Santa Margherita, Ponte Schiavo, frazioni che prima di questa tragedia pochi conoscevano e pochi sapevano essere minacciate da frane, smottamenti e mareggiate. Eppure quella stessa montagna di Giampilieri Superiore, nel 2007 aveva mostrato i primi segni di cedimento. Già nel 2007, la stessa. I finanziamenti per metterla in sicurezza non sono arrivati per un grave errore di valutazione dell’ area, la quale non veniva classificata come zona a rischio. A conferma di ciò il rapporto del PAI siciliano (Piano Assetto Idrogeologico): la zona di Giampilieri non era stata considerata a rischio idrogeologico perché il comune di Messina non l’aveva segnalata alla regione. Tragedia annunciata perché questa città ha una storia di selvaggio sfruttamento del territorio: le case sono state costruite senza la dovuta distanza dai torrenti, in terreni sabbiosi geologicamente inidonei, instabili e soggetti a dissesto, ma la maggior parte delle case non sono più abusive, anzi quasi tutte sanate da precedenti condoni. Tragedia che si poteva evitare con una più attenta e precisa valutazione dei rischi e della pericolosità di quelle zone. Nella mia esperienza di poche ore nei luoghi colpiti dal nubifragio vengo assalito dai suoni delle sirene dei mezzi di soccorso. Mi fermo ad ascoltare le voci ed i racconti della gente e forse riesco a percepire qualcosa in più della tragedia che Messina sta vivendo in questo momento. Incontro un ragazzo di circa 20 anni: non è del posto, non è un curioso e neanche un giornalista , ma si trova lì dalla mattina per scavare tra il fango e le macerie sperando di ritrovare vivo un suo amico. Non mi racconta altro, non gli chiedo altro, già mi basta per capire. Mi fermo in un vicolo coperto da circa un metro e mezzo di fango e non trovo via d’uscita, vedo la gente spalare il fango davanti all’ingresso delle loro case, tanto fango. Più avanti un gruppo di ragazzi prova a tirare l’auto fuori dal fango ed io cerco di dargli una mano. Non tutti i presenti sul posto, però, sono lì per prestare il loro aiuto: anche in questo dramma, purtroppo, non sono mancati gli sciacalli che hanno cercato di approfittare della tragedia. Piove ancora ed è quasi buio. I soccorritori continuano a scavare e intanto vedo arrivare i primi pullman venuti per portare via da quell’incubo gli sfollati. Rifletto sul fatto che la tragedia è circoscritta a delle piccole frazioni. Tornando verso casa mi accorgo che già dopo qualche chilometro dai luoghi del disastro sembra tutto normale come se non fosse successo niente. E se questo dramma rimanesse periferico e come tale venisse dimenticato? Fortunatamente tantissimi cittadini stanno rispondendo con ogni forma di solidarietà e di aiuti concreti: centri di raccolta fondi e di beni di prima necessità, squadre di volontari nei centri di smistamento e presso gli alberghi cittadini per dare conforto agli sfollati. Leggo le ultime notizie sui giornali: sale il bilancio delle vittime e con esso il dolore, la rabbia, l’amarezza. Manca all’appello ancora tanta gente. E intanto si continua a scavare. Mi chiamano alcuni amici: vogliono organizzare squadre di spalatori nelle zone colpite dal nubifragio. Quel fango è di tutti noi e tutti insieme lo dobbiamo spalare.
                       

LA CRISI UN EFFETTO BENEFICO L'HA OTTENUTO, L'ECONOMIA MONDIALE HA SCOPERTO L'ETICA di Maurizio Ballistreri - La bufera che ha investito le banche in tutto il mondo deve far riflettere i governanti del pianeta sull'esigenza di definire nuove regole in materia finanziaria. Un primo elemento di valutazione deve riguardare la triste parabola delle banche d'affari, simbolo dell'eccellenza capitalistica mondiale, colpite a tal punto, si pensi al fallimento di Lehman Brothers, da trasformarsi in istituti di credito commerciali, è il caso di Morgan Stanley e Goldman Sachs, mentre in Italia, tra indiscrezioni e smentite, si discute della possibile fusione tra Mediobanca e Unicredit. In questo scenario il rilancio del modello di banca universale appare una risposta ai disastri di quelle d'affari e alle difficoltà di quelle commerciali, nella crisi della globalizzazione con un capitalismo impazzito che propone il paradosso americano della General Motors "socializzata". Un altro elemento su cui riflettere è il sostanziale fallimento dell'Accordo denominato Basilea 2, stipulato dai governatori degli istituti centrali dei dieci paesi più industrializzati del mondo, il cosiddetto G10, per definire, a livello internazionale, i requisiti patrimoniali delle banche in relazione ai rischi assunti dalla stesse. In particolare l'Accordo di Basilea ha modificato le regole che individuano il capitale necessario per fronteggiare eventuali rischi, ma senza alcun aggiornamento dei criteri relativi al suo accantonamento nel tempo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, si è verificato un incremento esponenziale degli strumenti finanziari ibridi quanto complessi, la cui capacità di dare copertura alle perdite delle banche e tutelare i risparmiatori è ancora da verificare; senza dimenticare la possibile esplosione di nuovi contagiosi virus nel mondo creditizio che potrebbero ulteriormente sgretolarne le fondamenta: l'insolvenza delle carte di credito (divenute "carte di debito") e i "derivati" finanziari senza copertura economica reale. Alla crisi generale del mondo finanziario a livello internazionale è sfuggito il settore del microcredito, come quello creato dal premio Nobel per la pace 2006 Muhammed Yunus, definito "il banchiere dei poveri", attraverso la Grameen Bank, la banca rurale del Bangladesh che gestisce 2 milioni di clienti, 1048 filiali e 35 mila villaggi. Yunus ha inventato un modello rivoluzionario di credito con piccoli prestiti di denaro alle persone più povere che diventano al tempo stesso azionisti della banca. Le élites dei Paesi più ricchi farebbero bene a comprendere questa straordinaria esperienza creditizia, basata sul primato dell'uomo e dei bisogni sociali rispetto al mercato. In questa prospettiva, qualche giorno or sono, nel corso di una conferenza a Parigi dedicata al tema "Nuovo Mondo, nuovo capitalismo", si sono confrontati alcuni leader politici europei in perfetto stile post-partisan, l'ex premier laburista inglese Tony Blair, il cancelliere cristiano-democratico tedesco Angela Merkel, il presidente francese centrista-gollista Nicolas Sarkozy e il ministro del Tesoro italiano della coalizione di centrodestra Giulio Tremonti (di estrazione socialista), che hanno dichiarato l'esigenza di rifondare l'economia mondiale ponendovi alla base il primato dell'etica. Proprio Tremonti ha parlato della necessità di "un passaporto etico-giuridico" lanciando la proposta del legal standard: regole finanziarie uguali per tutti i Paesi che partecipano al mercato globale.

Appello agli uomini,alle donne,ai cittadini, ai deputati,agli avvocati ai magistrati di Stella Carfora Si deve essere prima uomini e poi ci si può considerare cittadini!!! Per chi crede ancora nella giustizia, nella libertà di un paese democratico insieme rendiamo più forti le ali della libertà e la democrazia che ci hanno donato i nostri padri!!! Da poco tempo leggo su internet, nello specifico in facebook,vedo filmati e leggo notizie che mi fanno capire quanto grande sta diventando nel nostro paese la cultura discriminatoria e razzista verso altri esseri simili a noi. Non avrei mai pensato che, pur non essendo un giurista avrei nella mia vita dovuto imparare le leggi per comprendere il perché di tanti diritti negati…e il perché si debba sempre lottare per farli rispettare, di certo non ho la competenza ampia di un giurista che lo è per professione e per titolo... posso anche nell' interpretare una norma non esserne all' altezza per questo chiedo a chi di competenza di aiutarci a fare chiarezza! Premesso ciò, vengo al dunque che è fondamentale in questo appello che pubblico! Fermo restando che l'art.18,e l’ art 21 della Cost. che assegna a tutti gli italiani libertà di associazione e di libertà di manifestare il proprio pensiero liberamente. mi fa restare sconcertata il proliferare di immagini l'utilizzo di alcuni linguaggi e atti come, saluti romani, croci celtiche, inni, termini "nostalgici" giochi inneggianti alla discriminazione dei migranti su internet,che innescano nei giovani veri e propri meccanismi di indottrinamento oltre all’ istigazione a comportamenti discriminatori verso altri popoli e culture tutto questo ad opera di autorevoli esponenti della lega nord. Da premettere che,a mio modesto parere questi linguaggi e queste azioni non rientrano nella “libera manifestazione del pensiero” (costituzionalmente tutelata) ma sono veri e proprie forme di istigazioni all’esaltazione caratterizzata al tentativo di diffondere nuove forme ideologiche discriminatorie verso l’essere umano e ritenute diffusamente illecite o contrarie sia dal nostro ordinamento giuridico, che dalla carta dei diritti dell’uomo, e dalla dichiarazione dei diritti umani. Nel nostro c.p. esisteva,esiste ,l'apologia di reato, fattispecie prevista dall’ultimo comma dell’art. 414 c.p. che punisce colui il quale pubblicamente esalta e/o manifesta la correttezza e la giustificabilità di atti ritenuti illeciti dall’ordinamento giuridico. dalla Costituzione italiana all'interno delle "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione", più specificatamente con la legge 20 giugno 1952, n.645, conosciuta anche come legge Scelba la quale all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque "fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".o quella più recente aggiornata con la Legge n. 205 25 giugno 1993 (Legge Mancino ) Chiediamo quindi a deputati coraggiosi ai magistrati di buona volontà, se, quanto abbiamo esposto vi si ravvisano i presupposti di reato di cui sopra, di farsi carico di questo appello e di intervenire come e per legge anche, se lo ritengono necessario ricorrendo alla corte di Strasburgo! Anche perché credo che le norme, vadano rispettate ed applicate a tutti…

De Rita: "Meritocrazia senza spazio nella piramide del potere"   .......CONTINUA 

 

 

 

Milano: figlio di Boris Giuliano nuovo capo della Squadra mobile è Alessandro Giuliano, 42 anni, figlio di Boris, il funzionario di polizia assassinato da Cosa nostra nel 1979 a Palermo. Arriva dalla questura di Venezia dove ha diretto la Squadra mobile e ha concluso diverse operazioni contro la nuova Nuova mala del Brenta.

 

NON DEVE ESISTERE UNA GIUSTIZIA DI SERIE A E UNA DI SERIE B. LE CAUSE DURANO ANCORA TROPPO A LUNGO, SOPRATTUTO A MESSINA. CONSUMATORI ASSOCIATI CHIEDE UN INTERVENTO DEL  MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. CONTINUA INTANTO LA NOSTRA CAMPAGNA NAZIONALE IN TUTTA ITALIA PER CHIEDERE RISARCIMENTI PER CITTADINI. “Chiediamo al Ministro della Giustizia provvedimenti adeguati per incidere in modo decisivo e definitivo su una delle più grandi vergogne del nostro paese: la durata delle cause. La situazione del Tribunale di Messina è tra le peggiori e i cittadini attendono troppi anni per avere giustizia, riteniamo dunque che il ministro debba adottare subito dei provvedimenti adeguati. Le recenti dichiarazioni del procuratore generale Franco Cassata, dei rappresentanti degli avvocati di Messina e dell’ex presidente della Camera, Luciano Violante, sulla situazione del Palazzo di Giustizia peloritano devono fare riflettere. Non può esistere una giustizia di serie A per i cittadini di alcuni comuni ed una di serie B per altri.  Ricordiamo inoltre, che esiste dal 2007 la legge «Pinto» che obbliga lo Stato a risarcire tutti coloro che hanno subito una causa durata più di tre anni. Di fatto, però, chi ha diritto al risarcimento non conosce l' esistenza della legge e, così, lo Stato non viene citato in giudizio. È un problema che interessa almeno dieci milioni di italiani. Invitiamo dunque chi ha una causa che dura da più di tre a partecipare alla nostra Campagna Nazionale per l'applicazione della legge che prevede il risarcimento per chi si trova in questa aberrante situazione”.       Il presidente nazionaledi Consumatori Associati  Avv.     Ernesto Fiorillo

Rifiuti: Cracolici, voto commissione su riforma Ato segna fine maggioranza “La maggioranza non c’è più. Il testo sulla riforma degli Ato rifiuti approvato stasera dalla commissione Territorio e Ambiente dell’Ars assorbe le principali proposte del PD: il ddl prevede, infatti, un nuovo Piano rifiuti che soppianterà quello fallimentare voluto da Cuffaro costruito sui quattro termovalorizzatori, che ci lascia un servizio peggiorato e una montagna di debiti. Sempre su proposta del PD sono stati previsti un Piano di rientro per i debiti degli Ato e un Piano straordinario di discariche ad iniziativa pubblica in Sicilia. A questo punto Lombardo prenda atto di non avere più una maggioranza”. Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars, dopo l’approvazione da parte della IV Commissione del testo di riforma degli Ato rifiuti in Sicilia votato dal PD e dal Mpa, mentre i rappresentanti del Pdl e dell’Udc hanno abbandonato sin dall’inizio i lavori della commissione

Incidenti sul lavoro: Panarello (PD), istituire commissione d’indagine all’Ars“Le istituzioni regionali non possono assistere immobili allo stillicidio delle morti sul lavoro in Sicilia e limitarsi alla solidarietà alle famiglie. Proporrò alla commissione lavoro dell’ARS l’istituzione di una Commissione d’indagine sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, per verificare l’operato degli enti preposti e stimolare il concorso di tutti gli attori”. Lo dice Filippo Panarello, deputato regionale del PD. “Occorre fronteggiare una situazione che ha superato abbondantemente i livelli di guardia: il governo della regione deve imprimere una forte accelerazione all’attività degli enti preposti al controllo della sicurezza e alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Bisogna incrementare gli ispettori della Regione e delle ASL e il presidente Lombardo, senza ulteriori ed ingiustificati ritardi, deve istituire la Commissione consultiva permanente e il Comitato regionale di coordinamento per le attività di prevenzione e di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, così come previsto dal Testo Unico nazionale”.
Politica A PALERMO L'ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL PD HA APPROVATO LO STATUTO DEL PARTITO. PROTAGONISTA DELLA GIORNATA ANGELA BOTTARI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE.

