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Quanto manca alla fine del mondo? 7 miliardi e mezzo di anni Il nostro pianeta uscirà fuori orbita a causa dell'attrazione magnetica del sole. – La fine della Terra non è proprio dietro l'angolo, ma due scienziati sono riusciti a fissarne la data. Tra 7,59 miliardi di anni il nostro pianeta morirà, inghiottito da un sole sempre più infiammato e rosso che lo attrarrà inesorabilmente fuori della sua orbita, condannandolo alla fine. È la catastrofica tesi che emerge da uno studio condotto da due astronomi, Klaus-Peter Schroeder dell'Università di Guanajuato in Messico e Robert Connon Smith dell'Università di Sussex in Inghilterra, pubblicato dal New York Times. FUORI ORBITA - La ricerca che sta per essere pubblicata sull'inglese Monthly Notices of the Royal Astronomical Society giunge ad una conclusione sconcertante: la terra uscirà dall'orbita tra 7,59 miliardi di anni a causa della incontenibile attrazione magnetica del sole, sempre più "congestionato e rosso", e morirà di una morte "rapida e vaporosa". «Del pianeta, alla fine, non rimarrà neppure un frammento», scrive il New York Times che descrive lo studio come «l'ultima e la più pessimista puntata di un dibattito sul futuro del nostro pianeta». Soltanto l'anno scorso gli scienziati teorizzarono la sopravivenza della Terra, anche dopo il decesso del sole, quando lo scienziato italiano Roberto Silviotti dell'osservatorio di Capodimonte, scoprì un pianeta gigante che orbitava attorno ad una stella morta nella costellazione di Pegaso. «È una scoperta un po' deprimente - ha commentato il professor Connon Smith - Ma la possiamo interpretare anche in un altro modo: può essere un incentivo per l'umanità a cercare il metodo per lasciare il pianeta e colonizzare altre aree nella galassia». Per quanto riguarda l'attaccamento sentimentale a certe bellezze geografiche della Terra, ha precisato: «È bene ricordare che l'impatto dell’India con il continente asiatico che ha dato vita alla catena dell'Himalaya risale a 60 milioni di anni fa. Un battito di ciglia – afferma – se paragonato ai miliardi di anni di cui stiamo parlando». - A condannare la Terra, secondo la teoria dell'evoluzione stellare, è il fatto che il sole si sta espandendo gradualmente, diventando più grande e luminoso. Basta pensare che il suo bagliore nei primi 4 miliardi e mezzo di anni di vita è cresciuto del 40%. «Tra un miliardo di anni il sole sarà almeno 10 volte più ampio e lucente di quanto non sia oggi», teorizza lo studio, «Facendo evaporare oceani e continenti. Persino Mercurio e Venere saranno inghiottiti e scompariranno». Proprio in quel periodo terminerà il «carburante» del sole, cioè l'idrogeno del suo nucleo e per questo motivo comincerà ad alimentarsi con l'idrogeno dei suoi raggi. Questo comporterà una espansione gassosa di incredibili proporzioni. Mentre il nucleo si contrarrà, riducendo la massa, i raggi esterni si espanderanno fino a trasformare l'attuale motore del sistema solare in un gigante rosso 250 volte più grande di oggi. L’unica via di salvezza per gli androidi, gli scarafaggi o chiunque abiti la terra tra un miliardo d’anni? «Spostare l’orbita della Terra, per allontanarla dal sole», rispondono Don Korycansky e Gregory Laughlin, autori di uno studio realizzato nel 2001 che teorizza l'insolita scappatoia per la sopravvivenza del Pianeta. Ma i rischi sono enormi. «Basterebbe un piccolo errore di calcolo per farla scontrare accidentalmente con un asteroide o cometa», è costretto ad ammettere Laughlin, «E se si dovesse allontanare troppo dal sole, potrebbe cadere in un inverno senza fine e morire comunque». Alessandra Farkas
TECNOLOGIA & SCIENZA Indivuata sfruttando la
fotocamera digitale più grande del mondo
di cui è dotato il telescopio Canada-France-Hawaii Telescope sul monte Mauna Kea.
La materia oscura esiste scoperta enorme "ragnatela" "Risultato senza
precedenti, una pietra miliare per l'astronomia"
di LUIGI BIGNAMI
Se la si potesse vedere assomiglierebbe a un'immensa ragnatela che da un capo
all'altro occuperebbe una porzione di cielo di 270 milioni di anni luce (un anno
luce corrisponde a circa 9 mila miliardi di chilometri): ma nessuno la può
vedere, perché si tratta di "materia oscura", una materia che si sa che esiste,
ma di cui non si conosce la composizione, perché risulta invisibile a ogni tipo
di lunghezza d'onda. Gli astronomi la cercano da anni, ne ipotizzano la
composizione, ma nulla al momento lascia trapelare di cosa sia realmente fatta.
E' per questo che la sua esistenza è stata addirittura messa in dubbio. Ma ora
c'è la conferma della sua realtà.
Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Astronomy and Astrophysics da un
gruppo di ricerca canadese e francese coordinato dall'Istituto di astrofisica di
Parigi. Spiega Ludovic Van Waerbeke, dell'Università della British Columbia: "Il
risultato è senza precedenti, una pietra miliare per l'astronomia". Avere la
certezza che esiste la materia oscura significa infatti, lavorare in una certa
direzione per comprendere la storia e il destino dell'Universo.
Ma come è possibile aver visto la "materia oscura" se questa risulta invisibile?
Gli astronomi hanno usato un trucco che offre la natura. Sfruttando la
fotocamera digitale più grande del mondo di cui è dotato il telescopio
Canada-France-Hawaii Telescope (Cfht) posto sul monte Mauna Kea nelle Hawaii, i
ricercatori hanno analizzato migliaia di immagini per individuare gli "effetti
gravitazionali" della materia oscura sulla luce visibile, un fenomeno chiamato
effetto della "lente gravitazionale debole". In altre parole la luce che arriva
sulla Terra da galassie lontane, mentre viaggia nello spazio, è deviata dalla
"materia oscura" a causa della sua massa. Confrontando migliaia di immagini è
possibile posizionare in tal modo la sua distribuzione nello spazio e
verificarne la quantità ossia proprio la sua massa.
Con questa scoperta giunge la conferma a ciò che si ipotizzava da tempo: la
materia visibile che compone l'Universo - tutti i pianeti, le stelle e gli oltre
120 miliardi di galassie - costituiscono solo il 4%. Il resto, il 96%, non si sa
cosa sia, ci è "oscuro". Il 70% di questa "oscurità" è "energia oscura", il 26%
è la materia oscura di cui gli astronomi canadesi e francesi hanno scoperto
l'esistenza.
I dubbi che l'Universo non è composto solo da ciò che vediamo emersero attorno
agli anni '70, quando gli astronomi cominciarono a notare che c'era qualcosa nel
nostro Universo che non filava esattamente con le leggi della fisica.
Scoprirono, infatti, che applicando le leggi della forza di gravità note fino ad
allora, le galassie a spirali, quelle cioè che hanno forma come la Via Lattea,
avrebbero dovuto ruotare a una velocità tale che si sarebbero dovute sbriciolare
già da tempo, spargendo le stelle per ogni dove. Se si considerano, infatti, gli
astri che stanno nelle parti più esterne delle galassie, che si muovono a una
velocità di circa 150-200 chilometri al secondo, e si ipotizza che le galassie
stesse siano composte solo dalla materia che vediamo, le stelle in questione le
avrebbero già dovute abbandonare da tempo. La loro forza centrifuga, infatti,
avrebbe dovuto prendere il sopravvento sulla gravità. Ma questo non succede.
Così gli astronomi si chiesero se c'era qualcosa che impediva al fenomeno di
verificarsi, un qualcosa che tratteneva la materia visibile impedendole di
allontanarsi. Fu così che riscoprirono quanto aveva già ipotizzato nel 1933
l'astronomo Fritz Zwicky. Questi, studiando il comportamento degli ammassi di
galassie della Vergine e della Chioma, ipotizzò che per spiegare i movimenti
delle stelle che si vedevano vi doveva essere 400 volte più materia rispetto a
quella che si poteva desumere dalla luce delle stelle visibili. Zwicky chiamò
quella massa mancante "materia oscura" e nessuna definizione poteva calzare
meglio di quella.
Ma la domanda d'obbligo con le quali si scontrano gli astronomi è ovvia: cos'è
questa materia oscura e quanta ce n'è in più rispetto alla materia visibile? Le
ipotesi si sprecano anche se molte si stanno perdendo per strada, lasciando
spazio soprattutto a quelle che vogliono la "materia oscura" composta da "assioni"
o da "neutralini", particelle subatomiche la cui esistenza è ancora tutta da
dimostrare.
Altre ipotesi sostengono che, almeno in parte, la materia oscura potrebbe essere
costituita da "nane brune", ossia stelle mai nate per la ridotta quantità di
idrogeno di cui sono composte che ha impedito l'innesco delle reazioni nucleari.
Sulla quantità di "materia oscura" è importante conoscere il valore assoluto
perché esso potrebbe aiutarci a capire il destino dell'Universo. Ce n'è così
tanta da impedire che esso si espanda per sempre e lo faccia ricadere su se
stesso o ce n'è solo al punto tale da rallentare semplicemente l'espansione, ma
da permettergli di espandersi per sempre? Secondo le teorie che ci raccontano
come si è formato l'Universo dal Big Bang e qual è la sua struttura a grande
scala la "materia oscura" e la materia visibile ne devono costituire il 30%
circa. E il rimanente 70%? Il resto sarebbe l'"energia oscura" che permea
l'Universo. Ma questa è un'altra storia.
