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  Morire di straordinarinella terra del Karoshi di MISAKO HIDA* - Pubblichiamo l'articolo che ha vinto il premio giornalistico "Media for Labour Rights", indetto dall'ILO, l'agenzia dell'Onu per i diritti del Lavoro.
- "Tutto il tempo che ho passato è stato sprecato". In una giornata di marzo del 1999, ancora prima che i germogli di ciliegio cominciassero a sbocciare, un ragazzo di 23 anni, Yuji Uendan, in preda a una forte depressione causata dall'eccesso di lavoro, si è tolto la vita. È stato trovato nel suo appartamento di Kumagaya, alla periferia di Tokyo, con quelle parole scribacchiate su una lavagnetta bianca che usava per l'elenco degli appuntamenti giornalieri. Uendan aveva lavorato per quasi 16 mesi come ispettore di apparecchiature per la produzione di semiconduttori, in una stanza asettica con una luce soffusa giallastra nella fabbrica della Nikon a Kumagaya, vestito dalla testa ai piedi con una divisa bianca sterile. Era stato assunto dall'appaltatrice Nextar (oggi Atest) che lo mandava per incarichi a termine alla Nikon, una delle principali produttrici giapponesi di macchine fotografiche e dispositivi ottici. Uendan faceva turni di giorno e di notte di 11 ore a rotazione, con straordinari e viaggi extra che gli facevano raggiungere le 250 ore al mese. Nel suo ultimo periodo di lavoro all'interno della fabbrica era arrivato a 15 ore consecutive senza un giorno libero. Soffriva di mal di stomaco, insonnia, intorpidimento delle estremità. In poco tempo era dimagrito di 13 chili. "Aveva la faccia molto tirata" racconta la madre, Noriko Uendan, 59 anni, che ha cominciato a soffrire di angina dalla morte del figlio e ora porta sempre con sé pillole di nitroglicerina. "Mi fa soffrire pensare a quanti giorni è rimasto lì, da solo, prima che lo trovassero". Nel marzo del 2005, il tribunale distrettuale di Tokyo ha dichiarato che sia la Nextar sia la Nikon erano da ritenersi responsabili per la morte di Uendan e ha ordinato a entrambe le aziende il risarcimento dei danni. "È stata una vittoria senza precedenti per i lavoratori temporanei", ha detto l'avvocato di Uendan, Hiroshi Kawahito, che è anche segretario generale del Consiglio di difesa nazionale per le vittime di "Karoshi". L'espressione giapponese che sta a significare "morto per eccesso di lavoro" ormai è stata adottata anche dalla lingua inglese, basta consultare il dizionario Oxford. "Si è trattato del primo caso in cui non solo l'azienda che forniva personale temporaneo, ma anche quella che lo riceveva, sono state condannate per negligenza" ha aggiunto Kawahito. Ma la causa non è conclusa. Entrambe le aziende sono ricorse in appello, ma la madre della vittima non intende darsi per vinta. La battaglia legale perciò continua alla corte d'appello di Tokyo, dove alla fine di gennaio si è tenuta la dodicesima udienza. "Negli ultimi anni, sempre più lavoratori temporanei sono stati costretti a lavorare tanto quanto i dipendenti a tempo pieno ed è molto comune che le società appaltatrici forniscano illegalmente ai propri clienti dipendenti di fatto come se fossero interinali o temporanei", dice Koji Morioka, professore di economia e autore di The Age of Overwork, L'era del lavoro eccessivo. "Visto lo status quo, il caso di Uendan ha un'importanza particolare perché si è trattato in assoluto della prima richiesta di indennizzo per il suicidio di un lavoratore temporaneo a causa di straordinari ed eccesso di lavoro." La questione del "karojisatsu", letteralmente "suicidio dovuto all'eccesso di lavoro" è un problema serio in Giappone. Il numero di suicidi è aumentato drasticamente, superando i 30 mila casi dal 1998, quando il tasso di disoccupazione raggiunse un record dai tempi del dopoguerra. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il numero di suicidi in Giappone è quasi il doppio di quello negli Stati Uniti. L'ultimo studio dell'agenzia di Polizia nazionale giapponese evidenzia che nel 2006 si sono tolte la vita, in tutto il paese, 32.155 persone. Kawahito stima che più di cinquemila suicidi ogni anno sono il risultato della depressione causata da eccesso di lavoro. Secondo le ultime stime dell'Organizzazione internazionale del Lavoro, ILO, il Giappone detiene il primato di dipendenti che superano le 50 ore a settimana (28,1 per cento), mentre nella maggior parte dei paesi dell'Unione Europea, la cifra non va oltre il 10 percento (in Italia siamo al 4,2 per cento). "L'era del lavoro eccessivo" riporta che la quota di ferie retribuite da parte dei dipendenti giapponesi è scesa al 47 percento nel 2004 dal 61 per cento del 1980. "I troppi straordinari quasi impediscono ai lavoratori di godere di ferie retribuite e questo costituisce un problema" sostiene Kosuke Hori, a capo dell'Associazione giapponese degli avvocati del lavoro. Il Giappone non ha ratificato alcuna Convenzione dell'ILO sull'orario lavorativo, comprese la Convenzione 132 relativa alle ferie retribuite e la Convenzione 1 sulle ore di lavoro. La legge nazionale non mette un tetto al lavoro straordinario per certe professioni e in certe condizioni. "Quando si tratta di ore lavorative - Marioka scrive nel suo libro - in Giappone non c'è alcun riferimento agli standard internazionali". "Ho giurato su mio figlio mentre era in coma che non mi sarei mai arresa - ha detto la madre di Yuji Uendan - e spero davvero che in futuro le aziende giapponesi lascino avere vite dignitose ai propri dipendenti, tanto da arrivare a morire di vecchiaia".