da youtube: Cafon Street di Marcello Crispino

 
 

Prevista per il 30 Gnnaio l'inaugurazione del "Mini Ristorante Colapesce" degli alunni della Scuola Domenico Gentiluomo di Camaro Inferiore che partecipano al Mod. PON Corso di Ristorazione e Alimentazione. Iinterverranno il Dr. Giuseppe Buzzanca, Sindaco di Messina, e il Dirigente scolastisco Prof. Rosalia Schirò.     .......continua

 

LETTERE di Alberto Asor Rosa,     Massimiliano La Malfa, Ezio Pelino,  Simona Giovannozzi    ...continua

 
 

LE FOLLIE DI ALESSANDRO Obama pensa all'America, Silvio a Kakà!  Finalmente svelate le vere ragioni per le quali il Premier ha dovuto rinunciare all'insediamento di Barack Obama: vendere o NON vendere Kakà ??? Questo è il problema! Il pensiero di negare al «Popolo Milanista» il suo beniamino deve aver tolto sonno al povero Cavaliere; immagino che angoscia avrà avuto al vertice di Sharm el Sheikh per non aver potuto presenziare alle trattative!? Fortunatamente, Silvio è riuscito a riportare la pace in Medio Oriente!? Comunque tutto è bene ciò che finisce bene: Kakà resta al Milan e l'America onorerà oggi il suo nuovo Presidente «bello ed abbronzato» senza la presenza del nostro Premier che s'è persa la diretta di un'evento epocale! In fondo si tratta solo di un figlio di schiavi che è riuscito ad occupare quella Casa Bianca che i suoi avi avevano costruito come muratori in catene! Sentimentalismi da «festa dell'Unità Americana»!? Così deve aver pensato Silvio snobbando l'insediamento di Obama che il resto del mondo guarda con interesse, trepidazione e speranza di cambiamento vero! Gli Stati Uniti, popolo classista e razzista pur di risollevare l'America hanno avuto il coraggio di un capovolgimento storico paradossalmente incredibile; questo «abbronzato» di 48 anni, giovane, sportivo,bello, alto, rappresenta l'icona di un mondo che vuole e deve cambiare i parametri e le regole imposte da quelli vecchi, sovrappeso, siliconati, piccoli calvi costantemente abbronzati e con protesi dentarie finlandesi!?!?!? Questo «ragazzo abbronzato» di Honolulu ma originario del Kenya comincio a pensare che non solo cambierà l'America ma darà qualche serio problema a quelli «piccoli» che sposano le top-model, amano il calcio mercato e giocano a risico da presidenti !?!?  Alessandro Consonni
 ...continua

 
 
 

GABBIE SALARIALI, IL SILENZIO DI TREMONTI di Giovanni Frazzica

Gabbie Salariali: il lavoro sporco lo ha fatto Bossi con le sue dichiarazioni ferragostane incastonate in una serie di argomenti finti (inni, bandiere, sottotitoli, dialetti ) buttati lì, un po’ per fungere da cortina fumogena, un po’ per carezzare l’elettorato leghista. Tatticismi. I meno sprovveduti capivano che i ruggiti del senautùr erano l’eco delle preoccupazioni della Marcegaglia e servivano da apripista all’entrata di Sacconi, il duro intelligente della squadra del Nord. Ora il quadro è quasi completato, ma il lavoro per coloro che vogliono fare la resistenza contro le Gabbie Salariale è diventato, con l’entrata in campo di Maurizio Sacconi, molto più difficile. Il Ministro del welfare infatti non usa la clava bossiana, ma la carota degli incentivi fiscali da concedere a quelle imprese virtuose che applicheranno i nuovi contratti con i parametri che tengono conto della territorialità e della produttività e rendono “meno invasiva” la contrattazione nazionale. In pratica significa che non crescerà più la voce base dello stipendio per categoria e lo stesso lavoro verrà pagato in maniera differente a seconda di dove lo fai, quindi non più in relazione ai rischi, alla professionalità, al logorio etc. etc. Il che significa Gabbie Salariali e, malgrado l’introduzione del termine “territorialità” sappiamo benissimo, per esperienza supportata dalle statistiche, che basta tracciare una linea un poco al di sotto di Roma per vedere che è concentrata tutta al Sud l’area negativa di influenza della nuova contrattualistica. Perché i più avveduti stanno insorgendo contro questa manovra? E’ iniqua sul piano sociale perché accentua le discriminazioni, anziché colmarle. Al nord c’è un maggior costo della vita, calcolato intorno al 16%, ma, già ora, il livello retributivo medio, secondo una rilevazione condotta dal Centro Studi della CGA di Mestre, è superore del 30%. A questo andrebbe aggiunto che al nord i lavoratori sono assistiti da servizi (mense, asili nido, trasporti, spacci aziendali, cral, piscine, palestre etc) erogati spesso gratuitamente, a prezzo politico o sotto forma di benefit ed anche che, generalmente, tutti i membri di una famiglia lavorano e, talvolta, qualcuno ha anche il doppio lavoro. Il Sud si caratterizza, purtroppo, per le famiglie monoreddito, quindi immaginate cosa succederà a livello di sistema se la riforma Bossi-Sacconi andrà in porto. In un sistema economico a due velocità immettere, attraverso un tortuoso marchingegno di aumenti salariali differenziati, una maggiore liquidità dove c’è già una grande massa monetaria circolante significa far aumentare la propensione al consumo, far lievitare ancor di più i costi. (Ovviamente anche mantenere o fare aumentare il benessere locale). Al contrario al Sud il fenomeno farà accentuare la depressione in atto, perché anche pochi euro in meno sulla busta paga del singolo lavoratore, moltiplicati per milioni di soggetti incidono enormemente sulla massa monetaria circolante e sulla psicologia dei consumatori meridionali, accentuando la loro insicurezza. E per questo che Tremonti tace, uomo dalle grandi ambizioni, che dice di ispirarsi a Colbert e a Cavour, capisce certamente che i suoi compagni di cordata lavorano bene per il breve periodo, per vincere le elezioni regionali nel triveneto, ma gli stanno sfasciando l’Italia. Che tristezza dovere assistere, in un Paese che è stato la culla della civiltà, della cultura e la patria del diritto, al materializzarsi di forme di discriminazione abominevoli che poggiano sul forte egoismo di pochi e sulla diffusa debolezza di molti. E condannano milioni di cittadini italiani a vivere in uno stato di perenne insicurezza, altro che diritto alla felicità. Sarà paradossale, ma i problemi del Sud si risolveranno quando il Presidente della Regione Lombardia sarà uno “bello abbronzato”. Yes we can!
 

«La città vive sotto una cappa massonica». Il grido di dolore: dietro le apparenze c'è gente che controlla i meccanismi per garantirsi potere di Mauro Cucè  - tratto da Gazzetta del Sud - Ha "studiato" per due anni. Ventiquattro mesi di servizio, senza urla, senza strepitì – non è nel suo carattere – facendo sentire la sua voce solo nei momenti indispensabili: i passaggi spirituali in cui il Pastore indica la strada al suo gregge e durante alcune vertenze lavoro (Birra Messina, Molini Gazzi, Pumex e collegamenti con le Eolie). Per il resto un attento "apprendimento". «Perché solo la conoscenza può portare alla riorganizzazione e quindi al rinnovamento» dice. Per due lunghi anni, ovvero da quel 13 gennaio 2007, quando mons. Calogero La Piana si è insediato nella sua nuova Chiesa, l'Arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, una delle più vaste d'Italia, con oltre 600 mila abitanti, 244 parrocchie, 16 vicariati, 241 sacerdoti secolari e 130 regolari, con una media di 1405 battezzati per sacerdote. Ventiquattro mesi per capire la realtà che lo circonda, prendere decisioni importanti e soprattutto far ascoltare il timbro vero della sua voce: pacato, ma fermo. Deciso. Con obiettivi precisi. E con idee altrettanto chiare, che al termine di quasi due ore di intervista trovano la sintesi. Sintesi che viene fuori come il magma dal vulcano. Come profonda ferita nel cuore del Pastore che vorrebbe vedere il suo gregge non smarrirsi per percorsi impervi. «C'è una forma di ipocrisia che è tipica della nostra città. Una città che troppo spesso vive di effimero e di apparenza. E l'ipocrisia è l'espressione di una realtà più vasta che è la massoneria. La nostra è una città che vive sotto una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto. Guardate a fondo cosa c'è sotto lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo dell'economia, di opportunità di lavoro. Alla fine, questo rende la città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di potersi realizzare, di esprimersi. O entri nel meccanismo o non avrai spazio: è un clima massonico, c'è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo e che impedisce l'espressione della creatività dei messinesi. In città ci sono tra 32 e 38 logge massoniche». – Esistono delle commistioni tra Chiesa e massoneria messinese? «Cosa dire: non credo e lo dico col cuore. Credo che la Chiesa venga, invece, strumentalizzata. A molti massoni fa comodo mascherarsi da uomini vicini alla Chiesa, in modo da potersi costruire una veste di "buono". Ripeto: non credo che la Chiesa sia implicata, ma ci sono persone che fanno parte di questi meccanismi che sono vicine». – Nella recente omelia, in occasione della celebrazione per il centenario del terremoto, lei ha richiamato le istituzioni ad un impegno responsabile per completare la ricostruzione di Messina. Salesiano e uomo di popolo, avverte il senso generalizzato di sfiducia da parte della gente nei confronti della classe politica? «I cittadini sono smarriti, non sanno più a chi rivolgersi, con chi interloquire per i loro bisogni. Non ottengono risposte da troppo tempo: Messina è in depressione sociale, lo si avverte giornalmente. È un problema serio. La dignità sociale viene calpestata quando i livelli di trasporto pubblico sono questi, quando le persone vivono ancora nelle baracche. La nostra gente sente parlare da anni di completamento di nuovi svincoli, potenziamento dell'approdo di Tremestieri, di un atteso risanamento, di una oculata politica edilizia e del lavoro. E non si possono dimenticare i 45 villaggi, spesso al collasso, forse quelli non sono cittadini? Tutto questo è frustrante. Persino il Palazzo della Cultura a Messina nasce vecchio di trent'anni». – Ma è un problema legato ad una mediocre classe politica messinese? «Non entro assolutamente nelle valutazioni dei singoli, per carità. Non è il mio stile e non è mio compito. Io parlo di un sistema generalizzato, che caratterizza anche il resto dell'Italia. Manca la vera formazione politica dei nostri amministratori, quella politica a servizio della collettività. Non ci si improvvisa politici, molti invece lo fanno per assicurarsi uno stipendio, un posto di lavoro per alcuni anni. Il modus operandi è chiaro: obbedisce a progetti di classe, di settori, di famiglie, non a un progetto di bene comune. C'è sempre il prevalere di un interesse privato, di qualche famiglia». – Gli scandali all'Università sui concorsi con il rettore sospeso, il presidente della Provincia indagato, lo sviluppo selvaggio dell'edilizia con alcune inchieste in corso. Si riferisce a questo? «No, mi creda, lo ripeto. Non parlo di singole persone o di singole istituzioni. Il mio è un discorso generale: mi riferisco ad un indirizzo generalizzato, ad un modo di fare che caratterizza la nostra Nazione, la nostra regione, la nostra città. Perché stupirsi dell'Università, il sistema clientelare è ovunque, anche nelle piccole cose. È un modo di essere».
– Dopo qualche mese dal suo arrivo in città, Lei parlò di «assenza di senso civico e sociale». Anche recentemente è stato chiaro: è necessario ricostruire i valori per ricostruire la città e la società. «È la conseguenza di quanto ho detto prima. O si ricostruisce un vero senso civico, un nuovo stato civile o non c'è speranza. Siamo afflitti dalla degradazione della sessualità, dalla visione materialistica ed edonista della vita, dall'affievolirsi dell'amore per il focolare domestico, l'atteggiamento troppo permissivo dei genitori, la scarsa incidenza della proposta educativa e formativa, l'indebolirsi dei vincoli familiari. E poi manca la cultura dell'osservanza delle leggi e in alcuni casi anche chi è chiamato a farle rispettare per lacune di organico. Porto un esempio, ma ci tengo a sottolineare che si tratta di un semplice esempio: guardate cosa accade il venerdì e il sabato notte nel centro della città. È una giungla, non ci sono regole, non c'è il minimo rispetto per l'altro». – Nel corso di un incontro pubblico ha detto che «Lo Stretto di Messina si sta restringendo sempre di più, lo Stretto ci sta troppo stretto e dobbiamo tutti impegnarci per allargare la città dello Stretto con la creazione di nuovi e ampi spazi». Di quali spazi parla? «Mi riferisco agli spazi di socializzazione, quelli che ti consentono di comunicare direttamente, di scambiare concetti, di fare cultura. Se non c'è relazione, non c'è sviluppo. E parlo degli spazi vitali ed esistenziali per assicurare e garantire sostegno alla famiglia, diritto al lavoro, alla casa, alla salute e ad una esistenza decorosa». – Come può accadere nel 2009, che due fratelli muioiano di stenti in una casa e per tre-quattro mesi nessuno si accorga di nulla? «Perché la gente ha paura di aprirsi all'esterno, ha perso la speranza. Siamo tutti guardinghi, non c'è fiducia nell'altro. Ognuno guarda al proprio orticello, senza preoccuparsi di cosa succede a pochi metri di distanza». – La Chiesa ha delle responsabilità per questo clima generalizzato di sfiducia presente tra la gente? «Vuol sapere se la gente si sta allontanando da noi? La gente, come le ho detto, si allontana da tutto e si chiude in se stessa. Ma noi non ci tiriamo indietro – sorride –. Ne parlavo qualche giorno fa con il questore Mauro: mi ha detto che la Chiesa è ormai l'unica Istituzione a essere rimasta vicina alla gente. Dove c'è una parrocchia, c'è una casa, c'è un centro di socializzazione. Ma c'è bisogno dell'aiuto di tutti, soprattutto nei rioni abbandonati e nei più malfamati. Proprio il questore mi ha confermato che sarà aumentata la presenza delle forze dell'ordine anche a S. Lucia sopra Contesse e a Bisconte. Ho chiesto che la stessa cosa venga fatta a Giostra, a S. Matteo». – Proprio pochi giorni fa il danneggiamento delle finestre della parrocchia dell'oratorio salesiano. Atto intimidatorio vista la grande opera dei salesiani in quel quartiere controllato dalla criminalità o semplice bravata?
«Se devo esprimere un parere, penso più alla bravata, tipica di una gioventù che in quei luoghi tende a dimostrare la propria forza in questi modi. Basta dare uno sguardo in giro, nella piazza, per avere un'idea. Ma questo non vuol dire che sottovaluteremo il problema. Il messaggio è chiaro: se qualcuno pensa di intimidirci sbaglia di grosso, la storia dei salesiani lo dimostra. La parrocchia e la diocesi si sono accollati un mutuo per ristrutturare il teatro, che si aspetta da decenni, ma i fondi non basteranno (servono altri 300 mila euro, ndc). Ho detto al parroco di non abbattersi, ce la faremo». – Da San Matteo a Santa Lucia sopra Contesse il passo è breve. A che punto è il progetto del centro socio-pastorale?
«Ho chiesto la rivisitazione del progetto, perché com'era non andava bene. Troppo grande e troppo dispersivo, sarebbe stato difficile da gestire, anche come costi. Preferisco le cose meno roboanti, ma molto più funzionali. Sto aspettando il nuovo progetto da parte dei tecnici».
– Facciamo un gioco: per un giorno è il sindaco o il presidente della Provincia. Quale futuro darebbe alla città dello Stretto? In che direzione andrebbe? «Due direzioni: la prima riguarda la custodia delle bellezze naturali, inestimabili, della nostra città. Nessuno potrà mai toglierci quello che il Creatore ci ha donato e bisogna fare in modo di custodirlo e potenziarlo. Rendiamo visibili, ma davvero, quelle bellezze che sono state nascoste negli anni. Parlo della Zona falcata, parlo del nostro lungomare. Basta guardare Reggio Calabria, in un chilometro hanno fatto un lavoro splendido. Pensate a cosa sarebbe il nostro affaccio a mare riqualificato. Ma la seconda direzione è forse più importante: mi riferisco ad una vera politica di promozione culturale. A questa città manca la creatività, lo spirito di iniziativa, ma non solo da parte delle istituzioni. Parlo della gente: forza, coraggio! Bisogna uscire dalla logica del posto fisso ed essere capaci di inventarsi anche il lavoro. A costo, come ho detto all'inizio, che ti permettano di realizzarti: ma i cambiamenti si affrontano con grande volontà e impegno. Tre parole fondamentali: senso del lavoro, rigore e impegno. Qui spesso non sappiamo accontentarci». – La commemorazione del centenario del terremoto poteva essere una grande occasione. In realtà, a parte le iniziative religiose, è stato un flop. «Anche io avevo immaginato altro. Avevo anche proposto un atto simbolico: la costruzione di un'opera importante sotto il profilo morale, anche un centro sociale sarebbe andato bene, in una zona degradata della nostra città. Avevo pensato a Fondo Fucile. Un segno per dimostrare che si può risorgere. Non ho avuto risposte. Il resto è stato una seria di mostre e conferenze accademiche». – Il campanile del Duomo è stato votato dai turisti tra le prime tre Torri-orologio d'Europa. Ma a che punto sono i lavori della Cripta?
«Abbiamo risolto il problema dell'ingegneria idraulica con due pompe che aspirano l'acqua, la apriremo nel mese di marzo per tre giorni in occasione delle feste del Fai. La Sovrintendenza sta preparando un progetto di restauro interno per arrivare all'agibilità e di conseguenza ospitare un luogo di cultura. Ma torno un attimo al Campanile. Non c'è un bagno pubblico nella piazza, eppure il parroco li ha richiesti a tutte le amministrazioni che si sono succedute». – Processione della Vara, di S. Agata, di S. Rosalia. Feste di religione e popolo, in cui però spesso si mischiano sacro e profano con pericolosi risvolti, come dimostrano le inchieste delle procure di Messina e Catania. Qualcuno rimprovera alla Curia e al Comune uno scarso controllo su tutto ciò che gira attorno alla Vara con presenze inopportune. «È un discorso complesso. Voglio sottolineare una cosa. A Messina non c'è quel giro di interessi economici che c'è invece dalle altre parti e a cui si interessa la criminalità. È vero che ci sono delle incrostazioni di tanti anni, ma è altrettanto vero che attorno alla Vara c'è il grande amore della gente. Non demonizziamo tutto, è una grande occasione in cui al cuore della gente può arrivare un segno di Dio, della Madonna; o attraverso una parola del vescovo, o attraverso altri gesti. E poi ricordate che i processi di purificazione sono lunghi». – Due anni di Episcopato a Messina. Il suo personale bilancio. «Il mio primo grande impegno è stato rivolto alla conoscenza territoriale della diocesi. Ho incontrato le realtà ecclesiali, quasi tutte le parrocchie. Ho voluto parlare con tutti i sacerdoti, presenti nei 16 vicariati. E tra aprile e maggio tornerò a incontrarli. Poi ho rinnovato gli organismi di partecipazione a cominciare dal Consiglio presbiteriale diocesano. A breve completerò anche il Consiglio pastorale diocesano e la Consulta aggregazione laicale. Oltre all'impegno per le lettere pastorali. E poi i giovani: la festa di Messina con 4.500 presenze, altre 2.000 a Barcellona e il prossimo grande raduno, nel periodo di Quaresima, è previsto a Taormina. Sapete l'amore che ho per i giovani». – Che si allontanano sempre più dalla Chiesa. «Perché noi marciamo controcorrente, a differenza di quelle "agenzie" (droga, sesso, sballo) che offrono l'illusione di una felicità facile a basso prezzo. Li invito a ritrovarsi, a guardarsi dentro. La felicità richiede un grande impegno, ma alla fine è eterna».

