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Morire
di straordinarinella terra del Karoshi
di MISAKO HIDA* - Pubblichiamo l'articolo che ha vinto il premio
giornalistico "Media for Labour Rights", indetto dall'ILO, l'agenzia dell'Onu
per i diritti del Lavoro.
- "Tutto il tempo che ho passato è stato sprecato". In una giornata di
marzo del 1999, ancora prima che i germogli di ciliegio cominciassero a
sbocciare, un ragazzo di 23 anni, Yuji Uendan, in preda a una forte
depressione causata dall'eccesso di lavoro, si è tolto la vita. È stato
trovato nel suo appartamento di Kumagaya, alla periferia di Tokyo, con
quelle parole scribacchiate su una lavagnetta bianca che usava per l'elenco
degli appuntamenti giornalieri. Uendan aveva lavorato per quasi 16 mesi come
ispettore di apparecchiature per la produzione di semiconduttori, in una
stanza asettica con una luce soffusa giallastra nella fabbrica della Nikon a
Kumagaya, vestito dalla testa ai piedi con una divisa bianca sterile. Era
stato assunto dall'appaltatrice Nextar (oggi Atest) che lo mandava per
incarichi a termine alla Nikon, una delle principali produttrici giapponesi
di macchine fotografiche e dispositivi ottici. Uendan faceva turni di giorno
e di notte di 11 ore a rotazione, con straordinari e viaggi extra che gli
facevano raggiungere le 250 ore al mese. Nel suo ultimo periodo di lavoro
all'interno della fabbrica era arrivato a 15 ore consecutive senza un giorno
libero. Soffriva di mal di stomaco, insonnia, intorpidimento delle
estremità. In poco tempo era dimagrito di 13 chili. "Aveva la faccia molto
tirata" racconta la madre, Noriko Uendan, 59 anni, che ha cominciato a
soffrire di angina dalla morte del figlio e ora porta sempre con sé pillole
di nitroglicerina. "Mi fa soffrire pensare a quanti giorni è rimasto lì, da
solo, prima che lo trovassero". Nel marzo del 2005, il tribunale
distrettuale di Tokyo ha dichiarato che sia la Nextar sia la Nikon erano da
ritenersi responsabili per la morte di Uendan e ha ordinato a entrambe le
aziende il risarcimento dei danni. "È stata una vittoria senza precedenti
per i lavoratori temporanei", ha detto l'avvocato di Uendan, Hiroshi
Kawahito, che è anche segretario generale del Consiglio di difesa nazionale
per le vittime di "Karoshi". L'espressione giapponese che sta a significare
"morto per eccesso di lavoro" ormai è stata adottata anche dalla lingua
inglese, basta consultare il dizionario Oxford. "Si è trattato del primo
caso in cui non solo l'azienda che forniva personale temporaneo, ma anche
quella che lo riceveva, sono state condannate per negligenza" ha aggiunto
Kawahito. Ma la causa non è conclusa. Entrambe le aziende sono ricorse in
appello, ma la madre della vittima non intende darsi per vinta. La battaglia
legale perciò continua alla corte d'appello di Tokyo, dove alla fine di
gennaio si è tenuta la dodicesima udienza. "Negli ultimi anni, sempre più
lavoratori temporanei sono stati costretti a lavorare tanto quanto i
dipendenti a tempo pieno ed è molto comune che le società appaltatrici
forniscano illegalmente ai propri clienti dipendenti di fatto come se
fossero interinali o temporanei", dice Koji Morioka, professore di economia
e autore di The Age of Overwork, L'era del lavoro eccessivo. "Visto lo
status quo, il caso di Uendan ha un'importanza particolare perché si è
trattato in assoluto della prima richiesta di indennizzo per il suicidio di
un lavoratore temporaneo a causa di straordinari ed eccesso di lavoro." La
questione del "karojisatsu", letteralmente "suicidio dovuto all'eccesso di
lavoro" è un problema serio in Giappone. Il numero di suicidi è aumentato
drasticamente, superando i 30 mila casi dal 1998, quando il tasso di
disoccupazione raggiunse un record dai tempi del dopoguerra. Secondo gli
ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il numero di suicidi
in Giappone è quasi il doppio di quello negli Stati Uniti. L'ultimo studio