ETICA ED ECONOMIA
Il prof. Filippo Cammaroto , coordinatore del centro studi Pro-V.I.T.A. , è
stato incaricato dal dott. Tullio Chiminazzo, fondatore del Movimento Mondiale
delle Scuole “Etica ed Economia” , a coordinare il movimento per la Regione
Sicilia ma anche per l’area dello stretto al fine di promuovere anche una
fattiva collaborazione , tra due città del nostro sud - Messina e Reggio
Calabria -, per una sana integrazione e crescita sociale , culturale ed
imprenditoriale .
Brevemente la storia del movimento delle scuole di “Etica ed Economia”
Nei primi anni `90, a Bassano del Grappa, nel cuore del Nord-Est italiano, nasce
dall'incontro fra imprenditori, docenti universitari e professionisti, un
movimento di pensiero che assume la denominazione "Etica ed Economia", con lo
scopo di analizzare le implicazioni fra l'azione economica e i principi
dell'etica, in particolare fra efficienza e solidarietà, richiamando la funzione
sociale dell'imprenditore e l'esigenza di una sua formazione ai valori
dell'etica.
Il 14 Febbraio 1995 si costituisce un comitato promotore finalizzato alla
creazione , nei tre anni successivi, di una fondazione e contestualmente si
elabora il progetto “Globalizzazione della solidarietà” per la diffusione del
movimento nel mondo.
Il 27 Luglio 1998 viene sottoscritto l'atto costitutivo della Fondazione "Etica
ed Economia" di Bassano del Grappa, che nei mesi successivi ottiene il
riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero
dell'Università e della Ricerca scientifica. Si prosegue nell'applicazione dei
progetti elaborati negli anni precedenti, in particolare: "Progetto 1% -
l'impresa strumento di solidarietà internazionale" (attuale De-Tax) - "Scambio
di capacità imprenditoriali" - "Villaggi Impresa" e "Globalizzazione della
Solidarietà". Continua la promozione delle attività didattiche e culturali della
Fondazione: Corso in Economia ed Etica d'Impresa (Animatori dello sviluppo
imprenditoriale), dal 1999 MASTER universitario in collaborazione con la LUMSA
di Roma.
Nascono Comitati spontanei per la creazione di Scuole "Etica ed Economia" in
tutto il mondo.
Il 17 maggio 2001, nel mondo si ufficializza, con la sottoscrizione dell'atto
fondativo, la nascita del Movimento mondiale. Con l'Udienza particolare concessa
dal Santo Padre Giovanni Paolo II ai trecento delegati delle prime trenta Scuole
"Etica ed economia”
Nei giorni successivi (18/20 maggio 2001) si svolge a Bassano del Grappa il I°
Forum mondiale "Nord - Sud" col titolo "Una rete etica per l'economia
planetaria".
Tra il 23 e il 25 ottobre 2003, presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum
di Roma, si svolge il II° Forum mondiale "Nord - Sud" - Una rete etica per
l'economia planetaria.
In quell'occasione è stata fissata la data e la località presso cui si sarebbe
svolto il prossimo Forum: QUITO (Ecuador) 2005.
Il Movimento a livello locale, opera con diverse organizzazioni istituzionali
(Fondazioni, Associazioni, Comitati, Centri Studi) che tengono i collegamenti
col Fondatore e tra loro in assoluta autonomia richiamandosi, ovviamente, ai
comuni riferimenti valoriali. L’attività del Fondatore del Movimento Mondiale
viene oggi attuata attraverso il riferimento alla Fondazione “Etica ed Economia”
di Roma di cui egli è anche fondatore.
E’ allo studio del Movimento, l’ipotesi che in un prossimo futuro, la medesima
Fondazione possa rappresentare Istituzionalmente tutte le organizzazioni
italiane e l’intero Movimento mondiale, con la denominazione “Ethica et Œcomomia
– Universitatis Omnium Gentium Scholae de Negotiis Gerendis” (Scuole d’Impresa
della Comunità Mondiale);
Attualmente le Scuole "Etica ed Economia" nel mondo sono circa una cinquantina.
Gruppi spontanei di imprenditori, docenti universitari, professionisti e persone
volenterose, che credono nel valore della solidarietà praticata nella vita
quotidiana con il proprio lavoro e considerano proprio il dovere di impegnarsi
per un mondo più equo, dove ogni uomo possa far sentire la sua voce per
affermare la comune dignità di membri della grande "famiglia umana".
A questo deve servire preciipuamente lo sviluppo economico: soltanto recuperando
la sua dimensione umanistica esso farà sì che il fenomeno della globalizzazione
contribuisca ad un benessere diffuso, nella reciproca conoscenza fra culture e
popoli, alla ricerca di un equilibrio fra Nord e Sud che porti il nome della
pace.
Principi ispiratori :
. centralità della persona in qualsiasi ambito, specialmente in quello
economico;
• solidarietà e sussidiarietà come elementi fondanti uno sviluppo permanente e
diffuso;
• conservazione e valorizzazione delle risorse a disposizione del genere umano
per una migliore distribuzione nel pianeta e fra le generazioni. “Sviluppo
sostenibile”.
Obiettivi
• diffusione di una nuova cultura economica capace di coniugare efficienza e
solidarietà;
• valorizzazione del ruolo sociale dell'operatore economico, chiamato a
perseguire al contempo la massimizzazione dell'utilità individuale e il bene
comune (solidarietà come elemento immanente di ogni scelta economica);
• impegno per la diminuzione del divario esistente tra i Nord e i Sud.
Attività
- Attività di promozione culturale attraverso corsi di studio, convegni, forum,
incontri, dibattiti su temi di Etica ed Economia.
- Promozione di Università e Facoltà di Etica ed Economia.
- Scambi di capacità imprenditoriali: per la condivisione di conoscenze tra
popoli e culture diverse al fine di produrre e scambiare beni e servizi nel modo
più efficiente, formando animatori dello sviluppo che operino nei Paesi di
origine, specialmente in quelli economicamente meno progrediti.
- Villaggi Impresa: agglomerati produttivi e distributivi atti a favorire la
coesione fra gli operatori per uno sviluppo di un mercato equilibrato e più
rispondente ai bisogni delle popolazioni locali.
- Globalizzazione della Solidarietà: creazione della rete mondiale delle Scuole
di Etica ed Economia, per un circuito economico-valoriale teso a diffondere nei
cinque continenti il patrimonio culturale e progettuale proprio del Movimento.
Alcuni Progetti:Al fine di favorire lo sviluppo e per superare la distanza fra i
nord e i sud, non solo a livello mondiale ma anche all'interno di uno stesso
Paese, la Fondazione promuove e si impegna a divulgare i progetti che
costituiscono il patrimonio storico del Movimento mondiale e della sua Scuola di
pensiero, la Fondazione "Etica ed Economia" di Bassano del Grappa, prima nata
della rete economico - valoriale. In particolare:
- lo scambio di capacità imprenditoriali
- la creazione di villaggi impresa
- la divulgazione e l'utilizzazione del progetto "1% - L'impresa strumento di
solidarietà internazionale" (De-Tax) "1% - la divulgazione del progetto
denominato "Globalizzazione della solidarietà".
Messina li , 06 /11/07 Prof. Filippo Cammaroto
Coordinatore regionale e dell’area dello stretto
La libertà viaggiava su onde corte
di
Pasquale Colizzi (tratto da l'Unità)
L’esordio della “radio libera” in Italia fu doloroso, concitato, persino
disperato. Il 25 e 26 marzo del 1970 Radio Libera Partinico (Radio Sicilia
Libera) sembrava stesse lanciando l’S.O.S da una nave che va a fondo. In effetti
si trattava della Sicilia ferita dal terremoto del Belice del ’68. Politici e
mafia si erano mangiati i soldi della ricostruzione e la gente sopravviveva
nelle baracche. Danilo Dolci, nelle 27 ore prima che la polizia gli chiudesse i
microfoni, parlava “dalla radio dei poveri cristi, la radio della nuova
resistenza” denunciando “la morte della popolazione” e sperando “che qualcuno lo
sentisse in Italia”. La sua voce, come quella dell’amico Peppino Impastato
(ascolta) - che da Radio Out (vedi I cento passi di Giordana) raccontava la
storia di “Mafiopoli” come fosse una favola macabra - fu zittita dal potere
politico-mafioso che si sentiva minacciato da un mezzo così diffuso e in
previsione così incontrollabile.
Il fenomeno sotterraneo e brulicante delle “radio libere” che trasmettevano da
sottoscala, stanze da letto, roulotte, centri sociali e luoghi di fortuna non fu
solo “millefiori” e freakkettoni, scoperta del rock e di un nuovo linguaggio,
povertà di mezzi ed ego spropositati. La mostra RADIO FM 1976- 2006. Trent'anni
di Libertà d'Antenna lo ripercorre in tanti suoi aspetti, tentando di delineare
l’indecifrabile spontaneismo che animò i 1800 punti di emissione sparsi per lo
stivale, con i nomi più improbabili, le tendenze più disparate, i personaggi più
diversi. Organizzata a tappe dalla Minerva Eventi di Bologna, l’esposizione è
attualmente ospitata nel Museo di Roma in Trastevere, in piazza S. Egidio 1b,
fino al 4 novembre (martedì-domenica dalle 10 alle 20). L’”anno zero” è
considerato il 1976: il 28 luglio una sentenza della Corte Costituzionale sancì
“la legittimità di trasmissioni private, purché a copertura locale”.
La Rai dunque perdeva il monopolio delle frequenze proprio un anno dopo la sua
legge di riforma, che aveva l’aveva spartita a spicchi per ciascuna forza
parlamentare. Nonostante avesse provato a blocco le frequenze per “ragioni
tecniche”, le ragioni erano tutte politiche. Da alcuni anni emittenti locali
spuntavano come funghi – Radio Parma, la più importante, inizia nel ’75 – e di
certo non erano indifferenti al clima tempestoso di un’Italia che dal “piombo”
stava scivolando nella “politica da bere”. Erano selvagge e si sentivano libere
come le prime “radio pirata” (Radio Caroline è del ’64), emittenti off-shore
stabilite su navi ormeggiate nei mari del nord Europa, che trasmettevano in
inglese e mandavano rock’n’roll. Dagli anni sessanta poi, oltre alla Rai, in
Italia si sentiva pure la Radio Montecarlo di Noel Coutisson, con trasmissioni
in italiano. Uno degli speaker era Herbert Pagani col suo “Fumorama”, striscia
sponsorizzata da una nota marca di sigarette.
