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LETTERE
I tre gravi rischi dell'anomalia Pd All'inizio non ci volevo quasi credere, pensavo fosse uno scherzo. Come! Con una legge elettorale come quella che ci ritroviamo le due parti «storiche» del centro-sinistra si presentano al voto separate, scegliendo di andare incontro ad una quasi certa sconfitta? Poi, con lentezza, ho capito che la scelta veltroniana andava al di là della scadenza elettorale attuale, guardava a una prospettiva diversa da quelle tradizionali, lanciava ponti in direzioni inconsuete. Insomma, era una scelta seria. Anzi, molto seria. Anzi, grave. Non c'è molto spazio per motivarlo, ma io lo direi così. Il Pd - partito sostanzialmente di centro che non guarda a sinistra, intenzionato a presentarsi da sé e in sé come la soluzione del problema politico italiano e destinato perciò per propria natura a rinunciare ad un sistema preventivo di alleanze, esplicitamente percepito come un ostacolo alla propria autonoma manovra programmatica e politica - rappresenta un'anomalia non solo nella tradizione politica italiana ma in quella europea (se qualcuno è in grado di additarmene un esemplare analogo fra l'Atlantico e i confini della Russia, gliene sarei grato). Qualche elemento ispirativo se ne può ritrovare nel Partito democratico americano, tanto caro a Veltroni (e infatti il nome è lo stesso: nomen omen), anche se altri - per esempio, il confessionalismo spinto di certi suoi settori - nettamente divergono. E - potremmo dire ancora una volta: infatti - esso manifesta l'ambizione di ricondurre il bipolarismo italiano - che indubbiamente è all'origine, per la sua composizione eccessivamente molteplice, di molti degli inconvenienti del nostro sistema politico - ad un più sano e semplice bipartitismo. Per raggiungere questo obiettivo si tende fra l'altro a cancellare definitivamente dalla nostra carta politica qualsiasi presenza e sigla socialista: un'altra delle nostre più pesanti e innaturali anomalie. L'abilità e la forza comunicativa, che indubbiamente caratterizzano il suo principale ispiratore e leader, Walter Veltroni, non celano però - se si esce per un istante dal clima (neanche tanto) agitato del confronto elettorale - alcuni gravi rischi strategici. Io ne vedo tre, che segnalo, perché forse, nell'immediato o in un lontano futuro, si troverà modo di correggerli. Innanzitutto. Per avvalorare la tesi secondo cui il Pd era legittimato a fare da solo, Veltroni ha dovuto riconoscere il medesimo diritto al suo principale antagonista, il Popolo delle libertà, con il quale forma in duetto il futuro bipartitismo virtuoso. Così facendo, ha portato avanti, con atti e con parole che il suo concorrente ha subito ripreso, il processo di legittimazione di Silvio Berlusconi in persona all'interno del quadro politico-istituzionale italiano. Se viene meno la persuasione che la principale anomalia del sistema politico italiano - oltre che una grande vergogna nazionale - è la presenza nell'agone politico di uno come Berlusconi, tutto il quadro si corrompe e si offusca e in nome della «governabilità» (ricordate Craxi?) si possono compiere le peggiori turpitudini. Dice: metà degli italiani lo vota. Gli italiani hanno votato anche Mussolini e i tedeschi Hitler. Insomma, il voto democratico non è sempre in grado di sanzionare - depurandole - le aberrazioni che si verificano in giro per il mondo: talvolta ne prende atto e le esalta. Non penso soprattutto, a dir la verità, alle ipotesi di Grosse Koalition, che pure da qualche parte si ventilano. Penso ad una caduta di tensione (quasi mi vergogno, dati i tempi, a definirla morale), che sembra caratterizzare l'attuale momento storico-politico (il fine giustifica i mezzi...). Basterebbe una buona, precisa e incontestabile presa di posizione nel merito per cancellare molti dubbi e preoccupazioni. Esprimo in secondo luogo una convinzione ideal-politica, che per me ha valore pienamente strategico. Io sono persuaso che l'Italia possa essere decentemente governata (se non temessi l'enfasi, salvata) solo da quel complesso di forze che in Italia costituisce il centro-sinistra «storico» e che, per intenderci, va da Franceschini a Migliore. Naturalmente, per motivare convenientemente questa convinzione, dovrei scrivere un libro. In mancanza del quale, accontentatevi dell'enunciazione: le particolari condizioni della storia italiana nel corso degli ultimi due secoli hanno sempre evidenziato l'imprescindibilità di questa alleanza ai fini del destino nazionale (e anche di ognuno dei principali protagonisti che lo compongono e lo determinano). Ancor più oggi: a me pare cioè, per esprimermi in una maniera un po' approssimativa, che il raggiungimento di un punto di equilibrio tra «riformismo» e «radicalismo» sia la formula a cui consegnare il nostro futuro: formula difficile da impostare e da gestire, ma tutt'altro che impossibile. In questa prospettiva strategica salta all'occhio non solo la clamorosa divaricazione veltroniana - che va alla ricerca di altri destini, presumibilmente ben diversi - ma anche l'inadeguatezza delle forze della cosiddetta «sinistra radicale» a sostenere, praticare, riempire di contenuti nuovi tale prospettiva. Con il corredo culturale e ideale di cui esse, più o meno a seconda dei casi, dispongono e con il ritardo d'iniziativa di cui han dato prova negli ultimi anni, non si va lontano. Dico questo: la divaricazione veltroniana è stata resa possibile anche (soprattutto?) dall'assenza sulla sinistra di un interlocutore in grado di condizionare anche i movimenti del centro del centro-sinistra. Il centro del centro-sinistra ha deciso di andare per proprio conto, anche perché non aveva contrappesi validi sulla propria sinistra, che gli rendessero più difficoltosa la manovra. Infine. Pochi, mi pare, hanno notato che il prossimo voto mette gli elettori italiani di fronte al massimo d'incertezza possibile riguardo all'uso che del loro voto verrà fatto. Walter Veltroni ha detto: non siamo soli; siamo liberi. Ha ragione. Si vota al buio. Il bipolarismo imperfetto delle tre precedenti consultazioni politiche consentiva tuttavia di votare non solo per un partito ma per un governo. Ora non più: possiamo votare solo per un partito o un raggruppamento di partiti, ai quali è demandata dopo il voto l'intera facoltà di contribuire a formare, a seconda della forza loro attribuita dagli elettori, questo o quel governo. Io trovo questo intollerabile. Tolte di mezzo le preferenze; attribuiti agli stati maggiori (Andrea Manzella parla di cinque-sei persone!) tutti i poteri nella formazione delle liste: interrotta qualsiasi circolazione rinnovatrice fra i partiti e il resto della società: ci si toglie ora anche il diritto di scegliere il governo che desideriamo. Il massimo della delega, dunque, coincide con la fase di maggiore scadimento, autoreferenzialità e discredito del nostro ceto politico. Nonostante il successo di alcuni dei comizi di Walter in piazza, la forbice secondo me s'allarga. E non si sa cosa di nuovo sarà in grado di combinare un parlamento che uscirà da questo voto. Da questo punto di vista non c'è niente che si possa fare nell'immediato. Bisognerebbe forse pretendere che al primo posto delle tanto conclamate riforme ci sia l'annosa, mai affrontata, sempre più indispensabile «riforma della politica»: la quale vuol dire essenzialmente messa in discussione del ceto politico, rottura dell'autoreferenzialità, nuovo rapporto società-politica (gli inserimenti adottati a tal fine nelle liste fanno sorridere, quando non indignano), cambiamento radicale delle regole del gioco. In conclusione, e per non lasciar spazio ad equivoci. Penso che questa volta si debba assolutamente andare a votare, e non solo per sbarrare la strada a Berlusconi (che pure è un argomento non da poco). Bisogna soprattutto impedire che si cada in quell'acquiescenza passiva, che si traduce nel detto famoso: «in malora!» e che sarebbe la situazione peggiore di tutte, l'anticamera della morte. Per chi votare, invece, oggi è affare di ognuno. Alberto Asor Rosa - il manifesto
