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Roberto
Corona – il malato fa purtroppo in tempo a
morire prima che gli sia riconosciuto un
diritto che dovrebbe essere imprescindibile
Invalidità
Civile: snellire l’iter. Interrogazione
all'Ars: “In Sicilia, troppi passaggi
burocratici”
“Un farraginoso iter burocratico in Sicilia,
e soltanto in Sicilia, rallenta in modo
abnorme qualunque pratica volta a ottenere i
benefici per gli invalidi civili. Nei non
rari casi estremi – spiega il primo
firmatario di un atto ispettivo
sull’argomento, il deputato regionale
Roberto Corona – il malato fa purtroppo in
tempo a morire prima che gli sia
riconosciuto un diritto che dovrebbe essere
imprescindibile”. Nello specifico,
nell’interrogazione firmata anche dal
capogruppo Leontini e dai deputati Alberto
Campagna, Nino Bosco, Pippo Limoli e
Raimondo Torregrossa, si mette il punto
sulla lunga teoria di passaggi cui è
“inutilmente e dannosamente” sottoposta
qualunque pratica di riconoscimento
dell’invalidità civile. La richiesta viene
innanzitutto valutata dall’azienda sanitaria
la quale la trasmette all’Inps che, a sua
volta, la rinvia alla stessa azienda ma,
stavolta, alla Commissione preposta; la
Commissione della Asp, a questo punto, dopo
mesi o anni di passaggi, la inoltra alla
Prefettura per l’emissione del decreto. Ma
non basta, perché lo stesso decreto deve ora
tornare, a completare la pratica, di nuovo
presso l’Inps per la liquidazione.
“Considerato che, a oggi, la Regione
Siciliana non ha sottoscritto alcun accordo
con l’istituto di previdenza per lo
snellimento delle procedure – sottolineano i
firmatari dell’atto – vogliamo sapere quali
provvedimenti, presidente della Regione e
assessore alla Sanità, intendano prendere al
fine di attuare l’insieme di norme comunque
in vigore e già pienamente recepite in tutte
le regioni italiane, Sicilia esclusa”.
Attuare anche nella nostra regione il novero
di articoli di legge e decreti legislativi
già applicata nel resto d’Italia
significherebbe dimezzare i tempi di attesa
dei cittadini e migliorare i servizi a essi
destinati.
Messina, una tragedia legalizzata
Nei
giorni 1 e 2 ottobre un violento nubifragio
si è abbattuto su Messina. Giampilieri e
Scaletta Zanclea sono le zone più colpite.
Tra rabbia, lacrime e fango si contano
adesso le vittime di una tragedia da tempo
annunciata. Ecco il racconto di un nostro
autore messinese che, dopo aver attraversato
i luoghi del disastro, ci descrive una città
distrutta dal dolore e dall’amarezza.
di Ivan Mirko Stanislao Tornesi
Tra rabbia,
lacrime e fango si contano le vittime di una
tragedia da tempo annunciata (Foto di
Gaetano Saccà)Ho visto la mia città
disperarsi e piangere. Adesso tutti noi
messinesi siamo davvero preoccupati. Oggi si
deve pensare più che mai alla nostra terra,
alle nostre vittime, alla nostra gente che
ha dovuto lasciare le proprie case e che
adesso chiede aiuto a tutta la comunità.
Regnano ora il terrore, l’amarezza e la
sensazione di abbandono. Ci si sente senza
via d’ uscita, come se quel fango che non dà
tregua fosse il concretizzarsi delle paure
che attraversano la mente di tutti i
messinesi, i quali da molti anni non trovano
più un senso alla loro vita qui a Messina.
Oggi ci troviamo ancora più disorientati:
anche la speranza di poter ricostruire un
futuro migliore in questa città ci sembra
ancora più lontana. Giampilieri non esiste
più e come questa frazione tante altre
rischiano di scomparire se non si prendono i
dovuti e necessari provvedimenti. I
provvedimenti… appunto. Ieri il presidente
Berlusconi ha promesso la costruzione di
“nuovi quartieri” per gli sfollati. Quali
quartieri, però? Sepolta com’è dal cemento,
Messina non ha più spazi liberi in cui
costruire. Ho attraversato a piedi alcune
tra le zone colpite dal nubifragio:
Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga Marina,
Santa Margherita, Ponte Schiavo, frazioni
che prima di questa tragedia pochi
conoscevano e pochi sapevano essere
minacciate da frane, smottamenti e
mareggiate. Eppure quella stessa montagna di
Giampilieri Superiore, nel 2007 aveva
mostrato i primi segni di cedimento. Già nel
2007, la stessa. I finanziamenti per
metterla in sicurezza non sono arrivati per
un grave errore di valutazione dell’ area,
la quale non veniva classificata come zona a
rischio. A conferma di ciò il rapporto del
PAI siciliano (Piano Assetto Idrogeologico):
la zona di Giampilieri non era stata
considerata a rischio idrogeologico perché
il comune di Messina non l’aveva segnalata
alla regione. Tragedia annunciata perché
questa città ha una storia di selvaggio
sfruttamento del territorio: le case sono
state costruite senza la dovuta distanza dai
torrenti, in terreni sabbiosi geologicamente
inidonei, instabili e soggetti a dissesto,
ma la maggior parte delle case non sono più
abusive, anzi quasi tutte sanate da
precedenti condoni. Tragedia che si poteva
evitare con una più attenta e precisa
valutazione dei rischi e della pericolosità
di quelle zone. Nella mia esperienza di
poche ore nei luoghi colpiti dal nubifragio
vengo assalito dai suoni delle sirene dei
mezzi di soccorso. Mi fermo ad ascoltare le
voci ed i racconti della gente e forse
riesco a percepire qualcosa in più della
tragedia che Messina sta vivendo in questo
momento. Incontro un ragazzo di circa 20
anni: non è del posto, non è un curioso e
neanche un giornalista , ma si trova lì
dalla mattina per scavare tra il fango e le
macerie sperando di ritrovare vivo un suo
amico. Non mi racconta altro, non gli chiedo
altro, già mi basta per capire. Mi fermo in
un vicolo coperto da circa un metro e mezzo
di fango e non trovo via d’uscita, vedo la
gente spalare il fango davanti all’ingresso
delle loro case, tanto fango. Più avanti un
gruppo di ragazzi prova a tirare l’auto
fuori dal fango ed io cerco di dargli una
mano. Non tutti i presenti sul posto, però,
sono lì per prestare il loro aiuto: anche in
questo dramma, purtroppo, non sono mancati
gli sciacalli che hanno cercato di
approfittare della tragedia. Piove ancora ed
è quasi buio. I soccorritori continuano a
scavare e intanto vedo arrivare i primi
pullman venuti per portare via da
quell’incubo gli sfollati. Rifletto sul
fatto che la tragedia è circoscritta a delle
piccole frazioni. Tornando verso casa mi
accorgo che già dopo qualche chilometro dai
luoghi del disastro sembra tutto normale
come se non fosse successo niente. E se
questo dramma rimanesse periferico e come
tale venisse dimenticato? Fortunatamente
tantissimi cittadini stanno rispondendo con
ogni forma di solidarietà e di aiuti
concreti: centri di raccolta fondi e di beni
di prima necessità, squadre di volontari nei
centri di smistamento e presso gli alberghi
cittadini per dare conforto agli sfollati.
Leggo le ultime notizie sui giornali: sale
il bilancio delle vittime e con esso il
dolore, la rabbia, l’amarezza. Manca
all’appello ancora tanta gente. E intanto si
continua a scavare. Mi chiamano alcuni
amici: vogliono organizzare squadre di
spalatori nelle zone colpite dal nubifragio.
Quel fango è di tutti noi e tutti insieme lo
dobbiamo spalare.
LA CRISI UN EFFETTO BENEFICO L'HA OTTENUTO,
L'ECONOMIA MONDIALE HA SCOPERTO L'ETICA
di Maurizio Ballistreri
-
La bufera che ha investito le banche in
tutto il mondo deve far riflettere i
governanti del pianeta sull'esigenza di
definire nuove regole in materia
finanziaria. Un primo elemento di
valutazione deve riguardare la triste
parabola delle banche d'affari, simbolo
dell'eccellenza capitalistica mondiale,
colpite a tal punto, si pensi al fallimento
di Lehman Brothers, da trasformarsi in
istituti di credito commerciali, è il caso
di Morgan Stanley e Goldman Sachs, mentre in
Italia, tra indiscrezioni e smentite, si
discute della possibile fusione tra
Mediobanca e Unicredit. In questo scenario
il rilancio del modello di banca universale
appare una risposta ai disastri di quelle
d'affari e alle difficoltà di quelle
commerciali, nella crisi della
globalizzazione con un capitalismo impazzito
che propone il paradosso americano della
General Motors "socializzata". Un altro
elemento su cui riflettere è il sostanziale
fallimento dell'Accordo denominato Basilea
2, stipulato dai governatori degli istituti
centrali dei dieci paesi più
industrializzati del mondo, il cosiddetto
G10, per definire, a livello internazionale,
i requisiti patrimoniali delle banche in
relazione ai rischi assunti dalla stesse. In
particolare l'Accordo di Basilea ha
modificato le regole che individuano il
capitale necessario per fronteggiare
eventuali rischi, ma senza alcun
aggiornamento dei criteri relativi al suo
accantonamento nel tempo. Il risultato è
sotto gli occhi di tutti, si è verificato un
incremento esponenziale degli strumenti
finanziari ibridi quanto complessi, la cui
capacità di dare copertura alle perdite
delle banche e tutelare i risparmiatori è
ancora da verificare; senza dimenticare la
possibile esplosione di nuovi contagiosi
virus nel mondo creditizio che potrebbero
ulteriormente sgretolarne le fondamenta:
l'insolvenza delle carte di credito
(divenute "carte di debito") e i "derivati"
finanziari senza copertura economica reale.
Alla crisi generale del mondo finanziario a
livello internazionale è sfuggito il settore
del microcredito, come quello creato dal
premio Nobel per la pace 2006 Muhammed Yunus,
definito "il banchiere dei poveri",
attraverso la Grameen Bank, la banca rurale
del Bangladesh che gestisce 2 milioni di
clienti, 1048 filiali e 35 mila villaggi.
Yunus ha inventato un modello rivoluzionario
di credito con piccoli prestiti di denaro
alle persone più povere che diventano al
tempo stesso azionisti della banca. Le
élites dei Paesi più ricchi farebbero bene a
comprendere questa straordinaria esperienza
creditizia, basata sul primato dell'uomo e
dei bisogni sociali rispetto al mercato. In
questa prospettiva, qualche giorno or sono,
nel corso di una conferenza a Parigi
dedicata al tema "Nuovo Mondo, nuovo
capitalismo", si sono confrontati alcuni
leader politici europei in perfetto stile
post-partisan, l'ex premier laburista
inglese Tony Blair, il cancelliere
cristiano-democratico tedesco Angela Merkel,
il presidente francese centrista-gollista
Nicolas Sarkozy e il ministro del Tesoro
italiano della coalizione di centrodestra
Giulio Tremonti (di estrazione socialista),
che hanno dichiarato l'esigenza di rifondare
l'economia mondiale ponendovi alla base il
primato dell'etica. Proprio Tremonti ha
parlato della necessità di "un passaporto
etico-giuridico" lanciando la proposta del
legal standard: regole finanziarie uguali
per tutti i Paesi che partecipano al mercato
globale.
Appello
agli uomini,alle donne,ai cittadini, ai
deputati,agli avvocati ai magistrati
di
Stella Carfora
Si deve essere prima uomini e poi ci si può
considerare cittadini!!! Per chi crede
ancora nella giustizia, nella libertà di un
paese democratico insieme rendiamo più forti
le ali della libertà e la democrazia che ci
hanno donato i nostri padri!!! Da poco tempo
leggo su internet, nello specifico in
facebook,vedo filmati e leggo notizie che mi
fanno capire quanto grande sta diventando
nel nostro paese la cultura discriminatoria
e razzista verso altri esseri simili a noi.
Non avrei mai pensato che, pur non essendo
un giurista avrei nella mia vita dovuto
imparare le leggi per comprendere il perché
di tanti diritti negati…e il perché si debba
sempre lottare per farli rispettare, di
certo non ho la competenza ampia di un
giurista che lo è per professione e per
titolo... posso anche nell' interpretare una
norma non esserne all' altezza per questo
chiedo a chi di competenza di aiutarci a
fare chiarezza! Premesso ciò, vengo al
dunque che è fondamentale in questo appello
che pubblico! Fermo restando che l'art.18,e
l’ art 21 della Cost. che assegna a tutti
gli italiani libertà di associazione e di
libertà di manifestare il proprio pensiero
liberamente. mi fa restare sconcertata il
proliferare di immagini l'utilizzo di alcuni
linguaggi e atti come, saluti romani, croci
celtiche, inni, termini "nostalgici" giochi
inneggianti alla discriminazione dei
migranti su internet,che innescano nei
giovani veri e propri meccanismi di
indottrinamento oltre all’ istigazione a
comportamenti discriminatori verso altri
popoli e culture tutto questo ad opera di
autorevoli esponenti della lega nord. Da
premettere che,a mio modesto parere questi
linguaggi e queste azioni non rientrano
nella “libera manifestazione del pensiero”
(costituzionalmente tutelata) ma sono veri e
proprie forme di istigazioni all’esaltazione
caratterizzata al tentativo di diffondere
nuove forme ideologiche discriminatorie
verso l’essere umano e ritenute diffusamente
illecite o contrarie sia dal nostro
ordinamento giuridico, che dalla carta dei
diritti dell’uomo, e dalla dichiarazione dei
diritti umani. Nel nostro c.p.
esisteva,esiste ,l'apologia di reato,
fattispecie prevista dall’ultimo comma
dell’art. 414 c.p. che punisce colui il
quale pubblicamente esalta e/o manifesta la
correttezza e la giustificabilità di atti
ritenuti illeciti dall’ordinamento
giuridico. dalla Costituzione italiana
all'interno delle "Norme di attuazione della
XII disposizione transitoria e finale (comma
primo) della Costituzione", più
specificatamente con la legge 20 giugno
1952, n.645, conosciuta anche come legge
Scelba la quale all'art. 4 sancisce il reato
commesso da chiunque "fa propaganda per la
costituzione di un'associazione, di un
movimento o di un gruppo avente le
caratteristiche e perseguente le finalità"
di riorganizzazione del disciolto partito
fascista, oppure da chiunque "pubblicamente
esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi
del fascismo, oppure le sue finalità
antidemocratiche".o quella più recente
aggiornata con la Legge n. 205 25 giugno
1993 (Legge Mancino ) Chiediamo quindi a
deputati coraggiosi ai magistrati di buona
volontà, se, quanto abbiamo esposto vi si
ravvisano i presupposti di reato di cui
sopra, di farsi carico di questo appello e
di intervenire come e per legge anche, se lo
ritengono necessario ricorrendo alla corte
di Strasburgo! Anche perché credo che le
norme, vadano rispettate ed applicate a
tutti…
De Rita: "Meritocrazia
senza spazio nella piramide del potere"
.......CONTINUA
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Milano: figlio di Boris Giuliano nuovo capo della Squadra mobile è Alessandro Giuliano, 42 anni, figlio di Boris, il funzionario di polizia assassinato da Cosa nostra nel 1979 a Palermo. Arriva dalla questura di Venezia dove ha diretto la Squadra mobile e ha concluso diverse operazioni contro la nuova Nuova mala del Brenta.