dell'agenzia di Polizia nazionale giapponese evidenzia che nel 2006 si sono
tolte la vita, in tutto il paese, 32.155 persone. Kawahito stima che più di
cinquemila suicidi ogni anno sono il risultato della depressione causata da
eccesso di lavoro. Secondo le ultime stime dell'Organizzazione
internazionale del Lavoro, ILO, il Giappone detiene il primato di dipendenti
che superano le 50 ore a settimana (28,1 per cento), mentre nella maggior
parte dei paesi dell'Unione Europea, la cifra non va oltre il 10 percento
(in Italia siamo al 4,2 per cento). "L'era del lavoro eccessivo" riporta che
la quota di ferie retribuite da parte dei dipendenti giapponesi è scesa al
47 percento nel 2004 dal 61 per cento del 1980. "I troppi straordinari quasi
impediscono ai lavoratori di godere di ferie retribuite e questo costituisce
un problema" sostiene Kosuke Hori, a capo dell'Associazione giapponese degli
avvocati del lavoro. Il Giappone non ha ratificato alcuna Convenzione
dell'ILO sull'orario lavorativo, comprese la Convenzione 132 relativa alle
ferie retribuite e la Convenzione 1 sulle ore di lavoro. La legge nazionale
non mette un tetto al lavoro straordinario per certe professioni e in certe
condizioni. "Quando si tratta di ore lavorative - Marioka scrive nel suo
libro - in Giappone non c'è alcun riferimento agli standard internazionali".
"Ho giurato su mio figlio mentre era in coma che non mi sarei mai arresa -
ha detto la madre di Yuji Uendan - e spero davvero che in futuro le aziende
giapponesi lascino avere vite dignitose ai propri dipendenti, tanto da
arrivare a morire di vecchiaia".
*Misako Hida è una giornalista freelance giapponese che scrive da New
York per le riviste The Economist, Sunday Mainichi, Toyo Business e Newsweek
Japan.
Con l'articolo "The Land of Karoshi" ha vinto il premio giornalistico "Media
for Labour Rights" istituito dal Centro internazionale di formazione
dell'ILO, che ha sede a Torino. L'ILO è l'agenzia dell'Onu per i diritti del
lavoro e il premio, alla sua prima edizione, è legato al progetto di
formazione per giornalisti e operatori dei media volto a diffondere la
conoscenza degli standard internazionali del lavoro. In questi giorni si
tiene a Ginevra la 97° Conferenza Internazionale del Lavoro, appuntamento
annuale in cui l'ILO riunisce i rappresentanti dei ministeri del welfare,
delle organizzazioni sindacali e delle imprese di tutto il mondo per
discutere delle tendenze globali dell'occupazione e promuovere il lavoro
dignitoso (Decent work).
LE FOTO DI MAREGROSSO SARANNO ESPOSTE A MILANO Nella Chiesa dei SS Pietro e Paolo, gremita di
fedeli, si è tenuta una messa particolare alla presenza
dell’Arcivescovo di Messina, Mons. Calogero La Piana.
Infatti , alle pareti della Chiesa, una tra le più
antiche e prestigiose della città, erano esposte alcune
foto realizzate da Pippo Lombardo. Le fotografie,
tecnicamente perfette, ritraevano impietosamente scorci
dell’area degradata di Maregrosso e costituivano, di per
se, denuncia sociale. L’iniziativa della mostra in
chiesa è stata l’ennesima tappa di un percorso che CittadinanzAttiva sta portando avanti
nella vasta zona
che, nella parte che sta a valle della via La Farina ,
fa registrare l’esistenza di un ambito territoriale
squallido e pericoloso, che si è venuto a formare circa
100 anni fa, subito dopo il terremoto del 1908 e che nel
tempo ha subito sempre ulteriori peggioramenti.
“Consentitemi di salutare il nostro Arcivescovo a cui
abbiamo chiesto di concedere il Suo Patrocinio a questa
nostra iniziativa a favore della gente di Maregrosso e
don Franco, che avendo capito lo spirito del nostro
impegno, ha ospitato nella sua Chiesa la mostra
fotografica”. Così ha esordito Giuseppe Pracanica,
responsabile di CittadinanzAttiva. Alcune
delle fotografie esposte riportavano brevissime
didascalie, non per fare dell’inutile umorismo, ma per
rappresentare tutta l‘amarezza di una tragica realtà per
anni nascosta, ma che oggi è sotto gli occhi di tutti.