"CHANGE" è la parola magica che in tutte le elezioni viene sbandierata da quei candidati che non sono stati compromessi nella gestione del potere nell'ultimo governo Quindi risulta effettivamente strano che Hillary non la abbia assunta come sua bandiera! Certo che questa parola non può essere sventolata come bandiera da chi invece è stato compromesso con l'ultima gestione, in nessuna parte del mondo ....... ma forse c'è una eccezione ..... l'Italia, dove c'è un certo "Mr W" (Walter) che vorrebbe succedere a un certo PRODI Infatti: - W è entrato in politica nel PCI (il Padre dell'attuale PD - la Madre era la DC-) se non proprio quando aveva i calzoni corti almeno quando li aveva alla zuava - E' stato segretario del PDS (quello che ha indetto un Congresso PDS a Torino sotto l'egida delle parole "We care") - W è stato vice presidente del Consiglio con il Governo Prodi di fine anni '90 - W è stato fino a oggi Sindaco di Roma, eletto nelle liste DS - E' stato Segretario Generale del PD mentre Prodi era Presidente del Consiglio nell'ultimo governo che è caduto malamente in un mucchio di "munnezza" (vedi Napoli) - E Segretario dello stesso PD che è l'azionista di maggioranza dell'attuale Governo Prodi tuttora in carica - E' Segretario del PD, il cui Presidente si chiama .. guarda caso .... Prodi - Ed essendo così compromesso col "Vecchio" si presenta sotto le parole magiche "CAMBIAMENTO" e "NUOVO" - Anzi, la parola viene addirittura usata con il significato di "Nuovo W", che scende in campo "contro il vecchio W" Angelo Acerra
Ma allora i Vescovi non sono ciechi !? Quando adolescente e puro, figlio di cattolici, ogni settimana ero "invitato" alla Santa Confessione, il peccato era ovviamente uno solo; "Padre ho commesso atti impuri! " Dall'inquietante griglia forata sull'effige della croce, una voce calma ma libidinosa , chiedeva SEMPRE le stesse cose ; "quante volte,.... dove l'hai fatto,.... da solo o con altri,... dove vi siete toccati...! " La penitenza era SEMPRE la stessa ! Naturalmente io, allora adolescente del tutto NORMALE e SANO di corpo e di mente, incurante delle penitenze, e delle minacce di CECITA' continuavo a masturbarmi da solo ed in allegra compagnia sino a quando potei applicare la pratica alle mie BELLISSIME fantasie erotiche! Ieri i Vescovi hanno attaccato duramente i film di Moretti "Caos Calmo" definendolo di inaudita VOLGARITA' !? Ora, deduco che i Vescovi abbiano visionato il film !? Immagino quali DEVASTANTI effetti abbiano potuto avere, le scene "erotiche" di Moretti che amoreggia con la Ferrari, su vecchi Vescovi CASTI e ASTINENTI da tutta la vita !?!? Le scene, nei giovani Pretini è NATURALE e sano che abbiano provocato erezioni incontrollate con conseguenti masturbazioni di massa! Nei vecchi Vescovi invece, ovviamente fastidio e disgusto, ma comunque tanta INVIDIA e soprattutto tantissimo RIMPIANTO per una vita sessuale sprecata ! (sempre che la castità e l'astinenza non fosse solo nelle loro INTENZIONI !? ) A proposito, mi sovviene un'ultima osservazione a conferma delle falsità e menzogne che mi venivano proferite quando ero adolescente; Se i vecchi Vescovi alla loro veneranda età hanno visto il film "Caos Calmo" di Moretti tanto da definirlo VOLGARE, allora non sono diventati CIECHI !?!?!? PS. I Cattolici libidinosi pippaioli che andranno a vedere il Film, naturalmente per senso critico, non escano dalla sala dicendo "che schifo, che volgarità !" in quanto dopo tutta questa pubblicità SONO A CONOSCENZA del contenuto "erotico" della pellicola! La noleggino tra sei mesi e se la GUSTINO in privato a casa propria, e poi CORRANO di CORSA a CONFESSARSI !? Alessandro Consonni
Caro Direttore,
leggendo le tue news sono sollecitato dal fare una breve considerazione. Il PD sta facendo oggi quello che avrebbe dovuto fare ieri. Mi spiego: la prima esperienza del governo Prodi, 96-98, finì come sappiamo, perchè a distanza di anni avrebbe dovuto funzionare ? Mi potrai ribattere che il PD è nato da poco, Ti risponderei che la candidatura di Veltroni è nata da tante vicissitudini, e solo dopo che la nostra intelighenzia, ex DS-DL, ha capito di essere in mezzo al mare, ha proposto Veltroni. In buona sostanza, le vere primarie si sarebbero dovute fare ad Ottobre del 2005, non per riconfermare ma per innovare, ed in tal modo, oggi, forse, discuteremmo di altro. Prodi ha fatto ciò che ha potuto, bisogna dargliene atto. Tuttavia, con un ritardo di qualche anno, ci stiamo lasciando alle spalle un bipolarismo che ha creato più problemi che benefici. Il futuro è nebuloso, ma come diceva quel vecchio adagio, anche se la strada è tortuosa, l'importante è vedere l'orizzonte. Mi pare che l'orizzonte dell'Italia, dopo le ultime scelte, dovrebbe essere più chiaro, perchè ognuno si indentificherà con un proprio messaggio, senza avere la paura di suscitare l'irritazione dei propri alleati. E' già un bel passo avanti. Massimiliano La Malfa
Sig Direttore, c’è da domandarsi perchè si vuole esumare il corpo di Padre Pio ed esporlo per alcuni mesi in una teca di vetro alla venerazione dei fedeli. Evidentemente si è certi di trovare il corpo intatto. Se, infatti, fosse decomposto, per la chiesa e per i devoti sarebbe una grossa delusione, anzi una sconfitta. Perchè rischiare? Mi viene da ipotizzare che il corpo sia stato alla sua morte “trattato” e che, pertanto, la chiesa non rischi niente e che, anzi, sia sicura di poter gridare al miracolo. E il santuario avrà , se possibile, più fedeli e il turismo religioso farà miracoli in terra di Puglia. Che significano, d’altra parte, le seguenti parole dell’arcivescovo di Manfredonia:”si procederà alla esumazione del corpo di san Pio da Pietrelcina, [...] per effettuare tutte le procedure idonee a garantirne le ottimali condizioni di conservazione ». Quali procedure di conservazione per uno scheletro? Solo le mummie e i corpi comunque sottoposti ad una trattamento di conservazione hanno bisogno di “manutenzione”, come avviene per il corpo di Lenin. Ezio Pelino