 CittadinanzAttiva di Messina scrive ai deputati ed ai senatori eletti nelle circoscrizioni della Sicilia e della Sardegna Il prossimo martedì il Parlamento modificherà la legge elettorale Europea introducendo lo sbarramento del 4%, concordato tra maggioranza ed opposizione. Cittadinanzattiva di Messina chiede alle SS.LL., in tale occasione, di intervenire per modificare il metodo previsto per l’attribuzione dei resti che, avvenendo a livello nazionale, di fatto premia i collegi più popolosi determinando l’assurdo che gli elettori della Sicilia e della Sardegna pesano il 60% rispetto agli elettori delle altre Circoscrizioni. E questo anche in considerazione che il numero complessivo degli europarlamentari assegnati all’Italia, dopo l’ingresso nell’U.E. dei nuovi stati, è di 72 rispetto ai precedenti 78. In occasione delle ultime elezioni europee tale perverso meccanismo ha fatto sì che la Circoscrizione di Nord-Ovest si vedesse attribuire 23 seggi, rispetto ai 20 previsti, quella di Nord-Est abbia confermato i 15 previsti, quella del Centro sia passata da 15 a 16, mentre quella del Meridione invece dei 19 previsti ne ha avuti assegnati 17 e quella delle Isole invece dei 9 previsti 7. Il problema è facilmente risolvibile. E’ sufficiente, infatti, prevedere che l’assegnazione dei resti avvenga a livello circoscrizionale. E’ necessario anche, per evitare le lunghe attese delle ultime elezioni, aumentare il numero dei seggi elettorali che nel 2004 erano 61.712, mentre in precedenza erano circa novantamila, cifra cui si deve ritornare se si vogliono eliminare gli inconvenienti lamentati.
A Messina occorre anche scegliere con attenzione i presidenti dei seggi. IL COORDINATORE
                                                                                                                      ( Giuseppe Pracanica)

 

S. Filippo del Mela Sopralluogo in Centrale in vista della conferenza sull'Aia. Edipower, segnali positivi dalla commissione tecnica. Ribadita la necessità che l'azienda si adegui alle direttive europee
di Antonino Pino Gazzetta del Sud - San Filippo del Mela
La Commissione chiamata ad esprimere un parere tecnico sull'ultimo piano presentato dalla Edipower per ottenere l'Aia per la centrale termoelettrica di San Filippo Archi, si è riunita ieri al comune di S. Filippo, dopo una visita agli impianti di Archi. La commissione presieduta dall'ingegnere Dario Ticali, del ministero dell'Ambiente assieme ai tecnici nominati dalla Provincia e dal Comune di San Filippo del Mela (assente ilrappresentante della regione) ha voluto avere diretta contezza sulla fattibilità delle opere che l'azienda elettrica dovrebbe realizzare per far rientrare i propri impianti nelle drastiche norme comunitarie imposte dal ministero dell'Ambiente. L'ingegner Ticali, prima della riunione ha sentito le posizioni dei sindacati e degli ambientalisti, in presenza di un folto gruppo di operai della centrale di Archi.
Nel suo intervento, ha ricordato che «dopo quattro conferenze di servizio, l'Edipower ha presentato un piano che si avvicina alle normative vigenti, ritenendo pertanto le proposte in precedenza formulate dalla commissione, fattibili». Ha poi proseguito che l'Edipower «deve garantire con fidejussoni bancarie, i futuri lavori di ambientalizzazione. L'ultimo nodo da risolvere sono le percentuali di Nox, ed oggi – ha detto – la commissione tratterà il problema». La decisione finale della commissione, riunitasi a porte chiuse, verrà poi esaminata dalla successiva conferenza di servizi, ed alla fine toccherà al ministro rilasciare o negare l'autorizzazione all'esercizio della centrale. Al di là del riserbo esistente sull'istruttoria, si ha la sensazione che un criterio imprescindibile per ottenere l'Aia da parte di Edipower dovrà essere il rispetto della direttiva 9661 CE, recepita dal decreto legislativo 59/265. In buona sostanza vengono chiesti investimenti per adeguare gli impianti, dando alla stessa società un congruo tempo per farlo. In buona sostanza Edipower deve dare un chiaro segnale di voler investire, di diventare concorrenziale; diversamente tutto si complicherà. All'incontro nell'aula consiliare, prima della riunione era presente l'assessore provinciale all'ambiente Pietro Petrella che ha auspicato, nonostante la situazione attuale sia molto difficile, che venga riesaminata l'ultima proposta fatta dall'Edipower. Nel suo intervento ha pure chiesto all'Arpa, ente regionale di riappropriarsi del territorio dell'hinterland milazzese per il controllo ambientale. Ha chiesto anche ai sindaci dell'area ad alto rischio di crisi ambientale di creare per proprio conto una rete di monitoraggio parallela, in modo da confrontare i dati sull'inquinamento. Padre Giuseppe Trifirò, sacerdote di Archi, sede della Centrale, invece ha fatto presente il verificarsi nella zona di un aumento delle malattie tumorali. Ha poi detto che «tante volte l'industria ha detto di essere in regola con le leggi in materia ambientale, ma si può constatare che l'ambiente che ci circonda si è via via degradato sempre di più». Nel chiudere il suo intervento ha chiesto che tutti i gruppi delal centrale vadano a metano. Il sindacalista Giovanni Mendolia ha ribadito la posizione dei lavoratori già espressa in Prefettura: «Che nessuna posizione lavorativa venga messa in discussione – ha detto –. Che i gruppi tre e quattro vengano messi in funzione, visto che anche i dati sull'inquinamento registrano una controtendenza, rispetto agli anni scorsi».

 

Incontro-dibattito sul tema: “Anch’io preferisco la preferenza!” Organizzato dall'Associazione Culturale Mondo Nuovo. Si è svolto Sabato 29 Novembre 2008  nell'Aula  Magna dell’Istituto Tecnico Commerciale  “Leonardo Da Vinci” di Milazzo. I lavori sono stati introdotti e coordinati da Giovanni Frazzica, Presidente dell’Associazione culturale Mondo Nuovo, che ha sottolineato la necessità di riaffermare i valori e le metodologie della democrazia anche attraverso il mantenimento e la reintroduzione del voto di preferenza. La relazione introduttiva è stata tenuta dal Prof. Antonio Saitta, Docente di Diritto costituzionale e Diritto  pubblico comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Messina. Il Prof. Saitta ha illustrato ordinandoli cronologicamente, tutti i passaggi che, nel corso degli ultimi 18 anni, hanno prodotto, mediante leggi ordinarie, profonde trasformazioni dell'impianto legislativo riguardante gli strumenti elettorali per il rinnovo della rappresentanza parlamentare. L'abolizione del voto di preferenza e l'assenza di primarie, determinano un Parlamento che si limita a ratificare le Leggi proposte dal Governo. Nel successivo dibattito sono intervenuti Franco Scicolone, Filippo Panarello, Pippo Isgrò, Maurizio Ballistreri, Pippo Morano, Benito Gagliardo, Gaetano Caliò e Nino Nastasi.  L'interesse riscontrato sul tema della preferenza ha indotto gli organizzatori a riproporre l'iniziativa anche in altre località della provincia di Messina e nel Comune capoluogo.