“Gesù ha detto ama il prossimo tuo come te stesso. – ha
aggiunto Pracanica per meglio argomentare il perché
della mostra - Anche i nostri fratelli che vivono a
pochi passi da qui, in una situazione di assoluto
degrado ed abbandono, gli abitanti della bidonville di
Maregrosso, fanno parte di quel prossimo di cui parlava
Gesù”. C’era una grande attenzione per quelle parole che
un laico pronunciava in quella antichissima Chiesa dei
SS Pietro e Paolo costruita intorno al 1100 dai Pisani
per consentire il culto ai componenti della numerosa
Colonia Pisana di stanza in Sicilia in quel tempo. “Vi chiedo di far diventare
concreto il vostro impegno di missione aiutandoci
anzitutto a far uscire questi nostri fratelli dallo
stato di abbandono, di miseria, di uomini che vivono
senza speranza – ha detto Pippo Pracanica, concludendo
il suo “straordinario” intervento - Sarà una battaglia
lunga e difficile, ma sono convinto che, se saremo
assieme, abbiamo chiesto anche a tutte le altre
parrocchie di questa zona di partecipare a questo
impegno, potremo anche vincerla. Per raggiungere
l’obiettivo che ci prefiggiamo abbiamo anche ottenuto la
generosa collaborazione dell’Arcidiocesi di Milano e le
foto che tappezzano questa chiesa saranno messe in
mostra anche a Milano. Perché una denunzia così forte?
Quando è necessario, diceva Gesù, gli scandali debbono
avvenire, occorre guardare le cose in faccia e chiamarle
con il loro nome, dire “pane al pane, vino al vino.” Giovanni
Frazzica
«Un partito democratico... davvero». Firmato
Frazzica e Burtone Presentata a Palazzo dei Leoni la lista
che appoggia la candidatura nazionale di Rosy Bindi.
“Con Rosy Bindi democratici davvero”. Quel davvero messo lì,
alla fine della denominazione della lista che appoggia l'unica candidata donna
alla guida nazionale del Partito democratico, sembra quasi una puntualizzazione,
un voler sottolineare a tutti i costi il senso di questa avventura politica. Un
concetto ribadito con forza anche oggi, quando i due “padri” di questa lista,
Giovanni Frazzica, presidente del Movimento popolare siciliano e politico di
consolidata esperiienza a Messina, e Giovanni Burtone, deputato della Margherita
e capogruppo della Commissione parlamentare antimafia, hanno spiegato i loro
“perché” nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Leoni.
«Il Partito democratico dev'essere democratico davvero» ha detto Burtone, ex
segretario regionale del Partito Popolare, che ha voluto sottolineare
l'importanza della «partecipazione della gente, di uomini e donne che il 14
ottobre vogliono dare un contributo», ma soprattutto dell'esistenza di più
candidature alternative a quella di Veltroni. «Se ci fosse stata una sola
candidatura – ha detto Burtone – ci sarebbe stata poca sensibilità esterna, la
gente avrebbe avvertito queste primarie come false, senza alcuna dialettica
interna». Un concetto fatto proprio anche da Giovanni Frazzica, il quale ha
affermato come «nel dilagare del Veltronismo, noi abbiamo trovato in Rosy Bindi
un punto di riferimento». Frazzica ha posto l'accento sul «coraggio della scelta
di Burtone», e sulla difficoltà nel presentare «liste in tutti e 41 i seggi
siciliani, nonostante una condizione di evidente svantaggio, considerato anche
il periodo dell'anno in cui si è dovuto procedere alla raccolta firme». Frazzica
accomuna la candidatura della Bindi a quella di Enrico Letta, in quanto entrambi
«hanno legittimato lo svolgimento di queste primarie».
Sia Frazzica che Burtone hanno voluto chiarire un concetto: «Questo evento non
dovrà servire a mostrare i muscoli». Il riferimento è anche ad alcuni processi
di disgregazione che, soprattutto a livello nazionale, hanno iniziato a prender
vita. «I muscoli si mostrano in palestra – ha detto Burtone – in politica si
lavora con i ragionamenti e con i valori». La peculiarità della lista per la
Bindi è, secondo il deputato della Margherita, «la propensione verso le
politiche sociali. La Finanziaria, in questo senso, sta dando alcune risposte
importanti su temi come il risanamento e la ridistribuzione dell'equità
sociale».