Padre PIO nella teca come Lenin !?!? Ieri la stampa riportava notizia che dal prossimo Aprile dopo la riesumazione verranno esposte alla venerazione dei Fedeli le spoglie mortali di Santo Padre Pio di Pietrelcina !? La chiesa Cattolico Cristiana nella Sua intransigente filosofia integralista riserva attraverso la propria COERENZA MEDIOEVALE grande importanza alle SPOGLIE MORTALI dei Santi che invece razionalmente PREDICAVANO ed INVITAVANO in vita i propri Fedeli alla MEDITAZIONE dello spirito e dell'anima !?!?!? Molte sono le analogie tra Fede Cattolico Cristiana e Ideologia Marxista Leninista Comunista !!! Gli atei miscredenti, i TERRIBILI CANNIBALI COMUNISTI mangia bambini, non disdegnano esporre al popolo le proprie "mummie" allo scopo "venerativo" costruendo mausolei destinati ai pellegrinaggi commemorativi !? Che ogni popolo della terra abbia la propria "mummia" da adorare !?!? I nostri Governanti giurassici versione zombie mummificati, si offrono alla nostra adulazione quotidianamente in TV incapaci di attendere i tempi tecnici della Canonizzazione trasformandosi così spesso e volentieri da SANTI SUBITO in M A R T I R I vedi l'ultima performance della Iervolino o il "cilicio" che affligge la povera Paola Binetti ????? E' interessante constatare l'evoluzione Italica del "popolo cattocomunista delle libertà" che in attesa della beatificazione di Padre Silvio da Arcore preferisce dedicarsi all'adulazione pagana di " mummie " in attesa di miracoli finanziari che tardano come il 43 sulla ruota di Cagliari !? Ieri si recitava "SCHERZA CON I FANTI E LASCIA STARE I SANTI !!!" Oggi meglio sarebbe...... " SCHERZA CON I SANTI E ADORA I PRODI CAVALIERI !!! " Ai Cattolici Italiani nel guano fino al collo non resta che la Fede dei MIRACOLI di Padre Pio !? Agli atei restano il LOTTO, LE CORSE DEI CAVALLI. I CASINO' e la LOTTERIA ITALIA sponsorizzata dallo Stato !? Dopo aver raschiato il barile, siamo arrivati a RIESUMARE i Santi, ed esporre "mummie"....... siamo veramente nella ....... rovinati !? A proposito di Santi, ma quel lazzarone di S.Gennaro è in vacanza ????? Alessandro Consonni
Sig Direttore, il Presidente Napolitano ha detto che i rom devono essere integrati. Nel mio paese abbiamo l’orgoglio di aver fatto in proposito tutto il possibile. Alcune famiglie di rom vivono in case popolari, altre sono proprietarie di appartamenti, tutti sono cittadini italiani e molti in quanto tali godono di sussidi per incapienza. Non lavorano, ma viaggiano su auto di qualità, persino in Maserati e Ferrari. Una barista è sfuggito miracolosamente ad un pestaggio, una vigilessa è finita all’ospedale per aver osservato che la loro auto era in sosta vietata. Le forze dell’ordine fanno finta di non vedere prepotenze, abusi e illegalità che non sarebbero tollerati se ad opera di altri. Ci domandiamo se questa si può chiamare integrazione. Ma in silenzio, altrimenti si rischia di passare per razzisti. LETTERA FIRMATA
Sig Direttore, non c’è città in Italia che abbia una via dedicata a Vittorio Emanuele III. Venire a sapere che proprio a Pietransieri, la Marzabotto d’Abruzzo per uno dei più bestiali eccidi nazisti in cui furono trucidati 128 bambini, donne e vecchi inermi, la strada principale è dedicata da decenni a Vittorio Emanuele III, provoca un brivido e un interrogativo. Come è possibile che la metà della popolazione sopravvissuta abbia dimenticato l’altra metà massacrata fino a dedicare la via principale al re responsabile del ventennio fascista e della guerra. Di due guerre. Una strada al responsabile storico di quei morti e non a ricordo dei morti stessi. Uccisi e offesi nella memoria. La giustizia è veramente impazzita su queste splendide montagne abruzzesi. Ezio Pelino
L’antipolitica delle autostrade del mare di Angelo Papalia Messina è una città asfittica, con possibilità occupazionali quasi nulle, dove chi ha voglia di lavorare è spesso costretto a spostarsi in altre città ed in altre regioni, lontano dall’affetto dei suoi cari, dal invidiabile clima di questa città, dall’incomparabile magia dello Stretto. Eppure, in questa città sull’orlo del baratro, c’è chi è ancora capace di esprimere il proprio plauso per la chiusura della Stretto di Messina, società che avrebbe dovuto realizzare un’opera con ricadute occupazionali per 40.000 unità prevalentemente nelle regioni dello Stretto. Per tutti quei messinesi e siciliani, e sono la stragrande maggioranza, che ritengono di aver perduto un’occasione unica per il rilancio dell’isola, l’umiliazione più grande è quella di avere un sindaco, contrario al ponte, ma anche azionista dell’unica società di traghettamento privato, una classe politica locale cieca e sorda, ed infine un ministro dei trasporti favorevole al potenziamento delle autostrade del mare, lo stesso ministro che vorrebbe eliminare i problemi derivanti dai cantieri del 6° macrolotto della Salerno - Reggio Calabria, che comprende l’ammodernamento del tracciato dallo svincolo di Scilla a Reggio Calabria, bypassando quel tratto con traghetti che dovrebbero coprire la tratta Messina - Gioia Tauro. Ai cittadini messinesi faccio notare soltanto che questa fantozziana traversata, peraltro, per così dire, patrocinata con soldi pubblici, avrebbe una durata di cinque ore, con lo scopo di evitare “ben” 12 km da percorrere a corsia unica, con una aggravio sui tempi di percorrenza di appena una decina di minuti. Teoria avvalorata dal fatto che il tratto incriminato, quest’estate, nei mesi di maggio, giugno e luglio, aveva già funzionato come corsia unica. Inoltre, quest’estate i 30 (trenta) chilometri nel tratto da Sicignano ed Atena Lucana non erano ancora stati ultimati. Pertanto, nella peggiore delle ipotesi, i dieci o quindici minuti persi a Bagnara verrebbero recuperati un centinaio di chilometri più a nord. Al ministro infine, faccio notare che parlare di ulteriore potenziamento delle autostrade del mare, facendo partire ancora più navi da Messina, con conseguente incremento del traffico gommato in questa martoriata città, comporterebbe il definitivo sbriciolamento di Messina sotto il peso dei TIR. Lo tenga presente, Signor Ministro e, se dovesse capitarle di sentirli per telefono, lo ricordi anche ai signori Franza che, forse anche a causa delle sue idee, sono troppo occupati a fregarsi le mani, per rendersi conto che i messinesi non ne possono davvero più. Angelo Papalia
Avvocato
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SUL PD
Sul piano dell'immagine di democrazia fortemente partecipata, il fiorire di tutti questi leader non può che fare bene. Certo sul versante della concretezza mi auguro che l'elettorato sia consapevole che l'unica figura forte e credibile a presiedere il nascente Partito democratico sia Valter Veltroni. Il resto mi sembrano chiacchere, spesso inopportune come quella di Rosy Bindi che accoglie la candidatura di Marco Pannella come minoritaria. Non foss'altro che per buon gusto verso un collega, se la poteva risparmiare ed evitare di far pensare alla gente che ognuno, alla fine, cerca la soddisfazione del proprio ego, smisurato nel caso della classe politica. A noi elettori di sinistra piacerebbe, e molto, che si parlasse di programmi, molto seri e non vuoti come quello con cui la colaizione si era impegnata durante le elezioni. Ancora una volta mi pare che le chiacchere siano troppe, la ricerca di visibilità del singolo leader eccessiva, la concretezza di la da venire. Accogliamo comunque con gioia e con speranzosa riserva questo progetto del PD, che perfino Berlusconi, nel suo immancabile delirio di anticipare geniali intuizioni, ha paragonato ai Circoli della Libertà. A parte l'inesistente nesso, la cosa dimostra che l'intuizione della sinistra è giusta. Siamo, ripeto, molto dubbiosi sulla sua gestione, sui maledetti quanto insopportabili distinguo di Mastella, Giordano e, a turno, di tutta la sinistra radicale, della Bonino. Uno squallido spettacolo che con il PD e la irrinunciabile riforma elettorale, cessi.