NON DEVE ESISTERE UNA GIUSTIZIA DI SERIE A E UNA DI SERIE B. LE CAUSE DURANO ANCORA TROPPO A LUNGO, SOPRATTUTO A MESSINA. CONSUMATORI ASSOCIATI CHIEDE UN INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. CONTINUA INTANTO LA NOSTRA CAMPAGNA NAZIONALE IN TUTTA ITALIA PER CHIEDERE RISARCIMENTI PER CITTADINI. “Chiediamo al Ministro della Giustizia provvedimenti adeguati per incidere in modo decisivo e definitivo su una delle più grandi vergogne del nostro paese: la durata delle cause. La situazione del Tribunale di Messina è tra le peggiori e i cittadini attendono troppi anni per avere giustizia, riteniamo dunque che il ministro debba adottare subito dei provvedimenti adeguati. Le recenti dichiarazioni del procuratore generale Franco Cassata, dei rappresentanti degli avvocati di Messina e dell’ex presidente della Camera, Luciano Violante, sulla situazione del Palazzo di Giustizia peloritano devono fare riflettere. Non può esistere una giustizia di serie A per i cittadini di alcuni comuni ed una di serie B per altri. Ricordiamo inoltre, che esiste dal 2007 la legge «Pinto» che obbliga lo Stato a risarcire tutti coloro che hanno subito una causa durata più di tre anni. Di fatto, però, chi ha diritto al risarcimento non conosce l' esistenza della legge e, così, lo Stato non viene citato in giudizio. È un problema che interessa almeno dieci milioni di italiani. Invitiamo dunque chi ha una causa che dura da più di tre a partecipare alla nostra Campagna Nazionale per l'applicazione della legge che prevede il risarcimento per chi si trova in questa aberrante situazione”. Il presidente nazionaledi Consumatori Associati Avv. Ernesto Fiorillo
Rifiuti: Cracolici, voto commissione su riforma Ato segna fine maggioranza “La maggioranza non c’è più. Il testo sulla riforma degli Ato rifiuti approvato stasera dalla commissione Territorio e Ambiente dell’Ars assorbe le principali proposte del PD: il ddl prevede, infatti, un nuovo Piano rifiuti che soppianterà quello fallimentare voluto da Cuffaro costruito sui quattro termovalorizzatori, che ci lascia un servizio peggiorato e una montagna di debiti. Sempre su proposta del PD sono stati previsti un Piano di rientro per i debiti degli Ato e un Piano straordinario di discariche ad iniziativa pubblica in Sicilia. A questo punto Lombardo prenda atto di non avere più una maggioranza”. Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars, dopo l’approvazione da parte della IV Commissione del testo di riforma degli Ato rifiuti in Sicilia votato dal PD e dal Mpa, mentre i rappresentanti del Pdl e dell’Udc hanno abbandonato sin dall’inizio i lavori della commissione
Incidenti sul lavoro: Panarello (PD), istituire commissione d’indagine all’Ars“Le istituzioni regionali non possono assistere immobili allo stillicidio delle morti sul lavoro in Sicilia e limitarsi alla solidarietà alle famiglie. Proporrò alla commissione lavoro dell’ARS l’istituzione di una Commissione d’indagine sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, per verificare l’operato degli enti preposti e stimolare il concorso di tutti gli attori”. Lo dice Filippo Panarello, deputato regionale del PD. “Occorre fronteggiare una situazione che ha superato abbondantemente i livelli di guardia: il governo della regione deve imprimere una forte accelerazione all’attività degli enti preposti al controllo della sicurezza e alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Bisogna incrementare gli ispettori della Regione e delle ASL e il presidente Lombardo, senza ulteriori ed ingiustificati ritardi, deve istituire la Commissione consultiva permanente e il Comitato regionale di coordinamento per le attività di prevenzione e di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, così come previsto dal Testo Unico nazionale”.
Politica A PALERMO L'ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL PD HA APPROVATO LO STATUTO DEL PARTITO. PROTAGONISTA DELLA GIORNATA ANGELA BOTTARI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE.
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LE
FOLLIE DI ALESSANDRO
Obama pensa all'America, Silvio a Kakà!
Finalmente svelate le vere ragioni per le quali il
Premier ha dovuto rinunciare all'insediamento di Barack
Obama: vendere o NON vendere Kakà ??? Questo è il
problema! Il pensiero di negare al «Popolo Milanista» il
suo beniamino deve aver tolto sonno al povero Cavaliere;
immagino che angoscia avrà avuto al vertice di Sharm el
Sheikh per non aver potuto presenziare alle trattative!?
Fortunatamente, Silvio è riuscito a riportare la pace in
Medio Oriente!? Comunque tutto è bene ciò che finisce
bene: Kakà resta al Milan e l'America onorerà oggi il
suo nuovo Presidente «bello ed abbronzato» senza la
presenza del nostro Premier che s'è persa la diretta di
un'evento epocale! In fondo si tratta solo di un figlio
di schiavi che è riuscito ad occupare quella Casa Bianca
che i suoi avi avevano costruito come muratori in
catene! Sentimentalismi da «festa dell'Unità
Americana»!? Così deve aver pensato Silvio snobbando
l'insediamento di Obama che il resto del mondo guarda
con interesse, trepidazione e speranza di cambiamento
vero! Gli Stati Uniti, popolo classista e razzista pur
di risollevare l'America hanno avuto il coraggio di un
capovolgimento storico paradossalmente incredibile;
questo «abbronzato» di 48 anni, giovane, sportivo,bello,
alto, rappresenta l'icona di un mondo che vuole e deve
cambiare i parametri e le regole imposte da quelli
vecchi, sovrappeso, siliconati, piccoli calvi
costantemente abbronzati e con protesi dentarie
finlandesi!?!?!? Questo «ragazzo abbronzato» di Honolulu
ma originario del Kenya comincio a pensare che non solo
cambierà l'America ma darà qualche serio problema a
quelli «piccoli» che sposano le top-model, amano il
calcio mercato e giocano a risico da presidenti !?!? Alessandro Consonni
...continua
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GABBIE SALARIALI, IL
SILENZIO DI TREMONTI di Giovanni Frazzica
Gabbie Salariali: il
lavoro sporco lo ha fatto Bossi con le sue dichiarazioni
ferragostane incastonate in una serie di argomenti finti (inni,
bandiere, sottotitoli, dialetti ) buttati lì, un po’ per fungere da
cortina fumogena, un po’ per carezzare l’elettorato leghista.
Tatticismi. I meno sprovveduti capivano che i ruggiti del senautùr
erano l’eco delle preoccupazioni della Marcegaglia e servivano da
apripista all’entrata di Sacconi, il duro intelligente della squadra
del Nord. Ora il quadro è quasi completato, ma il lavoro per coloro
che vogliono fare la resistenza contro le Gabbie Salariale è
diventato, con l’entrata in campo di Maurizio Sacconi, molto più
difficile. Il Ministro del welfare infatti non usa la clava bossiana,
ma la carota degli incentivi fiscali da concedere a quelle imprese
virtuose che applicheranno i nuovi contratti con i parametri che
tengono conto della territorialità e della produttività e rendono
“meno invasiva” la contrattazione nazionale. In pratica significa
che non crescerà più la voce base dello stipendio per categoria e lo
stesso lavoro verrà pagato in maniera differente a seconda di dove
lo fai, quindi non più in relazione ai rischi, alla professionalità,
al logorio etc. etc. Il che significa Gabbie Salariali e, malgrado
l’introduzione del termine “territorialità” sappiamo benissimo, per
esperienza supportata dalle statistiche, che basta tracciare una
linea un poco al di sotto di Roma per vedere che è concentrata tutta
al Sud l’area negativa di influenza della nuova contrattualistica.
Perché i più avveduti stanno insorgendo contro questa manovra? E’
iniqua sul piano sociale perché accentua le discriminazioni, anziché
colmarle. Al nord c’è un maggior costo della vita, calcolato intorno
al 16%, ma, già ora, il livello retributivo medio, secondo una
rilevazione condotta dal Centro Studi della CGA di Mestre, è
superore del 30%. A questo andrebbe aggiunto che al nord i
lavoratori sono assistiti da servizi (mense, asili nido, trasporti,
spacci aziendali, cral, piscine, palestre etc) erogati spesso
gratuitamente, a prezzo politico o sotto forma di benefit ed anche
che, generalmente, tutti i membri di una famiglia lavorano e,
talvolta, qualcuno ha anche il doppio lavoro. Il Sud si
caratterizza, purtroppo, per le famiglie monoreddito, quindi
immaginate cosa succederà a livello di sistema se la riforma
Bossi-Sacconi andrà in porto. In un sistema economico a due velocità
immettere, attraverso un tortuoso marchingegno di aumenti salariali
differenziati, una maggiore liquidità dove c’è già una grande massa
monetaria circolante significa far aumentare la propensione al
consumo, far lievitare ancor di più i costi. (Ovviamente anche
mantenere o fare aumentare il benessere locale). Al contrario al Sud
il fenomeno farà accentuare la depressione in atto, perché anche
pochi euro in meno sulla busta paga del singolo lavoratore,
moltiplicati per milioni di soggetti incidono enormemente sulla
massa monetaria circolante e sulla psicologia dei consumatori
meridionali, accentuando la loro insicurezza. E per questo che
Tremonti tace, uomo dalle grandi ambizioni, che dice di ispirarsi a
Colbert e a Cavour, capisce certamente che i suoi compagni di
cordata lavorano bene per il breve periodo, per vincere le elezioni
regionali nel triveneto, ma gli stanno sfasciando l’Italia. Che
tristezza dovere assistere, in un Paese che è stato la culla della
civiltà, della cultura e la patria del diritto, al materializzarsi
di forme di discriminazione abominevoli che poggiano sul forte
egoismo di pochi e sulla diffusa debolezza di molti. E condannano
milioni di cittadini italiani a vivere in uno stato di perenne
insicurezza, altro che diritto alla felicità. Sarà paradossale, ma i
problemi del Sud si risolveranno quando il Presidente della Regione
Lombardia sarà uno “bello abbronzato”. Yes we can!
«La città vive sotto una
cappa massonica». Il grido di dolore: dietro le apparenze c'è gente
che controlla i meccanismi per garantirsi potere
di Mauro Cucè
- tratto da Gazzetta del Sud -
Ha "studiato" per due anni. Ventiquattro mesi di servizio, senza
urla, senza strepitì – non è nel suo carattere – facendo sentire la
sua voce solo nei momenti indispensabili: i passaggi spirituali in
cui il Pastore indica la strada al suo gregge e durante alcune
vertenze lavoro (Birra Messina, Molini Gazzi, Pumex e collegamenti
con le Eolie). Per il resto un attento "apprendimento". «Perché solo
la conoscenza può portare alla riorganizzazione e quindi al
rinnovamento» dice. Per due lunghi anni, ovvero da quel 13 gennaio
2007, quando mons. Calogero La Piana si è insediato nella sua nuova
Chiesa, l'Arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, una
delle più vaste d'Italia, con oltre 600 mila abitanti, 244
parrocchie, 16 vicariati, 241 sacerdoti secolari e 130 regolari, con
una media di 1405 battezzati per sacerdote. Ventiquattro mesi per
capire la realtà che lo circonda, prendere decisioni importanti e
soprattutto far ascoltare il timbro vero della sua voce: pacato, ma
fermo. Deciso. Con obiettivi precisi. E con idee altrettanto chiare,
che al termine di quasi due ore di intervista trovano la sintesi.
Sintesi che viene fuori come il magma dal vulcano. Come profonda
ferita nel cuore del Pastore che vorrebbe vedere il suo gregge non
smarrirsi per percorsi impervi. «C'è una forma di ipocrisia che è
tipica della nostra città. Una città che troppo spesso vive di
effimero e di apparenza. E l'ipocrisia è l'espressione di una realtà
più vasta che è la massoneria. La nostra è una città che vive sotto
una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo
sviluppo per poter dominare tutto. Guardate a fondo cosa c'è sotto
lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo
dell'economia, di opportunità di lavoro. Alla fine, questo rende la
città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di
potersi realizzare, di esprimersi. O entri nel meccanismo o non
avrai spazio: è un clima massonico, c'è chi lavora perché tutto
appaia in un certo modo e che impedisce l'espressione della
creatività dei messinesi. In città ci sono tra 32 e 38 logge
massoniche». – Esistono delle commistioni tra Chiesa e massoneria
messinese? «Cosa dire: non credo e lo dico col cuore. Credo che la
Chiesa venga, invece, strumentalizzata. A molti massoni fa comodo
mascherarsi da uomini vicini alla Chiesa, in modo da potersi
costruire una veste di "buono". Ripeto: non credo che la Chiesa sia
implicata, ma ci sono persone che fanno parte di questi meccanismi
che sono vicine». – Nella recente omelia, in occasione della
celebrazione per il centenario del terremoto, lei ha richiamato le
istituzioni ad un impegno responsabile per completare la
ricostruzione di Messina. Salesiano e uomo di popolo, avverte il
senso generalizzato di sfiducia da parte della gente nei confronti
della classe politica? «I cittadini sono smarriti, non sanno più a
chi rivolgersi, con chi interloquire per i loro bisogni. Non
ottengono risposte da troppo tempo: Messina è in depressione
sociale, lo si avverte giornalmente. È un problema serio. La dignità
sociale viene calpestata quando i livelli di trasporto pubblico sono
questi, quando le persone vivono ancora nelle baracche. La nostra
gente sente parlare da anni di completamento di nuovi svincoli,
potenziamento dell'approdo di Tremestieri, di un atteso risanamento,
di una oculata politica edilizia e del lavoro. E non si possono
dimenticare i 45 villaggi, spesso al collasso, forse quelli non sono
cittadini? Tutto questo è frustrante. Persino il Palazzo della
Cultura a Messina nasce vecchio di trent'anni». – Ma è un problema
legato ad una mediocre classe politica messinese? «Non entro
assolutamente nelle valutazioni dei singoli, per carità. Non è il
mio stile e non è mio compito. Io parlo di un sistema generalizzato,
che caratterizza anche il resto dell'Italia. Manca la vera
formazione politica dei nostri amministratori, quella politica a
servizio della collettività. Non ci si improvvisa politici, molti
invece lo fanno per assicurarsi uno stipendio, un posto di lavoro
per alcuni anni. Il modus operandi è chiaro: obbedisce a progetti di
classe, di settori, di famiglie, non a un progetto di bene comune.