*Misako Hida è una giornalista freelance giapponese che scrive da New York per le riviste The Economist, Sunday Mainichi, Toyo Business e Newsweek Japan.
Con l'articolo "The Land of Karoshi" ha vinto il premio giornalistico "Media for Labour Rights" istituito dal Centro internazionale di formazione dell'ILO, che ha sede a Torino. L'ILO è l'agenzia dell'Onu per i diritti del lavoro e il premio, alla sua prima edizione, è legato al progetto di formazione per giornalisti e operatori dei media volto a diffondere la conoscenza degli standard internazionali del lavoro. In questi giorni si tiene a Ginevra la 97° Conferenza Internazionale del Lavoro, appuntamento annuale in cui l'ILO riunisce i rappresentanti dei ministeri del welfare, delle organizzazioni sindacali e delle imprese di tutto il mondo per discutere delle tendenze globali dell'occupazione e promuovere il lavoro dignitoso (Decent work).

 

 

LE FOTO DI MAREGROSSO SARANNO ESPOSTE A MILANO  Nella Chiesa dei SS Pietro e Paolo, gremita di fedeli, si è tenuta una messa particolare alla presenza dell’Arcivescovo di Messina, Mons. Calogero La Piana. Infatti , alle pareti della Chiesa, una tra le più antiche e prestigiose della città, erano esposte alcune foto realizzate da Pippo Lombardo. Le fotografie, tecnicamente perfette, ritraevano impietosamente scorci dell’area degradata di Maregrosso e costituivano, di per se, denuncia sociale. L’iniziativa della mostra in chiesa è stata l’ennesima tappa di un percorso che  CittadinanzAttiva sta portando avanti nella vasta zona che, nella parte che sta a valle della via La Farina , fa registrare l’esistenza di un ambito territoriale squallido e pericoloso, che si è venuto a formare circa 100 anni fa, subito dopo il terremoto del 1908 e che nel tempo ha subito sempre ulteriori peggioramenti. “Consentitemi di salutare il nostro Arcivescovo a cui abbiamo chiesto di concedere il Suo Patrocinio a questa nostra iniziativa a favore della gente di Maregrosso e don Franco, che avendo capito lo spirito del nostro impegno, ha ospitato nella sua Chiesa la mostra fotografica”. Così ha esordito Giuseppe Pracanica, responsabile di CittadinanzAttiva. Alcune delle fotografie esposte riportavano brevissime didascalie, non per fare dell’inutile umorismo, ma per rappresentare tutta l‘amarezza di una tragica realtà per anni nascosta, ma che oggi è sotto gli occhi di tutti. “Gesù ha detto ama il prossimo tuo come te stesso. – ha aggiunto Pracanica per meglio argomentare il perché della mostra - Anche i nostri fratelli che vivono a pochi passi da qui, in una situazione di assoluto degrado ed abbandono, gli abitanti della bidonville di Maregrosso, fanno parte di quel prossimo di cui parlava Gesù”. C’era una grande attenzione per quelle parole che un laico pronunciava in quella antichissima Chiesa dei SS Pietro e Paolo costruita intorno al 1100 dai Pisani per consentire il culto ai componenti della numerosa Colonia Pisana di stanza in Sicilia in quel tempo. “Vi chiedo di far diventare concreto il vostro impegno di missione aiutandoci anzitutto a far uscire questi nostri fratelli dallo stato di abbandono, di miseria, di uomini che vivono senza speranza – ha detto Pippo Pracanica, concludendo il suo “straordinario” intervento - Sarà una battaglia lunga e difficile, ma sono convinto che, se saremo assieme, abbiamo chiesto anche a tutte le altre parrocchie di questa zona di partecipare a questo impegno, potremo anche vincerla. Per raggiungere l’obiettivo che ci prefiggiamo abbiamo anche ottenuto la generosa collaborazione dell’Arcidiocesi di Milano e le foto che tappezzano questa chiesa saranno messe in mostra anche a Milano. Perché una denunzia così forte? Quando è necessario, diceva Gesù, gli scandali debbono avvenire, occorre guardare le cose in faccia e chiamarle con il loro nome, dire “pane al pane, vino al vino.”  Giovanni Frazzica