La proliferazione
L'FM era vuota, con un trasmettitore da due watt e una spesa minima (meno di un
milione di lire) si occupavano 30 chilometri. Bastava uno che ci sapesse mettere
le mani e il gioco era fatto. A Roma in breve l’etere rischiava esplodendo:
Monte Cavo era un giungla di antenne. La prima emittente cittadina fu Radio
Roma, che nel ’75 nacque da una costola di Radio Parma. Poi il far west: 180
emittenti (nel ’78), alcune nemmeno di sprovveduti. C’è chi aveva fiutato il
momento per offrire spazi pubblicitari a prodotti che non potevano permettersi
la Rai (l’intuizione delle tv di Berlusconi) e chi pensava a esperimenti di
libertà. La vicinanza con viale Mazzini significava anche uno scambio sempre più
fitto di personaggi e professionisti. Nascevano cooperative di giornalisti, si
tentava l’assalto alla diligenza.
La politica
Senza girarci intorno, molte di queste emittenti nascevano fiancheggiando “il
movimento”, dando voce a chi non ne avrebbe trovata (tanto meno dal PCI) e
visibilità laddove i tg Rai li raccontavano come agitatori di piazze. Il
ministro degli interni “Kossiga” le bollò subito come “megafoni della violenza
politica”. E ne decimò parecchie, con pretesti come “disturbo della quiete” di
anonimi denunciatori.
Una per tutte (la ricostruisce il film di Guido Chiesa Lavorare con lentezza)
l’irruzione nelle stanze di Radio Alice (ascolta) a via del Pratello 41. Nella
Bologna in rivolta. Quel 12 marzo del ‘77 si metteva la sordina ad una radio che
aveva sperimentato la guerriglia informativa e tradotto l’essenza del
“movimento” in linguaggio e musica. Celebre il trailer: “Radio Alice trasmette:
musica, notizie, giardini fioriti, sproloqui, invenzioni scoperte, ricette,
oroscopi, filtri magici, amori, bollettini di guerra, fotografie, messaggi,
massaggi, bugie”.
Qualche volta, laddove non riusciva la polizia, tentavano i fascisti. Nel ’79
tre dei Nar irruppero nelle stanze di Radio Città Futura ferendo cinque donne
che stavano conducendo un programma femminista. Un attentato mirato contro la
radio fondata da Renzo Rossellini (figlio di Roberto), che allora militava in
Autonomia Operaia e contro le donne. Che dopo le manifestazioni in piazza
volevano pure libertà di parole nell’etere.
Radio AliceLinguaggio, sesso e musica
Il primo “cazzo” pronunciato sulle onde medie della Rai data 25 ottobre 1976. Lo
pronunciò Cesare Zavattini, che ne andò sempre fiero. La cosa provocò
riprovazione e articolesse da incidente diplomatico. Le radio libere invece
davano molta meno importanza alle parolacce. In fondo quelle esperienze
dilettantesche, spontanee, vitali utilizzavano un gergo giovanile che non aveva
mai avuto filtri. Anzi era necessariamente fuori discussione. Piuttosto c’è chi
si incaponiva in analisi sociologiche e politiche (vedi Ecce Bombo di Moretti) e
magari voleva impressionare con l’astrusità dei termini da assemblea permanente.
Un altro tabù lo infranse Cicciolina/Ilona Staller, che si fregiò di condurre il
primo programma radiofonico erotico sull’emittente romana Radio Luna. Si
chiamava “Vuoi venire a letto con me?” e le faceva da spalla lo Schicchi suo
manager e impresario hard. Lei, che occheggiava con solo una camicia sbottonata
dalle foto della pubblicità, si sbizzarriva in fantasie e racconti, con le
risatine, la voce flautata e i doppi sensi.
In mezzo a tutto questo la musica veniva utilizzata come riempitivo alle parole.
Oppure rivestiva un ruolo centrale, con la funzione di scoperta e ricerca che la
Rai non riusciva a soddisfare. Era esploso il mercato dei vinili, il rock’n’roll
stava vivendo il periodo di massima maturità e potenza (pure quello sporco e
sconnesso chiamato punk), gli artisti si moltiplicavano e talvolta
autoproducevano. I ragazzi delle radio libere arrivavano in cabina con i dischi
sotto il braccio, se li portavano da casa, quelli della collezione personale
recuperati magari durante i viaggi o i concerti. Una nuova generazione di
musicisti dovette a loro l’ingresso nelle orecchie italiane. Qualche emittente
era pure nota per organizzare concerti. Radio Flash, per esempio, nell'82 portò
a Torino i Rolling Stones. Mick Jagger si lanciò sul palco dall’elicottero. Ma
loro ormai erano delle rockstar. E per alcune radio era finito il tempo di
improvvisare.
RICHIESTE DI CONDANNA PER IL “CASO MESSINA”
I PM catanesi hanno avanzato le richieste di condanna per i magistrati messinesi
Giovanni Lembo e Marcello Mondello, accusati di concorso esterno in associazione
mafiosa.
Vicina la conclusione del “Caso Messina”, il processo, iniziato nel marzo 2000,
che vedeva imputati, tra gli altri, l’ex Sostituto Procuratore dell’Antimafia
Giovanni Lembo e il presidente di una sezione di Corte d’Appello Marcello
Mondello. I Pubblici Ministeri di Catania (il processo si svolge nella città
etnea per evidente competenza territoriale) hanno avanzato le richieste di
condanna per i 5 imputati.
La pena più alta, 14 anni e 3 mesi, è stata chiesta per Giovanni Lembo, 12 anni
per Marcello Mondello, 5 anni per il maresciallo dei carabinieri, Antonio Princi,
6 anni per il boss pentito Luigi Sparacio e due per l’altro collaboratore
Vincenzo Paratore.
L’inchiesta era scattata sulla base delle denunce dell’avvocato Ugo Colonna. Il
legale, infatti, aveva denunciato comportamenti illeciti nella gestione delle
dichiarazioni dei pentiti da parte di Lembo. In particolare del pentito per
eccellenza, Luigi Sparacio, che avrebbe avuto stretti legami con l’ex presidente
del Messina Calcio, il palermitano Michelangelo Alfano, peraltro ritenuto vicino
a Cosa Nostra.
Un falso pentito, venne detto di lui, del quale era evidente, in quel che
diceva, che preservava da provvedimenti della magistratura alcuni personaggi,
vedi Alfano, con i quali aveva stretto rapporti d’affari.
Il PM Antimafia Lembo venne accusato, oltre che di avere attribuito troppe
fondamenta di verità ai racconti di Sparacio, anche di avere permesso che il
boss continuasse a gestire le attività del proprio clan dopo la scelta di
divenire collaboratore di giustizia.
Da qui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e abuso d’ufficio
mossagli dalla Procura di Catania. La stessa del Capo dei Gip Marcello Mondello,
accusato di avere concordato con l’imprenditore Santi Sfameni provvedimenti
giudiziari da adottare, e di avere dapprima disposto gli arresti domiciliari,
successivamente scarcerandolo, per Michelangelo Alfano, ritenuto il mandante
dell’agguato al giornalista Mino Licordari, raggiunto da 3 proiettili al petto
nell’86.
Il maresciallo Antonio Princi, invece, fu accusato dal pentito Vincenzo Paratore
di averlo intimidito poco prima di una sua deposizione, perché non aggravasse la
posizione del magistrato antimafia.
Oltre i due magistrati, il carabiniere ed i due pentiti Sparacio e Paratore,
erano imputati anche Michelangelo Alfano e Cosimo Cirfeta, entrambi morti
suicidi.
Tra qualche giorno cominceranno le arringhe dei difensori delle parti civili (si
sono costituiti l’avvocato Colonna ed il pentito Paratore), poi sarà la volta
della difesa, rappresentata dagli avvocati Passanisi, Milasi, Raspaolo, Ragonese
e Troìa.
A fine novembre è prevista la sentenza di un processo iniziato nel marzo 2000.
(Un lettore ci ha scritto: «Mi mancano i programmi di cinema che non siano presentati da Marzullo. Mi mancano i bei sceneggiati di una volta... i grandi personaggi, alla Walter Chiari»). Contemporaneamente, in uno studio simile - su Rai1 al «Treno dei desideri» - c'è una ragazza africana, colpita da una malattia gravissima, che riabbraccia dopo tanto tempo sua madre, che era rimasta in Africa, mentre lei era in cura qui in Italia, da svariati anni. Lacrime, grida di gioia e sofferenza, singhiozzi strozzati. In lacrime anche la conduttrice, Antonella Clerici, vestita come un confetto rosso. Pure qui la telecamera rimane appiccicata allo sguardo - prima vuoto, impaurito ed interrogativo, poi turbato e scosso - della ragazza, precipitata in un mondo altro che la usa a piacimento del Dio Auditel. («E mi manca una trasmissione di inchieste, dove non si stia tutto il tempo a strepitare... Magari inchieste dal mondo»).
È una forma di pornografia. Laddove nella pornografia classica i dettagli sono di natura anatomica, nel caso dei «programmi di sentimento» i dettagli da mostrare, portare al parossismo ed ingrandire in mezzo ad un luogo virtuale in cui far accadere la realtà, sono di natura emotiva: ripetuti piani ravvicinatissimi di persone che soffrono o hanno sofferto o che soffriranno, e che se va bene, s'imbarazzano, si stravolgono, si turbano, messi all'angolo da un meccanismo - quello mediatico - che li tratta come dei bambini. Qualche volta gioiscono, pur se imprigionati in un format che stabilisce in precedenza quali siano i loro sogni (sogni standard, da catalogo postalmarket), quale il loro immaginario.