C'è sempre il prevalere di un interesse privato, di qualche
famiglia». – Gli scandali all'Università sui concorsi con il rettore
sospeso, il presidente della Provincia indagato, lo sviluppo
selvaggio dell'edilizia con alcune inchieste in corso. Si riferisce
a questo? «No, mi creda, lo ripeto. Non parlo di singole persone o
di singole istituzioni. Il mio è un discorso generale: mi riferisco
ad un indirizzo generalizzato, ad un modo di fare che caratterizza
la nostra Nazione, la nostra regione, la nostra città. Perché
stupirsi dell'Università, il sistema clientelare è ovunque, anche
nelle piccole cose. È un modo di essere».
– Dopo qualche mese dal suo arrivo in città, Lei parlò di «assenza
di senso civico e sociale». Anche recentemente è stato chiaro: è
necessario ricostruire i valori per ricostruire la città e la
società. «È la conseguenza di quanto ho detto prima. O si
ricostruisce un vero senso civico, un nuovo stato civile o non c'è
speranza. Siamo afflitti dalla degradazione della sessualità, dalla
visione materialistica ed edonista della vita, dall'affievolirsi
dell'amore per il focolare domestico, l'atteggiamento troppo
permissivo dei genitori, la scarsa incidenza della proposta
educativa e formativa, l'indebolirsi dei vincoli familiari. E poi
manca la cultura dell'osservanza delle leggi e in alcuni casi anche
chi è chiamato a farle rispettare per lacune di organico. Porto un
esempio, ma ci tengo a sottolineare che si tratta di un semplice
esempio: guardate cosa accade il venerdì e il sabato notte nel
centro della città. È una giungla, non ci sono regole, non c'è il
minimo rispetto per l'altro». – Nel corso di un incontro pubblico ha
detto che «Lo Stretto di Messina si sta restringendo sempre di più,
lo Stretto ci sta troppo stretto e dobbiamo tutti impegnarci per
allargare la città dello Stretto con la creazione di nuovi e ampi
spazi». Di quali spazi parla? «Mi riferisco agli spazi di
socializzazione, quelli che ti consentono di comunicare
direttamente, di scambiare concetti, di fare cultura. Se non c'è
relazione, non c'è sviluppo. E parlo degli spazi vitali ed
esistenziali per assicurare e garantire sostegno alla famiglia,
diritto al lavoro, alla casa, alla salute e ad una esistenza
decorosa». – Come può accadere nel 2009, che due fratelli muioiano
di stenti in una casa e per tre-quattro mesi nessuno si accorga di
nulla? «Perché la gente ha paura di aprirsi all'esterno, ha perso la
speranza. Siamo tutti guardinghi, non c'è fiducia nell'altro. Ognuno
guarda al proprio orticello, senza preoccuparsi di cosa succede a
pochi metri di distanza». – La Chiesa ha delle responsabilità per
questo clima generalizzato di sfiducia presente tra la gente? «Vuol
sapere se la gente si sta allontanando da noi? La gente, come le ho
detto, si allontana da tutto e si chiude in se stessa. Ma noi non ci
tiriamo indietro – sorride –. Ne parlavo qualche giorno fa con il
questore Mauro: mi ha detto che la Chiesa è ormai l'unica
Istituzione a essere rimasta vicina alla gente. Dove c'è una
parrocchia, c'è una casa, c'è un centro di socializzazione. Ma c'è
bisogno dell'aiuto di tutti, soprattutto nei rioni abbandonati e nei
più malfamati. Proprio il questore mi ha confermato che sarà
aumentata la presenza delle forze dell'ordine anche a S. Lucia sopra
Contesse e a Bisconte. Ho chiesto che la stessa cosa venga fatta a
Giostra, a S. Matteo». – Proprio pochi giorni fa il danneggiamento
delle finestre della parrocchia dell'oratorio salesiano. Atto
intimidatorio vista la grande opera dei salesiani in quel quartiere
controllato dalla criminalità o semplice bravata?
«Se devo esprimere un parere, penso più alla bravata, tipica di una
gioventù che in quei luoghi tende a dimostrare la propria forza in
questi modi. Basta dare uno sguardo in giro, nella piazza, per avere
un'idea. Ma questo non vuol dire che sottovaluteremo il problema. Il
messaggio è chiaro: se qualcuno pensa di intimidirci sbaglia di
grosso, la storia dei salesiani lo dimostra. La parrocchia e la
diocesi si sono accollati un mutuo per ristrutturare il teatro, che
si aspetta da decenni, ma i fondi non basteranno (servono altri 300
mila euro, ndc). Ho detto al parroco di non abbattersi, ce la
faremo». – Da San Matteo a Santa Lucia sopra Contesse il passo è
breve. A che punto è il progetto del centro socio-pastorale?
«Ho chiesto la rivisitazione del progetto, perché com'era non andava
bene. Troppo grande e troppo dispersivo, sarebbe stato difficile da
gestire, anche come costi. Preferisco le cose meno roboanti, ma
molto più funzionali. Sto aspettando il nuovo progetto da parte dei
tecnici».
– Facciamo un gioco: per un giorno è il sindaco o il presidente
della Provincia. Quale futuro darebbe alla città dello Stretto? In
che direzione andrebbe? «Due direzioni: la prima riguarda la
custodia delle bellezze naturali, inestimabili, della nostra città.
Nessuno potrà mai toglierci quello che il Creatore ci ha donato e
bisogna fare in modo di custodirlo e potenziarlo. Rendiamo visibili,
ma davvero, quelle bellezze che sono state nascoste negli anni.
Parlo della Zona falcata, parlo del nostro lungomare. Basta guardare
Reggio Calabria, in un chilometro hanno fatto un lavoro splendido.
Pensate a cosa sarebbe il nostro affaccio a mare riqualificato. Ma
la seconda direzione è forse più importante: mi riferisco ad una
vera politica di promozione culturale. A questa città manca la
creatività, lo spirito di iniziativa, ma non solo da parte delle
istituzioni. Parlo della gente: forza, coraggio! Bisogna uscire
dalla logica del posto fisso ed essere capaci di inventarsi anche il
lavoro. A costo, come ho detto all'inizio, che ti permettano di
realizzarti: ma i cambiamenti si affrontano con grande volontà e
impegno. Tre parole fondamentali: senso del lavoro, rigore e
impegno. Qui spesso non sappiamo accontentarci». – La commemorazione
del centenario del terremoto poteva essere una grande occasione. In
realtà, a parte le iniziative religiose, è stato un flop. «Anche io
avevo immaginato altro. Avevo anche proposto un atto simbolico: la
costruzione di un'opera importante sotto il profilo morale, anche un
centro sociale sarebbe andato bene, in una zona degradata della
nostra città. Avevo pensato a Fondo Fucile. Un segno per dimostrare
che si può risorgere. Non ho avuto risposte. Il resto è stato una
seria di mostre e conferenze accademiche». – Il campanile del Duomo
è stato votato dai turisti tra le prime tre Torri-orologio d'Europa.
Ma a che punto sono i lavori della Cripta?
«Abbiamo risolto il problema dell'ingegneria idraulica con due pompe
che aspirano l'acqua, la apriremo nel mese di marzo per tre giorni
in occasione delle feste del Fai. La Sovrintendenza sta preparando
un progetto di restauro interno per arrivare all'agibilità e di
conseguenza ospitare un luogo di cultura. Ma torno un attimo al
Campanile. Non c'è un bagno pubblico nella piazza, eppure il parroco
li ha richiesti a tutte le amministrazioni che si sono succedute». –
Processione della Vara, di S. Agata, di S. Rosalia. Feste di
religione e popolo, in cui però spesso si mischiano sacro e profano
con pericolosi risvolti, come dimostrano le inchieste delle procure
di Messina e Catania. Qualcuno rimprovera alla Curia e al Comune uno
scarso controllo su tutto ciò che gira attorno alla Vara con
presenze inopportune. «È un discorso complesso. Voglio sottolineare
una cosa. A Messina non c'è quel giro di interessi economici che c'è
invece dalle altre parti e a cui si interessa la criminalità. È vero
che ci sono delle incrostazioni di tanti anni, ma è altrettanto vero
che attorno alla Vara c'è il grande amore della gente. Non
demonizziamo tutto, è una grande occasione in cui al cuore della
gente può arrivare un segno di Dio, della Madonna; o attraverso una
parola del vescovo, o attraverso altri gesti. E poi ricordate che i
processi di purificazione sono lunghi». – Due anni di Episcopato a
Messina. Il suo personale bilancio. «Il mio primo grande impegno è
stato rivolto alla conoscenza territoriale della diocesi. Ho
incontrato le realtà ecclesiali, quasi tutte le parrocchie. Ho
voluto parlare con tutti i sacerdoti, presenti nei 16 vicariati. E
tra aprile e maggio tornerò a incontrarli. Poi ho rinnovato gli
organismi di partecipazione a cominciare dal Consiglio presbiteriale
diocesano. A breve completerò anche il Consiglio pastorale diocesano
e la Consulta aggregazione laicale. Oltre all'impegno per le lettere
pastorali. E poi i giovani: la festa di Messina con 4.500 presenze,
altre 2.000 a Barcellona e il prossimo grande raduno, nel periodo di
Quaresima, è previsto a Taormina. Sapete l'amore che ho per i
giovani». – Che si allontanano sempre più dalla Chiesa. «Perché noi
marciamo controcorrente, a differenza di quelle "agenzie" (droga,
sesso, sballo) che offrono l'illusione di una felicità facile a
basso prezzo. Li invito a ritrovarsi, a guardarsi dentro. La
felicità richiede un grande impegno, ma alla fine è eterna».
CittadinanzAttiva
di Messina scrive ai deputati ed ai senatori
eletti nelle circoscrizioni della Sicilia e
della Sardegna
Il prossimo martedì il Parlamento
modificherà la legge elettorale Europea
introducendo lo sbarramento del 4%,
concordato tra maggioranza ed opposizione.
Cittadinanzattiva di Messina chiede alle
SS.LL., in tale occasione, di intervenire
per modificare il metodo previsto per
l’attribuzione dei resti che, avvenendo a
livello nazionale, di fatto premia i collegi
più popolosi determinando l’assurdo che gli
elettori della Sicilia e della Sardegna
pesano il 60% rispetto agli elettori delle
altre Circoscrizioni. E questo anche in
considerazione che il numero complessivo
degli europarlamentari assegnati all’Italia,
dopo l’ingresso nell’U.E. dei nuovi stati, è
di 72 rispetto ai precedenti 78. In
occasione delle ultime elezioni europee tale
perverso meccanismo ha fatto sì che la
Circoscrizione di Nord-Ovest si vedesse
attribuire 23 seggi, rispetto ai 20
previsti, quella di Nord-Est abbia
confermato i 15 previsti, quella del Centro
sia passata da 15 a 16, mentre quella del
Meridione invece dei 19 previsti ne ha avuti
assegnati 17 e quella delle Isole invece dei
9 previsti 7. Il problema è facilmente
risolvibile. E’ sufficiente, infatti,
prevedere che l’assegnazione dei resti
avvenga a livello circoscrizionale. E’
necessario anche, per evitare le lunghe
attese delle ultime elezioni, aumentare il
numero dei seggi elettorali che nel 2004
erano 61.712, mentre in precedenza erano
circa novantamila, cifra cui si deve
ritornare se si vogliono eliminare gli
inconvenienti lamentati.
A Messina occorre anche scegliere con
attenzione i presidenti dei seggi. IL
COORDINATORE
( Giuseppe Pracanica)
S. Filippo del Mela
Sopralluogo in Centrale in vista della conferenza sull'Aia. Edipower,
segnali positivi dalla commissione tecnica. Ribadita la necessità
che l'azienda si adegui alle direttive europee
di Antonino Pino Gazzetta
del Sud - San Filippo del Mela
La Commissione chiamata ad esprimere un parere tecnico sull'ultimo
piano presentato dalla Edipower per ottenere l'Aia per la centrale
termoelettrica di San Filippo Archi, si è riunita ieri al comune di
S. Filippo, dopo una visita agli impianti di Archi. La commissione
presieduta dall'ingegnere Dario Ticali, del ministero dell'Ambiente
assieme ai tecnici nominati dalla Provincia e dal Comune di San
Filippo del Mela (assente ilrappresentante della regione) ha voluto
avere diretta contezza sulla fattibilità delle opere che l'azienda
elettrica dovrebbe realizzare per far rientrare i propri impianti
nelle drastiche norme comunitarie imposte dal ministero
dell'Ambiente. L'ingegner Ticali, prima della riunione ha sentito le
posizioni dei sindacati e degli ambientalisti, in presenza di un
folto gruppo di operai della centrale di Archi.
Nel suo intervento, ha ricordato che «dopo quattro conferenze di
servizio, l'Edipower ha presentato un piano che si avvicina alle
normative vigenti, ritenendo pertanto le proposte in precedenza
formulate dalla commissione, fattibili». Ha poi proseguito che l'Edipower
«deve garantire con fidejussoni bancarie, i futuri lavori di
ambientalizzazione. L'ultimo nodo da risolvere sono le percentuali
di Nox, ed oggi – ha detto – la commissione tratterà il problema».
La decisione finale della commissione, riunitasi a porte chiuse,
verrà poi esaminata dalla successiva conferenza di servizi, ed alla
fine toccherà al ministro rilasciare o negare l'autorizzazione
all'esercizio della centrale. Al di là del riserbo esistente
sull'istruttoria, si ha la sensazione che un criterio
imprescindibile per ottenere l'Aia da parte di Edipower dovrà essere
il rispetto della direttiva 9661 CE, recepita dal decreto
legislativo 59/265. In buona sostanza vengono chiesti investimenti
per adeguare gli impianti, dando alla stessa società un congruo
tempo per farlo. In buona sostanza Edipower deve dare un chiaro
segnale di voler investire, di diventare concorrenziale;
diversamente tutto si complicherà. All'incontro nell'aula
consiliare, prima della riunione era presente l'assessore
provinciale all'ambiente Pietro Petrella che ha auspicato,
nonostante la situazione attuale sia molto difficile, che venga
riesaminata l'ultima proposta fatta dall'Edipower. Nel suo
intervento ha pure chiesto all'Arpa, ente regionale di
riappropriarsi del territorio dell'hinterland milazzese per il
controllo ambientale. Ha chiesto anche ai sindaci dell'area ad alto
rischio di crisi ambientale di creare per proprio conto una rete di
monitoraggio parallela, in modo da confrontare i dati
sull'inquinamento. Padre Giuseppe Trifirò, sacerdote di Archi, sede
della Centrale, invece ha fatto presente il verificarsi nella zona
di un aumento delle malattie tumorali. Ha poi detto che «tante volte
l'industria ha detto di essere in regola con le leggi in materia
ambientale, ma si può constatare che l'ambiente che ci circonda si è
via via degradato sempre di più». Nel chiudere il suo intervento ha
chiesto che tutti i gruppi delal centrale vadano a metano. Il
sindacalista Giovanni Mendolia ha ribadito la posizione dei
lavoratori già espressa in Prefettura: «Che nessuna posizione
lavorativa venga messa in discussione – ha detto –. Che i gruppi tre
e quattro vengano messi in funzione, visto che anche i dati
sull'inquinamento registrano una controtendenza, rispetto agli anni
scorsi».