 «Un partito democratico... davvero». Firmato Frazzica e Burtone Presentata a Palazzo dei Leoni la lista che appoggia la candidatura nazionale di Rosy Bindi.
“Con Rosy Bindi democratici davvero”. Quel davvero messo lì, alla fine della denominazione della lista che appoggia l'unica candidata donna alla guida nazionale del Partito democratico, sembra quasi una puntualizzazione, un voler sottolineare a tutti i costi il senso di questa avventura politica. Un concetto ribadito con forza anche oggi, quando i due “padri” di questa lista, Giovanni Frazzica, presidente del Movimento popolare siciliano e politico di consolidata esperiienza a Messina, e Giovanni Burtone, deputato della Margherita e capogruppo della Commissione parlamentare antimafia, hanno spiegato i loro “perché” nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Leoni.
«Il Partito democratico dev'essere democratico davvero» ha detto Burtone, ex segretario regionale del Partito Popolare, che ha voluto sottolineare l'importanza della «partecipazione della gente, di uomini e donne che il 14 ottobre vogliono dare un contributo», ma soprattutto dell'esistenza di più candidature alternative a quella di Veltroni. «Se ci fosse stata una sola candidatura – ha detto Burtone – ci sarebbe stata poca sensibilità esterna, la gente avrebbe avvertito queste primarie come false, senza alcuna dialettica interna». Un concetto fatto proprio anche da Giovanni Frazzica, il quale ha affermato come «nel dilagare del Veltronismo, noi abbiamo trovato in Rosy Bindi un punto di riferimento». Frazzica ha posto l'accento sul «coraggio della scelta di Burtone», e sulla difficoltà nel presentare «liste in tutti e 41 i seggi siciliani, nonostante una condizione di evidente svantaggio, considerato anche il periodo dell'anno in cui si è dovuto procedere alla raccolta firme». Frazzica accomuna la candidatura della Bindi a quella di Enrico Letta, in quanto entrambi «hanno legittimato lo svolgimento di queste primarie».
Sia Frazzica che Burtone hanno voluto chiarire un concetto: «Questo evento non dovrà servire a mostrare i muscoli». Il riferimento è anche ad alcuni processi di disgregazione che, soprattutto a livello nazionale, hanno iniziato a prender vita. «I muscoli si mostrano in palestra – ha detto Burtone – in politica si lavora con i ragionamenti e con i valori». La peculiarità della lista per la Bindi è, secondo il deputato della Margherita, «la propensione verso le politiche sociali. La Finanziaria, in questo senso, sta dando alcune risposte importanti su temi come il risanamento e la ridistribuzione dell'equità sociale».
Infine, il perché dell'appoggio, per quanto riguarda la candidatura regionale, a Francantonio Genovese. «Sin da subito – spiega Burtone – avevamo chiarito di non voler presentare alcuna candidatura regionale. Sosteniamo Genovese perché la sua – conclude – è la candidatura politicamente più chiara».    Sebastiano Caspanello