Deragliamenti non sono ammessi: sposarsi «in un luogo da favola», avere una casa che pare la fotografia di una telenovela come quelle trasmesse su questi stessi canali, salotti lindi e candidi con grossi cuscinoni color crema sul sofà, camerette rosa fucsia, cucine gialle canarino, riabbracciare parenti lontani. Il messaggio: tu, popolo, sei il tuo stereotipo. Non ti muovi da lì. Immagini ripetute, di puntata a puntata, fino all'ossessione, così come ossessiva è la pornografia «classica». Ma forse una differenza c'è: la pornografia «classica» è meno ipocrita. Non finge di rappresentarci tutti, non finge di essere un soprammobile luccicante del salotto buono, non esibisce la morale unica del buon sentimento che poi viene, però, venduto un tanto al chilo.
(«E mi manca un buon serie sulla musica: perché non fanno una serie sui concerti dal vivo, ogni settimana uno diverso?»). Certo, ci sono varianti. Mentre la Clerici è una specie di rassicurante zia che ti prepara la torta con le fragole, a «C'è posta per te», Maria De Filippi versione Terminator esibisce il piglio autoritario di chi non si limita ad esporre la tua sofferenza, ma ti viene pure a fare la morale: padri e madri, figli e nipoti, di fronte a lei tutti tornano scolaretti messi in punizione dietro la lavagna. C'è del sadomasochismo in tutto ciò: in chi partecipa, in chi conduce, in chi guarda. Ci avevano detto che il varietà del sabato sera doveva essere evasione: ed invece è il totem della sofferenza.
PERLE DELLA CRONACA ( tratte da Gazzetta del sud)
La città, il trasporto pubblico, le incerte
prospettive: dizionario in pillole
P... come Patto di stabilità a rischio
A come assistenzialismo. L'assunzione definitiva di 131 ausiliari del traffico è
un fatto positivo, in una città che ha fame di lavoro, ma sembra rientrare nella
fattispecie "keynesiana", quella per la quale si crea occupazione anche
assumendo un esercito di operai impegnati a scavare e a ricolmare buche nelle
strade.
B come baratro. Evidentemente l'Atm non è ancora sprofondata. I dati
dell'Azienda dimostrano che il "gratta e sosta" crea utili e che ne può produrre
ancor di più in futuro.
C come contratto di servizio. È la base sulla quale si sarebbero dovuti
instaurare i rapporti tra il Comune e l'ex Municipalizzata. Ma non è mai stato
stipulato.
D come debiti. L'Azienda spera di uscire dalle difficoltà finanziarie, grazie al
trasferimento da parte del Comune dell'autosilo Cavallotti: ovviamente a
garanzia per le banche.
E come equilibrio. Il bilancio 2006 dell'Atm, dopo la prima clamorosa
bocciatura, tornerà in consiglio, in una situazione di sostanziale pareggio tra
costi e ricavi.
F come fannulloni. Siamo sicuri che tra i 131 ausiliari del traffico tutti
facciano il loro dovere? Che non ci sia nessuno che sosti davanti al bar? Chi
controlla?
G come giro di danza. Dopo le assunzioni all'Ato 3, ora non si può più dire no a
chi reclama stabilizzazione...
I come inizio. Le procedure di trasformazione in Spa sono state avviate e
dovrebbero concludersi entro la fine dell'anno.
L come lavoro. È il primo dei diritti sanciti dalla Costituzione e ne dovrebbero
fruire anche le migliaia di messinesi che non hanno mai avuto "padrini" e non
sono riusciti mai a entrare in una cooperativa.
M come multe. Gli ausiliari possono comminarle solo all'interno delle strisce
blu, la doppia fila, purtroppo, impera.
N come novità. Le aspettiamo da Roma, ma con l'aria che tira, quali impegni
assumerà il governo Prodi sui fondi destinati a Messina e sui poteri speciali?
O come opere incompiute. Agli svincoli siamo abituati, speriamo che anche le
rotatorie non diventino una storia infinita.
P come Patto di stabilità. Il sindaco ieri è volato a Roma per chiedere lumi al
ministero degli Interni. Se venissero confermate le indicazioni contenute nella
Finanziaria, il Comune rischia di non poter più contrarre alcun mutuo. «Sarebbe
devastante», ammette Genovese.
Q come questione morale. Non deve sparire dal vocabolario della politica, al
Comune, alla Provincia o in qualsiasi altro ente.
R come rilancio. Il presidente dell'Atm Providenti ci crede: entro 2 mesi
arriveranno i nuovi 25 bus e i servizi saranno potenziati.
S come soldi. Ma quanti ne deve dare il Comune all'Azienda trasporti? Nel
bilancio si è scesi dai 16 milioni di euro richiesti ai 13 milioni e mezzo. E la
differenza?
T come tram. Nove le vetture in funzione, il capolinea della zona sud in
costruzione, tanti i problemi da gestire. Ma se non ci fosse oggi, lo
rimpiangeremmo.
Dalla U alla Zeta. L'alfabeto è finito ma, come sempre accade a Messina, si
ricomincia da zero...(l.d.)
(mercoledì 28 febbraio 2007)
Un altro appalto in fase di aggiudicazione,
attività di assistenza da 9 milioni di euro, accolto il primo ricorso. Servizi
sociali: una sola coop per "Casa Serena"
Riflettori tutti puntati sugli appalti dei servizi sociali, con cooperative
sempre in campo secondo l'attuale sistema di affidamento, con interessi che si
cercano di far valere da più parti. E con gli immancabili ricorsi. Attività di
assistenza, sotto la supervisione dell'Istituzione per i servizi sociali (l'ente
strumentale del Comune nella gestione di un settore delicato) per un importo
complessivo di oltre 9 milioni di euro: il quadro dei nuovi servizi validi per
18 mesi si è chiuso nelle ultime ore. E in fase di aggiudicazione c'è la
gestione di "Casa Serena", il centro comunale per anziani di Montepiselli che si
avvia verso una nuova fase destinata a durare un anno. C'è una sola cooperativa
in corsa: Azione Sociale, quella precedente (Nuove Solidarietà) non si è
presentata. E neanche le altre. Ieri l'apertura delle buste e oggi la
valutazione dell'offerta con l'esame del progetto presentato. Con una strada che
comunque appare già delineata.
Riassumendo l'esito delle gare, l'Associazione temporanee di imprese composta
dalle cooperative "Faro 85", "Azione sociale" e "Nuove Solidarietà" si è
aggiudicata l'appalto per il servizio di aiuto domestico alle famiglie dei
portatori di handicap gravi; alla cooperativa "Futura" l'appalto per il
trasporto dei disabili ai centri riabilitativi; alla coop Futura (dopo
l'accoglimento del ricorso) anche il servizio di assistenza agli alunni
portatori di handicap che frequentano le istituzioni scolastiche precedentemente
affidato alla cooperativa "Azione Sociale". Quest'ultima si è inoltre
aggiudicata la gara per il servizio di assistenza domiciliare nella zona nord
per 290 utenti; l'assistenza domiciliare nella zona sud vinta dalla cooperativa
"Faro 85" e nella zona centro l'aggiudicazione è andata alla coop "Nuova
Presenza" .
Queste le partecipazioni delle cooperative alle varie gare. Assistenza
domiciliare portatori handicap: Nuove presenza, Spin, l'Ati Azione Sociale-Faro
85-Nuove Solidarietà. Trasporto centri riabilitativi: Futura-Nuova
Presenza-Comunità e Servizio-Tirrena 96. Assistenza alunni disabili: Azione
Sociale-Nuova Presenza-Futura-Faro 85- Comunità e Servizio- Tirrena 96-Genesi.
Assistenza domiciliare anziani zona centro: Nuova Presenza, Azione sociale,
Comunità e servizio, Faro 85, Futura, Tirrena 96, Genesi. Assistenza domiciliare
anziani zona sud: Faro 85, Nuova Presenza, Azione sociale, Futura, Comunità e
Servizio, Tirrena 96. Per gli ultimi tre servizi, la cooperativa Kaipos è stata
esclusa a priori avendo presentato l'offerta oltre la scadenza prevista. Per il
resto, avvicendamenti a parte, si è andati avanti con quel sistema consolidato
da alcuni anni e contro cui si è scagliato una parte del sindacato. La Cisl, in
particolare, ha più volte sollecitato la gestione diretta dei servizi.
L'Amministrazione non ha ancora chiarito la posizione. Tra un anno (o forse
prima) se ne riparlerà.(i.c.)
(mercoledì 28 febbraio 2007)
ARS: interrogazione di
Ardizzone su l'ATO ME 3
Messina - L’on. Ardizzone (UDC), in relazione alle
recenti assunzioni effettuate dall ’ATO 3, a suo dire illegitime, ha presentato
un’interrogazione affermando:
“Premesso che nell’arco dell’anno 2006 l’ATO ME 3 S.p.A. ha assunto personale
dipendente a tempo determinato tramite chiamata diretta e senza alcun tipo di
procedura di evidenza pubblica.
Che successivamente il C.d.A. dell’ATO ME 3 S.p.A. in data 29/12/2006 ha
deliberato di trasformare il suddetto rapporto di lavoro da tempo determinato a
tempo pieno e indeterminato aggiungendo ai lavoratori già interessati altre
unità di personale per un totale di 26 dipendenti.
In entrambi i casi la società d’ambito ha proceduto alla stabilizzazione degli
operai a tempo determinato e all’assunzione di nuovo personale senza adottare
alcuna procedura di evidenza pubblica o di selezione tramite pubblico concorso.