Incontro-dibattito sul tema: “Anch’io preferisco la preferenza!” Organizzato dall'Associazione
Culturale Mondo Nuovo.

Si è svolto Sabato 29 Novembre 2008 nell'Aula Magna dell’Istituto Tecnico
Commerciale “Leonardo Da Vinci” di Milazzo. I lavori sono stati
introdotti e coordinati
da Giovanni Frazzica, Presidente dell’Associazione culturale Mondo Nuovo, che ha
sottolineato la necessità di riaffermare i valori e le metodologie della
democrazia anche attraverso il mantenimento e la reintroduzione del voto di
preferenza. La
relazione
introduttiva è stata tenuta dal Prof. Antonio Saitta, Docente di Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato presso la
Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Messina. Il Prof. Saitta ha
illustrato ordinandoli cronologicamente, tutti i passaggi che, nel corso
degli ultimi 18 anni,
hanno prodotto, mediante leggi ordinarie, profonde trasformazioni dell'impianto
legislativo riguardante gli strumenti elettorali per il rinnovo della
rappresentanza parlamentare. L'abolizione del voto di preferenza e l'assenza di
primarie, determinano un Parlamento che si limita a ratificare le Leggi proposte
dal Governo. Nel successivo dibattito sono intervenuti Franco Scicolone, Filippo Panarello, Pippo Isgrò, Maurizio Ballistreri, Pippo Morano,
Benito Gagliardo, Gaetano Caliò e Nino Nastasi.
L'interesse riscontrato sul tema della preferenza ha indotto gli organizzatori a
riproporre l'iniziativa anche in altre località della provincia di Messina e nel
Comune capoluogo.
Urologia
Stili di vita salva-prostata
La progressiva identificazione di geni implicati
nello sviluppo di malattie (ce ne sono anche di
protettivi) potrebbe essere letta da alcuni in
chiave di scarsa utilità della prevenzione, come
alibi per non cambiare stili di vita poco sani.
Invece è sempre più evidente che la genetica da
sola non basta, conta l’interazione
dell’ambiente e cioè dei fattori esterni, che
decidono se si attiverà o disattiverà un
determinato processo, o almeno sono in grado di
modularlo. Una nuova dimostrazione esemplare nei
risultati viene da una ricerca californiana,
nella quale una decisa modifica dei
comportamenti alimentari e d’altro tipo in
uomini con tumore prostatico indolente a basso
rischio ha prodotto gli attesi miglioramenti
fisici e metabolici, ma ha anche mostrato di
“spegnere” un folto gruppo di oncogeni e di
accenderne altri invece benefici. In un’altra
ricerca, sempre californiana, si sono viste le
implicazioni delle stesse famiglie di geni
dannosi e della restrizione energetica (in
pratica una dieta ipocalorica) nella diversa
resistenza di cellule sane o tumorali a stress
ossidativo o chemioterapia.
Dieta, gestione dello stress, esercizio.
L’epidemiologia ha già messo in luce che
l’incidenza del cancro della prostata è molto
inferiore nelle popolazioni con alimentazione
povera di grassi e prevalentemente vegetale,
così come alcuni studi hanno mostrato che misure
dietetiche e comportamentali in uomini con il
tumore in stadio precoce possono diminuire
l’antigene prostatico PSA o rallentarne
l’aumento, risultando potenzialmente
terapeutiche. Un aspetto importante da chiarire
anche perché, in molti malati con la forma
indolente sottoposti a screening per il PSA a
lungo termine, non si rileva lai progressione
della malattia, tanto che non si ritiene
necessario trattarli ed esporli così a effetti
indesiderati. Lo studio GEMINAL (Gene Expression
Modulation by Intervention with Nutrition and
Lifestyle) ha voluto approfondire le conseguenze
di modifiche intensive dello stile di vita
rispetto all’espressione dei geni prostatici in
uomini appunto con il tumore indolente a basso
rischio, selezionati in modo da minimizzare la
possibilità di malattia metastatica. I trenta
partecipanti, età media 62 anni, che non avevano
voluto sottoporsi nell’immediato a chirurgia o
radioterapia od ormonoterapia, mentre erano
sotto sorveglianza rispetto alla progressione
del tumore, hanno partecipato a un programma
completo che prevedeva cibi poveri di grassi
(l’11,6% delle calorie totali), integrali e di
base vegetali, tecniche di gestione dello
stress, esercizio moderato in forma di cammino
quotidiano (3,6 ore a settimana). Dopo tre mesi
si sono andati a vedere gli effetti, analizzando
anche materiale genetico (RNA) estratto dalle
agobiopsie prostatiche. Possibile nuova
strategia per la chemio. Com’era nelle attese
questo regime ha prodotto un significativo
miglioramento di fattori negativi, cioè
riduzione dell’indice di massa corporea, della
pressione sistolica e diastolica, della
lipidemia, della circonferenza vita; calo non
significativo per la trigliceridemia e la
proteina C-reattiva; diminuito
significativamente anche il distress psicologico
e migliorato il benessere psicologico legato
alla qualità della vita. Non solo: si è
dimostrata una sotto-regolazione di 453 geni
coinvolti nella modulazione di processi critici
per l’oncogenesi, implicati nel metabolismo, nel
trasporto e nella fosforilazione di proteine.
Per esempio oncogeni della famiglia RAS oppure,
come visto in analoghi studi su obesi, geni
legati all’IGF-1 (fattore di crescita
insulino-simile), o geni del metabolismo dei
carboidrati. Inoltre è risultata una
sovra-regolazione, di carattere positivo, di
altri 48 geni. Modulare l’espressione genica
agendo sullo stile di vita sembra dunque
possibile. A questo si ricollega la seconda
ricerca californiana, per sondare l’ipotesi che
una dieta meno calorica potesse proteggere
cellule normali ma non cellule tumorali da un
elevato stress ossidativo o dalla chemioterapia.
In diversi animali, in mancanza di geni
equivalenti agli oncogeni umani delle famiglie
RAS e IGF1, si è vista un’associazione tra
longevità e migliore resistenza allo stress;
quest’ultima si è vista anche in esperimenti che
valutavano l’effetto sull’organismo delle
restrizioni caloriche. Gli autori statunitensi
hanno verificato che le cellule “affamate” e
sane erano fino a mille volte più protette, ma
non quelle malate. Una possibile futura
strategia potrebbe basarsi su nuove
chemioterapie che generano alti livelli
ossidativi in combinazione con la minore
resistenza allo stress delle cellule cancerose
determinata dalla dieta. Elettra
Vecchia
Fonti
Ornish Dean et al. Changes in prostate gene
expression in men undergoing an intensive
nutrition and lifestyle intervention. PNAS june
17, 2008; 105 (24): 8369-74
Raffaghello L et al. Starvation-dependent
differential stress resistance protects normal
but not cancer cells against high-dose
chemotherapy. PNAS june 17, 2008; 105 (24):
8215-8220
Napolitano: «All'impoverimento morale della
politica occorre reagire». Il Mezzogiorno deve
fare «autocritica e un'autoriflessione» sulla
amministrazione della cosa pubblica
Bisogna assolutamente reagire a un fenomeno che
si è fatto sempre più pesante di «impoverimento
culturale e morale della politica che è sotto
gli occhi di tutti. Si fa enorme fatica a dirlo
e a reagire», ha detto Giorgio Napolitano alla
Fondazione Mezzogiorno Europa a Napoli. Con
queste parole il presidente della Repubblica ha
spiegato, più apertamente il senso dei richiami
rivolti lunedì e martedì agli amministratori di
tutto il Mezzogiorno a procedere ad un profondo
rinnovamento e allo stesso tempo a fare una
riflessione autocritica sul modo di amministrare
la cosa pubblica. «Questa e altre fondazioni -
ha detto - hanno assoluta necessità di ripensare
il rapporto cultura-politica e di reagire a
fenomeni sempre più pesanti e niente affatto
nuovi. Io lo scrissi nella conclusione
provvisoria della mia autobiografia politica
(nel 2005, ndr) parlando di impoverimento
culturale e morale della politica, fenomeno che
è sotto gli occhi di tutti. Si fa enorme fatica
a dirlo e a reagire». I DUE TEMI - Più in
generale, Napolitano ha segnalato la grande
difficoltà che si fa a riportare all'attenzione
nazionale due temi: quello dell'impegno
meridionalistico e quello dell'impegno per
l'Europa politicamente unita. «C'è una grande
miopia delle classi dirigenti nazionali - ha
concluso - nell'accettare in termini di
condivisione di sovranità il ruolo da assegnare
all'Europa, un ruolo che fuori dall'Europa è
apertamente riconosciuto e rispetto al quale c'è
una sollecitazione a svolgere. Noi invece
dobbiamo ancora ratificare il modesto Trattato
di Lisbona». IL MEZZOGIORNO - In un breve
intervento a braccio, il presidente ha detto che
occorre a ricordare al Mezzogiorno di fare
«autocritica e un'autoriflessione» sulla
amministrazione della cosa pubblica. Altrimenti
il sud non può fare sentire la sua voce rispetto
a scelte politiche che lo penalizzano, neanche
«sulle interpretazioni più perverse del
federalismo fiscale», ha detto il presidente.
«Non voglio aggiungere nulla - ha detto
Napolitano - a ciò che ho detto pubblicamente.
Sono persuaso che se oggi non si dà il senso di
una forte capacità di autocritica e di
autoriflessione nel Mezzogiorno, poi la partita
per fare passare politiche corrispondenti alle
esigenze del Mezzogiorno stesso, diventa
enormemente difficile. Si possono denunciare
rischi, paventare esiti infausti, ma se ci si
sottrae a un esercizio di responsabilità per
quello che riguarda l'amministrazione della cosa
pubblica nel Mezzogiorno, non si hanno titoli
per resistere anche a interpretazioni le più
perverse del federalismo fiscale». La
riflessione del presidente della Repubblica ha
preso le mosse da una considerazione sul ruolo
delle fondazioni culturali. Rispetto a un'epoca
precedente in cui erano impartiti a sviluppare
le riflessioni sulla cultura, ha detto
Napolitano, «adesso i contributi non a caso
devono venire dall'esterno e devono contribuire
al rinnovamento dei partiti non solo in quanto
formazioni politiche ma anche per le loro
responsabilità di governo e amministrative».
Politica
I costi
della politica: più 100 milioni, le uscite nel
2008 sono salite di 13 milioni. Colpa dei nuovi
vitalizi.I Palazzi del potere hanno aumentato le spese
Dalle agende alle liquidazioni, sprechi e
privilegi.
Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da
tasca del Senato, appositamente disegnate per il
2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra
i 365 giorni elegantemente annotati ne manca
uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai
costi della politica». A partire, appunto, dal
costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo
miliardo di lire. Per dei taccuini
personalizzati. Più di quanto costerebbero di
stipendio lordo annuo dodici poliziotti da
assumere e mandare nelle aree a rischio. Il
doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di
quanto riesce a stanziare mediamente per ogni
ricerca sulla leucemia infantile la Città della
Speranza di Padova, la struttura che opera
grazie a offerte private senza il becco di un
quattrino pubblico e ospita la banca dati
italiana dei bambini malati di tumore.
Sentiamo già la lagna: uffa, questi attacchi
alle istituzioni democratiche! Imbarazza il
paragone coi finanziamenti alle fondazioni senza
fini di lucro? Facciamone un altro. Stando a uno
studio del professor Antonio Merlo
dell'Università della Pennsylvania, che ha
monitorato gli stipendi dei politici americani,
quelle agendine costano da sole esattamente
28.000 € (abbondanti) più dello stipendio
annuale dei governatori del Colorado, del
Tennessee, dell'Arkansas e del Maine messi
insieme. È vero che quei quattro sono tra i meno
pagati dei pari grado, ma per guidare la
California che da sola ha il settimo Pil
mondia-le, lo stesso Arnold Schwarzenegger
prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598
euro lordi e cioè meno di un consigliere
regionale abruzzese.
Sono tutti i governatori statunitensi a ricevere
relativamente poco: 88.523 euro in media l'anno.
Lordi. Meno della metà, stando ai dati ufficiali
pubblicati dalla Conferenza delle Regioni e
delle Province autonome, degli emolumenti lordi
d'un consigliere lombardo. Oppure, se volete, un
quarto di quanto guadagna al mese il presidente
della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che porta a casa 320.496 euro lordi
l'anno. Vale a dire quasi 36.000 euro più di
quanto guadagna il presidente degli Stati
Uniti.(...) Se è vero che non saranno le
agendine o i menu da dieci euro a portare alla
rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero
però che non saranno le sforbiciatine date dopo
il deflagare delle polemiche a raddrizzare i
bilanci d'un sistema mostruosamente costoso. Né
tanto meno a salvare la cattiva coscienza del
mondo politico. Certo, l'abolizione
dell'insopportabile andazzo di un tempo, quando
bastava denunciare la perdita o il furto di un
oggetto per avere il risarcimento («Ho perso una
giacca di Caraceni». «Prego onorevole, ne compri
un'altra e ci porti lo scontrino»), è un'aggiustatina
meritoria. Come obbligati erano la soppressione
a Palazzo Madama del privilegio del barbiere
gratuito e l'avvio di un nuovo tariffario
(quasi) di mercato: taglio 15 euro, taglio con
shampoo 18, barba 8, frizione 6... E così la
cancellazione del finanziamento di 200.000 €
per i corsi di inglese che non frequentava
nessuno. E tante altre cosette ancora. Un
taglietto qua, una limatina là... (...) Sul
resto, però, buonanotte. L'andazzo degli ultimi
20 anni è stato tale che, per forza
d'inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al
punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl),
Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega
Nord), nell'estate 2008, hanno ammesso una resa
senza condizioni scrivendo amaramente nel
bilancio: «Non è stato possibile conseguire
l'obiettivo di inversione dell'andamento della
spesa in proposito fissato dal documento sulle
linee guida».
Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama,
nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni
rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570
milioni e mezzo di euro. Un'enormità: un milione
e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del
2,20 %. Nettamente al di sopra
dell'inflazione programmata dell' 1,7 %.
Colpa di certe spese non facilmente
comprensibili per un cittadino comune: 19.080
€ in 6 mesi per noleggiare piante
ornamentali, 8.200 € per «calze e collant di
servizio» (in soli 3 mesi), 56.000 per
«camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro
per «fornitura vestiario di servizio per
motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi
vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei
7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni
di solidarietà» ai senatori rimasti senza
seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno
di reinserimento nella vita sociale» (manco
fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere)
scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli
chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di
darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta
per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento
nella vita sociale» di Armando Cossutta è
costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi
278.516, quello di Francesco D'Onofrio 240.100.
Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla
Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio,
ha trovato motivo di consolazione per l'addio a
Montecitorio in un accredito bancario di 337.068
euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per
dieci legislature. Pari a mezzo secolo di
attività parlamentare. Teorici, si capisce:
grazie alle continue elezioni anticipate, in
realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti
quattordici di meno.