 

MIGLIAVACCA A MESSINA di Giovanni Frazzica - Non c’è il pienone dei grandi eventi, ma è abbastanza presenziato il Salone delle bandiere di Palazzo Zanca, riempito dai mobilitati di “Vince Messina” (che ora si definiscono Sinistra Liberale), da una nutrita pattuglia di Ds e qualche spruzzatina di Margherita. Poi ci sono i curiosi, quelli di bocca buona, che sanno già chi è Migliavacca, anche se la TV non lo ha ancora messo in quei circuiti in cui vanno Rutelli, Gasparri, Angius e tanti altri che sanno parlare e sembra anche che contino. Maurizio Migliavacca è uno che sa parlare, non va in televisione, ma certamente è uno che conta. Sarebbe una diminutio dire di lui che è un emergente, così come sarebbe esagerato dire che è uno arrivato. Forse è più corretto immaginarlo come una sorta di eminenza grigia dei Ds, un virus politico che ha quasi completato il periodo di incubazione e sta per irrompere nei tessuti del nuovo Partito Democratico, che si farà, se si farà, sulla base di un DNA progettato anche da lui. Il livello è altissimo dunque ed il Personaggio si è mosso perché nel coro delle voci che descrivono, senza essere smentite, il PD frutto di una fusione a freddo tra Ds e Margherita, l’adesione della Sinistra Liberale rappresenta un evento di grande rilievo, un fenomeno, una ennesima dimostrazione che in politica non sempre due più due fa quattro. Certo è meglio non inerpicarsi nei meandri della matematica o della contabilità, perché in questo caso non sono i grandi numeri a dare il peso ed il senso vero di questa operazione politica. Quelli della Sinistra Liberale sono brave persone, gente di buona famiglia, con l’abbigliamento sempre in ordine e che hanno ancora la capacità di commuoversi quando sentono parlare di Benedetto Croce e di Piero Gobetti. Nel salone l’attesa si fa sempre più crescente, si è ansiosi di sentire l’intervento del leader di questa cosa geniale che è Sinistra Liberale, Antonio Saitta, forse coautore della sigla in campo nazionale, ma si aspetta anche di sentire la voce e il pensiero di Maurizio Migliavacca. E sembrano interminabili gli interventi di Scurria, Giacoppo, Gennaro, Ferrari, Passalacqua e Cangemi. Quest’ultimo, forse involontariamente, fa a Migliavacca la domanda giusta: possiamo reintrodurre il voto di preferenza nella nuova legge elettorale? Gli altri, chi più chi meno, si abbandonano al ritornello dei “più soldi per Messina”. Saitta invece vola un poco più in alto, sviluppando anche qualche tema introdotto da Gianfranco Passalacqua, rivendica per intero la dignità delle origini, cerca nella storia frammenti di un pensiero liberale capace di giustificare una scelta che fino a qualche anno fa sarebbe stata semplicemente impensabile: liberali e comunisti nello stesso partito! Ma Saitta sviluppa i suoi temi senza mai perdere il controllo, senza farsi catturare dagli applausi, manifesta con compostezza l’ansia di chi vorrebbe fare di più e meglio, ma chiude, chiude la serata passando la parola a Maurizio Migliavacca. Un vero peccato che un personaggio autorevole e disponibile, diverso dai tanti Onorevoli vecchio stile che dicono sempre che devono prendere un aereo, non sia stato offerto al confronto con la gente. Pazienza! Accontentiamoci dunque di quello che ha detto. Non certamente del suo impegno per più soldi a Messina, in quanto non dovrebbe essere la sua specialità, quanto piuttosto della sua visione della persona umana proiettata in una dimensione che va anche oltre la “centralità” che le conferiscono i cattolici. Migliavacca ha una visione dinamica, moderna, parla di capitale umano che deve essere valorizzato attraverso la formazione, la cultura e la produzione di processi innovativi e nuove forme di dialogo. E ci sarà dialogo nel nuovo Partito Democratico, la garanzia di una testa un voto e l’Assemblea Costituente sarà la Costituente delle Idee. Ed il “verbo” che nascerà dovrà essere divulgato in ogni angolo del Paese, perché si dovrà fare la Costituente dei territori. Al quesito di Filippo Cangemi non risponde, perché sa che non c’è ancora un’idea condivisa sulla riforma elettorale, ma lui un’idea ed una strategia ce l’ha. I dubbi restano, ma è importante poter pensare che, in questo nuovo purgatorio che è il PD, in cui potremmo ritrovarci in tanti nei prossimi mesi, ci saranno anche persone nuove, intelligenze lucide, capaci di trasmettere un entusiasmo contenuto, ma autentico, rispetto alle difficoltà di un percorso che incomincia ad apparire difficile e inevitabile.