Urologia
Stili di vita salva-prostata


La progressiva identificazione di geni implicati nello sviluppo di malattie (ce ne sono anche di protettivi) potrebbe essere letta da alcuni in chiave di scarsa utilità della prevenzione, come alibi per non cambiare stili di vita poco sani. Invece è sempre più evidente che la genetica da sola non basta, conta l’interazione dell’ambiente e cioè dei fattori esterni, che decidono se si attiverà o disattiverà un determinato processo, o almeno sono in grado di modularlo. Una nuova dimostrazione esemplare nei risultati viene da una ricerca californiana, nella quale una decisa modifica dei comportamenti alimentari e d’altro tipo in uomini con tumore prostatico indolente a basso rischio ha prodotto gli attesi miglioramenti fisici e metabolici, ma ha anche mostrato di “spegnere” un folto gruppo di oncogeni e di accenderne altri invece benefici. In un’altra ricerca, sempre californiana, si sono viste le implicazioni delle stesse famiglie di geni dannosi e della restrizione energetica (in pratica una dieta ipocalorica) nella diversa resistenza di cellule sane o tumorali a stress ossidativo o chemioterapia.
Dieta, gestione dello stress, esercizio. L’epidemiologia ha già messo in luce che l’incidenza del cancro della prostata è molto inferiore nelle popolazioni con alimentazione povera di grassi e prevalentemente vegetale, così come alcuni studi hanno mostrato che misure dietetiche e comportamentali in uomini con il tumore in stadio precoce possono diminuire l’antigene prostatico PSA o rallentarne l’aumento, risultando potenzialmente terapeutiche. Un aspetto importante da chiarire anche perché, in molti malati con la forma indolente sottoposti a screening per il PSA a lungo termine, non si rileva lai progressione della malattia, tanto che non si ritiene necessario trattarli ed esporli così a effetti indesiderati. Lo studio GEMINAL (Gene Expression Modulation by Intervention with Nutrition and Lifestyle) ha voluto approfondire le conseguenze di modifiche intensive dello stile di vita rispetto all’espressione dei geni prostatici in uomini appunto con il tumore indolente a basso rischio, selezionati in modo da minimizzare la possibilità di malattia metastatica. I trenta partecipanti, età media 62 anni, che non avevano voluto sottoporsi nell’immediato a chirurgia o radioterapia od ormonoterapia, mentre erano sotto sorveglianza rispetto alla progressione del tumore, hanno partecipato a un programma completo che prevedeva cibi poveri di grassi (l’11,6% delle calorie totali), integrali e di base vegetali, tecniche di gestione dello stress, esercizio moderato in forma di cammino quotidiano (3,6 ore a settimana). Dopo tre mesi si sono andati a vedere gli effetti, analizzando anche materiale genetico (RNA) estratto dalle agobiopsie prostatiche. Possibile nuova strategia per la chemio. Com’era nelle attese questo regime ha prodotto un significativo miglioramento di fattori negativi, cioè riduzione dell’indice di massa corporea, della pressione sistolica e diastolica, della lipidemia, della circonferenza vita; calo non significativo per la trigliceridemia e la proteina C-reattiva; diminuito significativamente anche il distress psicologico e migliorato il benessere psicologico legato alla qualità della vita. Non solo: si è dimostrata una sotto-regolazione di 453 geni coinvolti nella modulazione di processi critici per l’oncogenesi, implicati nel metabolismo, nel trasporto e nella fosforilazione di proteine. Per esempio oncogeni della famiglia RAS oppure, come visto in analoghi studi su obesi, geni legati all’IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), o geni del metabolismo dei carboidrati. Inoltre è risultata una sovra-regolazione, di carattere positivo, di altri 48 geni. Modulare l’espressione genica agendo sullo stile di vita sembra dunque possibile. A questo si ricollega la seconda ricerca californiana, per sondare l’ipotesi che una dieta meno calorica potesse proteggere cellule normali ma non cellule tumorali da un elevato stress ossidativo o dalla chemioterapia. In diversi animali, in mancanza di geni equivalenti agli oncogeni umani delle famiglie RAS e IGF1, si è vista un’associazione tra longevità e migliore resistenza allo stress; quest’ultima si è vista anche in esperimenti che valutavano l’effetto sull’organismo delle restrizioni caloriche. Gli autori statunitensi hanno verificato che le cellule “affamate” e sane erano fino a mille volte più protette, ma non quelle malate. Una possibile futura strategia potrebbe basarsi su nuove chemioterapie che generano alti livelli ossidativi in combinazione con la minore resistenza allo stress delle cellule cancerose determinata dalla dieta.   Elettra Vecchia

Fonti
Ornish Dean et al. Changes in prostate gene expression in men undergoing an intensive nutrition and lifestyle intervention. PNAS june 17, 2008; 105 (24): 8369-74
Raffaghello L et al. Starvation-dependent differential stress resistance protects normal but not cancer cells against high-dose chemotherapy. PNAS june 17, 2008; 105 (24): 8215-8220
 

 

Napolitano: «All'impoverimento morale della politica occorre reagire». Il Mezzogiorno deve fare «autocritica e un'autoriflessione» sulla amministrazione della cosa pubblica Bisogna assolutamente reagire a un fenomeno che si è fatto sempre più pesante di «impoverimento culturale e morale della politica che è sotto gli occhi di tutti. Si fa enorme fatica a dirlo e a reagire», ha detto Giorgio Napolitano alla Fondazione Mezzogiorno Europa a Napoli. Con queste parole il presidente della Repubblica ha spiegato, più apertamente il senso dei richiami rivolti lunedì e martedì agli amministratori di tutto il Mezzogiorno a procedere ad un profondo rinnovamento e allo stesso tempo a fare una riflessione autocritica sul modo di amministrare la cosa pubblica. «Questa e altre fondazioni - ha detto - hanno assoluta necessità di ripensare il rapporto cultura-politica e di reagire a fenomeni sempre più pesanti e niente affatto nuovi. Io lo scrissi nella conclusione provvisoria della mia autobiografia politica (nel 2005, ndr) parlando di impoverimento culturale e morale della politica, fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. Si fa enorme fatica a dirlo e a reagire». I DUE TEMI - Più in generale, Napolitano ha segnalato la grande difficoltà che si fa a riportare all'attenzione nazionale due temi: quello dell'impegno meridionalistico e quello dell'impegno per l'Europa politicamente unita. «C'è una grande miopia delle classi dirigenti nazionali - ha concluso - nell'accettare in termini di condivisione di sovranità il ruolo da assegnare all'Europa, un ruolo che fuori dall'Europa è apertamente riconosciuto e rispetto al quale c'è una sollecitazione a svolgere. Noi invece dobbiamo ancora ratificare il modesto Trattato di Lisbona». IL MEZZOGIORNO - In un breve intervento a braccio, il presidente ha detto che occorre a ricordare al Mezzogiorno di fare «autocritica e un'autoriflessione» sulla amministrazione della cosa pubblica. Altrimenti il sud non può fare sentire la sua voce rispetto a scelte politiche che lo penalizzano, neanche «sulle interpretazioni più perverse del federalismo fiscale», ha detto il presidente. «Non voglio aggiungere nulla - ha detto Napolitano - a ciò che ho detto pubblicamente. Sono persuaso che se oggi non si dà il senso di una forte capacità di autocritica e di autoriflessione nel Mezzogiorno, poi la partita per fare passare politiche corrispondenti alle esigenze del Mezzogiorno stesso, diventa enormemente difficile. Si possono denunciare rischi, paventare esiti infausti, ma se ci si sottrae a un esercizio di responsabilità per quello che riguarda l'amministrazione della cosa pubblica nel Mezzogiorno, non si hanno titoli per resistere anche a interpretazioni le più perverse del federalismo fiscale». La riflessione del presidente della Repubblica ha preso le mosse da una considerazione sul ruolo delle fondazioni culturali. Rispetto a un'epoca precedente in cui erano impartiti a sviluppare le riflessioni sulla cultura, ha detto Napolitano, «adesso i contributi non a caso devono venire dall'esterno e devono contribuire al rinnovamento dei partiti non solo in quanto formazioni politiche ma anche per le loro responsabilità di governo e amministrative».
Politica
I costi della politica: più 100 milioni, le uscite nel 2008 sono salite di 13 milioni. Colpa dei nuovi vitalizi.
I Palazzi del potere hanno aumentato le spese Dalle agende alle liquidazioni, sprechi e privilegi. Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da tasca del Senato, appositamente disegnate per il 2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra i 365 giorni elegantemente annotati ne manca uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai costi della politica». A partire, appunto, dal costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo miliardo di lire. Per dei taccuini personalizzati. Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore. Sentiamo già la lagna: uffa, questi attacchi alle istituzioni democratiche! Imbarazza il paragone coi finanziamenti alle fondazioni senza fini di lucro? Facciamone un altro. Stando a uno studio del professor Antonio Merlo dell'Università della Pennsylvania, che ha monitorato gli stipendi dei politici americani, quelle agendine costano da sole esattamente 28.000 € (abbondanti) più dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell'Arkansas e del Maine messi insieme. È vero che quei quattro sono tra i meno pagati dei pari grado, ma per guidare la California che da sola ha il settimo Pil mondia-le, lo stesso Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese. Sono tutti i governatori statunitensi a ricevere relativamente poco: 88.523 euro in media l'anno. Lordi. Meno della metà, stando ai dati ufficiali pubblicati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, degli emolumenti lordi d'un consigliere lombardo. Oppure, se volete, un quarto di quanto guadagna al mese il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che porta a casa 320.496 euro lordi l'anno. Vale a dire quasi 36.000 euro più di quanto guadagna il presidente degli Stati Uniti.(...) Se è vero che non saranno le agendine o i menu da dieci euro a portare alla rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero però che non saranno le sforbiciatine date dopo il deflagare delle polemiche a raddrizzare i bilanci d'un sistema mostruosamente costoso. Né tanto meno a salvare la cattiva coscienza del mondo politico. Certo, l'abolizione dell'insopportabile andazzo di un tempo, quando bastava denunciare la perdita o il furto di un oggetto per avere il risarcimento («Ho perso una giacca di Caraceni». «Prego onorevole, ne compri un'altra e ci porti lo scontrino»), è un'aggiustatina meritoria. Come obbligati erano la soppressione a Palazzo Madama del privilegio del barbiere gratuito e l'avvio di un nuovo tariffario (quasi) di mercato: taglio 15 euro, taglio con shampoo 18, barba 8, frizione 6... E così la cancellazione del finanziamento di 200.000 € per i corsi di inglese che non frequentava nessuno. E tante altre cosette ancora. Un taglietto qua, una limatina là... (...) Sul resto, però, buonanotte. L'andazzo degli ultimi 20 anni è stato tale che, per forza d'inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord), nell'estate 2008, hanno ammesso una resa senza condizioni scrivendo amaramente nel bilancio: «Non è stato possibile conseguire l'obiettivo di inversione dell'andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida». Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un'enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20 %. Nettamente al di sopra dell'inflazione programmata dell' 1,7 %. Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 € in 6 mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 € per «calze e collant di servizio» (in soli 3 mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D'Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l'addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno. Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l'interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 € per 4 legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane. C'è poi da stupirsi se, in un contesto così, le spese dei Palazzi hanno continuato a salire? Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, Cnel e Csm costavano tutti insieme nel 2001 un miliardo e 314 milioni di euro saliti in cinque anni a un miliardo e 774 milioni. Una somma mostruosa. Ma addirittura inferiore alla realtà, spiegò al primo rendiconto Tommaso Padoa-Schioppa: occorreva includere correttamente nel conto almeno altri duecento milioni di euro fino ad allora messi in carico ad altre amministrazioni dello Stato. Ed ecco che nel 2007 tutti gli organi istituzionali insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel 2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel punto, ricorderete, nell'ottobre 2007 scoppiò un pandemonio: ma come, dopo tante promesse di tagli, il costo saliva di altri 53 milioni, pari circa al bilancio annuale della monarchia britannica? Immediata retromarcia. Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo» dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col Quirinale che comunicava gongolante di aver tagliato, partendo dai corazzieri (lo specchietto comunemente usato per far luccicare gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille. Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per cento decisi dalla regina Elisabetta, però era già una (piccola) svolta... Bene: non è andata così. Nell'assestamento di bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a 2 miliardi e 55 milioni di €. 100 milioni secchi più di quanto era stato annunciato in un tripudio di bandiere che sventolavano per festeggiare i «tagli». Risultato finale: l'aumento che avrebbe dovuto essere virtuosamente contenuto nello 0,5 per cento si è rivelato di almeno il 5,6: 11 volte più alto. Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
- Corriere della Sera -

SOMIGLIANZE, TRATTO DA 98CENTO

Politica senza cuore e senza rancore, ma col fattore C di Giovanni Frazzica - I messinesi sono politicamente fortunati, ma non se ne rendono conto. Inclini al disfattismo e con una bassa propensione all’autostima, non fanno altro che mugugnare e borbottare da mane a sera. Ingrati !, soprattutto nei confronti di un Sindaco che includendo nella sua compagine di governo delle donne brave, giovani e  simpatiche ha reso più gradevole e stimolante l’attività amministrativa. Infatti gli Assessori maschi di Palazzo Zanca fanno cose da pazzi per essere all’altezza delle loro colleghe che, non so se ci avete fatto caso, assomigliano un po’ alla Garfagna ( Pinella Aliberti ) e alla Prestigiacomo ( Elvira Amata ). Sono un po’ “delle veneri tascabili” rispetto alle loro colleghe romane, ma che importa, per una rappresentatività di dimensione locale sono più che sufficienti. E il buon Peppino Buzzanca, anche se non dovesse riuscire a combinare nulla di buono (cosa assai probabile con la situazione finanziaria che si ritrova), per aver concepito questa Giunta,  è già degno di entrare nella Storia della  Città. E che dire poi del leader dell’opposizione che fino a ieri era la rappresentazione locale del veltrusconismo e che ora vuole assumere anche alcune caratteristiche proprie di Romano Prodi? Si, proprio di Prodi,  è stato Genovese in persona a svelare involontariamente questa sua propensione. Nel corso di una recente riunione del Pd, nel tentativo di replicare a coloro che gli avevano rivolto delle critiche, per mostrarsi superiore, ha affermato che i suoi maestri gli hanno insegnato che “la politica si fa senza cuore e senza rancore” e lui si muove nel solco di questo fondamentale insegnamento. Che pena per coloro che non hanno avuto altrettanti buoni maestri e che si sono impegnati, sacrificati e qualche volta anche immolati, per seguire un ideale, una passione, una ideologia. Ma come si fa la politica senza cuore? Nel Paese del festival di San Remo, dove il cuore fa rima con amore, non si può escluderlo e non sostituirlo con nulla. E allora il nostro ha mutuato da Prodi il fattore C, che poi è quella cosa che quando viene riferita alle modelle si chiama lato B. Quindi, avendo sostituito nel suo agire politico il cuore con il fattore che ha tenuto in piedi Prodi nei passaggi più difficili, ha finito con l’assumere parte del suo spirito, per cui oggi è una autentica trinità veltrusconprodiana. Ma questi personaggi che lui incarna attualmente appaiono un po’ sbiaditi. L’uomo del giorno è Obama. Molti vogliono sentirsi o sembrare come lui, soprattutto nel mondo della sinistra. In pole position in questo momento c’è il Prof. Saitta. Nei giorni caldi della campagna elettorale è andato per dieci giorni in America, un viaggio avvolto dal mistero. Al ritorno ha iniziato una dieta rigida ed un severo allenamento sportivo. Per sopperire alla mancanza di sole estivo fa un uso massiccio della lampada. Ieri, nel cortile dell’Università, alcuni suoi studenti lo hanno sorpreso mentre canticchiava “vorrei la pelle nera”. Non lamentatevi messinesi, in originale o in copi, avete proprio tutto.