Un dono ricevuto anche da larga parte dei
neo-pensionati che erano entrati in Parlamento
prima della riforma del 1997 e come abbiamo
visto si erano tirati dietro il privilegio di
versare con modica spesa i contributi
pensionistici anche degli anni saltati per
l'interruzione della legislatura. Come il verde
Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49
anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese
che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur
essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni
invece di 25. Oppure il democratico Rino
Piscitello: 7.958 € per 4 legislature
nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni
ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio
Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non
solo ha messo a segno il record dei baby
pensionati di questa tornata ma ha trovato
subito una «paghetta» supplementare come
presidente del consiglio di amministrazione
della Mistral Air: la compagnia aerea delle
Poste italiane.
C'è poi da stupirsi se, in un contesto così, le
spese dei Palazzi hanno continuato a salire?
Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, Cnel e Csm costavano tutti insieme nel 2001 un
miliardo e 314 milioni di euro saliti in cinque
anni a un miliardo e 774 milioni. Una somma
mostruosa. Ma addirittura inferiore alla realtà,
spiegò al primo rendiconto Tommaso
Padoa-Schioppa: occorreva includere
correttamente nel conto almeno altri duecento
milioni di euro fino ad allora messi in carico
ad altre amministrazioni dello Stato. Ed ecco
che nel 2007 tutti gli organi istituzionali
insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse
per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel
2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel
punto, ricorderete, nell'ottobre 2007 scoppiò un
pandemonio: ma come, dopo tante promesse di
tagli, il costo saliva di altri 53 milioni, pari circa al bilancio annuale della
monarchia britannica? Immediata retromarcia.
Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino
a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo»
dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col
Quirinale che comunicava gongolante di aver
tagliato, partendo dai corazzieri (lo
specchietto comunemente usato per far luccicare
gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille.
Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per
cento decisi dalla regina Elisabetta, però era
già una (piccola) svolta...
Bene: non è andata così. Nell'assestamento di
bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a
salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a
2 miliardi e 55 milioni di €. 100 milioni
secchi più di quanto era stato annunciato in un
tripudio di bandiere che sventolavano per
festeggiare i «tagli». Risultato finale:
l'aumento che avrebbe dovuto essere
virtuosamente contenuto nello 0,5 per cento si è
rivelato di almeno il 5,6: 11 volte più
alto. Sergio Rizzo,
Gian Antonio Stella
- Corriere della
Sera -

SOMIGLIANZE,
TRATTO DA 98CENTO
Politica senza cuore e senza rancore, ma col fattore C di Giovanni Frazzica - I messinesi sono politicamente fortunati, ma non se ne rendono conto. Inclini al disfattismo e con una bassa propensione all’autostima, non fanno altro che mugugnare e borbottare da mane a sera. Ingrati !, soprattutto nei confronti di un Sindaco che includendo nella sua compagine di governo delle donne brave, giovani e simpatiche ha reso più gradevole e stimolante l’attività amministrativa. Infatti gli Assessori maschi di Palazzo Zanca fanno cose da pazzi per essere all’altezza delle loro colleghe che, non so se ci avete fatto caso, assomigliano un po’ alla Garfagna ( Pinella Aliberti ) e alla Prestigiacomo ( Elvira Amata ). Sono un po’ “delle veneri tascabili” rispetto alle loro colleghe romane, ma che importa, per una rappresentatività di dimensione locale sono più che sufficienti. E il buon Peppino Buzzanca, anche se non dovesse riuscire a combinare nulla di buono (cosa assai probabile con la situazione finanziaria che si ritrova), per aver concepito questa Giunta, è già degno di entrare nella Storia della Città. E che dire poi del leader dell’opposizione che fino a ieri era la rappresentazione locale del veltrusconismo e che ora vuole assumere anche alcune caratteristiche proprie di Romano Prodi? Si, proprio di Prodi, è stato Genovese in persona a svelare involontariamente questa sua propensione. Nel corso di una recente riunione del Pd, nel tentativo di replicare a coloro che gli avevano rivolto delle critiche, per mostrarsi superiore, ha affermato che i suoi maestri gli hanno insegnato che “la politica si fa senza cuore e senza rancore” e lui si muove nel solco di questo fondamentale insegnamento. Che pena per coloro che non hanno avuto altrettanti buoni maestri e che si sono impegnati, sacrificati e qualche volta anche immolati, per seguire un ideale, una passione, una ideologia. Ma come si fa la politica senza cuore? Nel Paese del festival di San Remo, dove il cuore fa rima con amore, non si può escluderlo e non sostituirlo con nulla. E allora il nostro ha mutuato da Prodi il fattore C, che poi è quella cosa che quando viene riferita alle modelle si chiama lato B. Quindi, avendo sostituito nel suo agire politico il cuore con il fattore che ha tenuto in piedi Prodi nei passaggi più difficili, ha finito con l’assumere parte del suo spirito, per cui oggi è una autentica trinità veltrusconprodiana. Ma questi personaggi che lui incarna attualmente appaiono un po’ sbiaditi. L’uomo del giorno è Obama. Molti vogliono sentirsi o sembrare come lui, soprattutto nel mondo della sinistra. In pole position in questo momento c’è il Prof. Saitta. Nei giorni caldi della campagna elettorale è andato per dieci giorni in America, un viaggio avvolto dal mistero. Al ritorno ha iniziato una dieta rigida ed un severo allenamento sportivo. Per sopperire alla mancanza di sole estivo fa un uso massiccio della lampada. Ieri, nel cortile dell’Università, alcuni suoi studenti lo hanno sorpreso mentre canticchiava “vorrei la pelle nera”. Non lamentatevi messinesi, in originale o in copi, avete proprio tutto.
PENSIONI 2009:
GLI AUMENTI SONO 5 VOLTE PIÙ
BASSI DELLA CRESCITA DEI GENERI DI PRIMA
NECESSITÀ. DA GENNAIO PER MINIMA E SOCIALE
RIVALUTAZIONE DEL 3.4% PARI A 15 € AL MESE
A partire
dal 1° gennaio le pensioni saranno rivalutate
del 3,4%. “E’ una mazzata, una profonda
delusione” commenta Carmelo Muscolino segretario
della FNP-CISL ,rendendo noti gli importi
elaborati sulla base dei dati Istat. “I generi
di prima necessità, dal pane alla pasta al
latte, ma anche l’elettricità - afferma – hanno
avuto un’impennata folle, anche del 20-30%,
frutto di una speculazione esasperata ed
incontrollata”. “Gli aumenti alle pensioni
sociali o minime sono di circa 10/15 euro al
mese, frutto di un paniere bugiardo composto da
quasi mille prodotti (che comprende computer e
telefonini che magari scendono di prezzo ma che
non tutti possono comprarsi) che non
rappresentano certamente i consumi della
maggioranza dei pensionati (soprattutto al sud)
e che rendono sempre più poveri i già poveri,
espellendoli da una vecchiaia dignitosa anche
dopo una vita di lavoro. “A Messina – conclude
Muscolino - dove sono sempre più affollate le
mense dei poveri e migliaia le famiglie che con
riservatezza e dignità sopportano condizioni di
forte disagio, a causa di una classe
politico-istituzionale insignificante e di un
sistema commerciale e distributivo arroccato,
così come SPI, FNP e UILP hanno denunciato alla
Procura della Repubblica e all’Antitrust, non si
è capaci nemmeno di portare a compimento quella
proposta minima avanzata dal Prefetto Alecci di
bloccare il prezzo di 20 prodotti di largo
consumo per sei mesi. E ancora è da dimostrare
che l’amministrazione comunale, che continua a
eludere le richieste di incontro con il
sindacato, realizzerà un efficace mercato degli
agricoltori entro Natale in un luogo facilmente
accessibile”. Gli aumenti delle pensioni dal
primo gennaio sono l’effetto della cosiddetta
perequazione automatica (l’ex scala mobile)
stimata in un + 3,4%. Il precedente aumento
risale al gennaio 2008, nella misura provvisoria
del 1.6% (d.m. del 19.11.2007), calcolato sulla base dei dati
dell’inflazione al settembre 2007; mentre
l’indice effettivo (registrato a dicembre 2007)
si è poi attestato all’1,7%. Per cui i
pensionati vantano già un piccolo credito nei
confronti degli enti di previdenza i quali
devono integrare la differenza dello 0,1%, in
occasione del pagamento della prima rata
dell’anno nuovo.
Il valore provvisorio previsto è pari al 3,4. In
dettaglio:
Pensioni minime. Con l’incremento del 3,4%
l’importo del trattamento minimo sale da 443,56
euro, valore definitivo 2008 a 458,64 al mese
nel 2009. Con l’aggiornamento Istat sale anche
l’assegno sociale, la rendita assistenziale
corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di
altri redditi, introdotta dalla riforma Dini
(legge n. 335/1995) in sostituzione della
vecchia pensione sociale: passa da 395,98 a
409,44 euro al mese. Mentre la pensione sociale
ancora prevista per i titolari della stessa al
31 dicembre 1995, sale a 337,43 euro al mese.
Pensioni superiori al minimo. Per le pensioni di
importo superiori al trattamento minimo,
l’aliquota percentuale di aumento si applica a
scalare, secondo determinate fasce di importo.
Questo significa che gli aggiornamenti avranno –
diversamente dal passato - il seguente
andamento:
- 100% dell’indice Istat sull’importo mensile
fino a cinque volte il trattamento minimo.
- 75% sulla quota mensile eccedente cinque volte
l’importo del trattamento minimo.
Pensioni minime 2008 Aumenti 2009
Pensione sociale € 326,01 € 337,43
Assegno sociale € 395,59 € 409,44
Trattamento minimo € 443,12 € 458,64
Pensioni superiori al minimo:
se di importo attuale fino a € 2.217,80: aumento
per il 2009 del 3,4%
se di importo attuale oltre € 2.217,80: aumento
per il 2009 del 2,55%
Riparte Cittadinanzattiva Messina. Al centro della
propria azione la tutela dei cittadini.
L’iniziativa di Cittadinanzattiva un ponte
per una rete di azioni comuni
Con l’approvazione della mozione finale da
parte dei delegati, che “impegna la nuova
dirigenza regionale e l’intero movimento di
Cittadinanzattiva della Sicilia a porre al
centro della propria attività ed azione la
tutela dei cittadini; di fare del loro punto di
vista, dei loro reali bisogni, il cardine
attorno al quale deve ruotare l’attività della
P.A. affinché essa realizzi l’indispensabile
opera di sintesi nella sanità, nei servizi
sociali, nei trasporti, nella scuola…” si sono
chiusi, ad Acicastello (CT) le tre giornate di
lavori congressuali di Cittadinanzattiva
Sicilia. Con la conclusione dei lavori
assembleari è iniziata, dunque, la nuova
stagione di impegno per tutto il movimento
siciliano ed anche, in particolare, per gli
aderenti a Cittadinanzattiva della provincia di
Messina. Il congresso regionale ha
rappresentato, infatti, per il giovane movimento
messinese - costituito solo da 18 mesi, ma che
già conta ben nove assemblee territoriali (una
per ogni distretto sanitario, oltre la sede
provinciale) e oltre settecento aderenti e
volontari che si sono avvicinati al movimento
perché entusiasti dalle iniziative a tutela dei
diritti dei cittadini - un banco di prova molto
impegnativo, sia sotto il profilo organizzativo
che culturale. Un iter decisamente nuovo per
moltissimi degli aderenti che è stato vissuto
con entusiasmo e intensa partecipazione a tutti
i livelli di impegno. Un percorso che ha
caratterizzato questa stagione del movimento e
che, nelle varie tappe istituzionali, ha scelto
a livello locale, provinciale e regionale il
nuovo gruppo dirigente che, fino al 2012, sarà
impegnato a guidare il cammino ed il destino del
movimento siciliano; a promuovere e coordinare
le attività delle RETI di impegno civico (nella
sanità con il “Tribunale per i diritti del
malato”, nell’amministrazione della giustizia
con “Giustizia per i Diritti”, nella tutela dei
consumatori con “I procuratori dei Cittadini”,
nella scuola con la “Scuola di Cittadinanzattiva”
ed infine con la tutela dei soggetti affetti da
malattie croniche con la “CnAMC”). L’assise
congressuale ha visto impegnati circa un
centinaio di delegati provenienti da tutte le
province della Sicilia, i quali hanno dato vita
- insieme a numerosi ospiti e rappresentanti
delle istituzioni - con impegno e passione
civile ad intensi momenti di analisi negli
incontri, di partecipazione nel dibattito e di
confronto serrato anche nella scelta della nuova
dirigenza. La sede congressuale siciliana del
movimento, oltre ad aver costituito una
occasione di confronto ed un momento di scelta
della rappresentanza, è stata, anche, un
crogiolo di proposte e di ipotesi di lavoro
molto importanti per le popolazioni dei vari
territori. Di questo impegno e di queste
iniziative evidenziamo una dichiarazione di
Andrea Cucinotta (già coordinatore del TDM di Messina) – chiamato
a far parte, nel ruolo di vice segretario, dei
nuovi organismi di governo regionale del
movimento siciliano - che non nasconde la
responsabilità per il peso di un impegno così
delicato “destinato a realizzare una sintesi
unitaria di tutte le esperienze siciliane”, ma
che evidenzia – continua il neo componente della
segreteria di Cittadinanzattiva - come
“l’impegno sia espressione ed il frutto della
volontà di tantissimi cittadini che con la loro
esigenza di partecipazione e di voglia di essere
cittadini impegnati hanno fatto sorgere tante
assemblee territoriali”. “Tutto ciò non è
avvenuto per caso - evidenzia
Cucinotta - ma per l'intuizione e l'impegno del
dott. Giuseppe Pracanica – anima del movimento
messinese - che ha colto in larghi strati di
cittadini, il desiderio di una partecipazione
civica, vera e fattiva, svolta in prima persona,
senza mediazioni e per tutelare i diritti di
tutti” . Un impegno che ha raccolto l’evidente
consenso di tantissimi concittadini messinesi e
che sta contribuendo a colmare il differenziale
storico con le altre città siciliane, collocando
Messina, almeno nell'ambito di Cittadinanzattiva,
tra le città siciliane veramente attive. Un
esempio? Il numero di delegati di Messina al
congresso nazionale è pari a quello di Catania e
Palermo e l'entusiasmo non è da meno. l
confronto e la partecipazione, dunque,
continueranno con immutato impegno nel congresso
nazionale che si svolgerà a Roma nel mese di
dicembre, quando Cittadinanzattiva festeggerà il
trentennale della sua costituzione ed eleggerà
la nuova dirigenza nazionale. Negli organismi
siciliani oltre al già citato incarico di vice
segretario regionale, attribuito ad Andrea
Cucinotta, sono state affidate importanti ed
onerose responsabilità ad uomini e donne del
movimento messinese di Cittadinanzattiva: Enzo
Terzi ed Agata Polonia, saranno impegnati in
modo continuativo e diretto nel settore della
Tutela del Malato; Giovanni Frazzica nella
tutela dei consumatori; Palma Bonfiglio nel
settore della Giustizia; Giuseppe Pracanica,
invece, farà parte dello staff tecnico che
affiancherà la segreteria regionale nel delicato
compito di governo del movimento della Sicilia.