Le assunzioni hanno avuto decorrenza dal 10/1/2007 e hanno riguardato 16 figure
con mansioni tecnico amministrative e 10 figure con mansioni di sorveglianza.
Che l’ATO ME 3, pur essendo formalmente una società per azioni (il capitale è
detenuto per il 90% dal Comune di Messina e per il 10% dalla Provincia Regionale
di Messina), sostanzialmente presenta le caratteristiche proprie di un Ente
Pubblico e come tale deve rispondere a regole di natura pubblicistica anche per
quanto riguarda le procedure di assunzione di nuovo personale dipendente.
Che la delibera della Corte dei Conti, Sezione regionale di Controllo per la
Lombardia, n.17 del 30 ottobre 2006, nella sostanza obbliga a conteggiare i
risultati delle società a partecipazione pubblica totalitaria o maggioritaria
insieme a quelli dell’Ente Pubblico costitutore, fattispecie peraltro analoga a
quella che si verifica nel Comune di Messina sul cui bilancio grava - per la
percentuale azionaria posseduta dallo stesso – la gestione dell’intero ATO ME 3
con trasferimenti che nel del 2006 si sono aggirati intorno a 39.200.000,00 euro
circa.
Per quanto sopra, l’obbligo per gli Enti Locali di adottare un bilancio
consolidato per le società partecipate – e dunque anch’esse assoggettate
indirettamente al controllo della Corte dei Conti - conferisce a queste ultime
la natura di Ente Pubblico ove per lo svolgimento di alcuni compiti e funzioni
pubbliche e per il raggiungimento dello scopo per il quale sono state istituite,
utilizzino risorse pubbliche in misura superiore a quelle private o abbiano
addirittura una partecipazione pubblica totalitaria.
Per la Corte dei Conti infatti la sostanza economica prevale sulla forma
giuridica: se una società spende risorse pubbliche, la natura privatistica non
esclude la contabilizzazione delle perdite sul bilancio dell’Ente Pubblico
proprietario e conferisce alla stessa la connotazione appunto di Ente Pubblico.
Ritenuto che l’esistenza di società di diritto privato, ma a capitale totalmente
pubblico (come nel caso dell’ATO ME 3), non può costituire l’”escamotage” per
sottrarre dalle regole contabilistiche e giuridiche pubbliche le attività
istituzionali.“
L’on. Adrizzone chiede anche Di sapere se l’Assessorato Enti Locali, a seguito
della nota del consigliere comunale Carmelo Santalco ha disposto l’ispezione
richiesta ed in caso di esito negativo i motivi per cui non ha proceduto.
Quali provvedimenti intende adottare a salvaguardia della legalità e del
principio di trasparenza e di buona amministrazione.
FALLIMENTO SICILCASSA, CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER 25. (ANSA) - PALERMO - Per il fallimento della Sicilcassa i pm di Palermo Francesca Mazzocco e Dario Scaletta hanno chiesto il rinvio a giudizio di 25 ex componenti del consiglio di amministrazione, ex sindaci ed ex funzionari dell'istituto bancario, tutti accusati di bancarotta fraudolenta. Tra gli indagati l'ex direttore generale Agostino Mulé, il tributarista Gianni Lapis, Domenico Bacchi, Giuseppe Cirrincione, Pompeo Oliva, e ancora Calogera Falcone, Maria Adelaide e Daniela Graci, rispettivamente la vedova e le figlie del cavaliere del lavoro catanese Gaetano Graci. L'indagine sulle presunte anomalie nella gestione del credito alla Sicilcassa permise di accertare un "buco" di 3 mila miliardi di lire accumulato tra gli anni '80 e l'inizio degli anni '90, anche per erogazioni ''facili" concesse ai grossi gruppi imprenditoriali, tra i quali la holding di Graci. (ANSA).
Assunzioni Ato, mercato del lavoro e
futuri nodi: lettera aperta di Bernava (Cisl) al sindaco Genovese. Occupazione e
"questione morale" Ora i sindacati si smarcano
«Fatti gravi e alla vigilia di nuove norme. E poi, procedure diverse per
problematiche simili. Non si può subordinare tutto al consenso. Sui 126
ausiliari Atm confronto duro» di Francesco Celi - Gazzetta del sud
Assunzioni Ato e mercato del lavoro, derive della politica
e contrappesi: ora che le bocce sono ferme o quasi, al di là dell'inchiesta in
corso, che le commistioni sono state svelate, che i distinguo operati, che gli
impegni solenni assunti, va registrata l'onda lunga di un caso che può regalare
però una svolta. Niente strumentalizzazioni né cortine fumogene: Parentopoli è
scandalo incubato per intero nel centrosinistra, il resto è melma immessa ad
arte nel ventilatore. Quell'Unione chiamata ad assumersi salvifiche
responsabilità dopo un'era politica fallimentare targata CdL.
E allora, idillio finito tra sindacati e Amministrazione di centrosinistra? Può
darsi. Certo è che l'abbraccio fatale è stato pagato a caro prezzo. Il movimento
sindacale non può fare a meno della sua credibilità, evidentemente minata.
Dunque, è tempo di dimostrare sul campo che di "scivoloni" s'è trattato ma che
si può ripartire. Bufera prevedibile: quando si hanno stretti congiunti nei Cda
degli enti collegati al Comune o taluni esponenti di vertice del sindacato si
muovono, magari a insaputa degli organismi direttivi, per stabilizzare parenti o
amici, ecco che il termometro sociale comincia a far registare temperature
insostenibili. E il coperchio salta.
Il sindaco Genovese, pur difendendo il lavoro svolto dall'Ato a guida
Lamacchia-Barresi, «tutto legittimo», ha assicurato che la Giunta varerà un
Regolamento perché a ogni scelta degli enti collegati al Comune sia data
evidenza pubblica. La Cgil, attraverso il segretario generale Franco Spanò,
sgomberato il campo dagli "equivoci" derivati dal caso Ato con strascico di
dimissioni interne – «siamo credibili» – , ha ribadito che i metodi cui si è
fatto leva «sono inaccettabili!». La Uil, dal canto suo, ha preso subito le
distanze con Costantino Amato, chiedendo addirittura la revoca delle 26
assunzioni. Ora è la Cisl, con il segretario generale Maurizio Bernava, a
scendere in campo.
Da qui una lunga lettera aperta di Bernava al sindaco Genovese. Posizioni nette,
che naturalmente sintetizziamo. «Consideriamo una scelta negativa quella di
assumere prima a tempo determinato e poi a tempo indeterminato i lavoratori Ato
3, senza che vi sia stato un confronto di merito. Scelta ancora più leggera
vista la dimensione parentale con alcuni amministratori e personalità coinvolte,
ed ancor più ingiustificabile per la velocità dei modi alla vigilia dell'entrata
in vigore delle nuove norme per le assunzioni negli Ato... Una grande leggerezza
dovuta a mancanza di buonsenso e scarso rispetto per gli amministrati». Metodo
che «non fa altro che alimentare la domanda assistenziale e clientelare».
Più avanti: «Continuare a subordinare tutto e comunque all'urgenza della
politica di consolidare il proprio consenso, produce solo illusioni e nuovi
scenari di instabilità sociale... Vorremmo che l'Amministrazione cominci a dare
segnali inequivocabili. Non ci si può limitare a mettersi sempre in fila indiana
per raccogliere e chiedere qualcosa in cambio di giurato consenso politico. La
Cisl ritiene che la sua Giunta», è quanto scrive Bernava a Genovese, «non abbia
una politica lineare, chiara e univoca sui temi del lavoro... L'Amministrazione
non può tenere procedure diverse e parallele per problematiche simili. Per cui
non si comprende perché ci abbiamo messo un anno per stabilizzare, tramite un
negoziato sindacale, oltre 80 ex Lsu (operai, ndr) presso MessinAmbiente e Ato 3
e nel contempo apprendiamo dalla stampa di oltre 20 nuovi posti realizzati in
tempi record e senza confronti ufficiali».
Quindi – sintetizzando – i nuovi fronti: «La vicenda Ato apre contraddizioni
pesanti che produranno effetti sociali da affrontare sin dai prossimi giorni. Mi
riferisco alla vertenza ausiliari del traffico Atm». A marzo per 126 «scadrà il
secondo anno di contratto a tempo determinato. Si preannuncia una vertenza
durissima. Non speriamo in un regalo della politica, a questi lavoratori va
garantito un contratto a tempo indeterminato. La Cisl», infine, «esprime il
proprio disagio nel ritrovarsi, dopo anni di denunce, a chiedere più attenzione
sugli aspetti etici che dovrebbero orientare l'azione di chi esercita
responsabilità pubbliche».