 PENSIONI 2009: GLI AUMENTI SONO 5 VOLTE PIÙ BASSI DELLA CRESCITA DEI GENERI DI PRIMA NECESSITÀ. DA GENNAIO PER MINIMA E SOCIALE RIVALUTAZIONE DEL 3.4% PARI A 15 € AL MESE  A partire dal 1° gennaio le pensioni saranno rivalutate del 3,4%. “E’ una mazzata, una profonda delusione” commenta Carmelo Muscolino segretario della FNP-CISL ,rendendo noti gli importi elaborati sulla base dei dati Istat. “I generi di prima necessità, dal pane alla pasta al latte, ma anche l’elettricità - afferma – hanno avuto un’impennata folle, anche del 20-30%, frutto di una speculazione esasperata ed incontrollata”. “Gli aumenti alle pensioni sociali o minime sono di circa 10/15 euro al mese, frutto di un paniere bugiardo composto da quasi mille prodotti (che comprende computer e telefonini che magari scendono di prezzo ma che non tutti possono comprarsi) che non rappresentano certamente i consumi della maggioranza dei pensionati (soprattutto al sud) e che rendono sempre più poveri i già poveri, espellendoli da una vecchiaia dignitosa anche dopo una vita di lavoro. “A Messina – conclude Muscolino - dove sono sempre più affollate le mense dei poveri e migliaia le famiglie che con riservatezza e dignità sopportano condizioni di forte disagio, a causa di una classe politico-istituzionale insignificante e di un sistema commerciale e distributivo arroccato, così come SPI, FNP e UILP hanno denunciato alla Procura della Repubblica e all’Antitrust, non si è capaci nemmeno di portare a compimento quella proposta minima avanzata dal Prefetto Alecci di bloccare il prezzo di 20 prodotti di largo consumo per sei mesi. E ancora è da dimostrare che l’amministrazione comunale, che continua a eludere le richieste di incontro con il sindacato, realizzerà un efficace mercato degli agricoltori entro Natale in un luogo facilmente accessibile”. Gli aumenti delle pensioni dal primo gennaio sono l’effetto della cosiddetta perequazione automatica (l’ex scala mobile) stimata in un + 3,4%. Il precedente aumento risale al gennaio 2008, nella misura provvisoria del 1.6% (d.m. del 19.11.2007), calcolato sulla base dei dati dell’inflazione al settembre 2007; mentre l’indice effettivo (registrato a dicembre 2007) si è poi attestato all’1,7%. Per cui i pensionati vantano già un piccolo credito nei confronti degli enti di previdenza i quali devono integrare la differenza dello 0,1%, in occasione del pagamento della prima rata dell’anno nuovo.
Il valore provvisorio previsto è pari al 3,4. In dettaglio:
Pensioni minime. Con l’incremento del 3,4% l’importo del trattamento minimo sale da 443,56 euro, valore definitivo 2008 a 458,64 al mese nel 2009. Con l’aggiornamento Istat sale anche l’assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della vecchia pensione sociale: passa da 395,98 a 409,44 euro al mese. Mentre la pensione sociale ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, sale a 337,43 euro al mese.
Pensioni superiori al minimo. Per le pensioni di importo superiori al trattamento minimo, l’aliquota percentuale di aumento si applica a scalare, secondo determinate fasce di importo. Questo significa che gli aggiornamenti avranno – diversamente dal passato - il seguente andamento: - 100% dell’indice Istat sull’importo mensile fino a cinque volte il trattamento minimo.
- 75% sulla quota mensile eccedente cinque volte l’importo del trattamento minimo.
Pensioni minime 2008 Aumenti 2009
Pensione sociale € 326,01 € 337,43
Assegno sociale € 395,59 € 409,44
Trattamento minimo € 443,12 € 458,64
Pensioni superiori al minimo:
se di importo attuale fino a € 2.217,80: aumento per il 2009 del 3,4%
se di importo attuale oltre € 2.217,80: aumento per il 2009 del 2,55%

Riparte Cittadinanzattiva Messina. Al centro della propria azione la tutela dei cittadini. L’iniziativa di Cittadinanzattiva un ponte per una rete di azioni comuni
Con l’approvazione della mozione finale da parte dei delegati, che “impegna la nuova dirigenza regionale e l’intero movimento di Cittadinanzattiva della Sicilia a porre al centro della propria attività ed azione la tutela dei cittadini; di fare del loro punto di vista, dei loro reali bisogni, il cardine attorno al quale deve ruotare l’attività della P.A. affinché essa realizzi l’indispensabile opera di sintesi nella sanità, nei servizi sociali, nei trasporti, nella scuola…” si sono chiusi, ad Acicastello (CT) le tre giornate di lavori congressuali di Cittadinanzattiva Sicilia. Con la conclusione dei lavori assembleari è iniziata, dunque, la nuova stagione di impegno per tutto il movimento siciliano ed anche, in particolare, per gli aderenti a Cittadinanzattiva della provincia di Messina. Il congresso regionale ha rappresentato, infatti, per il giovane movimento messinese - costituito solo da 18 mesi, ma che già conta ben nove assemblee territoriali (una per ogni distretto sanitario, oltre la sede provinciale) e oltre settecento aderenti e volontari che si sono avvicinati al movimento perché entusiasti dalle iniziative a tutela dei diritti dei cittadini - un banco di prova molto impegnativo, sia sotto il profilo organizzativo che culturale. Un iter decisamente nuovo per moltissimi degli aderenti che è stato vissuto con entusiasmo e intensa partecipazione a tutti i livelli di impegno. Un percorso che ha caratterizzato questa stagione del movimento e che, nelle varie tappe istituzionali, ha scelto a livello locale, provinciale e regionale il nuovo gruppo dirigente che, fino al 2012, sarà impegnato a guidare il cammino ed il destino del movimento siciliano; a promuovere e coordinare le attività delle RETI di impegno civico (nella sanità con il “Tribunale per i diritti del malato”, nell’amministrazione della giustizia con “Giustizia per i Diritti”, nella tutela dei consumatori con “I procuratori dei Cittadini”, nella scuola con la “Scuola di Cittadinanzattiva” ed infine con la tutela dei soggetti affetti da malattie croniche con la “CnAMC”). L’assise congressuale ha visto impegnati circa un centinaio di delegati provenienti da tutte le province della Sicilia, i quali hanno dato vita - insieme a numerosi ospiti e rappresentanti delle istituzioni - con impegno e passione civile ad intensi momenti di analisi negli incontri, di partecipazione nel dibattito e di confronto serrato anche nella scelta della nuova dirigenza. La sede congressuale siciliana del movimento, oltre ad aver costituito una occasione di confronto ed un momento di scelta della rappresentanza, è stata, anche, un crogiolo di proposte e di ipotesi di lavoro molto importanti per le popolazioni dei vari territori. Di questo impegno e di queste iniziative evidenziamo una dichiarazione di Andrea Cucinotta (già coordinatore del TDM di Messina) – chiamato a far parte, nel ruolo di vice segretario, dei nuovi organismi di governo regionale del movimento siciliano - che non nasconde la responsabilità per il peso di un impegno così delicato “destinato a realizzare una sintesi unitaria di tutte le esperienze siciliane”, ma che evidenzia – continua il neo componente della segreteria di Cittadinanzattiva - come “l’impegno sia espressione ed il frutto della volontà di tantissimi cittadini che con la loro esigenza di partecipazione e di voglia di essere cittadini impegnati hanno fatto sorgere tante assemblee territoriali”. “Tutto ciò non è avvenuto per caso - evidenzia Cucinotta - ma per l'intuizione e l'impegno del dott. Giuseppe Pracanica – anima del movimento messinese - che ha colto in larghi strati di cittadini, il desiderio di una partecipazione civica, vera e fattiva, svolta in prima persona, senza mediazioni e per tutelare i diritti di tutti” . Un impegno che ha raccolto l’evidente consenso di tantissimi concittadini messinesi e che sta contribuendo a colmare il differenziale storico con le altre città siciliane, collocando Messina, almeno nell'ambito di Cittadinanzattiva, tra le città siciliane veramente attive. Un esempio? Il numero di delegati di Messina al congresso nazionale è pari a quello di Catania e Palermo e l'entusiasmo non è da meno. l confronto e la partecipazione, dunque, continueranno con immutato impegno nel congresso nazionale che si svolgerà a Roma nel mese di dicembre, quando Cittadinanzattiva festeggerà il trentennale della sua costituzione ed eleggerà la nuova dirigenza nazionale. Negli organismi siciliani oltre al già citato incarico di vice segretario regionale, attribuito ad Andrea Cucinotta, sono state affidate importanti ed onerose responsabilità ad uomini e donne del movimento messinese di Cittadinanzattiva: Enzo Terzi ed Agata Polonia, saranno impegnati in modo continuativo e diretto nel settore della Tutela del Malato; Giovanni Frazzica nella tutela dei consumatori; Palma Bonfiglio nel settore della Giustizia; Giuseppe Pracanica, invece, farà parte dello staff tecnico che affiancherà la segreteria regionale nel delicato compito di governo del movimento della Sicilia.

GRUPPO UDC PER LA REINTRODUZIONE DEL VOTO DI PREFERENZA.  Il Consiglio Comunale di Messina - Premesso:che l’art. 1 comma 2 della Costituzione italiana recita che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”;che la democrazia rappresentativa è fondata sullo stretto e necessario rapporto fra eletto ed elettore;che l’art. 49 della Costituzione recita che: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”;che fra i principi statutari del nostro Comune vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l’espressione democratica dei cittadini;Atteso: che già in occasione delle elezioni politiche i cittadini sono privati della possibilità di scegliere i loro parlamentari e tale scelta è affidata esclusivamente ai leader di partito che hanno il potere di compilare le liste e determinano anche l’elezione dei parlamentari; che nell’ambito di una riflessione sul ruolo dei partiti e la loro forma democratica, l’esclusione del voto di preferenza rischia di alimentare una deriva leaderistica estranea alla tradizione popolare; che è all’ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee che escluderebbe la possibilità di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze; Tutto ciò premesso:il Consiglio Comunale chiede:il mantenimento della possibilità per i cittadini alle elezioni europee di scegliere i parlamentari, anche riducendo ad una sola le preferenze, e chiedendo altresì di introdurre la preferenza nell’attuale legge elettorale per il Parlamento italiano e da mandato al Presidente del Consiglio Comunale, di inviare ai Presidenti di Camera e Senato e delle commissioni parlamentari competenti, la deliberazione in oggetto. Giorgio Muscolino Mario Rizzo Gaetano Caliò Bruno Cilento Domenico Guerrera Vincenzo Messina Giuseppe Ansaldo 

FURBETTISMO, NUOVA FRONTIERA DELLA POLITICA di Giovanni Frazzica Il secolo che sta alle nostre spalle, il cosidetto secolo breve, ci ha fornito una ampia collezione di “ismi”, quei suffissi che servono a formare parole composte, usatissime nella terminologia politica, spesso con tono spregiativo. Citiamo i più diffusi? Nazismo, fascismo, stalinismo, leninismo, troskismo, franchismo, gollismo, trasformismo, peronismo, populismo. Questi termini vengono considerati in maniera negativa perché rappresentano in alcuni casi l’antitesi e, in altri, una variante rispetto ai concetti di democrazia e di libertà. In maniera diversa sono giudicati invece il socialismo, il popolarismo, il comunismo ed il liberalismo, movimenti politici nati per concorrere a determinare gli equilibri del sistema democratico. Tant’è che per denotare la loro eventuale degenerazione si parla di “socialismo reale”, di “comunismo totalitario” o di “liberismo sfrenato”. Ma, ahimè, per volere dei moderni soloni della politica tutta questa è materia da archiviare, roba del secolo scorso. Veltroni tutto questo armamentario di ismi, indiscriminatamente, senza distinguere tra buoni e cattivi, lo ha sepolto sotto le macerie del “voto utile”, creando, alla sinistra del Pd il vuoto parlamentare. Se si dovesse votare domani, ammesso che siano reali i suoi sondaggi che danno il suo Pd al 30%, chi gli porterebbe il 21% mancante per fare maggioranza? Questo Ahmadinejad del Testaccio ha negato il diritto all’esistenza di culture con più di cento anni di storia, per sostituirle col culto della personalità, la sua. Ispirato dal solerte Bettini e da Franceschini ha confezionato un pacchetto di suggestioni che avrebbero dovuto convincere gli italiani a votare massicciamente per loro, vincitori delle primarie, liquidatori del Governo Prodi, artefici, nei loro sogni, di una fase epocale di cambiamento, sulla scia di Obama, il mito planetario dei democratici americani. Quella sua richiesta a mezzo slogan di cambiamento (change! change! gridavano i Veltroni boy’s alle manifestazioni del Pd), tradita dalle liste infarcite di mogli, figli, cognati, amiche, amici e portaborse, ci ha regalato la più forte compagine di centrodestra che l’Italia abbia mai avuto dal dopoguerra. Ben presto è stato svelato il fragile e poco esaltante contenuto del retrobottega di questo apparato e oggi tutti, siano essi miracolati o scontenti, si interrogano sul loro futuro. I più attrezzati provano a fare le correnti, altri cercano scampo in altri lidi, molti si rifugiano, anche mentalmente, su un immaginario Aventino, aspettando tempi migliori. Ma i parlamentari sanno di non avere delle ere geologiche per organizzare le loro rielezioni, bisogna trovare un sistema intelligente per superare questa crisi e, se l’intelligenza latita, si vada avanti col suo surrogato: la furbizia. Potrebbe appunto essere il Furbettismo il nuovo movimento politico di questo secolo che in Veltroni e nei suoi epigoni troverà i suoi profeti. La prima trovata, copiata dal salvataggio Alitalia, potrebbe essere la creazione del “bad party”, un soggetto politico su cui caricare errori, colpe e debiti. Le cose che contano verranno poste in salvo altrove. E c’è già chi sta pensando ad un nuovo simbolo ed un nuovo nome.