Infine, il perché dell'appoggio, per quanto riguarda la candidatura regionale, a
Francantonio Genovese. «Sin da subito – spiega Burtone – avevamo chiarito di non
voler presentare alcuna candidatura regionale. Sosteniamo Genovese perché la sua
– conclude – è la candidatura politicamente più chiara».
Sebastiano Caspanello
MIGLIAVACCA
A MESSINA
di
Giovanni Frazzica
-
Non c’è il pienone dei grandi eventi, ma è
abbastanza presenziato il Salone delle bandiere di Palazzo Zanca, riempito dai
mobilitati di “Vince Messina” (che ora si definiscono Sinistra Liberale), da una
nutrita pattuglia di Ds e qualche spruzzatina di Margherita. Poi ci sono i
curiosi, quelli di bocca buona, che sanno già chi è Migliavacca, anche se la TV
non lo ha ancora messo in quei circuiti in cui vanno Rutelli, Gasparri, Angius e
tanti altri che sanno parlare e sembra anche che contino. Maurizio Migliavacca è
uno che sa parlare, non va in televisione, ma certamente è uno che conta.
Sarebbe una diminutio dire di lui che è un emergente, così come sarebbe
esagerato dire che è uno arrivato. Forse è più corretto immaginarlo come una
sorta di eminenza grigia dei Ds, un virus politico che ha quasi completato il
periodo di incubazione e sta per irrompere nei tessuti del nuovo Partito
Democratico, che si farà, se si farà, sulla base di un DNA progettato anche da
lui. Il livello è altissimo dunque ed il Personaggio si è mosso perché nel coro
delle voci che descrivono, senza essere smentite, il PD frutto di una fusione a
freddo tra Ds e Margherita, l’adesione della Sinistra Liberale rappresenta un
evento di grande rilievo, un fenomeno, una ennesima dimostrazione che in
politica non sempre due più due fa quattro. Certo è meglio non inerpicarsi nei
meandri della matematica o della contabilità, perché in questo caso non sono i
grandi numeri a dare il peso ed il senso vero di questa operazione politica.
Quelli della Sinistra Liberale sono brave persone, gente di buona famiglia, con
l’abbigliamento sempre in ordine e che hanno ancora la capacità di commuoversi
quando sentono parlare di Benedetto Croce e di Piero Gobetti. Nel salone
l’attesa si fa sempre più crescente, si è ansiosi di sentire l’intervento del
leader di questa cosa geniale che è Sinistra Liberale, Antonio Saitta, forse
coautore della sigla in campo nazionale, ma si aspetta anche di sentire la voce
e il pensiero di Maurizio Migliavacca. E sembrano interminabili gli interventi
di Scurria, Giacoppo, Gennaro, Ferrari, Passalacqua e Cangemi. Quest’ultimo,
forse involontariamente, fa a Migliavacca la domanda giusta: possiamo
reintrodurre il voto di preferenza nella nuova legge elettorale? Gli altri, chi
più chi meno, si abbandonano al ritornello dei “più soldi per Messina”. Saitta
invece vola un poco più in alto, sviluppando anche qualche tema introdotto da
Gianfranco Passalacqua, rivendica per intero la dignità delle origini, cerca
nella storia frammenti di un pensiero liberale capace di giustificare una scelta
che fino a qualche anno fa sarebbe stata semplicemente impensabile: liberali e
comunisti nello stesso partito! Ma Saitta sviluppa i suoi temi senza mai perdere
il controllo, senza farsi catturare dagli applausi, manifesta con compostezza
l’ansia di chi vorrebbe fare di più e meglio, ma chiude, chiude la serata
passando la parola a Maurizio Migliavacca. Un vero peccato che un personaggio
autorevole e disponibile, diverso dai tanti Onorevoli vecchio stile che dicono
sempre che devono prendere un aereo, non sia stato offerto al confronto con la
gente. Pazienza! Accontentiamoci dunque di quello che ha detto. Non certamente
del suo impegno per più soldi a Messina, in quanto non dovrebbe essere la sua
specialità, quanto piuttosto della sua visione della persona umana proiettata in
una dimensione che va anche oltre la “centralità” che le conferiscono i
cattolici. Migliavacca ha una visione dinamica, moderna, parla di capitale umano
che deve essere valorizzato attraverso la formazione, la cultura e la produzione
di processi innovativi e nuove forme di dialogo. E ci sarà dialogo nel nuovo
Partito Democratico, la garanzia di una testa un voto e l’Assemblea Costituente
sarà la Costituente delle Idee. Ed il “verbo” che nascerà dovrà essere divulgato
in ogni angolo del Paese, perché si dovrà fare la Costituente dei territori. Al
quesito di Filippo Cangemi non risponde, perché sa che non c’è ancora un’idea
condivisa sulla riforma elettorale, ma lui un’idea ed una strategia ce l’ha. I
dubbi restano, ma è importante poter pensare che, in questo nuovo purgatorio che
è il PD, in cui potremmo ritrovarci in tanti nei prossimi mesi, ci saranno anche
persone nuove, intelligenze lucide, capaci di trasmettere un entusiasmo
contenuto, ma autentico, rispetto alle difficoltà di un percorso che incomincia
ad apparire difficile e inevitabile.