Nuccio Gemma
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Lettera al sindaco: è una cementificazione. Porticciolo a Grotte Mangiapane invoca «una seria riflessione» Una lettera al sindaco Genovese in merito alla progettazione del porto turistico di Grotte portata avanti dalla società pubblica Nettuno e dal gruppo Franza. A scriverla l'ex deputato e assessore Ds (96-98) Peppino Mangiapane. «La Gazzetta – premette – molto opportunamente sta tentanto di stimolare il mondo politico messinese ad una riflessione più attenta sull'opportunità di mettere mano alla realizzazione del porto turistico di Grotte-Guardia. È del tutto evidente che non è solo l'interesse archeologico che può bloccare il progetto, e che comunque si possono trovare accorgimenti capaci di conciliare, sulla carta, la salvaguardia dei fondali con la realizzazione del manufatto. Ma la riflessione che ci viene sollecitata, attiene a qualcosa di più rilevante e strategico. Il problema è quello del tipo di sviluppo e su quale futuro deve puntare la nostra città: dobbiamo continuare a saccheggiare e cementificare le risorse di territorio più pregiate e paesaggisticamente più suggestive, o salvaguardarle e riqualificarle per renderle fruibili alla collettività? Per richiamare flussi di turismo di qualità occorre utilizzare la ricchezza delle nostre coste e il loro pregio. Ora, la Sinistra prima e il Centro-sinistra negli ultimi anni hanno sostenuto che non si può privatizzare tutta l'area demaniale dalla Fiera sino a S. Agata per vincolarla ad opere di cantieristica, approdi, rimessaggio, ristorazione, centri commerciali, opere infrastrutturali. Quando la giunta Leonardi ha presentato in Consiglio i Prusst, sia i consiglieri Ds sia quelli della Margherita abbiamo detto no al saccheggio della riviera e delle colline perché riqualificare non vuol dire cementificare, e quegli strumenti urbanistici erano allora e restano oggi una mistificazione della normativa cui si richiamano. È quindi opportuna per la giunta, la maggioranza, tutte le forze politiche, una seria riflessione. Le legittime iniziative imprenditoriali legate alle attività marinare potrebbero trovare spazio tra la Fiera e il torrente Annunziata, ora che si va verso il totale trasferimento a Tremestieri degli approdi per il traghettamento». (Gazzetta del sud - giovedì 26 luglio 2007)
UNA NOTA DEL PROF. PELINO SUL TEMA DELLE PREFERENZE. Sig Direttore, non ci eravamo lasciati, alle ultime elezioni, con la sinistra favorevole al voto di preferenza e fortemente critica della sua abolizione? Non si era giustamente parlato di democrazia dimezzata, di scippo della democrazia? Cittadini liberi di scegliere la lista ma non i parlamentari, nominati dalle segreterie dei partiti. Segreterie onnipotenti, proprietarie del destino degli uomini, scelti in base al criterio della fedeltà ai capi non certo del merito e delle competenze. Ad un anno di distanza la sinistra si rimangia tutto e propone quello che aveva osteggiato. Ci spieghino che cosa è cambiato se non che anche le loro segreterie non vogliono rinunciare allo strapotere su uomini ricattabili: obbedienza in cambio di carriera e privilegi oppure fuori. E i cittadini, come le stelle di Cronin, stanno a guardare. Svegliamoci e riprendiamoci almeno il potere di scegliere il meno peggio. Ezio Pelino
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ORA BASTA!
Ora basta piangere, recriminare e polemizzare. Ora basta sfasciare e pensare solo ai propri interessi.
Se Fassino definisce il desolante risultato delle ultime elezioni amministrative “un campanello d’allarme”, per il NORD è una “Caporetto”!
Ci vuole un URLO che venga da TUTTI gli italiani che CREDONO NEI VALORI DELLA DEMOCRAZIA, qualcosa che dia una motivazione e che coinvolga tutti:
Cittadini Associazioni Comitati Partiti Amministratori Politici……..tutti devono essere coinvolti in prima persona “in questa chiamata di correo”!
Dobbiamo smetterla di polemizzare all’infinito e dire sempre che dobbiamo “fare e costruire”, senza in realtà costruire alcunché: i predicatori nel deserto hanno fatto il loro tempo e ci hanno solo danneggiato
Non è un discorso qualunquista, ma , siamo sinceri, è inutile cercare di chi sono le responsabilità di questo risultato negativo: i voti persi sono di cittadini ammaliati dalla sirena della destra, che in questi mesi non fatto niente per guadagnare un solo voto.
“Una rendita d’opposizione” , come efficacemente l’ha definita Tremonti.
Allora, bisogna unirsi abbandonando dissertazioni sterili e controproducenti, per non rischiare di affondare definitivamente per altri vent’anni.
Per questo, dobbiamo rimboccarci le maniche e ripartire subito, dalla prossima Costituente del P.D..
TUTTI. E’ l’ennesima SFIDA.
E, per questo, devono ritornare a lavorare insieme ed in sintonia
governo partiti associazioni comitati e cittadini,
senza alcun preconcetto o preclusione, per comunicare-ascoltare e confrontarci su argomenti che i cittadini sentono più vicini (carovita lavoro immigrazione inquinamento viabilità ecc.) e proporre soluzioni credibili e realizzabili. A portata di mano.
Ogni dibattito o incontro si dovrebbe concludere con proposte semplici, pratiche e realizzabili da tutti perché i cittadini possano apprezzare e “toccare con mano” il cambiamento. Altrimenti, è inutile persino iniziare. STEFANO VOLANTE
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Una mutazione genetica applicata al territorio La tormentata vicenda della riqualificazione del quartiere Tirone per ora ha prodotto solo una serie di atti deliberativi, soprattutto nel periodo della gestione commissariale: primo fra gli altri la costituzione della Stu, strumento per le necessarie sinergie tra pubblico e imprenditori privati determinati a investire risorse. L'area da risanare in concreto è quella che va dall'antico borgo settecentesco alla scalinata S. Barbara, e precisamente quella corrispondente agli isolati 178, 179, 183, 191 del Prg "Borzì", anche se è stata pure inclusa una maggiore porzione di città che ha solo necessità di restauri e di manutenzione straordinaria. La perimetrazione dell'area di trasformazione urbana, infatti, va oltre il Tirone e interessa il territorio delimitato all'esterno da viale Italia, scalinata S. Barbara, via Tommaso Cannizzaro, via Antonio Martino, via Nicola Fabrizi, via Mario Giurba, via Faranda a monte e a valle di via Imperiale, piazza Lo Sardo, che ha bisogno, invero, di un attento restauro ripristinando l'antico disegno architettonico di Basile, via Refugio dei Poveri, piazza Spirito Santo, via Merli e Malvizzi, via S. Marta, via Noviziato, via Pascoli, piazza Guardione. Si conosce solo, sia pure non in maniera definita, l'apporto di risorse pubbliche costituite dal finanziamento statale, già determinato, e da quello comunale, stimato intorno a 40 milioni di euro o, per "relationem", pari all'importo corrispondente al controvalore dei beni comunali che si vorrebbero dismettere: mercato ittico, magazzini generali, palazzo satellite, sottosuolo per parcheggi interrati (qualche volenteroso potrebbe aggiungere, perché no, da realizzare a piazza Cairoli o a piazza Municipio). Non è dato sapere a quanto ammonterà l'investimento dei privati e se e quando verrà eseguito per cassa. Il disegno urbano risulterebbe radicalmente trasformato da un intervento che non è esagerato definire un esperimento di mutazione genetica applicata al territorio con effetti sostanzialmente irreversibili. Per realizzare un sogno di straordinaria intensa bellezza si potrebbe convenire di non