GRUPPO UDC PER LA REINTRODUZIONE DEL
VOTO DI PREFERENZA.
Il Consiglio Comunale di Messina -
Premesso:che l’art. 1 comma 2 della Costituzione
italiana recita che: “La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle
forme e nei limiti della Costituzione”;che la democrazia rappresentativa è fondata
sullo stretto e necessario rapporto fra
eletto ed elettore;che l’art. 49 della Costituzione recita che:
“Tutti i cittadini hanno diritto di
associarsi liberamente in partiti per
concorrere con metodo democratico a
determinare la politica nazionale”;che fra i principi statutari del nostro
Comune vi è quello della promozione alla
partecipazione alla vita democratica del
paese e quindi di favorire con ogni utile
iniziativa l’espressione democratica dei
cittadini;Atteso:
che già in occasione delle elezioni
politiche i cittadini sono privati della
possibilità di scegliere i loro parlamentari
e tale scelta è affidata esclusivamente ai
leader di partito che hanno il potere di
compilare le liste e determinano anche
l’elezione dei parlamentari;
che nell’ambito di una riflessione sul ruolo
dei partiti e la loro forma democratica,
l’esclusione del voto di preferenza rischia
di alimentare una deriva leaderistica
estranea alla tradizione popolare;
che è all’ordine del giorno dei lavori
parlamentari una proposta di revisione della
legge elettorale per le elezioni europee che
escluderebbe la possibilità
di scegliere i propri eletti, eliminando del
tutto le preferenze;
Tutto ciò premesso:il Consiglio Comunale chiede:il mantenimento della possibilità per i
cittadini alle elezioni europee di scegliere
i parlamentari, anche riducendo ad una sola
le preferenze, e chiedendo altresì di
introdurre la preferenza nell’attuale legge
elettorale per il Parlamento italiano e da
mandato al Presidente del Consiglio
Comunale, di inviare ai Presidenti di Camera e Senato e delle commissioni parlamentari
competenti, la deliberazione in oggetto. Giorgio Muscolino Mario Rizzo Gaetano Caliò
Bruno Cilento Domenico Guerrera Vincenzo
Messina Giuseppe Ansaldo
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FURBETTISMO,
NUOVA FRONTIERA DELLA POLITICA
di
Giovanni Frazzica
Il secolo che sta alle nostre spalle, il
cosidetto secolo breve, ci ha fornito una
ampia collezione di “ismi”, quei suffissi
che servono a formare parole composte,
usatissime nella terminologia politica,
spesso con tono spregiativo. Citiamo i più
diffusi? Nazismo, fascismo, stalinismo,
leninismo, troskismo, franchismo, gollismo,
trasformismo, peronismo, populismo. Questi
termini vengono considerati in maniera
negativa perché rappresentano in alcuni casi
l’antitesi e, in altri, una variante
rispetto ai concetti di democrazia e di
libertà. In maniera diversa sono giudicati
invece il socialismo, il popolarismo, il
comunismo ed il liberalismo, movimenti
politici nati per concorrere a determinare
gli equilibri del sistema democratico.
Tant’è che per denotare la loro eventuale
degenerazione si parla di “socialismo
reale”, di “comunismo totalitario” o di
“liberismo sfrenato”. Ma, ahimè, per volere
dei moderni soloni della politica tutta
questa è materia da archiviare, roba del
secolo scorso. Veltroni tutto questo
armamentario di ismi, indiscriminatamente,
senza distinguere tra buoni e cattivi, lo ha
sepolto sotto le macerie del “voto utile”,
creando, alla sinistra del Pd il vuoto
parlamentare. Se si dovesse votare domani,
ammesso che siano reali i suoi sondaggi che
danno il suo Pd al 30%, chi gli porterebbe
il 21% mancante per fare maggioranza? Questo
Ahmadinejad del Testaccio ha negato il
diritto all’esistenza di culture con più di
cento anni di storia, per sostituirle col
culto della personalità, la sua. Ispirato
dal solerte Bettini e da Franceschini ha
confezionato un pacchetto di suggestioni che
avrebbero dovuto convincere gli italiani a
votare massicciamente per loro, vincitori
delle primarie, liquidatori del Governo
Prodi, artefici, nei loro sogni, di una fase
epocale di cambiamento, sulla scia di Obama,
il mito planetario dei democratici
americani. Quella sua richiesta a mezzo
slogan di cambiamento (change! change!
gridavano i Veltroni boy’s alle
manifestazioni del Pd), tradita dalle liste
infarcite di mogli, figli, cognati, amiche,
amici e portaborse, ci ha regalato la più
forte compagine di centrodestra che l’Italia
abbia mai avuto dal dopoguerra. Ben presto è
stato svelato il fragile e poco esaltante
contenuto del retrobottega di questo
apparato e oggi tutti, siano essi miracolati
o scontenti, si interrogano sul loro futuro.
I più attrezzati provano a fare le correnti,
altri cercano scampo in altri lidi, molti si
rifugiano, anche mentalmente, su un
immaginario Aventino, aspettando tempi
migliori. Ma i parlamentari sanno di non
avere delle ere geologiche per organizzare
le loro rielezioni, bisogna trovare un
sistema intelligente per superare questa
crisi e, se l’intelligenza latita, si vada
avanti col suo surrogato: la furbizia.
Potrebbe appunto essere il Furbettismo il
nuovo movimento politico di questo secolo
che in Veltroni e nei suoi epigoni troverà i
suoi profeti. La prima trovata, copiata dal
salvataggio Alitalia, potrebbe essere la
creazione del “bad party”, un soggetto
politico su cui caricare errori, colpe e
debiti. Le cose che contano verranno poste
in salvo altrove. E c’è già chi sta pensando
ad un nuovo simbolo ed un nuovo nome.
|
I riciclati di
Walter di
Gian Maria De Francesco
(il Giornale)
-
Berlusconi, durante i comizi, ripete spesso che il
Pd «è la continuità perché la maggioranza dei
ministri è candidata». In
effetti a scorrere le liste compaiono i nomi di ben 17
componenti del governo Prodi. In ordine rigorosamente
alfabetico: Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Massimo D’Alema, Cesare Damiano, Paolo De
Castro, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda
Lanzillotta, Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Arturo
Parisi, Barbara Pollastrini, Francesco Rutelli, Giulio
Santagata e Livia Turco. Con i
sottosegretari ricandidati il computo si avvicina
a 70 unità. Ma queste elezioni si ricorderanno anche
per la notevole presenza tra le file democrat di
portavoce e segretari dei big del partito. A partire
dagli spokesmen prodiani (Ricky Levi, Silvio Sircana,
Sandra Zampa), dal caposegreteria di Piero Fassino
(ovviamente ricandidato pure lui), Francesco Tempestini,
passando per l’ex portavoce di Dario Franceschini (che
non ha potuto rinunciare nemmeno al suo ex
caposegreteria Alberto Losacco), Piero Martino e per
quello di Veltroni, Vinicio Peluffo. Walter non ha
potuto fare a meno anche del suo caposegreteria in
Campidoglio, Walter Verini, e del responsabile del sito
Internet Francesco Verducci (ex componente
dell’esecutivo Ds) così come Beppe Fioroni ha piazzato
in Campania la sua fedele segretaria, Luciana Pedoto.
Meno fortunata Rosy Bindi che per il suo fido Salvatore
Russillo non ha ottenuto un posto sicuro in Basilicata.
Insomma, il carattere di novità delle liste Pd è un
concetto relativo. Non solo perché Matteo Colaninno,
Daniela Cardinale e Maria Anna Madia sono
rispettivamente figli del patron di Piaggio, di un ex
ministro delle Comunicazioni e di un organizzatore di
una lista civica per Veltroni. O perché il «partito
delle mogli», da Anna Serafini ad Anna Maria Carloni, è
lungi dall’ammainare bandiera. Un dato di fatto
rilevante è la tendenza a
riciclarsi di una certa classe politica. Se si
analizzano alcune posizioni «in bilico» nelle varie
Regioni, si scoprono nomi che totalmente nuovi non sono,
a prescindere dal fatto che abbiano più o meno varcato
le soglie del Parlamento. Ad esempio, nel Lazio alla
Camera al posto 15 è stato candidato Pietro Tidei. Già
deputato nella XIV legislatura, già sindaco di
Civitavecchia e di Santa Marinella, da 40 anni «signore
dei voti» del Pci-Pds-Ds nell’Alto Lazio. Nel maggio
2006, dopo che era risultato il primo dei non eletti
alla Camera, i suoi seguaci si piazzarono sotto il
Botteghino reclamando per lui un posto da
sottosegretario. Niente da fare, fu «risarcito» con la presidenza di Ferservizi, una
controllata delle Fs gestite dal cigiellino Mauro
Moretti. È andata meglio a Renzo Carella, consigliere
regionale e dominus di Colleferro, candidato al posto
numero 9. Lo stesso discorso vale per Alberto Tedesco al
Senato in Puglia. Si definisce «socialista dall’età
della ragione». In circa 30 anni di carriera l’attuale
assessore alla Sanità della giunta Vendola è stato
componente del Psi, del Nuovo Psi, dei Socialisti
autonomisti, dello Sdi dopo Bertinoro e ora del Pd,
anche questa è una novità. Anche l’operaio Iveco Alberto
Tosa, candidato in Lombardia II non è proprio estraneo
alla politica, essendo sindaco di Saviore dell’Adamello.
In Veneto II si trova Lorenzo Biagi già candidato
perdente alla presidenza della Provincia di Treviso. In
Veneto I Daniela Sbrollini, segretario provinciale dei
Ds vicentini e Angelo Guzzo, vicesegretario regionale
della Margherita. In Lombardia I, con poche possibilità
di farcela, c’è il giovane segretario milanese dei Ds,
Pierfrancesco Majorino seguito dal suo omologo monzese
Pippo Civati. In Lombardia II si trova Enrico Dioli, ex
Cisl, ex presidente della provincia di Sondrio e numero
1 della Margherita. Scendendo in Emilia si
ritrova il sindaco di Imola, Massimo Marchignoli al
posto numero 18 alla Camera, mentre la vicepresidente di
Legacoop Bologna Rita Ghedini è «eleggibile» al Senato.
In Umbria il giovane Carlo Emanuele Trappolino, già
coordinatore dei Ds di Orvieto, dovrebbe farcela. In
Toscana al numero 21 Tea Albini, in politica al ’76
e assessore al Bilancio di Firenze, si trova 4
posti dietro Rosa De Pasquale, focolarina.
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ALTRE
NOTIZIE |
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VOTARE WALTER, MA
ANCHE ….
•
di Giovanni Frazzica
Nascita e morte del compromesso storico
di Giorgio Frasca Polara
QUANDO UN AMICO
CI LASCIA
(continua) |
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Sig Direttore,
Tremonti, dismessa la finanza creativa, va predicando, con toni pontificali, la
finanza e l’economia etiche. Ma predica bene e razzola male. Giorni fa si era
indignato per il tentativo di depenalizzazione i reati fallimentari. Aveva
persino minacciato le dimissioni, e lo stesso Berlusconi era caduto dalle
nuvole, non ne sapeva assolutamente nulla. Ma era solo una sceneggiata…milanese.
La salvamanager, la salvabancarottieri, fra i quali Tanzi, Cagnotti, Geronzi, è
stata riscritta, e firmata da Tremonti. Si ripropone, seppure edulcorato, il
meccanismo di salvataggio dei più spudorati speculatori. Ora il ministro non può
nascondersi dietro il carneade di turno, l’on Cicolani, e se avesse dignità
dovrebbe dimettersi. Ma perché tanta ostinazione? Se questo è un governo amico
degli imprenditori, a prescindere, nello specifico è impegnato a salvare il
soldato Ryan, il ministro Fitto, su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio
per il fallimento della Cedis srl. Le leggi ad personam finora ad esclusivo
beneficio del premier/padrone vanno ora provvidenzialmente a benedire anche i
gregari. E il popolo, intorpidito dalla troppa esposizione televisiva, resta a
guardare e a sognare. EZIO PELINO
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Mondonuovoarte
Scrivici
Maurizio Ballistreri
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ELABORARE NUOVE REGOLE
CONDIVISE
di Maurizio Ballistreri -
L'elezione di Barack Obama ha mostrato, ancora una volta, la
buon dose di provincialismo della classe politica italiana,
impegnata a decantare le proprie analogie con il nuovo presidente
degli States. Da destra, pensando che la cultura politica americana
liberaldemocratica si possa sintetizzare nelle parole d'ordine "Dio,
Patria e Famiglia"; da sinistra riproponendo il nesso tra
modernizzazione e ideologia americanista, oggetto di critiche da
parte di Antonio Gramsci negli scritti su "americanismo e fordismo",
all'insegna di un riformismo basato sulla cultura paretiana ed
einaudiana del rigore economico di tipo deflazionistico. Tutti e due
i poli insomma, impegnati a tirare il nuovo presidente americano
dalla propria parte attraverso l'esaltazione del modello democratico
made in Usa, incuranti dei suoi limiti. A tal proposito si pensi
alle riflessioni offerte da Alexis de Tocqueville nel suo classico
La democrazia in America, sugli ostacoli sostanziali alla fruizione
dei diritti politici in quel Paese, che oggi vede la maggioranza
degli elettori non esercitare il voto e, a volte, anche incertezze
sulle procedure elettorali, come dimostra il caso della prima
elezione presidenziale di George W. Bush e della mancata verifica
dei voti in Florida, attraverso cui venne dichiarato sconfitto il
candidato democratico Al Gore. Non si tratta di difendere un sistema
politico quale è quello italiano, il cui cattivo funzionamento è
sotto gli occhi di tutti, sublimato, si fa per dire,
dall'impossibilità di scegliere i candidati per i quali votare da
parte degli elettori, da partiti "personali" nei due schieramenti e
dall'esistenza di vari conflitti di interesse. Si tratta, invece, di
depurare la politica italiana dal provincialismo che la caratterizza
dall'avvento della Seconda Repubblica sino ad oggi, dalla ricerca
ossessiva di modelli del gioco democratico e di legittimazione fuori
dai confini nazionali. E tutto ciò avviene con processi di
omologazione che non valorizzano i tratti identitari, le culture
politiche e le specificità dei territori, con una tendenza diffusa
all'elitismo, in una fase storica nella quale, entrato in crisi il "turbocapitalismo"
descritto efficacemente dal politologo Edwark Luttwak, che ha
provocato un "arricchimento di pochissimi" senza precedenti nella
storia umana (con il drammatico impoverimento di molti a seguito
della crisi finanziaria!), si discute a livello internazionale di
etica in economia, di regole pubbliche per i mercati e di
partecipazione dei cittadini. Forse nessun Paese al mondo può
offrire una ricetta universalmente valida circa il funzionamento
della democrazia e tutti, a partire dal ceto politico italiano,
dovrebbero sforzarsi nell'elaborare idee originali e nuove regole
condivise.