ASSUNZIONI ATO3. Filippo Alessi, Segretario dei comunali della Cgil il cui figlio, Stefano, ha beneficiato delle assunzioni dell'Ato3 , si è dimesso dall'incarico. L'opinione della Uil. Il segretario provinciale Costantino Amato dice «si deve fare subito chiarezza sulle modalità di gestione di una vicenda che appare francamente intollerabile per le migliaia di disoccupati in città che non hanno santi in paradiso». ANCHE SINISTRA ECOLOGISTA (DS) INTERVIENE.Abbiamo appreso con sconcerto di assunzioni a tempo indeterminato, mediante procedure assolutamente irrituali e poco trasparenti, da parte dell’ATO ME3, sconcerto accresciuto dal fatto che il presidente di questa società d’ambito è un dirigente dei Democratici di Sinistra. Quella designazione alla presidenza dell’ATO ME3, lo scorso maggio, fu all’interno del partito assolutamente travagliata. Infatti portò all’abbandono del partito da parte di un consigliere comunale e perfino, in seguito, alle dimissioni del segretario cittadino. Tuttavia nessuno di noi poteva minimamente immaginare che potesse condurre ad una vicenda quale questa che oggi è opportunamente denunciata dalla stampa, e che, al di là degli aspetti amministrativi e/o penali forse irrilevanti, non può certamente essere un fiore all’occhiello della amministrazione Genovese anzi è da condannare dal punto di vista politico. Le donne e gli uomini dei DS profondono quotidianamente il loro massimo impegno affinché nel governo della città si registri una discontinuità di comportamenti, rispetto agli anni bui delle amministrazioni di centrodestra. Pertanto noi crediamo di interpretare l’indignazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti affermando con forza che il partito dei DS è assolutamente alieno e contrario a queste pratiche clientelari e chiediamo all’ATO ME3 ed alla amministrazione comunale la revoca in autotutela dei provvedimenti presi, nonché le dimissioni di tutto il CDA della società d’ambito ed in particolare del presidente. PRC PRENDE LE DISTANZE e chiede un incontro con il Sindaco per un chiarimento chiedendo nel frattempo la sospensione in via cautelativa, come già richiesto dall'Assessore al lavoro Alfredo Crupi. Riitiene infatti che le assunzioni in società, formalmente private ma sottoposte al finanziamento e controllo pubblico, debba realizzarsi mediante selezioni che avvengano con la massima pubblicità e trasparenza. Cosa che non è avvenuta in questo caso. Sottolinea la totale estraneità del partito, in tutte le sue articolazioni, a qualsiasi trattativa in relazione alle assunzioni di cui sopra. Respinge lo scandalismo della Cdl che non ha alcun titolo morale a parlare. Prende atto delle dichiarazioni di estraneità ai fatti del consigliere provinciale Previti e respinge il tentativo di vanificare quanto di positivo da lui prodotto in tanti anni di politica. Richiede la convocazione di un tavolo tra i partiti della coalizione e la Giunta per un confronto sulle direttrici relative alle linee essenziali di governo della città. Filippo Giunta Nota degli articolisti Sig. Sindaco, ecco con quali belle parole ci incanto’ in piena campagna elettorale, promettendo insieme alla sua coalizione quanto segue: "Nei primi 100 giorni di governo miro a cancellare il precariato… “Il lavoro, per essere fonte di autentica emancipazione e libertà, deve essere innanzitutto sicuro e dignitoso; pertanto, senza crearne di nuovo, si deve prestare ogni sforzo per eliminare gradualmente le forme di avvilente precariato che da decenni ormai frustrano le speranze di migliaia di giovani messinesi, trasformandole in lavoro vero e stabile”. Tutto questo è ben leggibile nel suo programma!!! 18 anni or sono ebbe inizio il nostro calvario, eravamo un esercito di trentacinquemila in tutta la Sicilia e ci chiamavano giovani articolisti perché eravamo tutti giovanissimi, adesso qualcuno e’ andato in cielo,qualche altro e’ dovuto emigrare al nord e quelli rimasti sono tutti sposati con famiglie a carico costretti da questa società a vivere ad alti livelli di povertà lottando giornalmente contro la fame e la disperazione costretti ad ignorare il futuro anche prossimo! Dopo anni di sofferenze Gli articolisti di quasi tutte le citta’ siciliane hanno trovato occupazione grazie agli enti in cui prestavano gratuito servizio, per loro fortuna anche alcuni articolisti Messinesi hanno coronato il loro sogno di essere chiamati lavoratori ed hanno potuto iniziare a versare i contributi per la pensione mentre noi articolisti e soprattutto lavoratori insostituibili nel Comune siamo diventati da ben 11 anni impiegati comunali con tanto di cartellino di riconoscimento ma senza adeguato salario e peggio ancora con contributi ridotti per la pensione di vecchiaia che per noi sicuramente rimarrà un vero Miraggio! Nel 2003 eravamo centosettantanove (179) articolisti, ma qualcuno nel tempo, ha pensato bene di aggiungerci altro precariato sul precariato ed ora ci siamo quasi raddoppiati... infatti siamo 304, un misto di precariato con diverse storie, ed a quanto pare, invece di cancellare l’attuale precariato, sembra proprio che questa attuale amministrazione remi per portarne altro all’interno del comune… Così poi ci sara’ la scusa che siamo diventati un’enormita’ e che per un’occupazione stabile diventa sempre piu’ difficile e piu’ impossibile. Caro Sindaco, noi ex art 23 dal 96 espletiamo giornalmente il nostro servizio per il Comune immagazzinando e conservando nel nostro bagaglio culturale una notevole professionalità acquisita che viene sfruttata dal Comune quasi gratuitamente senza che nessuno mai si prenda cura del nostro futuro. Per quanto concerne la nostra stabilizzazione, nessuno ne parla , siamo degli INVISIBILI e’ proprio; cosi’,INVISIBILI che da ben 11 anni lavorano con enorme spirito di sacrificio per il Comune con tanto di fotografia nel tesserino di riconoscimento !!! Siamo stanchi di gridare con lo scirocco contrario, siamo in piena agitazione sopratutto dopo aver digerito con sdegno le vergognose assunzioni fatte all’ATO, calpestando la nostra professionalità, la nostra; intelligenza, la nostra fiducia e la nostra dignità!!! MANIFESTEREMO CIVILMENTE RISERVANDOCI LA POSSIBILITA’ CONCRETA DI INVITARE ALLE NOSTRE MANIFESTAZIONI STRISCIA LA NOTIZIA E LE IENE PER FAR SAPERE ALL’ITALIA CHE NOI ESISTEVAMO NELL ’ 88 ED ESISTIAMO TUTT’OGGI SENZA AVERE LA POSSIBILITA’ ECONOMICA DI PROGETTARE IL NOSTRO ORMAI STRIMINZITO FUTURO… mentre, altri fortunati, chissa’ con quale privilegio, riescono ad ottenere in un mese posti di lavoro dignitosi. Gaetano Giordano . LA DIREZIONE DELLA FEDERAZIONE DS DI MESSINA. Alla luce dell’assunzione di ventisei persone da parte dell’ATO ME3, esprime forte rammarico circa le modalità con le quali queste sono avvenute, che non lasciano sufficienti elementi di garanzia in ordine ai principi irrinunciabili di trasparenza ed eticità nella conduzione di una Società ad intero capitale pubblico. Considerato che assunzioni a tempo indeterminato non selezionate con procedure ad evidenza pubblica possono diffondere in città il legittimo sospetto del perpetrarsi di pratiche clientelari e consociative a danno dei tanti disoccupati, in particolare giovani, che avrebbero potuto concorrere, attraverso il merito, e che da questa vicenda rischiano di avere consolidata la convinzione secondo la quale a Messina per trovare occupazione occorrono raccomandazioni ed amicizie. Vista inoltre la proposta di legge del centrosinistra all’ARS che prevedendo procedure pubbliche di selezione del personale anche nelle società partecipate degli Enti locali richiama le forze politiche dell’Unione alla coerenza la dove queste governano. Dato che i Democratici di Sinistra sono impegnati nel governo della Città affinché ci sia una netta discontinuità rispetto non solo a tali pratiche ma anche, insieme a tutto il Centrosinistra, a rappresentare una alternativa seria e credibile di governo della città che passa anche dalla gestione trasparente degli Enti e delle Aziende collegate al Comune. I DS, quindi, manifestano la più ferma contrarietà a questo modo di operare scarsamente etico e profondamente inopportuno. Fatti di questo genere, per il notevole impatto che hanno sulla fiducia e la credibilità di un’azione politica trasparente e seria, in una città affamata di lavoro, espongono il partito e la coalizione tutta alla riprovazione della cittadinanza. L'amministrazione di centrosinistra deve rappresentare una seria discontiniutà con il passato nelle politiche, nei metodi e nello stile di governo che rappresentano la sostanza del cambiamento a cui il partito deve essere proteso. Tutto ciò premesso IMPEGNA l’Esecutivo provinciale dei DS affinché promuovano un vertice dei partiti dell’Unione alla presenza del Sindaco al fine di far luce sulla vicenda delle assunzioni nell’ente di cui sopra e assumere determinazioni che portino alla regolamentazione con procedure ad evidenza pubblica delle assunzioni in tutte le società partecipate che operano con fondi pubblici al fine di garantire trasparenza e restituire fiducia ai cittadini sull’amministrazione della cosa pubblica; l’Unione Comunale del partito affichè con l’Amministrazione ed il Centrosinistra si pongano in essere tangibili e concreti atti di discontinuità rispetto alle passate amministrazioni nel governo complessivo della città; il Capogruppo dei Ds al Comune affinché in tempi brevissimi depositi in Consiglio Comunale una proposta di regolamentazione dei criteri di assunzione nelle società del Comune, nel rispetto dei principi di trasparenza e massima partecipazione.
Il grande inciucio di Barcellona di
Antonio Mazzeo.( da Nuovo Soldo) Si respira una brutta
aria a Barcellona. E girano pure delle brutte voci. 6 mesi dopo la
conclusione dell’indagine conoscitiva della commissione prefettizia
sulle infiltrazioni mafiose al Comune, sul tavolo del ministro degli
Interni giace una relazione che descrive gravi deviazioni
amministrative e le frequentazioni rituali tra boss e politici
locali. Eppure, ad oggi, Giuliano Amato non ha ancora predisposto il
decreto di scioglimento da sottoporre al Consiglio dei ministri. A
settembre 2006 sembrava cosa fatta. Si disse che era questione di
giorni. Poi iniziò un altalenante susseguirsi di conferme e di
smentite. Attraverso ripetute interviste a giornali ed emittenti
televisive, il sindaco Candeloro Nania, cugino del più noto senatore
di An Domenico, rivelò di essere stato ricevuto da alti funzionari
del Viminale e di avere dimostrato agli stessi l'insussistenza, a
suo dire, dei presupposti per lo scioglimento dell'amministrazione
comunale da lui guidata. Intanto si facevano pressanti le
“insinuazioni” che vedevano lo scioglimento sacrificato da una
“trattativa” tra gli amministratori di centrodestra protetti dal
potente parlamentare barcellonese ed uno o più esponenti regionali
dei Ds e della Margherita, finanche un senatore dell’Unione eletto
nell’isola e persino un sottosegretario meridionale. “Tu ci metti
una buona parola a Roma e noi disertiamo di tanto in tanto le
risicate votazioni a palazzo Madama”, il succo dell’accordo. Il
tutto veniva messo nero su bianco da alcuni organi di stampa locali.