badare a spese. Ma in concreto, il ridisegno del Tirone è di quelli che meritano un delirio? La risposta non può essere affidata al gusto soggettivo o alle reazioni, per quanto emotive. Occorre riferirsi ai dati che, di per sé, sono oggettivamente neutri e, quindi, indifferenti a qualunque passione. Non serve edulcorarli o sottistimarli. Essi sono: 1) l'area oggetto dell'intervento previsto dalla Stu è di 10.00.00 "ha"; la riqualificazione investirà appena un terzo del territorio. Le aree attorno alle via Giurba, Antonio Martino, eccetera, sono caratterizzate da edifici di pregevole fattura, le piazze, di notevole rilevanza architettonica, quale piazza del Popolo, necessitano, se mai, di adeguato e rispettoso restauro. In definitiva, un terzo della superficie presa in esame, è da risanare: e precisamente quella parte dove ricadono gli isolati di Prg non ancora edificati: 178, 179, 183, 191, la spina del Borgo antico e quella adiacente alla scalinata S. Barbara. Punto 2: si potrebbe, ricorrendo alla procedura ordinaria prevista dal regio decreto 12 ottobre 1913 n. 1261 e successive modificazioni, dare esecuzione alle previsioni del Piano regolatore edificando se mai, se ne ricorrono i presupposti, gli isolati 178, 179, 183, 191. Non sarebbero necessarie né l'impalcatura complessa quale è la Stu né, soprattutto, le deroghe alle norme del Prg. Punto 3: l'area non edificata, cioè quella corrispondente agli isolati 178, 179, 183, 191, è, però, di rilevante interesse storico e archeologico e, pertanto, dovrebbe essere sottratta a ulteriori interventi demolitori che finora hanno cancellato, sia pure parzialmente, importanti evidenze monumentali; la giacitura ad anfiteatro giustificherebbe, frattanto, un cantiere esplorativo per serie e approfondite indagini archeologiche, ove si consideri che emergenze del periodo greco sono emerse nella vicina via Noviziato a oltre sei metri di profondità del piano di calpestio di quella via. Punto 4): sarebbe molto più sensato, in un'area ad alta densità abitativa dove gli spazi destinati a verde sono al di sotto degli standard urbanistici previsti dalla normativa vigente, lasciare non edificato ciò che non è edificato e creare i "Giardini del Tirone", un polmone verde nel centro della città a ridosso di edifici e spazi monumentali, liberando definitivamente l'area archeologica, che in atto è coperta da sterpaglie. Non ce ne vorranno coloro che hanno coltivato il sogno di costruire in centro un grattacielo e altri imponenti edifici con il carico di circa 220.000 mc di volumi fatti di cemento armato, se vedranno cancellata la costruzione di un piccolo viadotto di 20 metri che, nelle previsioni, si diparte dal sesto piano del parcheggio multipiano e dell'edificio scolastico per raggiungere l'uscita su via Cadorna; e, soprattutto, se vedranno svanire il filantropismo che li ha spinti a proporre di trasferire i residenti non abbienti dal Tirone in contrada Campolo; anche se in un edificio per l'edilizia residenziale pubblica, il cui valore aggiunto è dato (sic) dall'impiego della domotica a supporto della gestione integrata dell'edificio. Nunzio Astone (venerdì 18 maggio 2007)
Prateria o deserto a sinistra? di Beniamino Ginatempo Il IV Congresso dei Democratici di Sinistra ha segnato un evento storico: si chiude l’esperienza politica dei Ds. Anche i numeri contribuiscono a definire storica la portata dell’evento. Nei congressi di base dei Ds hanno votato ben 250.000 iscritti, e cioè molti di più dei partecipanti alle primarie del partito socialista francese (solo 150.000) che hanno scelto Segolène Royal quale candidata all’Eliseo. 3 ogni 4 degli iscritti Ds (la bellezza di 188.000 compagni!) hanno scelto di sciogliere il loro partito per dar vita al partito democratico, seguendo così la strada indicata dai suoi più prestigiosi dirigenti: non solo il segretario Piero Fassino, ma anche Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Sergio Cofferati. E ancora Luciano Violante, Anna Finocchiaro, Peppe Lumia, ecc.. E poi ancora molti ministri, presidenti di regione, sindaci, ecc.. A questi va aggiunta la Sinistra Giovanile, che quasi unanime ha seguito la stessa linea. Val, quindi, la pena di riflettere sulle ragioni politiche che hanno portato a un evento di questa portata. A scanso di equivoci, dico subito che giudico positivamente la nascita del Pd, partito al quale, però, non ho alcuna intenzione di iscrivermi, avendo scelto la mozione Mussi. Come Fabio Mussi ha detto nel suo intervento al congresso nazionale, con il coraggio e l’onestà intellettuale che lo distingue, la nascita del Pd è il risultato di un fallimento: il fallimento della sinistra in Italia. Al contrario degli altri grandi paesi europei in Italia non si è mai riusciti a costruire una grande forza (cioè da 30-35%) socialista o anche socialdemocratica che invece caratterizza tutti i paesi fondatori della UE (con la notevole eccezione della Francia). Le ragioni del fallimento sono varie e controverse ma la legittima scelta dei Ds può essere vista come la presa d’atto che, in Italia, forse solo un partito centrista e moderato può guidare il paese, modernizzarlo, portare a compimento alcune minime riforme istituzionali, economiche, infrastrutturali necessarie per stare a pieno titolo in Europa, per resistere alla globalizzazione dei mercati ma non dei diritti delle persone, ecc.. Il fallimento della sinistra italiana, tuttavia, non è solo il fallimento del progetto politico dei Democratici di Sinistra. Secondo me anche tutta la galassia di partiti, movimenti, associazioni, girotondi che si sentono e si proclamano di sinistra devono riflettere sul perché in Italia nel ventunesimo secolo non esista ancora una sinistra popolare, matura, in grado di condizionare le scelte politiche del paese, in grado di ottenere dai governi nazionali e locali - che contribuisce ad eleggere – leggi, provvedimenti, risposte di sinistra. Liquidare questo problema dicendo che ciò accade ineluttabilmente perché “purtroppo l’Italia è un paese di destra” è solo grottesca o irresponsabile superficialità. Io credo che innanzitutto bisogna interrogarsi sulle ragioni della crisi della politica. Questa consiste soprattutto nel rifiuto dei partiti da parte dei cittadini, ed ha avuto la sua nascita in tangentopoli e nella discesa in campo del populismo televisivo. Oggi la crisi si riscontra nel dilagante qualunquismo ed è alimentata dalla incapacità dei partiti di dare risposte alle esigenze dei cittadini e da comportamenti poco deontologici di tutti i politici, compresi alcuni di sinistra. I partiti non sono più visti come i necessari strumenti per esercitare la democrazia, ma come strutture funzionali solo a conservare il potere di una oligarchia, di un ceto politico in cui i cittadini non si riconoscono più. Anche la sinistra ha, inconsapevolmente, alimentato la sfiducia nella politica, ha contribuito ad allargare il solco fra rappresentati e rappresentanti. Si è frammentata in tanti, troppi, partiti del leader; ha marcato, a volte strumentalmente, irrinunciabili identità; ha esasperato le proprie differenze; si è contraddistinta per la inesauribile capacità di litigare su questioni di lana caprina. Nei fatti, non abbiamo saputo dare risposte concrete alle esigenze dei lavoratori e delle imprese; non abbiamo saputo suggerire ed imporre – ed era la nostra missione storica - una visione nuova del mondo e del futuro, in grado di catturare consensi sia nei ceti più deboli che in quelli più lungimiranti della società. La sinistra italiana non è stata la