I riciclati di Walter di Gian Maria De Francesco (il Giornale)  - Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il Pd «è la continuità perché la maggioranza dei ministri è candidata». In effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17 componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente alfabetico: Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D’Alema, Cesare Damiano, Paolo De Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Francesco Rutelli, Giulio Santagata e Livia Turco. Con i sottosegretari ricandidati il computo si avvicina a 70 unità. Ma queste elezioni si ricorderanno anche per la notevole presenza tra le file democrat di portavoce e segretari dei big del partito. A partire dagli spokesmen prodiani (Ricky Levi, Silvio Sircana, Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino (ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini, passando per l’ex portavoce di Dario Franceschini (che non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per quello di Veltroni, Vinicio Peluffo. Walter non ha potuto fare a meno anche del suo caposegreteria in Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile del sito Internet Francesco Verducci (ex componente dell’esecutivo Ds) così come Beppe Fioroni ha piazzato in Campania la sua fedele segretaria, Luciana Pedoto. Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore Russillo non ha ottenuto un posto sicuro in Basilicata. Insomma, il carattere di novità delle liste Pd è un concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno, Daniela Cardinale e Maria Anna Madia sono rispettivamente figli del patron di Piaggio, di un ex ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di una lista civica per Veltroni. O perché il «partito delle mogli», da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è lungi dall’ammainare bandiera. Un dato di fatto rilevante è la tendenza a riciclarsi di una certa classe politica. Se si analizzano alcune posizioni «in bilico» nelle varie Regioni, si scoprono nomi che totalmente nuovi non sono, a prescindere dal fatto che abbiano più o meno varcato le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla Camera al posto 15 è stato candidato Pietro Tidei. Già deputato nella XIV legislatura, già sindaco di Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni «signore dei voti» del Pci-Pds-Ds nell’Alto Lazio. Nel maggio 2006, dopo che era risultato il primo dei non eletti alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il Botteghino reclamando per lui un posto da sottosegretario. Niente da fare, fu «risarcito» con la presidenza di Ferservizi, una controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro Moretti. È andata meglio a Renzo Carella, consigliere regionale e dominus di Colleferro, candidato al posto numero 9. Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al Senato in Puglia. Si definisce «socialista dall’età della ragione». In circa 30 anni di carriera l’attuale assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti autonomisti, dello Sdi dopo Bertinoro e ora del Pd, anche questa è una novità. Anche l’operaio Iveco Alberto Tosa, candidato in Lombardia II non è proprio estraneo alla politica, essendo sindaco di Saviore dell’Adamello. In Veneto II si trova Lorenzo Biagi già candidato perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In Veneto I Daniela Sbrollini, segretario provinciale dei Ds vicentini e Angelo Guzzo, vicesegretario regionale della Margherita. In Lombardia I, con poche possibilità di farcela, c’è il giovane segretario milanese dei Ds, Pierfrancesco Majorino seguito dal suo omologo monzese Pippo Civati. In Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex Cisl, ex presidente della provincia di Sondrio e numero 1 della Margherita. Scendendo in Emilia si ritrova il sindaco di Imola, Massimo Marchignoli al posto numero 18 alla Camera, mentre la vicepresidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini è «eleggibile» al Senato. In Umbria il giovane Carlo Emanuele Trappolino, già coordinatore dei Ds di Orvieto, dovrebbe farcela. In Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica al ’76 e assessore al Bilancio di Firenze, si trova 4 posti dietro Rosa De Pasquale, focolarina.                                                

 

 

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QUANDO UN AMICO CI LASCIA

 

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 Sig Direttore, Tremonti, dismessa la finanza creativa, va predicando, con toni pontificali, la finanza e l’economia etiche. Ma predica bene e razzola male. Giorni fa si era indignato per il tentativo di depenalizzazione i reati fallimentari. Aveva persino minacciato le dimissioni, e lo stesso Berlusconi era caduto dalle nuvole, non ne sapeva assolutamente nulla. Ma era solo una sceneggiata…milanese. La salvamanager, la salvabancarottieri, fra i quali Tanzi, Cagnotti, Geronzi, è stata riscritta, e firmata da Tremonti. Si ripropone, seppure edulcorato, il meccanismo di salvataggio dei più spudorati speculatori. Ora il ministro non può nascondersi dietro il carneade di turno, l’on Cicolani, e se avesse dignità dovrebbe dimettersi. Ma perché tanta ostinazione? Se questo è un governo amico degli imprenditori, a prescindere, nello specifico è impegnato a salvare il soldato Ryan, il ministro Fitto, su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio per il fallimento della Cedis srl. Le leggi ad personam finora ad esclusivo beneficio del premier/padrone vanno ora provvidenzialmente a benedire anche i gregari. E il popolo, intorpidito dalla troppa esposizione televisiva, resta a guardare e a sognare. EZIO PELINO

att        


VELTRONI : PIU' ROMMEL CHE MONTGOMERY  •  La sanità Usa è classista e inumana di Pasquale Colizzi  GELMINI, SANTA SUBITO
di Giovanni Frazzica
...continua


 LA COSCIENZA DI AGATOCLE  di Giovanni Frazzica a seguire  LA MACCHINA DELTEMPO           .... continua
 


 

 


 

 

Politica    Economia  Rubriche    Mondonuovoarte  Scrivici    Maurizio Ballistreri

ELABORARE NUOVE REGOLE CONDIVISE di Maurizio Ballistreri - L'elezione di Barack Obama ha mostrato, ancora una volta, la buon dose di provincialismo della classe politica italiana, impegnata a decantare le proprie analogie con il nuovo presidente degli States. Da destra, pensando che la cultura politica americana liberaldemocratica si possa sintetizzare nelle parole d'ordine "Dio, Patria e Famiglia"; da sinistra riproponendo il nesso tra modernizzazione e ideologia americanista, oggetto di critiche da parte di Antonio Gramsci negli scritti su "americanismo e fordismo", all'insegna di un riformismo basato sulla cultura paretiana ed einaudiana del rigore economico di tipo deflazionistico. Tutti e due i poli insomma, impegnati a tirare il nuovo presidente americano
dalla propria parte attraverso l'esaltazione del modello democratico made in Usa, incuranti dei suoi limiti. A tal proposito si pensi alle riflessioni offerte da Alexis de Tocqueville nel suo classico La democrazia in America, sugli ostacoli sostanziali alla fruizione dei diritti politici in quel Paese, che oggi vede la maggioranza degli elettori non esercitare il voto e, a volte, anche incertezze sulle procedure elettorali, come dimostra il caso della prima elezione presidenziale di George W. Bush e della mancata verifica dei voti in Florida, attraverso cui venne dichiarato sconfitto il candidato democratico Al Gore. Non si tratta di difendere un sistema politico quale è quello italiano, il cui cattivo funzionamento è sotto gli occhi di tutti, sublimato, si fa per dire, dall'impossibilità di scegliere i candidati per i quali votare da parte degli elettori, da partiti "personali" nei due schieramenti e dall'esistenza di vari conflitti di interesse. Si tratta, invece, di depurare la politica italiana dal provincialismo che la caratterizza dall'avvento della Seconda Repubblica sino ad oggi, dalla ricerca ossessiva di modelli del gioco democratico e di legittimazione fuori dai confini nazionali. E tutto ciò avviene con processi di omologazione che non valorizzano i tratti identitari, le culture politiche e le specificità dei territori, con una tendenza diffusa all'elitismo, in una fase storica nella quale, entrato in crisi il "turbocapitalismo" descritto efficacemente dal politologo Edwark Luttwak, che ha provocato un "arricchimento di pochissimi" senza precedenti nella storia umana (con il drammatico impoverimento di molti a seguito della crisi finanziaria!), si discute a livello internazionale di etica in economia, di regole pubbliche per i mercati e di partecipazione dei cittadini. Forse nessun Paese al mondo può offrire una ricetta universalmente valida circa il funzionamento della democrazia e tutti, a partire dal ceto politico italiano, dovrebbero sforzarsi nell'elaborare idee originali e nuove regole condivise.


 


 


MESSINA DEVE AVERE UN RESPIRO INTERNAZIONALE.  VERRA’ DAL MARE IL RILANCIO DELLA CITTA’. di Pippo Isgrò - Per anni ho solcato i mari del mondo su diverse imbarcazioni, in particolare il Mediterraneo e questo mi ha dato la possibilità di conoscere anche usi e costumi delle popolazioni rivierasche. Tante volte mi è capitato di trovare analogie e similitudini con le nostre tradizioni e mi sono chiesto perché non si faceva nulla per accelerare processi di dialogo e di collaborazione. Forse è per questo che ho intuito immediatamente il valore del progetto F.I.S.H.E.R. e mi sono reso assolutamente disponibile per favorirne la realizzazione.  Il progetto F.I.S.H.E.R,  a cui il Comune di Messina partecipa come capo fila,  intende sollecitare la consapevolezza dell'importanza di investire in un mercato in espansione, che accoglie  la sfida della competitività attraverso l'incremento e l'innovazione della ricerca. L'idea progettuale F.I.S.H.E.R nacque durante i lavori della Assemblea generale del COPPEM tenutasi al Cairo nel 2006, per intraprendere iniziative nel settore della pesca. Il progetto asseconda l'esigenza avvertita in alcuni paesi, in particolare Marocco, Algeria, Libia, Tunisia ed Egitto, di intensificate scambi di conoscenze e di esperienze, con i rappresentanti del settore della pesca dei paesi comunitari, al fine dì migliorare gli standard di sicurezza, d'igiene e tutela delle risorse ittiche. Al progetto hanno aderito oltre a Messina, il Comune di Mazara del Vallo, il Parco Scientifico e Tecnologico di Sicilia, il Distretto della pesca di Mazara del Vallo, il CNR e il Comune di Favara. Nella qualità di partner figurano il Governatorato di Rabat Salè Zemmour (Marocco), l'Organizzazione della cittadinanza e modernità (FACME- Algeria), il Governatorato di Bengasi (Libia), il Governatorato di Biserta (Tunisia, il Governatorato di Qalyubiya (Egitto). La prima riunione per definire la proposta progettuale è avvenuta alla presenza del responsabile delle relazioni esterne dell'Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah Jaber che valuterà una eventuale partecipazione degli Enti di competenza degli Emirati Arabi Uniti all'iniziativa. Sono convinto che Messina, in un prossimo futuro,   se sapremo intercettare le istanze dei Paesi rivieraschi, che si affacciano sul “Mare Nostrum", potrebbe essere la cabina di regia supportata dagli organismi interessati per tutte le trattative legate alla commercializzazione del pesce fresco, surgelato ed i suoi derivati. Mi auguro che nell’interesse della nostra Città, ma anche nell’intesse più generale della Sicilia e delle popolazione del Mediterraneo, il progetto F.I.S.H.E.R. possa costituire solo il primo episodio di una lunga storia di collaborazione e di scambi proficui.

 

 

 

 NOTIZIE DALLA SICILIA  

NUOVO SUCCESSO DELL'AVV. CARROCCIO.   CACCIATORI IN TRASFERTA, DISSEQUESTRATI FUCILI E CARTUCCE.
Il Tribunale del Riesame di Catania 5 sez. penale , presidente dott. Roberto Passalacqua raltore dott. Antonio Giuttari, componente D.ssa Daniela Monaco Crea ha accolto il ricorso presentato da tre caccaiatori messinesi in trasferta nelle campagne etnee; N.T; G.M; e N. M che avevano subito in data 29.10.2008 il sequestro dei fucli da caccia e delle cartucce da parte degli Agenti della Guardia Forestale del distaccamento di Randazzo sul presupposto della caccia in luogo interdetto. Il Tribunale, accogliendo la tesi difensiva, sostenuta dall'avv. Salvatore Carroccio del Foro di Messina, circa la insussitenza di concrete ed attuali esigenze probatorie tali da giustificare l'imposizone del grave vincolo reale del sequestro, ha annullato il sequestro ordinando al restituzione dei fucili e delle cartucce ai cacciataori .  