Informazione in Sicilia: un convegno per la libertà.
Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le
Siciliane, Le Inchieste, PeaceLink, Itacanews, Città Nuove, I Cordai,
Pizzino, La Primavera , Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo,
Malastrada Film, RadioAut, il Dialogo, Sicilia Libertaria, MarsalaC'è,
Grilli dell'Etna, Terre Libere, mondonuovo, Step1...
hanno dato vita a due giornate di dibattito operativo.
La prima fra i gruppi, testate e soggetti della società civile
interessati a porre le basi per una rete siciliana dell'informazione.
La seconda con i politici progressisti interessati a sostenerla.
sabato 4 e domenica 5 novembre a Catania,
per cominciare a coordinarci insieme in un progetto
alternativo al monopolio.
Per contribuire con un documento sull'informazione agli Stati
Generali dell'Antimafia indetti da Libera per metà novembre.
Per un disegno di legge che tuteli l'esercizio del diritto di cronaca.
Per un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a
favore della piccola editoria e del giornalismo civile.
Per un 'etica dell'informazione.
Antonio Pioletti
Lucio Tomarchio, Casablanca
Marco Benanti, Isola Possibile
Pino Maniaci, Tele Jato
Nicola Savoca, Telecolor
Carlo Ruta, Le Inchieste
Giuseppe Castiglia, Girodivite
Carlo Gubitosa, PeaceLink
Giusi Viglianisi, Itacanews
Mirko Viola, Cittainsiemegiovani
Dario Russo, La Primavera
Antonio Mazzeo, Terre Libere
Dino Paternostro, Città Nuove
Ottavio Navarra, MarsalaC'è
Giovanni Caruso, I Cordai
Alessandro Gagliardo, Malastrada Film
Pippo Gurrieri, Sicilia Libertaria
Grilli dell'Etna
Il Dialogo
Step1
Addiopizzo
Il Pizzino
Radio Aut
Umberto Santino
Riccardo Orioles
Graziella Rapisarda Proto
Nando dalla Chiesa
Beppe Giulietti
Santo Liotta
Orazio Licandro
Marilena Samperi
Giovanni Burtone
Giuseppe Cipriani
..............................
MILAZZO: IN 100 PER SALVARE LA COSTITUZIONE
(ANSA) - MILAZZO (MESSINA), 11 GIU - ''Da parte del
centrosinistra messinese ci sara' il massimo impegno per battersi contro
questa riforma costituzionale che e' confusa e discutibile per quanto
riguarda i nuovi assetti costituzionali''. Lo ha detto Filippo Panarello, deputato regionale dei Ds, stamani durante un convegno "per
salvare la costituzione" organizzato a Milazzo in previsione del prossimo
referendum confermativo del 25 e 26 giugno. ''Una riforma - ha aggiunto
Panarello - che fa perno sulla devolution che e' ispirata ad una filosofia
antimeridionale e non tiene conto, ancora una volta, della necessita' che lo
Stato si faccia carico di una politica che tenda a superare il divario
economico e sociale che divide il Nord dal Sud del paese. Il centrodestra fa
demagogia sul superamento del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei
parlamentari e sul ruolo delle autonomie locali, ma tutte queste riforme
condivisibili, sono lo specchietto per le allodole che nascondono una
incursione devastante sulla costituzione e l'idea di dividere il paese
ispirata dalla Lega''. Dello stesso parere Giovanni Frazzica, presidente del
Movimento Popolare Siciliano. ''La riforma costituzionale messa a punto dal
centrodestra - ha detto Frazzica - stravolge gli equilibri democratici del
paese che sono stati pensati bene dai costituenti e sono ancora attuali:
cambiarli per avvantaggiare una parte del paese piuttosto che ad un'altra,
e' profondamente antidemocratico. Siamo soddisfatti perche' anche qui in
provincia di Messina stanno nascendo numerosi gruppi spontanei di cittadini
che si battono per la difesa della costituzione''.