 

Informazione in Sicilia: un convegno per la libertà.


Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le

Siciliane, Le Inchieste, PeaceLink, Itacanews, Città Nuove, I Cordai,

Pizzino, La Primavera , Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo,

Malastrada Film, RadioAut, il Dialogo, Sicilia Libertaria, MarsalaC'è,

Grilli dell'Etna, Terre Libere, mondonuovo, Step1...

hanno dato vita a  due giornate di dibattito operativo.



La prima fra i gruppi, testate e soggetti della società civile

interessati a porre le basi per una rete siciliana dell'informazione.



La seconda con i politici progressisti interessati a sostenerla.
 

sabato 4 e domenica 5 novembre a Catania,
per cominciare a coordinarci insieme in un progetto

alternativo al monopolio.

Per contribuire con un documento sull'informazione agli Stati

Generali dell'Antimafia indetti da Libera per metà novembre.



Per un disegno di legge che tuteli l'esercizio del diritto di cronaca.

Per un concreto e deciso impegno delle forze politiche progressiste a

favore della piccola editoria e del giornalismo civile.

Per un 'etica dell'informazione.



Antonio Pioletti

Lucio Tomarchio, Casablanca

Marco Benanti, Isola Possibile

Pino Maniaci, Tele Jato

Nicola Savoca, Telecolor

Carlo Ruta, Le Inchieste

Giuseppe Castiglia, Girodivite

Carlo Gubitosa, PeaceLink

Giusi Viglianisi, Itacanews

Mirko Viola, Cittainsiemegiovani

Dario Russo, La Primavera

Antonio Mazzeo, Terre Libere

Dino Paternostro, Città Nuove

Ottavio Navarra, MarsalaC'è

Giovanni Caruso, I Cordai

Alessandro Gagliardo, Malastrada Film

Pippo Gurrieri, Sicilia Libertaria

Grilli dell'Etna

Il Dialogo

Step1

Addiopizzo

Il Pizzino

Radio Aut

Umberto Santino

Riccardo Orioles



Graziella Rapisarda Proto

Nando dalla Chiesa

Beppe Giulietti

Santo Liotta

Orazio Licandro

Marilena Samperi

Giovanni Burtone

Giuseppe Cipriani


 