"L'occhio del Gattopardo" e l'arte di Cianciàfara di Laura Simoncini - E' il grande rigore filologico a contraddistinguere "L'occhio del Gattopardo. Filippo Cianciàfara Tasca di Cutò e la fotografia d'arte in Sicilia". Il libro, 380 pagine a colori e in bicromia, scritto dallo storico e tecnologo della fotografia Dario Reteuna, è stato presentato ieri nella sala Borsa della Camera di Commercio dallo scrittore e opinionista Giampiero Mughini. «Il novecento - ha sottolineato - è stato un secolo importante e straordinario caratterizzato da tanti autori, creatori e inventori che in parte sono stati dimenticati. La dittatura durata vent'anni ha rappresentato per alcuni un buco, ma in realtà non è così perché sono stati in molti a continuare a creare così come ha fatto Cianciàfara con la fotografia che si considera un'arte giovane, facile per un verso e difficile per l'altro. Reteuna è riuscito dunque a far riemergere questo grande fotografo dimenticato di cui io, che colleziono fotografie e libri sull' argomento, non ne sapevo nulla. Cianciàfara è stato infatti attore del tempo e del linguaggio nuovo: la fotografia alla quale arriva attraverso la competizione con la pittura. Ogni foto realizzata rappresenta il miracolo di quell'istante, la commedia umana mai uguale a se stessa». Il volume ha il pregio di colmare un vuoto storico di quasi 40 anni e mostra numerose resinotipie a colori.

TROVATO RELITTO DI NAVE ROMANA. PIPPO ISGRO’ ESULTA: “POTREBBE ESSERE OSPITATO NEL MUSEO DEL MARE”. La notizia del ritrovamento dei resti di una grossa nave da guerra di epoca romana al largo di Acqualadroni dotata di rostro di oltre 2 metri ha fatto gioire il Prof. Pippo Isgrò, Assessore alle Politiche del Mare della Giunta Buzzanca. L’Assessore, che attualmente risulta particolarmente impegnato nella realizzazione del Museo del Mare di Messina, ha manifestato l’intenzione di richiedere alle Autorità competenti la concessione del prezioso reperto che potrebbe essere il primo importante elemento da inserire nella nascente struttura museale. Isgrò esprime anche l’auspicio che nella zona del ritrovamento possano essere incrementate le ricerche che, quasi certamente, consentiranno di portare alla luce altre importanti testimonianze del passato.  L'idea di donare in comodato d'uso al Comune la propria raccolta privata arriva da un collezionista messinese, Giovanni Peditto. «È chiaro che con i soli documenti non si può dedicare un tempio al mare – ha detto Peditto –. Ci vogliono relitti, percorsi che illustrino tecniche e strumentazioni come avviene nel resto d'Europa, anche in città lontane dalla costa. Ma questa voleva e vuole essere una proposta per l'Amministrazione a concepire nella maniera più giusta un simile spazio. La nostra collezione rappresenta dunque un modo per cominciare». Un'intera parete coperta da una libreria che arriva fino al tetto racchiude migliaia di testi, risultato di trent'anni di acquisti in giro per mezza Europa. Navi da crociera, militari e passeggeri. Per mettere un po' di ordine tra migliaia di libri, Giovanni Peditto ha pensato di suddividere in tre categorie tutto il materiale in suo possesso. Materiale dal quale spiccano alcuni "pezzi" unici, come il volume risalente agli anni Venti su due transatlantici, il "Conte Rosso" e il "Conte Verde", oppure quello sulla compagnia di navigazione "Messagerie Marittime", del quale vennero stampate duemila copie in tutto il mondo. Documenti a cui ne vanno aggiunti altri, quelli appartenenti alla collezione privata di un ex comandante della Marina militare, Luciano Grazioli, e di alcuni componenti dell'Associazione ferroviaria siciliana. «Per noi sarebbe un enorme sacrificio separarci da tutto questo – ha voluto sottolineare Peditto – ma l'idea di poter adottare la formula del comodato d'uso, che noi stessi avevamo proposto diversi mesi fa, ci farebbe stare molto più tranquilli. Vogliamo donare qualcosa che resti alla città». Su un punto però il collezionista non sembra essere pronto a trattare: il contenuto del futuro museo. «Non potremo sicuramente fermarci a qualche conchiglia – ha aggiunto –. Pensiamo al rostro appena trovato ad Acqualadroni oppure alla possibilità di recuperare la nave Cariddi per farne un punto di esposizione di resti antichi». Nonostante qualche giorno fa sia stata indicata la Fiera come luogo che potrebbe ospitare il centro a cui sta pensando l'assessore alle Politiche del mare, Pippo Isgrò, nessuna proposta sul cosa metterci è ancora saltata fuori.
 

 

Il 30 novembre '98 la scomparsa del politico di rango che per sei anni guidò la Regione. Rino Nicolosi, un innovatore  Esattamente dieci anni fa moriva a 56 anni, stroncato da un tumore, Rino Nicolosi, esponente di spicco della Dc, più volte assessore regionale e, nel 1985, eletto presidente della Regione, carica che ricoprì per sei anni, guidando 5 governi. La sua figura, la ventata di innovazione che portò nell'amministrazione della cosa pubblica e il prestigio che gli vennero riconosciuti sono tratteggiati in questa nota che il presidente della regione Raffaele Lombardo ci ha fatto pervenire:«Decine di leggi a tutela del diritto del lavoro, per lo sviluppo economico, la trasparenza negli appalti, la riforma della macchina amministrativa regionale portano la mia firma. Quei fatti, quelle leggi, non possono essere cancellati e rappresentano una tensione che non è mai calata , nonostante gli attacchi feroci, violenti, che nel tempo ho subito in prima persona. Attacchi portati a me, e di cui porto i segni, ma che sono attacchi al progetto che migliaia di siciliani hanno sostenuto, con me, negli anni». Era il 1994. Con queste parole, che divennero il suo testamento politico, Rino Nicolosi diede il via alla sua ultima battaglia elettorale, alle elezioni politiche. Quattro anni dopo, la malattia con cui si era misurato per lungo tempo, lo strappò alla vita. Sono già trascorsi dieci anni. Rino Nicolosi, il più "moderno" presidente eletto alla guida della Regione uscì così, in punta di piedi, dalla scena politica che aveva calcato da protagonista dal 1976. A cinquantasei anni, aveva "bruciato" le tappe della carriera politica; era il più giovane componente del Comitato nazionale della Dc e si confrontava da pari con i "grandi" di quel tempo che sembra ormai lontanissimo: Ciriaco De Mita, Antonio Gava, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga. E in quel contesto aveva portato la forza del suo pensiero autonomista e innovatore. Voleva rompere col passato e guardare avanti. Giocando la sua partita di rinnovamento tutta "dentro il sistema", con forza ed esasperata determinazione, ma anche con stile, eleganza, acuta intelligenza. Il suo cruccio: che nessuno dei personaggi della scena politica nazionale, molti dei quali meridionali, riuscisse a ribaltare lo schema delle politiche finanziarie e per lo sviluppo, puntando sul riscatto e il rilancio del mezzogiorno. Varò il primo progetto per la realizzazione di un'autorità delle acque in Sicilia, avvistando con grandissimo anticipo un tema oggi di stringente attualità. Fu il primo politico italiano a comprendere il valore delle politiche euromediterranee, e si sbilanciò, su questa strada, fino a diventare amico personale di Muhammar Gheddafi e suo unico interlocutore negli anni difficili dell'embargo alla Libia e dei missili su Lampedusa. Pensò e realizzò i primi centri di eccellenza nell'isola, finanziando la ricerca universitaria e la formazione avanzata nella pubblica amministrazione. Porta la sua firma la prima legge per l'informatizzazione degli uffici pubblici in Sicilia. Fu il primo a modificare, in direzione della trasparenza, il sistema degli appalti pubblici. In quegli anni difficili, della scomposizione e della ricomposizione del sistema politico italiano, Rino Nicolosi pagò un prezzo altissimo per aver difeso con orgoglio l'autonomia delle scelte e della politica regionale. Il tempo trascorso, ci permette oggi di guardare alla sua figura e alla sua attività politica senza la lente deformante dell'ideologia o del preconcetto. Ed è così che il progetto, la lungimiranza, la modernità del presidente Nicolosi possono riprendere il loro posto nella storia della politica siciliana per essere studiati e valutati senza alcun "secondo pensiero". Altri cambiamenti, altre rivoluzioni culturali, ci riserva il federalismo. E però proprio i punti centrali del pensiero e dell'attività politica di Rino, acquisiscono addirittura una ancor più grande attualità. E mi auguro che la circostanza di questa ricorrenza sia utile a rivalutarne fino in fondo anche il valore e il coraggio: virtù che oggi in politica sono tutt'altro che diffuse». Raffaele Lombardo Presidente Regione Siciliana

Roberto Corona: “La Storia siciliana sia nei programmi scolastici”“È tempo che i momenti cruciali della Storia della nostra regione siano inseriti nei programmi scolastici”. Questo il succo di una mozione presentata oggi dal deputato del Pdl, Roberto Corona, proprio nei giorni in cui cade l’anniversario della cosiddetta Rivolta del Sette e Mezzo, quando i siciliani combatterono aspramente per le strade di Palermo contro le truppe sabaude, nel 1866, cinque anni dopo l’unificazione del Regno savoiardo. L’atto di indirizzo, del quale Corona e primo firmatario e che viene controsiglato da altri venti deputati della maggioranza all’Ars, impegna il Governo “a rompere la congiura del silenzio e a metter fine al colonialismo culturale nei confronti della Sicilia”, attraverso la revisione dei programmi scolastici che “finalmente, non più tracurino lo studio di quei fatti che hanno costruito il nostro passato e la cui conoscenza è essenziale per comprendere il presente, specialmente oggi che la riforma federalista è alle porte”. La rivolta del 1866 – provocata dalle reiterate vessazioni piemontesi nei confronti dei siciliani, dalla loro crescente miseria indotta da nuove tasse e balzelli, da obblighi prima sconosciuti come quello della lunga ferma di leva obbligatoria – si accese il 16 settembre e fu un vero e proprio tentativo di rivoluzione nazionale siciliana, prima che fosse soffocata nel sangue di migliaia di insorti dal generale Luigi Cadorna, esattamente sette giorni e mezzo dopo il suo scoppio. La Mozione di Corona invita l’esecutivo regionale a intervenire anche presso il Municipio di Palermo perché una piazza o una via importanti della città sia intitolata al Sette e Mezzo “a memoria di tutti quei siciliani morti in nome di una democrazia che la nobiltà corrotta e mafiosa di quegli anni negava a un’Isola già da allora trattata quale territorio di confine coloniale”.

 

 

 

"Memoria sul web a rischio", Allarme della Biblioteca inglese. Destinate a scomparire tutte le informazioni, pubbliche e private, contenute da internet, che non vengono "salvate" ed archiviate. La British Library interviene. Ma è un'impresa titanica di  ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - La memoria dell'umanità rischia di scomparire in un gigantesco "buco nero": tutte le informazioni e le comunicazioni, pubbliche e private, contenute da Internet, che non vengono "salvate" ed archiviate. A lanciare l'allarme è Lynne Brindley, direttrice della British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito, secondo la quale c'è il rischio che una quantità di dati e notizie sul nostro tempo, affidati al web, vadano perduti mano a mano che certi siti chiudono o che la tecnologia in cui sono custodite le informazioni diventa obsoleta. "Basti pensare a migliaia di fotografie ed email che giacciono nei computer di ognuno di noi", afferma Lynne Brindley in un articolo sull'Observer di Londra. "Pochi le archiviano in modo da conservarle per sempre, cosicché per coloro che verranno dopo di noi sarà più difficile studiare la nostra era. Per gli storici sarà una tragedia".

Per questa ragione la British Library ha fondato un dipartimento dedicato alla raccolta di tutti questi materiali digitali: email, messaggini telefonici, immagini depositate su computer, per archiviarle esattamente allo stesso modo in cui archivia libri, giornali, documenti, mappe, lettere private. Il governo britannico ha lanciato un programma analogo presso gli Archivi di Stato a Kew, dove d'ora in poi verranno custodite quotidianamente tutte le informazioni trasmesse attraverso email e messaggini da pubblici funzionari. La British Library incoraggia i cittadini a immagazzinare volontariamente le proprie memorie digitali ed esorta altre biblioteche pubbliche, in Gran Bretagna e all'estero, a fare la stessa cosa. "Altrimenti", conclude la Brindley nell'articolo sull'Observer, "gli storici e i cittadini del futuro troveranno un buco nero sulla conoscenza di base di quello che accadeva nel 21esimo secolo".

Tra gli esempi citati dalla direttrice della British Library sulla graduale scomparsa di informazioni digitali, c'è il fatto che, il giorno dopo l'inaugurazione della presidente di Barack Obama, ogni traccia di George W.
Bush è sparita dal sito ufficiale della Casa Bianca. Allo stesso modo, oltre 150 siti riguardanti le Olimpiadi del 2000 a Sidney, sono svaniti istantaneamente al termine dei Giochi. "E' la memoria delle nazioni che se ne va", ammonisce Lynne Brindley. Paradossalmente, mentre un antico documento scritto su carta di papiro può essere preservato per sempre da un museo o da una biblioteca, molti aspetti dell'informazione digitale, una volta cancellato un sito o diventato obsoleta una tecnologia, diventano irrecuperabili.

Ma creare un archivio digitale che comprenda, a futura memoria, tutto quello che passa sul web, non è facile o è addirittura impossibile. Soltanto in Gran Bretagna, per esempio, oggi esistono 8 milioni di siti Internet, e crescono al ritmo del 20 per cento l'anno. Perciò occorre essere selettivi, suggerisce la Brindley: "Oggi il mondo produce molta più informazione di una volta, e non è necessario conservarla tutta". Ma resta il problema di come distinguere tra il chiacchiericcio insignificante della rete e le testimonianze che possono trasmettere alle future generazioni lo spirito di un'epoca.