protagonista del cambiamento anzi, purtroppo, lo ha subito. Pertanto la sinistra italiana ha fallito. Domani, visto che la deriva centrista del Pd è inarrestabilmente partita, assisteremo pure ad una deriva centrista anche nel centrodestra. E sentiremo le sirene delle larghe intese sempre più ammalianti, con la balena bianca che è lì lì per resuscitare e con tanti già pronti a mini e maxi inciuci. Eppure la nascita del Pd lascia praterie immense alla sua sinistra: la pace, il welfare e le politiche della sicurezza, la sostenibilità dello sviluppo e le politiche ambientali, la laicità dello stato e la bioetica, le pari opportunità e le politiche di genere, il sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca scientifica, la riforma delle pubblica amministrazione e della giustizia, ecc.. Il Pd affronterà questi temi dell’agenda politica con tutto il peso delle sue contraddizioni interne ma, forse, raggiungerà dei compromessi passabili. E la sinistra? Ci limiteremo a discettare dottamente, che so?, sui modelli di sostenibilità forte e debole – discussione necessaria ma non esaustiva - o saremo in grado di proporre ed agire? Ci accontenteremo di portare in piazza due milioni di persone per sostenere le nostre ragioni o saremo in grado di ottenere dal governo Prodi almeno una legge sul conflitto di interessi e l’abolizione delle leggi ad personam? In metafora: riusciremo ad occupare le praterie e a trasformarle in pascoli e terreni coltivabili o attenderemo la desertificazione e, conseguentemente, la nostra estinzione? Il progetto del Pd è stato coraggioso al limite della incoscienza: Ds e Margherita hanno deciso di unirsi senza neppure sapere se saranno d’accordo su alcune questioni identitarie come la collocazione internazionale. Unirsi, infatti, significa dover rinunciare, dolorosamente, a qualcosa di sé stessi, della propria identità. Anche chi si colloca a sinistra del Pd – e in verità segnali di buona volontà ce ne sono tanti – DEVE provarci e costruire presto una forza da 10-12%, per ancorare l’Unione più a sinistra. Questo progetto è, se possibile, ancora più temerario di quello del Pd perché le forze politiche coinvolte sono molte di più. Ma, paradossalmente, è più facile da realizzare, perché si tratta di conciliare tante differenti identità ma tutte di sinistra. Identità che sarà obbligatorio sacrificare parzialmente per una meta più alta. In più c’è la politica che potrebbe unirci. Ci sono davanti a noi problemi di fronte ai quali discutere del futuro della sinistra italiana può sembrare un esercizio intellettuale fuori tempo massimo. Per esempio c’è chi ha il problema di non morire di sete o di fame o di AIDS. C’è chi spera di non essere torturato. C’è chi spera di non saltare in aria su una mina anti-uomo, o chi spera di non incontrare al mercato un kamikaze. C’è chi spera di non morire annegato, insieme ad altre centinaia su barche da dieci posti, di arrivare clandestino in Italia a lavorare in nero, da schiavo. E, poi, magari di non essere uno dei 4 morti al giorno per incidenti sul lavoro. E potrebbe essere molto peggio: basta essere donne, basta essere bambini. E poi c’è l’emergenza colossale di un pianeta che sta per morire soffocato, a causa di chi difende irresponsabilmente solo i propri privilegi, si accaparra e spreca le poche risorse utilizzabili rimaste, e non fa nulla per rispettare neppure le minime prescrizioni del protocollo di Kyoto. Bisogna, pertanto, costruire una nuova cultura, un nuovo modello di sviluppo che ci consenta di passare presto dal consumo sfrenato del superfluo (assolutamente funzionale al modello liberista) al sobrio e razionale utilizzo dell’indispensabile (socialismo). E soprattutto c’è la necessità di farle queste cose, non solo di proclamarle. Ci vuole una nuova sinistra del fare invece della sinistra del teorizzare. Io non riesco pensare che su queste basi non ci sia spazio per unire tutta la sinistra italiana.
NOTA SU ALITALIA "Su Alitalia ne abbiamo sentite di cotte e di crude, il titolo ha perso oltre 11% in pochi giorni quindi è un bene che il Ministro Padoa Schioppa, anche se in forte ritardo, si sia deciso a non tenere più all'oscuro il Parlamento". "Il Ministro deve però inviare preventivamente ai Commissari le carte inerenti la privatizzazione di Alitalia, affinchè prendano visione delle offerte e dei piani presentati per potersi preparare con cognizione di causa all'audizione del Ministro, che dovrà essere tale e approfondita al fine di comprendere meglio ogni aspetto di questa vicenda che, allo stato attuale, rischia di essere un boomerag per l'immagine del nostro Paese sul piano intenzazionale e una disfatta su quello economico-finanziario" "In questo scenario mi auguro che l'audizione del Ministro sia di sostanza e non solo formale poichè altrimenti non servirebbe a nulla". On. Egidio Pedrini
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Che cos'è la politica?
Abbiamo bisogno di ritrovare la passione per la politica. Di riscoprirne la bellezza, e insieme il suo essere lo strumento piú alto e nobile di cui gli uomini concretamente dispongono per tracciare il loro cammino, se saranno capaci di restituirle la saggezza, il pudore e il senso di giustizia di cui parlava Platone. Abbiamo bisogno di stare con i piedi ben piantati in terra, e insieme di tornare a sognare, anche quel che sembra impossibile, irraggiungibile. Quel che sembra utopia. Il perché ce lo ha spiegato un grande scrittore sudamericano. "Lei sta all'orizzonte", ha scritto Eduardo Galeano. "Mi avvicino due passi, lei si allontana due passi. Cammino dieci passi, e l'orizzonte si allontana dieci passi piú in là. Per molto che io cammini, mai la raggiungerò. A che serve l'Utopia? A questo serve: a camminare. Walter Veltroni
(da un lettore) IL COMUNE RENDE PUBBLICI I COMPENSI DI AMMINISTRATORI DI SOCIETA' PARTECIPATE Dopo le recenti sollecitazioni da parte di diversi consiglieri che chiedevano di conoscere la situazione economica delle Società partecipate dal Comune, palazzo Zanca, in adempimento alla Legge Finanziaria, ha pubblicato la relativa tabella. Amam, Ato 3, Messinambiente e Atm gli incarichi più remunerativi. Attraverso un link, www.cittadimessina.it/compensi.pdf, sono stati resi pubblici incarichi e compensi di amministratori delle Società Partecipate di cui è socio il Comune di Messina. Così palazzo Zanca mette a tacere le insistenti note e sollecitazioni rivolte da più consiglieri che chiedevano di conoscere le situazioni economiche di società ricollegabili al palazzaccio cittadino. Palazzo Zanca, secondo quanto previsto dall’art.1, comma 735, della legge 27/12/2006, n. 296 “Legge Finanziaria 2007”, ha, inoltre, affisso la tabella relativa agli incarichi e ai relativi compensi all'Albo Pretorio del Comune. Al primo posto nella classifica dei più pagati, vi sono i presidenti del C.d.a. di Messinambiente, A.m.a.m e Ato3, con un compenso lordo annuo di 57.602,76 euro. Anche l'Amministratore delegato di Ato3 si assesta sui 57.602,76 euro annui. Al secondo posto, invece, il presidente dell'Atm con 49.920,00 euro. Ultimo in classifica, il presidente della Società di trasformazione per il recupero del Tirone S.p.a. (Stu) che annualmente percepisce un compenso lordo di 8mila euro. Anche tra i componenti dei diversi consigli di amministrazione, la situazione non cambia. Si passa infatti dai 25.600,80 euro di Messinambiente, A.m.a.m e Ato3, ai 19.968,96 euro dei componenti del C.d.a. dell' A.t.m.. Il meno retribuito è il componente del C.d.a. della Stu S.p.a con 2.400,00euro annui.