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 MILAZZO: IN 100 PER SALVARE LA COSTITUZIONE    (ANSA) - MILAZZO (MESSINA), 11 GIU - ''Da parte del centrosinistra messinese ci sara' il massimo impegno per battersi contro questa riforma costituzionale che e' confusa e discutibile per quanto riguarda i nuovi assetti costituzionali''. Lo ha detto  Filippo Panarello, deputato regionale dei Ds, stamani durante un convegno "per salvare la costituzione" organizzato a Milazzo in previsione del prossimo referendum confermativo del 25 e 26 giugno. ''Una riforma - ha aggiunto Panarello - che fa perno sulla devolution che e' ispirata ad una filosofia antimeridionale e non tiene conto, ancora una volta, della necessita' che lo Stato si faccia carico di una politica che tenda a superare il divario economico e sociale che divide il Nord dal Sud del paese. Il centrodestra fa demagogia sul superamento del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei parlamentari e sul ruolo delle autonomie locali, ma tutte queste riforme condivisibili, sono lo specchietto per le allodole che nascondono una incursione devastante sulla costituzione e l'idea di dividere il paese ispirata dalla Lega''. Dello stesso parere Giovanni Frazzica, presidente del Movimento Popolare Siciliano. ''La riforma costituzionale messa a punto dal centrodestra - ha detto Frazzica - stravolge gli equilibri democratici del paese che sono stati pensati bene dai costituenti e sono ancora attuali: cambiarli per avvantaggiare una parte del paese piuttosto che ad un'altra, e' profondamente antidemocratico. Siamo soddisfatti perche' anche qui in provincia di Messina stanno nascendo numerosi gruppi spontanei di cittadini che si battono per la difesa della costituzione''.  A Milazzo conversazione sul tema della difesa della Costituzione  Oggi, alle 10, a Milazzo, nel saloncino del Paladiana, si è tenuta una conversazione sul tema della difesa della Costituzione, organizzata dall'Associazione culturale "Mondonuovo" e dal Comitato "Salviamo la Costituzione". Il Comitato, che ha già promosso nei mesi scorsi la raccolta di firme per il referendum confermativo intende affermare il No alla riforma costituzionale. "Tale riforma – afferma in una nota stampa il neo nato Comitato - votata in Parlamento dalla sola maggioranza di centro destra di Berlusconi senza alcun coinvolgimento delle opposizioni, va a sconvolgere una Costituzione, quella del 1948 scaturita dalla guerra di Liberazione dal nazifascismo, la cui elaborazione e stesura vide la convergenza di tutte le forze politiche dell’arco democratico. La riforma avviata infatti tende a realizzare un federalismo egoista che non prevede i principi di solidarietà e di aiuto reciproco tra Regioni più ricche e Regioni più povere; una riforma delle Istituzioni che aumenta in modo spropositato il potere del Governo ai danni del Parlamento e del Presidente della Repubblica che vengono completamente umiliati e depotenziati." Dopo la presentazione del Dr. Franco Scicolone, dirigente della Margherita di Milazzo, ha preso la parola Giovanni Frazzica, Presidente dell'Associazione culturale "mondonuovo". Dopo la sua introduzione è intervenuto il Prof. Luigi D'Andrea, titolare della seconda cattedra di Diritto Costituzionale della facoltà di Giurisprudenza dell'Ateneo di Messina, che ha svolto una relazione con cui ha evidenziato le differenze tra la vecchia e la nuova normativa di cui ha sottolineato le anomalie. A seguire l'intervento dell'On. Filippo Panarello e quelli di Giovanni Formica, Franco Andaloro, Giuseppe Magistri, Rosa Maiorana, Enzo Sgò e Luigi Lima. A chiudere la serie degli interventi l'Ing. Nino Nastasi, già Sindaco di Milazzo. IL CONVEGNO DI MILAZZO HA AVUTO UN PRECEDENTE ALLA LIBRERIA HOBELIX"La difesa della Costituzione al centro dell'impegno dei democratici italiani".  Mentre a Montecitorio i deputati neo eletti con la elezione di Fausto Bertinotti davano inizio alla nuova legislatura, l’On. Giovanni Bianchi ha fatto il suo ultimo intervento da parlamentare alla Libreria HOBELIX  traendo le conclusioni del convegno organizzato dall'Associazione culturale "mondonuovo" sul tema: "La difesa della Costituzione al centro dell'impegno dei democratici italiani". La relazione introduttiva al dibattito è stata svolta dal Prof. Luigi D'Andrea, titolare della 2° cattedra di Diritto Costituzionale dell’Ateneo di Messina, che ha illustrato, con dovizia di particolari e di comparazioni, le caratteristiche del vecchio e del nuovo modello costituzionale prefigurato dalla recente riforma, dimostrando le incongruenze che finirebbero col peggiorare l’attuale sistema. Al dibattito seguito alla relazione, moderato da Giovanni Frazzica, presidente dell'Associazione "mondonuovo", sono intervenuti Caterina Papalia, Antonio Saitta, Nunzio Astone, Nicola Lombardo, Camillo Pigneri, Giuseppe Pracanica, Aristotele Malatino, Rosario Ansaldo Patti e Antonella Cocchiara. L'On. Bianchi, che ha concluso i lavori, ha ripreso gli argomenti trattati dal relatore e dagli intervenuti, amalgamandoli ed avallandoli alla luce della sua notevole esperienza politica e, per dare il senso della superficialità con cui talvolta si muove certa classe politica, ha voluto citare una frase di Seneca: “Nessun vento è favorevole per chi non conosce il porto” . I convenuti hanno espresso la volontà di dar vita a nuove iniziative entro il 25 Giugno, data fissata per Il referendum confermativo.

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