Scontata una levata di scudi delle segreterie dei due maggiori
partiti del centrosinistra e di An, la richiesta della testa
dell’incauto giornalista e magari una sfilza di querele da parte dei
parlamentari chiamati in ballo. E invece un inquietante
silenzio-assenso. Iniziava allora a circolare in versione integrale
il contenuto della “segreta” relazione prefettizia ed il sindaco
Nania, a nome della maggioranza, chiedeva ufficialmente
l’archiviazione della procedura di scioglimento del Comune
contestando alcuni dei rilievi (i meno significativi) dei
commissari. Continuava l’agonia di una città oppressa dalla
violenza, che aveva sperato però di incamminarsi in un difficile
percorso di liberazione dal condizionamento criminale. Certo le voci
indignate sono state poche, troppo poche. Le maggiori associazioni
antimafia d’Italia, riunitesi a Barcellona l’8 gennaio scorso per
ricordare il sacrificio del giornalista Beppe Alfano, avevano
chiesto qualche sforzo in più per dare la spallata finale ad una
consorteria politico-affaristica che appariva ormai moribonda. I
partiti all’opposizione hanno invece nicchiato, hanno scelto di non
alzare la voce, non hanno preteso spiegazioni ai propri
rappresentanti di Roma e Palermo accusati di combine con
l’avversario post-fascista. Per alcuni dei leader locali è già tempo
di campagna acquisti e rimpolpare le liste in previsione della
prossima tornata elettorale, che senza il decreto di Amato, scatterà
a primavera. Domenica 14 gennaio c’è stato un colpo di teatro: nel
corso di un comizio nella piazza centrale di Barcellona, il senatore
Nania ha dichiarato di aver ricevuto personalmente da Giuliano Amato
confidenze secondo le quali il Ministro stesso non “reputa
sussistere i presupposti per lo scioglimento dell'amministrazione
comunale ma che non è detto che egli riesca a respingere le poderose
pressioni che gli vengono rivolte da personaggi che ambirebbero allo
scioglimento per bieche convenienze politiche”. C’è chi ha letto le
dichiarazioni del parlamentare come un’ammissione di sconfitta,
mentre da Roma giungono voci che entro venerdì 19, massimo il 26 di
gennaio, il Consiglio dei Ministri avrebbe commissariato Barcellona
per mafia. La “soffiata” dalla capitale induce a pensare che si è
alla svolta finale. Ma l’illusione dura poco. Lunedì 15, sindaco e
assessori si presentano al lavoro spavaldi. C’è chi giura di averli
sentiti festeggiare in sala giunta. “Amato non predisporrà il
decreto, ormai è certo”, gridano alcuni. Dal Viminale si raccolgono
implicite conferme. “Non potevamo fare di più, di fronte alle
contro-osservazioni dei due Nania, Giuliano Amato avrebbe richiesto
alla Prefettura di Messina ulteriori elementi a chiarimento. Gli
sarebbe stato risposto che la situazione odierna è diversa e così il
ministro ha deciso di soprassedere”. L’immobilismo è durato sino al
gennaio dello scorso anno, quando la Relazione di minoranza (oggi
maggioranza di governo) della Commissione parlamentare antimafia
dedicava alla città del Longano un capitolo intero. “La mafia
barcellonese mostra di avere grande capacità di infiltrazione nel
settore degli appalti pubblici e nelle amministrazioni locali … e
l’indebita interferenza nella gestione del servizio di raccolta dei
rifiuti”, dichiaravano i commissari. Poi un passaggio ancora più
sconvolgente: “L’importanza di Barcellona negli equilibri di Cosa
Nostra è risultata anche nelle vicende della strategia stragista che
colpì la Sicilia nel 1992. Molti collaboratori di giustizia hanno
riferito che proprio nella provincia messinese si tennero alcune
riunioni fra uomini di Cosa Nostra ed interlocutori esterni. Ma al
di là di questo c’è il fatto, riferito da Brusca, che il telecomando
da lui stesso azionato il 23 maggio 92 a Capaci gli venne
personalmente recapitato da Giuseppe Gullotti…”. Barcellona la
Corleone del XXI secolo, si disse. Lo scioglimento per mafia del
Consiglio apparve la strada obbligata per ridare barlumi di legalità
e trasparenza alla vita amministrativa della città. Ma c’erano le
elezioni politiche alle porte e si ritenne, tacitamente, che la
questione non dovesse avvelenare il libero confronto tra le parti.
Prodi vinse anche se di un soffio ma si preferì far passare
impunemente anche la tornata per il rinnovo del Parlamento
regionale. Quasi non si dovesse disturbare il grande manovratore
locale. Finalmente a giugno 2006 giunsero i 4 commissari nominati
dal Prefetto Stefano Scammacca che in meno di un mese definirono la
realtà barcellonese come “molto inquietante”. “La mafia
imprenditrice, quella delle connivenze con alcuni membri delle
istituzioni e, per finire, quella che si insinua nel settore della
politica, dei servizi pubblici e della pubblica amministrazione sono
le connotazioni più recenti della criminalità organizzata
barcellonese”, si legge in una delle 156 pagine di relazione. 156
pagine in cui che sarebbero state smontate da una “richiesta di
archiviazione” a firma dell’amministrazione di appena 8 pagine, più
9 schede di “osservazioni”.
MESSINA, UNA STORIA EMBLEMATICA: "CASA NOSTRA", DOPO 30 ANNI NON C'E' ANCORA GIUSTIZIA “Aspettiamo da trent’anni giustizia, ognuno di noi ha pagato migliaia di euro per comprare un’ abitazione, ma non abbiamo avuto nulla e non siamo stati tutelati dalle istituzioni”. Lo dice con voce affranta il pensionato Oscar Insam, una dei 30 soci del Consorzio Cooperativa “La Casa Nostra” che non hanno avuto la casa dopo aver pagato quasi tutta la somma prevista per l’acquisto dell’appartamento perché considerati morosi per poche centinaia di euro. Le loro casa infatti sono state poi vendute all’asta, ma per i soci questo non era possibile perché le cause che non avevano mai avuto il collaudo andavano demolite. Il commissario liquidatore del consorzio del 2001, il ragioniere Placido Matasso, che attualmente ricopre l’incarico di revisore dei conti dell’Ospedale Piemonte, su mandato della regione Sicilia aveva invece messo le case all’asta. Ora Matasso è imputato in un processo per falso e truffa insieme agli ingegneri Gaetano Terranova, e Placido Restuccia che avrebbero certificato il collaudo delle abitazioni. “Il certificato di collaudo – spiega Matasso - è stato redatto anche dal Genio di Civile di Messina che attesta che le palazzine sono a norma. Questo è stato ribadito nel bando d’asta, i soci che non hanno pagato volevano solo restare ad occupare le case senza pagare nulla, gli altri soci hanno invece firmato il contratto”. Secondo i consorziati i fatti sono andati in maniera totalmente diversa. Si sono difatti autodefiniti ‘ribelli’ proprio perché non avrebbero voluto sottostare alla vendita all’asta per quello che definiscono “un pretesto utilizzato nei loro confronti per farli tacere”. Matasso per i soci “non avrebbe tenuto conto della relazione redatta nel maggio del 1999 dall’arch. Dario La Fauci. Qui veniva affermato che non è possibile presentare richiesta di sanatoria in assenza della relazione a struttura ultimata redatta dal direttore dei lavori, del collaudo statico e del certificato di conformità del progetto e di osservanza della legge sismica e dell’articolo 28 certificato dal Genio civile sulla regolarità di costruzione”. Quindi per i soci “tutte le case sarebbero a rischio, non potevano essere messe all’asta e devono avere risarcimento”. Ipotesi confermata dall’imprenditore Carmelo Cascio che, con la sua ditta, secondo alcuni ingegneri incaricati dal commissario dello stesso consorzio, era stato indicato come l’artefice del dissesto dei fabbricati per un movimento franoso causato dagli scavi di sbancamento effettuati nello stesso periodo dalla sua azienda. Tesi smentita da ben 3 perizie istituzionali. La prima disposta nel 1997 dal Gip di Messina Carmelo Cucurullo, la seconda dalla ‘Ismes’ di Bergamo, azienda leader nel campo europeo della sicurezza strutturale e una terza disposta dal pm di Messina Farinella. In tutte e 3 le perizie si evince che il dissesto non è stato provocato da un movimento franoso né, tantomeno da un calamità naturale, altra ipotesi tenuta in considerazione da un commissione tecnico scientifica nazionale. Il dissesto dei fabbricati secondo le perizie è invece da attribuire esclusivamente a negligenze costruttive come la mancanza di pali di fondazione, la scarsità dei materiali, la mancanza di collegamento tra i pali di fondazione e i plinti dei pilastri. Tra l’altro Cascio replica a Matasso affermando anche “che lo stesso Genio Civile in una lettera, nonostante avesse apposto i timbri nella perizia, non considera quello effettuato un vero e proprio collaudo. Il percorso del Consorzio “La Casa Nostra”, nato nel 1976 con l’obiettivo di dare una casa a tanti messinesi, attingendo alle agevolazioni previste dallo stato, si è rilevata una storia costellata da tanti altri aspetti poco chiari.Basta considerare che le 600 abitazioni, sarebbero state realizzate dalla Sicis di Bagheria che secondo il Gip del tribunale di Palermo nel 1999 “era utilizzata dal defunto boss Michelangelo Alfano per riciclare i soldi sporchi della famiglia mafiosa facente capo a Leonardo Greco”. Anche i finanziamenti arrivati da banche e Regione sono stati oggetto di analisi da parte della magistratura. Tra i più clamorosi i finanziamenti senza regole dati dall’Ircac, un finanziamento regionale dove sono stati elargiti sei miliardi di vecchie lire per arginare il movimento franoso di cui poi è stato dimostrata l’inesistenza e il finanziamento di 4 miliardi e mezzo di lire per realizzare opere di urbanizzazione primaria quando era ormai chiaro che le 600 case andavano demolite. Molte abitazioni sono state infatti demolite come ordinato nel 1999 dal prefetto di Messina del tempo, Renato Profili, ma molte case sono ancora abitate nonostante i rischi evidenziati nelle perizie. Anche molti finanziamenti arrivati dalle istituzioni sono stati oggetto di indagini. Tra gli altri, i fondi elargiti dal sindaco di Messina del 1993, Mario Bonsignore, che aveva fatto effettuare progetti per bloccare la presunta frana con uno sperpero di denaro inutile. Altra grave irregolarità è nell’operazione finanziaria di una banca siciliana che effettua un piano di ammortamento delle costruzioni pur in difetto delle certificazioni di legge e versa 4 miliardi di € al Consorzio nonostante debba ricevere a sua volta dal consorzio stesso per 2 miliardi e mezzo di lire. Il consorzio ha girato poi i finanziamenti alla Sicis che con il denaro della banca ha sanato la sua situazione con lo stesso istituto di credito. Nonostante un quadro così poco chiaro che vede coinvolte istituzioni, banche e politici e nonostante, ci siano ancora diverse indagini da parte della magistratura, una soluzione definitiva per i problemi dei soci del consorzio non sembra esserci. I consorziati hanno però scelto un nuovo legale, l’avvocato Lorenzo Gatto, uno dei pochi legali che per i soci “non è influenzabile dalle pressioni delle lobby messinesi”. Gianluca Rossellini
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«L'ultimo quotidiano? Uscirà nel 2043»
Ma alcuni media, i più autorevoli e i fogli locali, potranno salvarsi La
profezia dell'«Economist»: in via di estinzione l'informazione su carta
stampata. Il «Financial Times»: a ucciderci non sarà Internet .