D. Ingegnere, lei ci ha chiesto di non pubblicare il suo nome. Perché?
R. C’è troppa passione e troppa disinformazione sul tema Ponte. Entrambe sono nemiche dell’obiettività di giudizio e, spesso, anche dell’onestà intellettuale. Esporre in modo anonimo alcuni concetti evita quantomeno di cadere nel brutto vizio di giudicare le affermazione in base al nome di chi le ha fatte.
D. E allora, lei è favorevole o contrario al Ponte?
R. Ecco una domanda da non fare in premessa, perché impedisce una serena valutazione degli argomenti.
La risposta deve arrivare alla conclusione di un ragionamento articolato, sennò resta soltanto un’opinione.
D. Cambiamo domanda. Quali sono i benefici del Ponte?
R. Bisogna distinguere tra Messinesi, Siciliani, Italiani e il resto del mondo.
Ad esempio, è certo che gli Spagnoli non trarranno alcun beneficio dal Corridoio Palermo-Berlino, di cui il Ponte è un anello importante. Al contrario, ai porti spagnoli deriverà una riduzione di traffici commerciali! Ma in una società competitiva come quella in cui siamo immersi e parzialmente integrati ciò è inevitabile. La stessa cosa, al rovescio, si può dire del collegamento ferroviario ad altissima velocità, in costruzione tra Spagna e Germania, attraverso la Francia, in forte concorrenza col Palermo-Berlino.
Credo, comunque, che la nostra attenzione debba rivolgersi soprattutto alle cose di casa nostra. Ebbene, alla stragrande maggioranza degli Italiani (Siciliani esclusi) potranno venire molti benefici, a una piccola parte qualche svantaggio.
Ai Siciliani (esclusi i Messinesi) solo benefici e infine ai Messinesi molti inconvenienti e qualche beneficio.
Va detto però che tra i pochi benefici ce ne potrebbero essere di così grandi – la prego di fare attenzione al condizionale – da compensare ampiamente gli inconvenienti.
D. Quindi, lei è complessivamente favorevole …
R. Per favore, andiamo avanti. Ne riparliamo alla fine.
D. Allora si spieghi meglio …
R. Quello che affronteremo oggi è soltanto il primo tra i tanti aspetti del collegamento stabile tra Sicilia e continente. Il bilancio va fatto alla fine. E ognuno trarrà le sue conclusioni. Prima però togliamo di mezzo alcuni argomenti che vengono impropriamente utilizzati a favore o contro. Sono argomenti “forti”, ad alcuni dei quali non può essere data una risposta definitiva. Per questa ragione, vorrei riassumerli con una stringatezza dalla quale, spero, non mi derivi l’accusa di superficialità e ignoranza.
Vorrei iniziare dalla contestazione più nota: il Ponte è tecnicamente infattibile.
E’ un’affermazione totalmente priva di basi scientifiche serie.
Il che non vuol dire che sia falsa …
D. Non riesco a capire … ‘sto Ponte cade o non cade?
R. Galileo direbbe che per essere sicuri bisogna prima farlo. Non si può essere mai sicuri al 100% su una “cosa” che non è stata mai fatta prima.
Per decidere se accingersi a farla o rinunziare bisogna affidarsi al ragionamento.
Fino ad alcune decine di anni fa, quello più accreditato era il metodo induttivo, attraverso il quale da un numero necessariamente finito di casi particolari si cerca di trarre una conclusione valida universalmente.
In pratica, analizzando calcoli e tecniche di costruzione dei ponti che stanno in piedi, ma anche di quelli che sono caduti, si realizza un progetto che si ritiene ragionevolmente possa “reggere” …
Un progetto del genere ha piena validità scientifica, fino a … prova contraria.
D. E’ proprio quello che contesta il prof. Mazzolani: non è mai stato fatto un Ponte simile a questo.
R. Giusto. Ma Federico Mazzolani, da studioso serio qual è, non afferma “Il Ponte cadrà”, ma dice che, poiché scienza e tecnica procedono per gradi, il “salto” dal ponte più lungo attualmente esistente – l’Akashi-Kaikyo, poco meno di 2000 m. – al Ponte sullo Stretto è così grande da presentare rappresentare un azzardo.
Almeno in assenza di una scoperta scientifica o tecnologica innovativa.
E’ un’affermazione rispettabilissima, ma proprio in questo consiste la sfida del Ponte di Messina.
Se poi vogliamo completare il quadro, ricordo che il prof. Michele Jamiolkowski, indiscutibilmente uno dei massimi esperti mondiali di Geotecnica - quello che ha curato con successo gli interventi sulla Torre di Pisa – gli rispose, con molta umiltà, che l’elemento radicalmente innovativo nel progetto preliminare del Ponte era rappresentato dal profilo aerodinamico dell’impalcato.
Ciò non eliminava ogni perplessità possibile ma, ma forniva una prima risposta ai dubbi di Mazzolani.
Questo impalcato rivoluzionario è ormai comunemente chiamato in tutto il mondo “impalcato Messina” ed è utilizzato in quasi tutte le nuove progettazioni con grandi luci.
Ma non vorrei addentrarmi in dettagli che altro non sono che un elenco di oneste convinzioni da verificare sul campo.
D. E cosa mi dice delle obiezioni dell’ex coordinatore del Comitato scientifico della società concessionaria, il prof. Remo Calzona?
R. Calzona, nel luglio 2008 ha pubblicato un libro: “La ricerca non ha fine - Il Ponte sullo Stretto di Messina", nel quale riesamina, con spirito critico, il lavoro svolto per la Stretto di Messina e propone una soluzione diversa, con campate non superiori ai 2000 m. e due colossali pilastri da impiantare al centro dello Stretto.
La filosofia complessiva del libro si ispira, in definitiva, alle riserve di Mazzolani sui rischi di un progetto che non terrebbe sufficientemente conto della linearità del progresso tecnologico.
Le critiche al progetto sono certamente suggestive.
Le soluzioni proposte molto meno.
La pregherei però di chiudere questa parte, sia per non annoiare troppo chi legge, sia perché non potremmo far altro che elencare argomenti pro o contro senza essere in grado di eliminare ogni dubbio. Dubbi che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono ideologico-sociologici. Ancorché legittimi.
Sul piano tecnico non sono più di 100 in tutto il mondo le persone che possono fornire argomenti di validità scientifica di un’opera del genere. Gli altri farebbero meglio a tacere.
D. In conclusione?
R. Credo valga la pena riprendere il discorso sul metodo. Nella concezione più condivisa, almeno degli ultimi decenni, quella di Popper.
Il filosofo austriaco ribalta il metodo induttivo, secondo il quale si esamina il numero maggiore possibile di casi simili per trarre conclusioni “scientificamente valide”.
Secondo lui, questo metodo non trova giustificazioni strettamente logiche: se ho visto 10.000 cigni tutti bianchi nulla vieta che, prima o poi ne incontri uno di diverso colore. Se ho visto 10.000 ponti che stanno in piedi applicando determinati metodi ingegneristici, nulla vieta che il 10.001 cada. Anche perché è diverso dagli altri.
D. Per carità, non cominci con la filosofia degli antichi greci! Siamo ormai nel Terzo Millennio!
R. E’ vero, però lo strumento da usare è ancora il cervello e nessuno meglio di loro ci ha spiegato come va usato.
Popper, dicevo, sostiene che se un’affermazione non può essere mai falsificata dall’esperienza, vuol dire che non ha alcun rapporto con essa e, come tale, non può essere considerata scientifica.
Sarà quindi mito, religione, metafisica o ideologia. Ma non scienza. E, ripeto, non scientifiche, almeno fino ad oggi, sono le obiezioni tecniche sul Ponte.
E’ il principio della falsificabilità, che capovolge quello della verificabilità, nato dal metodo induttivo.
Vorrei fare un esempio pratico. Quando furono scoperti i grandi giacimenti petroliferi in Alaska e nel Mare del Nord, furono utilizzati acciai austeno-ferritici (duplex), considerati praticamente indistruttibili e, alle basse temperature, nettamente più resistenti di quelli al carbonio. Ebbene, si scoprì che a temperature inferiori ai 50° sottozero questi straordinari materiali si sbriciolavano con le mani.
Il loro fallimento – cioè la falsificabilità dell’assunto - consentì alla scienza e alla tecnica di compiere ulteriori passi avanti e risolvere il problema
Solo uno sciocco potrebbe negare che un ponte con 3.300 m. di luce non presenta e potrà presentare anche in sede di costruzione problemi giganteschi D. Per esempio?
R. Il più noto è il “galopping” – anche per la suggestione del nome -, la deformazione del nastro d’asfalto in direzione ortogonale alle oscillazioni causate dal vento.
Un altro è rappresentato dal peso dei cavi di sostegno che, in prossimità delle torri, rischia di essere prevalente rispetto al peso dell’impalcato.
Poi c’è l’influenza della traslazione laterale causata dal vento sui binari e tanto altro.
Di affascinanti problemi tecnici da affrontare se ne possono citare decine.
Tutti risolti sul piano teorico, da verificare in fase di progettazione definitiva. Ma questo è ciò che avviene sempre.
Qualcuno dubita che la progettazione della Mercedes classe A non fosse più che accurata? Eppure fallì la “prova dell’alce”. Fu aggiunto l’ESP e il difetto fu risolto.
Non voglio però addentrarmi in problemi complicatissimi, che vanno ben oltre le mie modeste conoscenze; ribadisco però che la sfida è gigantesca e il mondo delle costruzioni lo sa bene. Basterebbe il solo turismo scientifico, ben organizzato, per dare un forte impulso all’economia della città.
Se invece la progettazione definitiva portasse a scoprire difficoltà tecniche insuperabili, il Ponte sarà giudicato irrealizzabile ben in anticipo rispetto alla posa della prima pietra.
Tornando al puro buon senso, mi chiedo anche quale impresa e quale comitato tecnico sarebbero così pazzi da avviare i lavori o autorizzarli senza che tutti i tentativi di inficiare calcoli e ipotesi scientifiche di base siano falliti, conformemente al metodo enunciato da Popper.
Un’impresa che inizia e poi si ferma dicendo:”Scusate, ho sbagliato i conti scomparirebbe dal mercato in cui opera, penali a parte.
Adesso, la prego, facciamo una pausa, sennò i lettori cambiano sito.
La prossima volta vorrei parlare dei famosi 40.000 posti di lavoro.
E sarà una discussione molto più semplice.
Giovanni Mollica







----------------------------------------------------------------- Eredità' democristiana e congresso Ppi QUELLE ANIME SPARSE (E PERSE) DELL'EX DC Raccontavano ai miei tempi che la signora Luce, moglie dell'editore di Life, e ambasciatrice a Roma del governo di Washington, andò' un giorno a trovare Pio XII, e non seppe trattenersi, da devota impegnata, dal dargli qualche consiglio. Il Pontefice l'ascolto' con pazienza, ma non evitò' un sospiro e un commento: "Signora, sono cattolico anch'io". Ho ripensato a questo episodio guardando un grafico che rappresenta le infinite anime degli ex democristiani; che erano come i fratelli litigiosi di una famosa poesia di Trilussa, si riappacificavano soltanto quando la mamma portava in tavola i rigatoni, al momento cioe' di andare alla conquista del potere. Quando e' crollato il muro di Berlino si sono sfasciati anche loro, e chi ha dato vita ai popolari, chi si e' trovato bene con Clemente Mastella, uno che si considera addirittura cristiano democratico, a differenza di quell'intollerante di Gesu' che cacciava i mercanti dal tempio, e c'e' anche chi si e' messo dietro a Rocco Buttiglione, che non avendo molto seguito, quando va da Vespa si porta dietro un dignitoso cane lupo. Poi ci sono gli idealisti che sono andati dove li portava il cuore: a Forza Italia, come Pisanu e La Loggia; c'e' Segni che ha fatto un Patto, ormai con se stesso; e nessuno si meraviglia di trovare Publio Fiori e Gustavo Selva nella squadra di Alleanza Nazionale. Il problema dell'alloggio e' molto sentito in questo Paese e le conversioni vanno sempre rispettate. La via di Damasco e' frequentatissima, solo che Paolo fu folgorato dalla fede, mentre i nostri ravveduti sono come gli autobus, l'impegno politico ha delle fermate obbligatorie. Se la politica si giudica dai risultati, non si ha la sensazione di essere stati governati da una catena di illuminati. De Gasperi, credo il solo statista, si giustificava: "Si fa fuoco con la legna che si trova". Eppure nel 1948 ebbe a disposizione un bosco, ma non volle approfittarne: non aveva l'ossessione del potere. Non ha lasciato eredi ma successori. Sono ancora in vigore le Feste dell'Amicizia, definizione impropria visti gli usi di queste confraternite: De Gasperi uomo solo, si intitola il libro che gli ha dedicato la figlia; e forse bisognerebbe chiedere ai familiari di Aldo Moro chi si e' fatto vivo a Natale. Leggo in una classifica i nomi dei "grandi vecchi": Ciriaco De Mita (forse si e' offeso), Emilio Colombo, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti. Accidenti, hanno riempito le cronache italiane di mezzo secolo, alternandosi come inquilini a Palazzo Chigi, e va riconosciuto che almeno hanno rispettato i mobili. Adesso c'e' chi si e' ritirato dalla scena, ma c'e' anche chi vuole ancora piazzare la sua battuta: vedo De Mita che vorrebbe collocare alla testa dei "popolari", piu' di nome che di fatto (7 per cento dei voti) il prediletto Marini, mentre c'e' chi tifa Castagnetti. Marini sarebbe l'unico, per gli estimatori, che puo' recuperare "tutta la tradizione sturziana". Beh, c'e' da augurarselo: quando fu sconfitto da Mussolini il prete siciliano ando' in esilio; oggi i trombati dalle elezioni finiscono in qualche ente pubblico. Dopo lo sbandieramento dei solenni ideali la gente aspetta la prova dei piccoli fatti.
Biagi Enzo
Pagina 1
(7 gennaio 1997) - Corriere della Sera




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