A Milazzo conversazione sul tema della difesa della
Costituzione
Oggi, alle 10, a Milazzo, nel saloncino del Paladiana,
si è tenuta una conversazione sul tema della difesa della Costituzione,
organizzata
dall'Associazione culturale "Mondonuovo" e dal Comitato "Salviamo la
Costituzione". Il Comitato, che ha già promosso nei mesi scorsi la raccolta
di firme per il referendum confermativo intende affermare il No alla riforma
costituzionale.
"Tale riforma – afferma in una nota stampa il neo nato Comitato - votata in
Parlamento dalla sola maggioranza di centro destra di Berlusconi senza alcun
coinvolgimento delle opposizioni, va a sconvolgere una Costituzione, quella
del 1948 scaturita dalla guerra di Liberazione dal nazifascismo, la cui
elaborazione e stesura vide la convergenza di tutte le forze politiche
dell’arco democratico.
La riforma avviata infatti tende a realizzare un federalismo egoista che non
prevede i principi di solidarietà e di aiuto reciproco tra Regioni più
ricche e Regioni più povere; una riforma delle Istituzioni che aumenta in
modo spropositato il potere del Governo ai danni del Parlamento e del
Presidente della Repubblica che vengono completamente umiliati e
depotenziati." Dopo la presentazione del Dr. Franco Scicolone, dirigente
della Margherita di Milazzo, ha preso la parola Giovanni Frazzica,
Presidente dell'Associazione culturale "mondonuovo". Dopo la sua
introduzione è intervenuto il Prof. Luigi D'Andrea, titolare della seconda
cattedra di Diritto Costituzionale della facoltà di Giurisprudenza
dell'Ateneo di Messina, che ha svolto una relazione con cui ha evidenziato
le differenze tra la vecchia e la nuova normativa di cui ha sottolineato le
anomalie. A seguire l'intervento dell'On. Filippo Panarello e quelli di
Giovanni Formica, Franco Andaloro, Giuseppe Magistri, Rosa Maiorana, Enzo
Sgò e Luigi Lima. A chiudere la serie degli interventi l'Ing. Nino Nastasi,
già Sindaco di Milazzo. IL CONVEGNO DI MILAZZO HA AVUTO UN PRECEDENTE ALLA LIBRERIA
HOBELIX"La difesa della Costituzione al centro
dell'impegno dei democratici italiani".
Mentre a Montecitorio i deputati neo eletti con la elezione
di Fausto Bertinotti davano inizio alla nuova legislatura, l’On. Giovanni
Bianchi ha fatto il suo ultimo intervento da parlamentare alla Libreria
HOBELIX traendo le conclusioni del convegno organizzato dall'Associazione
culturale "mondonuovo" sul tema: "La difesa della Costituzione al centro
dell'impegno dei democratici italiani". La relazione introduttiva al
dibattito è stata svolta dal Prof. Luigi D'Andrea, titolare della 2°
cattedra di Diritto Costituzionale dell’Ateneo di Messina, che ha
illustrato, con dovizia di particolari e di comparazioni, le caratteristiche
del vecchio e del nuovo modello costituzionale prefigurato dalla recente
riforma, dimostrando le incongruenze che finirebbero col peggiorare
l’attuale sistema. Al dibattito seguito alla relazione, moderato da Giovanni
Frazzica, presidente dell'Associazione "mondonuovo", sono intervenuti
Caterina Papalia, Antonio Saitta, Nunzio Astone, Nicola Lombardo, Camillo
Pigneri, Giuseppe Pracanica, Aristotele Malatino, Rosario Ansaldo Patti e
Antonella Cocchiara. L'On. Bianchi, che ha concluso i lavori, ha ripreso gli
argomenti trattati dal relatore e dagli intervenuti, amalgamandoli ed
avallandoli alla luce della sua notevole esperienza politica e, per dare il
senso della superficialità con cui talvolta si muove certa classe politica,
ha voluto citare una frase di Seneca: “Nessun vento è favorevole per chi non
conosce il porto” . I convenuti hanno espresso la volontà di dar vita a nuove
iniziative entro il 25 Giugno, data fissata per Il referendum confermativo.
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