«Who killed the newspaper?». «Chi ha ucciso il giornale?». Il punto
interrogativo è lì, bello chiaro, fin dal titolo. Ma è come se non ci fosse. Per
l'Economist, l'informazione su carta stampata è ormai in via di estinzione in
(quasi) tutto il mondo. Destino certo. Solo questione di tempo. Tanto che al
problema il settimanale britannico riserva un buon numero delle sue pagine di
questo numero, dalla copertina al primo dei commenti fino al dossier d'apertura
della sezione economica. E il suo ricordo va subito agli anni '70, quando due
oscuri cronisti del Washington Post riuscirono con i loro reportages a far
esplodere il Watergate e mandare sotto impeachment il presidente Richard Nixon.
Bei tempi, appunto, quando «i giornali dettavano l'agenda per tutti gli altri
media».
Oggi, invece — commenta amaro l'Economist — «il business di vendere parole ai
lettori, e vendere questi lettori agli inserzionisti pubblicitari, sta
crollando». Persino uno come Rupert Murdoch, l'editore globale che fino a pochi
anni fa definiva la carta stampata «un fiume d'oro», adesso ammette che «il
fiume si sta prosciugando». E c'è anche chi ha già preparato la lapide con una
data precisa. Come Philip Meyer, autore di «The vanishing newspaper » (ci
risiamo con il giornale che «svanisce»), secondo il quale in America «il primo
trimestre del 2043 sarà il momento in cui l'ultimo, esausto lettore getterà via
l'ultimo, raggrinzito quotidiano». Una tesi quantomeno azzardata, replicano
molti addetti ai lavori.
Peter Kahn, giornalista da Pulitzer ed ex numero uno del gruppo Dow Jones
(quello del Wall Street Journal), è da sempre convinto che il giornalismo
stampato continuerà a navigare a lungo, purché sia consapevole di «rivolgersi a
un'élite di pubblico intelligente», che pretende «informazioni e analisi di alta
qualità». E purché «non si metta a inseguire tv e internet, trasformando le news
in intrattenimento spettacolare». Ottimista sembra anche Rachel Smolkin,
direttrice della American Journalism Review, che nel suo saggio « Adapt or die »
vede i giornali ancora in grado di «imporre il proprio marchio» e di porsi come
«motore centrale da cui espandere l'attività d'informazione verso altre
piattaforme, internet o pubblicazioni specializzate».
Nessuno, comunque, nega il declino. «Negli ultimi 10 anni la diffusione dei
giornali è in forte calo in Usa come nell'Europa occidentale, in Australia come
in Nuova Zelanda e in America latina», elenca l'Economist. In Svizzera e Olanda
i quotidiani hanno già perso oltre il 50% della pubblicità. E negli Stati Uniti,
secondo la Newspaper Association of America, dal 1990 al 2004 il numero di
persone occupate nell'industria del settore è diminuito del 18%. Sempre negli
Usa, all'alba del 2005, un gruppo di azionisti ha costretto la Knight Ridder
(proprietaria di un'autentica galassia di quotidiani) a vendere tutto al miglior
offerente, mettendo la parola fine a 114 anni di storia editoriale.
Insomma: lo stato di grave malattia è accertato. Così come è ormai individuato
il potenziale killer: non la tv, ma internet. Meglio: l'informazione via web. A
rafforzare la tendenza, come spiega l'Economist, sono stati (e sono) gli stessi
editori di carta stampata, con un'inesauribile raffica di errori. Esempio: il
settimanale britannico la pensa come Kahn e accusa «molti editori» di «aver
ignorato per anni le ragioni del declino dei giornali, concentrandosi solo sul
taglio dei costi e riducendo le spese per i contenuti "giornalistici", e adesso
cercano di attrarre nuovi lettori puntando sull'entertainment, sull'informazione
per il tempo libero e altri generi che si supponga interessino alla gente più
che gli affari internazionali o la politica».
Cosa resterà alla fine? «Pubblicazioni come il New York Times oil Wall Street
Journal saranno in grado, per l'alta qualità dell'informazione che offrono, di
alzare il proprio prezzo di vendita e compensare così il calo degli introiti
pubblicitari persi a causa di internet», pronostica l' Economist. Si salveranno,
probabilmente, anche i giornali locali. Per tutti gli altri, invece, sarà dura.
Una tesi che, pur con meno pessimismo, anche il Financial Times sembra
appoggiare. Proprio ieri, in un commento intitolato «OldTube, NewTube» (gioco di
parole fra le «condutture» per diffondere contenuti e il sito web YouTube) il
quotidiano britannico ha sottolineato che «internet non sarà la fine dei media
old-style». Ma, alla fine del ragionamento, arriva alle stesse conclusioni: che
i giornali devono sviluppare la «qualità» di quello che offrono. E butta lì un
paragone fra fra parole e cinema: «Il web non ha certo cambiato l'economia di
Hollywood — osserva il giornale —. Per realizzare il Titanic serve gente che lo
sappia fare e abbia 200 milioni di dollari di budget, non bastano i clip
amatoriali diffusi via blog».
Giancarlo Radice
LA VITTORIA ballata di Franco Trincale
CAVALIERE SI RIPOSI
DIGERISCA E SI RILASSI
SI RIMETTA I TACCHI BASSI
SI RILASSI CAVALIERE
E RITORNI AL SUO MESTIERE
C’E’ APICELLA CHE L’ASPETTA
GLI FARA’ LA SERENATA
PE ‘STA GRANDE BASTONATA
IO CON ALTRE MELODIE
E CON VERSI ALQUANTO VERI
GLI PERDONO LE BUGIE
CHE HA DETTO FINO A IERI
COME VEDE NON HA VINTO
SPERO CHE NE SIA CONVINTO
LEI SARA’ SEMPRE ALL’ALTEZZA
DAGLI SCANNI ALL’OPPOSIZION
LEI E’ STATO UN PRESIDENTE PERDONEVOLE
CON IL DONO DEL CONDONO E DEL PERDONO
UN TRASCINATORE DELLE MASSE
CHE TAGLIA AI SUOI SIMILI LE TASSE
CHE SE QUALCUN GLI LANCIA UN TREPIEDI
LEI LO PERDONA PER RESTARE IN PIEDI
COL PERDONO
COL CONDONO
LEI ANCORA PIU’ DI IERI
HA INGRASSATO I CEMENTIERI
LEI ANTICOMUNISTA”
LEI SINCERO PACIFISTA
PER LA PACE IN QUESTA TERRA
I SOLDATI MANDA IN GUERRA
SI RILASSI CAVALIERE
NEI SUOI REGNI E I SUOI GIARDINI
CHE NESSUNO GIUSTIZIERE
MANGERA’ I SUOI NIPOTINI
LA SI GODA LE SUE VILLE
E CONTINUI A FAR SCINTILLE
FACCIA IL PRIMO DELLA CLASSE
MA CHE PAGHI GIUSTE TASSE
CAVALIERE SI RIPOSI
DIGERISCA E SI RILASSI
SI RIMETTA I TACCHI BASSI
MI DIA RETTA CAVALIERE
E RITORNI AL SUO MESTIERE
NON SI TIRI PIU’ LA FACCIA
NON SI METTA PIU’ CERONI
CAVALIERE BERLUSCONI
SI PROTEGGA BEN LA FACCIA
PER UN POCO ALMENO TACCIA
TORNI LA NEL SUO TEATRO
C’E’ APICELLA CHE L’ASPETTA
GLI FARA’ LA SERENATA
PE ‘STA GRANDE BASTONATA