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LA MAFIA COME METAFORA di Caterina Papalia Si è conclusa pochi giorni addietro la “Tre giorni degli Stati Generali “ intorno alla mafia. Senza nulla togliere all’egregio lavoro ed all’impegno di chicchessia, ciascuno di noi però nel suo inerme piccolo andito, può sempre riflettere anche senza responso. Si può cominciare da Montale:”non chiedermi parole...codesto solo oggi possiamo dirti:ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Prendiamone spunto. Non era per Montale esercizio di poetica,in quel momento storico, tanto agnosticismo, ma dichiarazione di valore politico,cioè denuncia di incertezza,od anche opportunistica presa di distanza ,non prendeva partito. E noi ,oggi, abbiamo certezza del senso delle parole che usiamo, od anche del loro non senso? La parola mafia è quanto di più usato ed abusato oggi vi sia tra i luoghi linguistici. Essa permette da lunghissimo tempo di parlare di qualunque cosa riguardi la vita sociale nelle sue distorsioni,ed ha finito,in questo magma di abuso, per diventare la metafora di tutto ciò che non siamo ed assieme, di tutto ciò che siamo. Nella grande scalata dei teorici del fenomeno e nei parametri classici di ricerca della mafia, si è dimenticato,pare, la formazione o quanto meno il rinforzo dei parametri distintivi della società civile. In questa assenza brulicano difatti i germi di tutto ciò che chiamiamo mafia ,soprattutto di ciò che non ci piace. La parola sta diventando addirittura onomatopeica, è una parola tonda come una bolla d’aria, che ti riempie subito la bocca e velocemente va via lasciando il suono di un soffio. In questo termine,oramai metafora a volte di niente, si è pensato di trovare l’introvabile, e cioè il centro delle cose. Il potere non ha un centro, disse Foucoult . Ma se pure ce lo avesse,non lo si troverebbe di certo usando a destra e manca una parola soffiata che rientra subito,ma usando metodi empirici,e necessariamente scientifici. Ho ascoltato ormai abbastanza tempo addietro alla facoltà di Legge in Messina, le parole del Procuratore dell’Antimafia di Palermo che ha giustamente distinto tra mafiosità e mafia. Egli ha fatto un distinguo che è fondamentale a fare da timone nel percorso della nostra società , lo stesso percorso esistenziale della società, alla quale occorrerebbe lavorare sui due fronti di ricerca, lasciando l’uno, quello sulla mafia provata o fortemente probabile alla Magistratura ed alle forze dell’ordine, e passare il testimone agli studiosi ed intellettuali quando il fatto ha raggiunto” storicità conclusa”. La ricerca della mafiosità è invece una possibile osservazione “democratica”(permettete una amara ironia),un possibile passatempo per tutti,nel senso che l’occasione non manca a nassuno,un codice riconoscibilissimo,se si voglia, oramai da tutti. Non deve neanche assurgere ad essere di “stampo mafioso”, come sui codici è scritto, il fenomeno della mafiosità te lo puoi sentire sul collo, sulle spalle, quasi un odore ,anche in casa, e non sempre sai da dove promana. E poichè non siamo tutti segugi, non siamo tutti capitani coraggiosi, o ci turiamo il naso e basta, o scegliamo,magari,la convenienza di avvolgerci di quell’aura a volte rassicurante, se essa promana da un prepotente che potrebbe giovarci, od almeno rappresentarci nella vita sociale. Porché evidentemente, se l’aura persiste indisturbata il soggetto da cui promana è forte,tanto forte che via via raggiunge ,e noi con lui, una sorta di assoluzione sociale. Omnia munda..etc. Intanto, al di là di questa quasi leggiadra visione della mafiosità e del suo lezzo, vince di per sè la mafia,e vince l’intera guerra. Perché il lezzo della mafiosità non è sempre concretamente aggredibile e quasi nessuno può combatterlo. Questo malinteso ha fermato il grosso processo di formazione culturale antimafia, che doveva trarre origine proprio dall’antimafiosità, invece. E coltivarlo a cominciare dall’educazione civica nella scuola, dalla famiglia, dal processo costante di individuazione e denuncia della sopraffazione ,anche quella dissimulata. Abbiamo avuto il terrore che la popolazione italiana si autoprivasse anche della difesa costituzionale, permettendo quella riforma della Costituzione, perchè siamo ben coscienti che pochi hanno letto il testo della nostra Costituzione,perchè già da scuola non la si fa studiare. La risposta al referendum, il no, si potrebbe leggere pur tuttavia come un atto di fede e (forse) di inconsapevole bisogno d’aiuto. Come dire, la questione morale ha superato,inquella occasione, a mio avviso, la questione politica. Il cittadino ha forse paura di non essere tutelato, per mancanza,a volte, di giustezza della politica, per mancanza di equilibrio tra le parti, per mancanza di mezzi alla stessa macchina della giustizia(argomento sempre più attuale), per mancanza di consistenza del proprio valore sociale. Vedendosi egli corteggiato, amato, consistente, piucchealtro solo in prossimità delle tornate elettorali. Quante volte ho pensato, nelle aule giudiziarie, se mi vedevo di fronte emarginati ed analfabeti, quindi privi anche della socializzazione scolastica, che dopotutto quella gente lambisce i confini della società e quindi dello Stato, giusto in quel momento, da imputato. E che dunque serpeggiasse (in me di sicuro) anche un vago senso di disagio, e di “colpa” della intera c.d. società civile. La questione morale in Italia purtroppo ormai si porta dietro quel lezzo di mafiosità quasi cristallizzato nel tempo ,e non ci si indigna, non si corregge, anche per opera propria, per quanto possa ciascuno di noi, ma usiamo a casaccio, a valanga, quella parola che è una bolla d’aria, la parola mafia, senza scientificità e competenza, facendone inconsapevole metafora della nostra inettitudine. ......MESSINA, LA CRISI DI LIQUITA' DEL COMUNE ALIMENTA DUBBI E INCERTEZZE.“Il bilancio del comune è falsato e nelle sue voci vengono inclusi, con effetto moltiplicatore, crediti di milioni di € vantati in alcuni contenziosi, ma inesigibili giuridicamente, vista l’impossibilità della riscossione delle somme relative ai pagamenti di acquisizione delle aree per la costruzione di edilizia residenziale pubblica per la mancanza dei decreti di esproprio”. Lo scrive in una lettera al Sindaco Genovese, al direttore Generale Emilio Fragale e all’assessore al Bilancio, Mario Centorrino, l’ingegnere Carmelo Cascio, presidente dell’associazione Solidarietà e Legalità, intimando che si rivolgerà alla magistratura per chiarire la situazione”. “Molto spesso – però –assicura Cascio – i crediti nei confronti delle imprese vengono sanati, ma il comune inserisce le somme richieste nelle voci di bilancio attive dei crediti vantati, anche se non sono poi riscossi”. Per l’assessore al contenzioso Antonio Saitta le cose stanno però diversamente. “Il comune - dice Saitta - sta continuando a seguire i contenziosi relative a queste pratiche e non è vero che questi crediti non sono riscuotibili. Molte delle aziende pagano a rate, ma i soldi arriveranno”. “Non so quali siano queste pratiche – replica ancora Cascio – perché di solito l’amministrazione invia una nota a concessionari dei diritti di superficie delle aree dove devono essere realizzate opere di edilizia residenziale pubblica, invitandoli a pagare entro 30 giorni le somme dovute in virtù di una clausola riguardante i crediti esigiti, ma poi i tutti i casi non prosegue il contenzioso, non avendo rilasciato il decreto di esproprio nei termini di legge e cioè 5 anni dall’edizione del decreto di occupazione di urgenza”. “Tra l’altro - conclude Cascio - il comune di Messina - ha un debito consolidato con le banche che a quanto mi è stato risposto in una lettera dal capo area del settore finanziario, ammonterebbe a 54 milioni di euro. Le banche però non possono fare anticipazioni a breve scadenza se non per tasse come Ici, Irpef e non possono invece ripianare i crediti vantati nei casi relativi alle arre di edilizia pubblica. Dunque l’amministrazione che ha già un debiti molto elevati, non potrà mai riuscire a ripianarli inserendo voci attive come queste, ma che in verità non lo sono. I nostri amministratori devono essere seri e dichiarare il dissesto”. Gianluca Rossellini (tratto dal Giornale di Sicilia)