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NOTIZIE
DALLA SICILIA
NUOVO SUCCESSO DELL'AVV.
CARROCCIO.
CACCIATORI IN TRASFERTA, DISSEQUESTRATI FUCILI E CARTUCCE.
Il Tribunale del Riesame di Catania 5 sez. penale , presidente dott. Roberto
Passalacqua raltore dott. Antonio Giuttari, componente D.ssa Daniela Monaco Crea
ha accolto il ricorso presentato da tre caccaiatori messinesi in trasferta nelle
campagne etnee; N.T; G.M; e N. M che avevano subito in data 29.10.2008 il
sequestro dei fucli da caccia e delle cartucce da parte degli Agenti della
Guardia Forestale del distaccamento di Randazzo sul presupposto della caccia in
luogo interdetto. Il Tribunale, accogliendo la tesi difensiva, sostenuta
dall'avv. Salvatore Carroccio del Foro di Messina, circa la insussitenza di
concrete ed attuali esigenze probatorie tali da giustificare l'imposizone del
grave vincolo reale del sequestro, ha annullato il sequestro ordinando al
restituzione dei fucili e delle cartucce ai cacciataori .
"L'occhio del Gattopardo" e
l'arte di Cianciàfara
di
Laura Simoncini
-
E' il grande
rigore filologico a contraddistinguere
"L'occhio del Gattopardo. Filippo
Cianciàfara Tasca di Cutò e la fotografia
d'arte in Sicilia". Il libro, 380 pagine a
colori e in bicromia, scritto dallo storico
e tecnologo della fotografia Dario Reteuna,
è stato presentato ieri nella sala Borsa
della Camera di Commercio dallo scrittore e
opinionista Giampiero Mughini. «Il novecento
- ha sottolineato - è stato un secolo
importante e straordinario caratterizzato da
tanti autori, creatori e inventori che in
parte sono stati dimenticati. La dittatura
durata vent'anni ha rappresentato per alcuni
un buco, ma in realtà non è così perché sono
stati in molti a continuare a creare così
come ha fatto Cianciàfara con la fotografia
che si considera un'arte giovane, facile per
un verso e difficile per l'altro. Reteuna è
riuscito dunque a far riemergere questo
grande fotografo dimenticato di cui io, che
colleziono fotografie e libri sull'
argomento, non ne sapevo nulla. Cianciàfara
è stato infatti attore del tempo e del
linguaggio nuovo: la fotografia alla quale
arriva attraverso la competizione con la
pittura. Ogni foto realizzata rappresenta il
miracolo di quell'istante, la commedia umana
mai uguale a se stessa». Il volume ha il pregio
di colmare un vuoto storico di quasi 40 anni e mostra numerose resinotipie a colori.
TROVATO RELITTO DI NAVE ROMANA. PIPPO ISGRO’ ESULTA: “POTREBBE ESSERE OSPITATO NEL
MUSEO DEL MARE”.
La notizia del ritrovamento dei resti di una grossa nave da guerra
di epoca romana al largo di Acqualadroni dotata di rostro di oltre 2
metri ha fatto gioire il Prof. Pippo Isgrò, Assessore alle Politiche
del Mare della Giunta Buzzanca. L’Assessore, che attualmente risulta
particolarmente impegnato nella realizzazione del Museo del Mare di
Messina, ha manifestato l’intenzione di richiedere alle Autorità
competenti la concessione del prezioso reperto che potrebbe essere
il primo importante elemento da inserire nella nascente struttura
museale. Isgrò esprime anche l’auspicio che nella zona del
ritrovamento possano essere incrementate le ricerche che, quasi
certamente, consentiranno di portare alla luce altre importanti
testimonianze del passato. L'idea di donare in comodato d'uso al
Comune la propria raccolta privata arriva da un collezionista
messinese, Giovanni Peditto. «È chiaro che con i soli documenti non
si può dedicare un tempio al mare – ha detto Peditto –. Ci vogliono
relitti, percorsi che illustrino tecniche e strumentazioni come
avviene nel resto d'Europa, anche in città lontane dalla costa. Ma
questa voleva e vuole essere una proposta per l'Amministrazione a
concepire nella maniera più giusta un simile spazio. La nostra
collezione rappresenta dunque un modo per cominciare». Un'intera
parete coperta da una libreria che arriva fino al tetto racchiude
migliaia di testi, risultato di trent'anni di acquisti in giro per
mezza Europa. Navi da crociera, militari e passeggeri. Per mettere
un po' di ordine tra migliaia di libri, Giovanni Peditto ha pensato
di suddividere in tre categorie tutto il materiale in suo possesso.
Materiale dal quale spiccano alcuni "pezzi" unici, come il volume
risalente agli anni Venti su due transatlantici, il "Conte Rosso" e
il "Conte Verde", oppure quello sulla compagnia di navigazione "Messagerie
Marittime", del quale vennero stampate duemila copie in tutto il
mondo. Documenti a cui ne vanno aggiunti altri, quelli appartenenti
alla collezione privata di un ex comandante della Marina militare,
Luciano Grazioli, e di alcuni componenti dell'Associazione
ferroviaria siciliana. «Per noi sarebbe un enorme sacrificio
separarci da tutto questo – ha voluto sottolineare Peditto – ma
l'idea di poter adottare la formula del comodato d'uso, che noi
stessi avevamo proposto diversi mesi fa, ci farebbe stare molto più
tranquilli. Vogliamo donare qualcosa che resti alla città». Su un
punto però il collezionista non sembra essere pronto a trattare: il
contenuto del futuro museo. «Non potremo sicuramente fermarci a
qualche conchiglia – ha aggiunto –. Pensiamo al rostro appena
trovato ad Acqualadroni oppure alla possibilità di recuperare la
nave Cariddi per farne un punto di esposizione di resti antichi».
Nonostante qualche giorno fa sia stata indicata la Fiera come luogo
che potrebbe ospitare il centro a cui sta pensando l'assessore alle
Politiche del mare, Pippo Isgrò, nessuna proposta sul cosa metterci
è ancora saltata fuori.
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Il 30 novembre '98 la scomparsa del
politico di rango che per sei anni guidò la Regione. Rino Nicolosi, un
innovatore
Esattamente
dieci anni fa moriva a 56 anni, stroncato da un tumore, Rino Nicolosi, esponente
di spicco della Dc, più volte assessore regionale e, nel 1985, eletto presidente
della Regione, carica che ricoprì per sei anni, guidando 5 governi. La sua
figura, la ventata di innovazione che portò nell'amministrazione della cosa
pubblica e il prestigio che gli vennero riconosciuti sono tratteggiati in questa
nota che il presidente della regione Raffaele Lombardo ci ha fatto
pervenire:«Decine di leggi a tutela del diritto del lavoro, per lo sviluppo
economico, la trasparenza negli appalti, la riforma della macchina
amministrativa regionale portano la mia firma. Quei fatti, quelle leggi, non
possono essere cancellati e rappresentano una tensione che non è mai calata ,
nonostante gli attacchi feroci, violenti, che nel tempo ho subito in prima
persona. Attacchi portati a me, e di cui porto i segni, ma che sono attacchi al
progetto che migliaia di siciliani hanno sostenuto, con me, negli anni». Era il
1994. Con queste parole, che divennero il suo testamento politico, Rino Nicolosi
diede il via alla sua ultima battaglia elettorale, alle elezioni politiche.
Quattro anni dopo, la malattia con cui si era misurato per lungo tempo, lo
strappò alla vita. Sono già trascorsi dieci anni. Rino Nicolosi, il più
"moderno" presidente eletto alla guida della Regione uscì così, in punta di
piedi, dalla scena politica che aveva calcato da protagonista dal 1976. A
cinquantasei anni, aveva "bruciato" le tappe della carriera politica; era il più
giovane componente del Comitato nazionale della Dc e si confrontava da pari con
i "grandi" di quel tempo che sembra ormai lontanissimo: Ciriaco De Mita, Antonio
Gava, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga. E in quel contesto aveva portato la
forza del suo pensiero autonomista e innovatore. Voleva rompere col passato e
guardare avanti. Giocando la sua partita di rinnovamento tutta "dentro il
sistema", con forza ed esasperata determinazione, ma anche con stile, eleganza,
acuta intelligenza. Il suo cruccio: che nessuno dei personaggi della scena
politica nazionale, molti dei quali meridionali, riuscisse a ribaltare lo schema
delle politiche finanziarie e per lo sviluppo, puntando sul riscatto e il
rilancio del mezzogiorno. Varò il primo progetto per la realizzazione di
un'autorità delle acque in Sicilia, avvistando con grandissimo anticipo un tema
oggi di stringente attualità. Fu il primo politico italiano a comprendere il
valore delle politiche euromediterranee, e si sbilanciò, su questa strada, fino
a diventare amico personale di Muhammar Gheddafi e suo unico interlocutore negli
anni difficili dell'embargo alla Libia e dei missili su Lampedusa. Pensò e
realizzò i primi centri di eccellenza nell'isola, finanziando la ricerca
universitaria e la formazione avanzata nella pubblica amministrazione. Porta la
sua firma la prima legge per l'informatizzazione degli uffici pubblici in
Sicilia. Fu il primo a modificare, in direzione della trasparenza, il sistema
degli appalti pubblici. In quegli anni difficili, della scomposizione e della
ricomposizione del sistema politico italiano, Rino Nicolosi pagò un prezzo
altissimo per aver difeso con orgoglio l'autonomia delle scelte e della politica
regionale. Il tempo trascorso, ci permette oggi di guardare alla sua figura e
alla sua attività politica senza la lente deformante dell'ideologia o del
preconcetto. Ed è così che il progetto, la lungimiranza, la modernità del
presidente Nicolosi possono riprendere il loro posto nella storia della politica
siciliana per essere studiati e valutati senza alcun "secondo pensiero". Altri
cambiamenti, altre rivoluzioni culturali, ci riserva il federalismo. E però
proprio i punti centrali del pensiero e dell'attività politica di Rino,
acquisiscono addirittura una ancor più grande attualità. E mi auguro che la
circostanza di questa ricorrenza sia utile a rivalutarne fino in fondo anche il
valore e il coraggio: virtù che oggi in politica sono tutt'altro che diffuse».
Raffaele Lombardo Presidente Regione Siciliana
Roberto Corona:
“La Storia siciliana sia nei programmi scolastici”“È
tempo che i momenti cruciali della Storia della nostra regione
siano inseriti nei programmi scolastici”. Questo il succo di una
mozione presentata oggi dal deputato del Pdl, Roberto Corona,
proprio nei giorni in cui cade l’anniversario della cosiddetta
Rivolta del Sette e Mezzo, quando i siciliani combatterono
aspramente per le strade di Palermo contro le truppe sabaude,
nel 1866, cinque anni dopo l’unificazione del Regno savoiardo.
L’atto di indirizzo, del quale Corona e primo firmatario e che
viene controsiglato da altri venti deputati della maggioranza
all’Ars, impegna il Governo “a rompere la congiura del silenzio
e a metter fine al colonialismo culturale nei confronti della
Sicilia”, attraverso la revisione dei programmi scolastici che
“finalmente, non più tracurino lo studio di quei fatti che hanno
costruito il nostro passato e la cui conoscenza è essenziale per
comprendere il presente, specialmente oggi che la riforma
federalista è alle porte”.
La rivolta del 1866 – provocata dalle reiterate vessazioni
piemontesi nei confronti dei siciliani, dalla loro crescente
miseria indotta da nuove tasse e balzelli, da obblighi prima
sconosciuti come quello della lunga ferma di leva obbligatoria –
si accese il 16 settembre e fu un vero e proprio tentativo di
rivoluzione nazionale siciliana, prima che fosse soffocata nel
sangue di migliaia di insorti dal generale Luigi Cadorna,
esattamente sette giorni e mezzo dopo il suo scoppio.
La Mozione di Corona invita l’esecutivo regionale a intervenire
anche presso il Municipio di Palermo perché una piazza o una via
importanti della città sia intitolata al Sette e Mezzo “a
memoria di tutti quei siciliani morti in nome di una democrazia
che la nobiltà corrotta e mafiosa di quegli anni negava a
un’Isola già da allora trattata quale territorio di confine
coloniale”.
"Memoria sul web a
rischio",
Allarme della Biblioteca inglese.
Destinate a scomparire tutte le informazioni, pubbliche e private,
contenute da internet, che non vengono "salvate" ed archiviate. La
British Library interviene. Ma è un'impresa titanica di ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - La memoria dell'umanità rischia di scomparire in un
gigantesco "buco nero": tutte le informazioni e le comunicazioni,
pubbliche e private, contenute da Internet, che non vengono
"salvate" ed archiviate. A lanciare l'allarme è Lynne Brindley,
direttrice della British Library, la biblioteca nazionale del Regno
Unito, secondo la quale c'è il rischio che una quantità di dati e
notizie sul nostro tempo, affidati al web, vadano perduti mano a
mano che certi siti chiudono o che la tecnologia in cui sono
custodite le informazioni diventa obsoleta. "Basti pensare a
migliaia di fotografie ed email che giacciono nei computer di ognuno
di noi", afferma Lynne Brindley in un articolo sull'Observer di
Londra. "Pochi le archiviano in modo da conservarle per sempre,
cosicché per coloro che verranno dopo di noi sarà più difficile
studiare la nostra era. Per gli storici sarà una tragedia".
Per questa ragione la British Library ha fondato un dipartimento
dedicato alla raccolta di tutti questi materiali digitali: email,
messaggini telefonici, immagini depositate su computer, per
archiviarle esattamente allo stesso modo in cui archivia libri,
giornali, documenti, mappe, lettere private. Il governo britannico
ha lanciato un programma analogo presso gli Archivi di Stato a Kew,
dove d'ora in poi verranno custodite quotidianamente tutte le
informazioni trasmesse attraverso email e messaggini da pubblici
funzionari. La British Library incoraggia i cittadini a
immagazzinare volontariamente le proprie memorie digitali ed esorta
altre biblioteche pubbliche, in Gran Bretagna e all'estero, a fare
la stessa cosa. "Altrimenti", conclude la Brindley nell'articolo
sull'Observer, "gli storici e i cittadini del futuro troveranno un
buco nero sulla conoscenza di base di quello che accadeva nel
21esimo secolo".
Tra gli esempi citati dalla direttrice della British Library sulla
graduale scomparsa di informazioni digitali, c'è il fatto che, il
giorno dopo l'inaugurazione della presidente di Barack Obama, ogni
traccia di George W.
Bush è sparita dal sito ufficiale della Casa Bianca. Allo stesso
modo, oltre 150 siti riguardanti le Olimpiadi del 2000 a Sidney,
sono svaniti istantaneamente al termine dei Giochi. "E' la memoria
delle nazioni che se ne va", ammonisce Lynne Brindley.
Paradossalmente, mentre un antico documento scritto su carta di
papiro può essere preservato per sempre da un museo o da una
biblioteca, molti aspetti dell'informazione digitale, una volta
cancellato un sito o diventato obsoleta una tecnologia, diventano
irrecuperabili.