............... Gazzetta del Sud : l'inchiesta. Coinvolti politici e amministratori pubblici, funzionari comunali e liberi professionisti Gestione Prg, la Procura indaga 64 persone di Nuccio Anselmo Sessantaquattro persone indagate. Molti nomi di primissimo piano tra politici della Prima Repubblica e attuali amministratori pubblici che siedono a Palazzo Zanca. E poi costruttori, ingegneri, architetti, imprenditori, avvocati e funzionari comunali. Insomma un'inchiesta che a giudicare dal suo primo atto "visibile", la richiesta di proroga delle indagini da parte della Procura all'Ufficio gip, sembra destinata a diventare il secondo atto della Tangentopoli peloritana, la maxi inchiesta che venne aperta nella metà degli anni '90. Questa volta però al centro di tutto c'è un argomento ben preciso con le sue varie "derivazioni": il Piano regolatore generale, i procedimenti amministrativi di rilascio delle concessioni edilizie, le approvazioni dei piani-quadro, i controlli messi in atto dalla pubblica amministrazione su tutta la materia edilizia cittadina. Il procedimento, aperto dalla Procura peloritana nella seconda metà del 2005, viene attualmente gestito da tre magistrati: il sostituto della Direzione distrettuale antimafia Rosa Raffa e i colleghi della Procura ordinaria Angelo Cavallo e Giuseppe Farinella. Sono loro che hanno raccolto, nel corso di lunghe sedute di verbalizzazione, le dichiarazioni della "gola pronfonda" di quest'inchiesta, il superteste "Alfa", alias l'imprenditore messinese Antonino Giuliano, che ormai da oltre un anno ha deciso di collaborare con la giustizia ed è stato sentito da alcune Procure d'Italia anche su fatti di mafia, per esempio dalla Procura generale di Reggio Calabria per l'inchiesta "Gioco d'azzardo". È lui che ha raccontato ai tre magistrati della Procura peloritana una serie di fatti, facendo nomi e cognomi di parecchie persone, in questo caso tutte gravitanti nel mondo dell'edilizia pubblica e privata in città, sia pure nei rispettivi ruoli professionali. L'elenco di reati che vengono contestati a vario titolo, almeno in questa fase, ai 64 indagati dell'inchiesta, è parecchio lungo: si va dall'associazione a delinquere all'usura, dall'estorsione al peculato, dal falso all'abuso d'ufficio, dalla corruzione alla concussione, dalla turbativa d'asta alla ricettazione. Insomma una vasta tipologia di reati, legati sempre al mondo delle lottizzazioni, delle speculazioni edilizie, delle transazioni. In definitiva al "mattone", alla sua gestione in città e all'impressionante giro di milioni di euro che genera. Non a caso gli episodi agli atti dell'inchiesta vengono definiti di particolare gravità ed impatto sociale. Gli accertamenti avviati dalla magistratura esaminano un arco temporale che parte dal 2000 e si spinge sino ai giorni nostri. L'inchiesta gestita dai tre magistrati non è comunque da considerarsi conclusa: troppo grande la mole di accertamenti da effettuare per riscontrare compiutamente le dichiarazioni di Giuliano. Già prima della pausa estiva la Procura era intervenuta con una ampia delega d'indagine alla squadra mobile, per il sequestro e l'acquisizione in copia di una impressionante mole di atti nei vari uffici comunali interessati all'indagine; attività che probabilmente non si è ancora conclusa e riprenderà dopo la pausa estiva. E adesso, dopo i primi sei mesi di attività di accertamento e riscontro a quanto dichiarato dal superteste "Alfa", i magistrati si sono resi conto che è necessaria una proroga delle indagini, quindi hanno chiesto al gip Maria Angela Nastasi di accordare un nuovo termine per proseguire nella loro attività. La parte futura dell'inchiesta si svilupperà principalmente con un gran numero di interrogatori di persone, indagate e non, che a vario titolo sono state chiamate in causa nell'ambito dell'inchiesta. Questo proprio a garanzia degli indagati e delle "persone informate dei fatti", che così avranno modo di spiegare la loro posizione in maniera chiara. È comunque un'inchiesta fino a questo momento blindata. Bisogna indagare su decenni di "sacco edilizio", di colline sventrate, di colate cementizie. Già a giugno erano iniziate alcune "audizioni" davanti ai magistrati. Uno dei primi funzionari comunali ad essere sentito dai sostituti Cavallo e Farinella – fu convocato esclusivamente come "persona informata dei fatti", non era accompagnato da alcun legale –, fu l'architetto Manlio Minutoli, che ricopre attualmente le funzioni di dirigente del Dipartimento di pianificazione urbanistica e territoriale del Comune. È lui infatti la "memoria storica" delle vicende urbanistiche cittadine, visto che è stato a capo della Ripartizione urbanistica per diversi anni. Quel "faccia a faccia" negli uffici della Procura durò parecchie ore, nel corso delle quali i due sostituti avrebbero chiesto molti chiarimenti al funzionario sui principali progetti edilizi portati a compimento in città negli ultimi anni e su quelli il cui iter amministrativo d'approvazione è attualmente in corso. (sabato 19 agosto 2006)
Dio salvi il Re, ma anche Sottile e Salmoiraghi. di Giovanni Frazzica Tra le tante cose lette intorno alla vicenda Savoia mi ha particolarmente colpito una intervista rilasciata da Paola Saluzzi a Repubblica. Già stella di prima grandezza nel firmamento Rai, negli ultimi anni la Saluzzi era scivolata in un inspiegabile oblio. La sua storia è emblematica. Sottoposta dapprima a forme di mobbing aziendale e poi licenziata, va a bussare alle porte di politici per cercare di lavorare e, pur incolpevole, si trova ad essere intercettata e quindi si sente in dovere di dare spiegazioni ed a ribadire la propria onorabilità attraverso le pagine di un quotidiano. Ma se l’apparato burocratico-clientelare-politico che governa Mamma-Rai può schiacciare impunemente una conduttrice colta, di buona famiglia, con ottime relazioni sociali e con una forte personalità, immaginiamo cosa può essere successo a tante altre persone, meno corazzate e più bisognose. Morale della favola: dopo lo scandalo del sistema bancario che ha avuto come epilogo la cacciata del Governatore Fazio e quello del calcio che ha mandato a casa il Governatore del campionato Moggi, oggi, casualmente, per opera di una Procura di periferia che indagava su tutt’altre faccende e su tutt’altri faccendieri, viene fuori una sequenza di storie di straordinario squallore. Gravissima, perché riguarda persone che, attraverso i teleschermi entrano ogni giorno nelle nostre case e parlano a noi, ai nostri familiari, ai nostri figli e nipoti. E non è bello sapere che anche la conduttrice della TV dei ragazzi, per fare quel programma è dovuta andare a letto con Tizio, mentre quella che è andata a letto con Caio non ha concluso nulla, perché quello di Caio era il letto sbagliato. Sono certo che Vittorio Emanuele e gli altri imputati eccellenti avranno tutti gli strumenti per difendersi e, alla fine, se processo dovrà esserci, sarà un processo giusto e che quindi Dio, o qualche dio, finirà col salvarli. Ma, fermo restando il sentito grazie che dobbiamo a Henry John Voodcock ( il Di Pietro del 3° millennio?) e compagni per aver sollevato, forse involontariamente, il coperchio sul calderone Rai, dobbiamo augurarci che il solco tracciato dai temerari magistrati potentini venga allargato. Non sarebbero infatti delle condanne o delle ammende al Principe e ai suoi particolarissimi cortigiani a contribuire a riportare trasparenza nel “sistema Rai”. Ora vogliamo chiarezza su come vengono reclutati e impiegati non solo gli operatori del mondo dello spettacolo, ma anche quelli dei programmi culturali e dell’informazione. E oserei sottolineare dell’informazione politica. Il Governo di Centro-sinistra, la Commissione di Vigilanza, i Presidenti di Camera e Senato non possono negarci quanto meno una seria Commissione d’inchiesta che vada oltre i buoni propositi manifestati nell’immediatezza della scoperta da Sandro Curzi. In mancanza di un forte segnale di discontinuità mi permetterei anche di suggerire a qualche associazione di consumatori di pensare ad uno sciopero articolato che possa culminare col mancato pagamento del canone.