Ma creare un archivio digitale che comprenda, a futura memoria,
tutto quello che passa sul web, non è facile o è addirittura
impossibile. Soltanto in Gran Bretagna, per esempio, oggi esistono 8
milioni di siti Internet, e crescono al ritmo del 20 per cento
l'anno. Perciò occorre essere selettivi, suggerisce la Brindley:
"Oggi il mondo produce molta più informazione di una volta, e non è
necessario conservarla tutta". Ma resta il problema di come
distinguere tra il chiacchiericcio insignificante della rete e le
testimonianze che possono trasmettere alle future generazioni lo
spirito di un'epoca.
D. Ingegnere, lei ci ha chiesto di non pubblicare il suo nome.
Perché?
R. C’è troppa passione e troppa disinformazione sul tema Ponte.
Entrambe sono nemiche dell’obiettività di giudizio e, spesso, anche
dell’onestà intellettuale. Esporre in modo anonimo alcuni concetti
evita quantomeno di cadere nel brutto vizio di giudicare le
affermazione in base al nome di chi le ha fatte.
D. E allora, lei è favorevole o contrario al Ponte?
R. Ecco una domanda da non fare in premessa, perché impedisce una
serena valutazione degli argomenti.
La risposta deve arrivare alla conclusione di un ragionamento
articolato, sennò resta soltanto un’opinione.
D. Cambiamo domanda. Quali sono i benefici del Ponte?
R. Bisogna distinguere tra Messinesi, Siciliani, Italiani e il resto
del mondo.
Ad esempio, è certo che gli Spagnoli non trarranno alcun beneficio
dal Corridoio Palermo-Berlino, di cui il Ponte è un anello
importante. Al contrario, ai porti spagnoli deriverà una riduzione
di traffici commerciali! Ma in una società competitiva come quella
in cui siamo immersi e parzialmente integrati ciò è inevitabile. La
stessa cosa, al rovescio, si può dire del collegamento ferroviario
ad altissima velocità, in costruzione tra Spagna e Germania,
attraverso la Francia, in forte concorrenza col Palermo-Berlino.
Credo, comunque, che la nostra attenzione debba rivolgersi
soprattutto alle cose di casa nostra. Ebbene, alla stragrande
maggioranza degli Italiani (Siciliani esclusi) potranno venire molti
benefici, a una piccola parte qualche svantaggio.
Ai Siciliani (esclusi i Messinesi) solo benefici e infine ai
Messinesi molti inconvenienti e qualche beneficio.
Va detto però che tra i pochi benefici ce ne potrebbero essere di
così grandi – la prego di fare attenzione al condizionale – da
compensare ampiamente gli inconvenienti.
D. Quindi, lei è complessivamente favorevole …
R. Per favore, andiamo avanti. Ne riparliamo alla fine.
D. Allora si spieghi meglio …
R. Quello che affronteremo oggi è soltanto il primo tra i tanti
aspetti del collegamento stabile tra Sicilia e continente. Il
bilancio va fatto alla fine. E ognuno trarrà le sue conclusioni.
Prima però togliamo di mezzo alcuni argomenti che vengono
impropriamente utilizzati a favore o contro. Sono argomenti “forti”,
ad alcuni dei quali non può essere data una risposta definitiva. Per
questa ragione, vorrei riassumerli con una stringatezza dalla quale,
spero, non mi derivi l’accusa di superficialità e ignoranza.
Vorrei iniziare dalla contestazione più nota: il Ponte è
tecnicamente infattibile.
E’ un’affermazione totalmente priva di basi scientifiche serie.
Il che non vuol dire che sia falsa …
D. Non riesco a capire … ‘sto Ponte cade o non cade?
R. Galileo direbbe che per essere sicuri bisogna prima farlo. Non si
può essere mai sicuri al 100% su una “cosa” che non è stata mai
fatta prima.
Per decidere se accingersi a farla o rinunziare bisogna affidarsi al
ragionamento.
Fino ad alcune decine di anni fa, quello più accreditato era il
metodo induttivo, attraverso il quale da un numero necessariamente
finito di casi particolari si cerca di trarre una conclusione valida
universalmente.
In pratica, analizzando calcoli e tecniche di costruzione dei ponti
che stanno in piedi, ma anche di quelli che sono caduti, si realizza
un progetto che si ritiene ragionevolmente possa “reggere” …
Un progetto del genere ha piena validità scientifica, fino a … prova
contraria.
D. E’ proprio quello che contesta il prof. Mazzolani: non è mai
stato fatto un Ponte simile a questo.
R. Giusto. Ma Federico Mazzolani, da studioso serio qual è, non
afferma “Il Ponte cadrà”, ma dice che, poiché scienza e tecnica
procedono per gradi, il “salto” dal ponte più lungo attualmente
esistente – l’Akashi-Kaikyo, poco meno di 2000 m. – al Ponte sullo
Stretto è così grande da presentare rappresentare un azzardo.
Almeno in assenza di una scoperta scientifica o tecnologica
innovativa.
E’ un’affermazione rispettabilissima, ma proprio in questo consiste
la sfida del Ponte di Messina.
Se poi vogliamo completare il quadro, ricordo che il prof. Michele
Jamiolkowski, indiscutibilmente uno dei massimi esperti mondiali di
Geotecnica - quello che ha curato con successo gli interventi sulla
Torre di Pisa – gli rispose, con molta umiltà, che l’elemento
radicalmente innovativo nel progetto preliminare del Ponte era
rappresentato dal profilo aerodinamico dell’impalcato.
Ciò non eliminava ogni perplessità possibile ma, ma forniva una
prima risposta ai dubbi di Mazzolani.
Questo impalcato rivoluzionario è ormai comunemente chiamato in
tutto il mondo “impalcato Messina” ed è utilizzato in quasi tutte le
nuove progettazioni con grandi luci.
Ma non vorrei addentrarmi in dettagli che altro non sono che un
elenco di oneste convinzioni da verificare sul campo.
D. E cosa mi dice delle obiezioni dell’ex coordinatore del Comitato
scientifico della società concessionaria, il prof. Remo Calzona?
R. Calzona, nel luglio 2008 ha pubblicato un libro: “La ricerca non
ha fine - Il Ponte sullo Stretto di Messina", nel quale riesamina,
con spirito critico, il lavoro svolto per la Stretto di Messina e
propone una soluzione diversa, con campate non superiori ai 2000 m.
e due colossali pilastri da impiantare al centro dello Stretto.
La filosofia complessiva del libro si ispira, in definitiva, alle
riserve di Mazzolani sui rischi di un progetto che non terrebbe
sufficientemente conto della linearità del progresso tecnologico.
Le critiche al progetto sono certamente suggestive.
Le soluzioni proposte molto meno.
La pregherei però di chiudere questa parte, sia per non annoiare
troppo chi legge, sia perché non potremmo far altro che elencare
argomenti pro o contro senza essere in grado di eliminare ogni
dubbio. Dubbi che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono
ideologico-sociologici. Ancorché legittimi.
Sul piano tecnico non sono più di 100 in tutto il mondo le persone
che possono fornire argomenti di validità scientifica di un’opera
del genere. Gli altri farebbero meglio a tacere.
D. In conclusione?
R. Credo valga la pena riprendere il discorso sul metodo. Nella
concezione più condivisa, almeno degli ultimi decenni, quella di
Popper.
Il filosofo austriaco ribalta il metodo induttivo, secondo il quale
si esamina il numero maggiore possibile di casi simili per trarre
conclusioni “scientificamente valide”.
Secondo lui, questo metodo non trova giustificazioni strettamente
logiche: se ho visto 10.000 cigni tutti bianchi nulla vieta che,
prima o poi ne incontri uno di diverso colore. Se ho visto 10.000
ponti che stanno in piedi applicando determinati metodi
ingegneristici, nulla vieta che il 10.001 cada. Anche perché è
diverso dagli altri.
D. Per carità, non cominci con la filosofia degli antichi greci!
Siamo ormai nel Terzo Millennio!
R. E’ vero, però lo strumento da usare è ancora il cervello e
nessuno meglio di loro ci ha spiegato come va usato.
Popper, dicevo, sostiene che se un’affermazione non può essere mai
falsificata dall’esperienza, vuol dire che non ha alcun rapporto con
essa e, come tale, non può essere considerata scientifica.
Sarà quindi mito, religione, metafisica o ideologia. Ma non scienza.
E, ripeto, non scientifiche, almeno fino ad oggi, sono le obiezioni
tecniche sul Ponte.
E’ il principio della falsificabilità, che capovolge quello della
verificabilità, nato dal metodo induttivo.
Vorrei fare un esempio pratico. Quando furono scoperti i grandi
giacimenti petroliferi in Alaska e nel Mare del Nord, furono
utilizzati acciai austeno-ferritici (duplex), considerati
praticamente indistruttibili e, alle basse temperature, nettamente
più resistenti di quelli al carbonio. Ebbene, si scoprì che a
temperature inferiori ai 50° sottozero questi straordinari materiali
si sbriciolavano con le mani.
Il loro fallimento – cioè la falsificabilità dell’assunto - consentì
alla scienza e alla tecnica di compiere ulteriori passi avanti e
risolvere il problema
Solo uno sciocco potrebbe negare che un ponte con 3.300 m. di luce
non presenta e potrà presentare anche in sede di costruzione
problemi giganteschi D. Per esempio?
R. Il più noto è il “galopping” – anche per la suggestione del nome
-, la deformazione del nastro d’asfalto in direzione ortogonale alle
oscillazioni causate dal vento.
Un altro è rappresentato dal peso dei cavi di sostegno che, in
prossimità delle torri, rischia di essere prevalente rispetto al
peso dell’impalcato.
Poi c’è l’influenza della traslazione laterale causata dal vento sui
binari e tanto altro.
Di affascinanti problemi tecnici da affrontare se ne possono citare
decine.
Tutti risolti sul piano teorico, da verificare in fase di
progettazione definitiva. Ma questo è ciò che avviene sempre.
Qualcuno dubita che la progettazione della Mercedes classe A non
fosse più che accurata? Eppure fallì la “prova dell’alce”. Fu
aggiunto l’ESP e il difetto fu risolto.
Non voglio però addentrarmi in problemi complicatissimi, che vanno
ben oltre le mie modeste conoscenze; ribadisco però che la sfida è
gigantesca e il mondo delle costruzioni lo sa bene. Basterebbe il
solo turismo scientifico, ben organizzato, per dare un forte impulso
all’economia della città.
Se invece la progettazione definitiva portasse a scoprire difficoltà
tecniche insuperabili, il Ponte sarà giudicato irrealizzabile ben in
anticipo rispetto alla posa della prima pietra.
Tornando al puro buon senso, mi chiedo anche quale impresa e quale
comitato tecnico sarebbero così pazzi da avviare i lavori o
autorizzarli senza che tutti i tentativi di inficiare calcoli e
ipotesi scientifiche di base siano falliti, conformemente al metodo
enunciato da Popper.
Un’impresa che inizia e poi si ferma dicendo:”Scusate, ho sbagliato
i conti scomparirebbe dal mercato in cui opera, penali a parte.
Adesso, la prego, facciamo una pausa, sennò i lettori cambiano sito.
La prossima volta vorrei parlare dei famosi 40.000 posti di lavoro.
E sarà una discussione molto più semplice.
Giovanni Mollica

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Eredità' democristiana e congresso Ppi QUELLE ANIME SPARSE (E PERSE)
DELL'EX DC Raccontavano ai miei tempi che la signora Luce, moglie
dell'editore di Life, e ambasciatrice a Roma del governo di
Washington, andò' un giorno a trovare Pio XII, e non seppe
trattenersi, da devota impegnata, dal dargli qualche consiglio. Il
Pontefice l'ascolto' con pazienza, ma non evitò' un sospiro e un
commento: "Signora, sono cattolico anch'io". Ho ripensato a questo
episodio guardando un grafico che rappresenta le infinite anime
degli ex democristiani; che erano come i fratelli litigiosi di una
famosa poesia di Trilussa, si riappacificavano soltanto quando la
mamma portava in tavola i rigatoni, al momento cioe' di andare alla
conquista del potere. Quando e' crollato il muro di Berlino si sono
sfasciati anche loro, e chi ha dato vita ai popolari, chi si e'
trovato bene con Clemente Mastella, uno che si considera addirittura
cristiano democratico, a differenza di quell'intollerante di Gesu'
che cacciava i mercanti dal tempio, e c'e' anche chi si e' messo
dietro a Rocco Buttiglione, che non avendo molto seguito, quando va
da Vespa si porta dietro un dignitoso cane lupo. Poi ci sono gli
idealisti che sono andati dove li portava il cuore: a Forza Italia,
come Pisanu e La Loggia; c'e' Segni che ha fatto un Patto, ormai con
se stesso; e nessuno si meraviglia di trovare Publio Fiori e Gustavo
Selva nella squadra di Alleanza Nazionale. Il problema dell'alloggio
e' molto sentito in questo Paese e le conversioni vanno sempre
rispettate. La via di Damasco e' frequentatissima, solo che Paolo fu
folgorato dalla fede, mentre i nostri ravveduti sono come gli
autobus, l'impegno politico ha delle fermate obbligatorie. Se la
politica si giudica dai risultati, non si ha la sensazione di essere
stati governati da una catena di illuminati. De Gasperi, credo il
solo statista, si giustificava: "Si fa fuoco con la legna che si
trova". Eppure nel 1948 ebbe a disposizione un bosco, ma non volle
approfittarne: non aveva l'ossessione del potere. Non ha lasciato
eredi ma successori. Sono ancora in vigore le Feste dell'Amicizia,
definizione impropria visti gli usi di queste confraternite: De
Gasperi uomo solo, si intitola il libro che gli ha dedicato la
figlia; e forse bisognerebbe chiedere ai familiari di Aldo Moro chi
si e' fatto vivo a Natale. Leggo in una classifica i nomi dei
"grandi vecchi": Ciriaco De Mita (forse si e' offeso), Emilio
Colombo, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti. Accidenti, hanno
riempito le cronache italiane di mezzo secolo, alternandosi come
inquilini a Palazzo Chigi, e va riconosciuto che almeno hanno
rispettato i mobili. Adesso c'e' chi si e' ritirato dalla scena, ma
c'e' anche chi vuole ancora piazzare la sua battuta: vedo De Mita
che vorrebbe collocare alla testa dei "popolari", piu' di nome che
di fatto (7 per cento dei voti) il prediletto Marini, mentre c'e'
chi tifa Castagnetti. Marini sarebbe l'unico, per gli estimatori,
che puo' recuperare "tutta la tradizione sturziana". Beh, c'e' da
augurarselo: quando fu sconfitto da Mussolini il prete siciliano
ando' in esilio; oggi i trombati dalle elezioni finiscono in qualche
ente pubblico. Dopo lo sbandieramento dei solenni ideali la gente
aspetta la prova dei piccoli fatti.
Biagi Enzo
Pagina 1
(7 gennaio 1997) - Corriere della Sera
I
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