MOZIONE PRESENTATA ALL’ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL PD
SICILIANO
Il disastroso risultato del Pd alle elezioni nazionali
è stato determinato anche dal fatto che le liste, sia alla Camera che al Senato,
sono state infarcite con candidati provenienti da altre regioni.
Tale
anomalia, contestata sin dal momento della divulgazione delle liste, (lo stesso
Segretario regionale ha dichiarato alla stampa: le liste sono state fatte a
Roma), appare oggi più che un errore di impostazione un vero e proprio abuso
commesso dalla Segreteria nazionale che, per favorire l’inserimento in posizione
utile di alcuni prescelti, ha penalizzato valide espressioni politiche del
territorio ed ha minato la credibilità del Pd siciliano agli occhi della
pubblica opinione e del proprio elettorato.
Questa
situazione ha continuato a produrre effetti negativi che hanno trovato riscontro
sia alle successive elezioni regionali che alle amministrative ed ha innescato
un processo fatto di abbandoni e di disimpegni che spinge inesorabilmente il Pd
verso una condizione di crescente marginalità.
Appare
pertanto evidente che non può essere sufficiente l’accordo tecnico sul
calendario tra i gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita, col conseguente
congelamento della situazione esistente, a ridare slancio e credibilità al
Partito.
Di
fronte a quanto avvenuto le dimissioni dei parlamentari non siciliani eletti in
Sicilia potrebbero rimettere in gioco alcuni validi elementi che, recuperando il
loro legittimo ruolo, potrebbero ridare nuova linfa ed entusiasmo alla politica
del Pd sul territorio.
Rendendoci conto della difficoltà di una simile operazione, riteniamo tuttavia
possibile intervenire, con immediatezza ed efficacia, su un caso simbolico ed
emblematico che potrebbe produrre notevoli risultati per il recupero di una
nuova credibilità agli occhi dei siciliani e dei tanti militanti che nei
prossimi anni dovranno farsi carico di sostenere il peso che grava sulle forze
di minoranza e di opposizione.
Alla
luce di quanto sopra riteniamo che l’ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL PD SICILIANO
DEBBA RICHIEDERE AL SEGRETARIO NAZIONALE WALTER VELTRONI DI IVITARE LA
SENATRICE ANNA SERAFINI A RASSEGNARE LE PROPRIE DIMISSIONI DALL’INCARICO
PARLAMENTARE OTTENUTO IN SICILIA.
Contemporaneamente si dovrà richiedere al Segretario Veltroni, che aveva
definito la candidatura della Serafini indispensabile per portare avanti, col
concorso della sua esperienza maturata nel settore dell’infanzia, la politica di
quel settore del proprio Governo, di cooptarla immediatamente nel Governo-Ombra
del Pd. Quanto sopra per evidenziare che non vi è nessun pregiudizio nei
confronti della famiglia Fassino-Serafini che rimane comunque presente, senza
traumi di alcun genere e ad altissimi livelli, sulla scena politica nazionale.
continua dalla 1 pag.
ELEZIONI PROVINCIALI MESSINA: LE LISTE
COLLEGIO 1 LISTE A SUPPORTO DEL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA, RICEVUTO GIOVANNI
DETTO NANNI
Il Popolo della Libertà
Barbera Nicola detto Nico, Bruschetta Daniele, Calabrò Vincenzo
detto Enzo, Leonardi Giuseppa, Passaniti Angelo, Riggio Francesco.
Forza Azzurri, Ricevuto Presidente
D'Agostino Nicolò, De Domenico Massimo, Italiano Lucia, Giliotta
Michele, Sciotto Gino, Schirò Rosalia, Panté Gianluca, Veneziano
Filippo.
Gioventù della Libertà
Balsamo Giovannni, Foti Saverio, Giuliani Alfredo, La Rosa Biagio,
Nuccio Angelica, Passalacqua Giovanni, Rella Francesco, Trignano
Alfonso.
Provincia punto freccia
Billè Giuseppe, Cannavà Gaetano, Catalfamo Maurizio, Cordaro
Vincenzo, Maricchiolo Francesco detto Franco, Vecoli Ugo.
Udc
Bonfiglio Biagio, Buemi Maria, Cacopardo Francesco, Campo Giuseppe,
Curatola Soprano Salvatore, Muscarà Giuseppe detto Peppino, Perrone
Maria, Sidoti Luigi detto Gino.
Il centro con D'Alia
Famoso Marianna, Fulco Domenico, Galletta Francesco, La Fauci
Giuseppe, Magazzù Salvatore, Morganti Giovanni, Puleo Antonino,
Summa Antonino.
Destra Sicilia per la Libertà
Micali Giuseppe detto Pippo, Demana Giovanni, Saya Giuseppe, Di
Prima Raimondo, Centorrino Antonino, Piccione Vincenzo, Sajia
Giovanni detto Gianni, Trischitta Rosario detto Saro.
Mpa
Coglitore Nunziato detto Nunzio, Danzino Bonomo Rosalia detta Rosy,
De Bella Francesco detto Di Bella, Majolino Gaetano detto Maiolino,
Panetta Marco, Quartarone Gaetano, Sturiale Francesco, Taglierti
Fortunato.
Autonomisti del Mpa
Cardile Andrea, Daidone Marco, Frassica Giovanni, Maimone Salvatore,
Migliardi Benedetto, Quartarone Pietro, Santo Roberto, Schirò
Rosalia.
Democratici Autonomisti
Calafiura Natale Gianluca, Centorrino Nadya, Cubeta Gennaro, La
Corte Carmelo, Midili Domenico, La Spada Leonardo, Malta Mario,
Velardi Francesco.
Partito Repubblicano Italiano
Abrami Giuseppe, Cardile Francesca, Gambino Antonella, Grimaldi
Iole, Micali Salvatore, Picarella Giuseppe, Scaramuzza Alessandro,
Vermiglio Andrea Marco.
LISTE A SUPPORTO DEL CANDIDATO DEL CENTROSINITRA, SIRACUSANO PAOLO
Pd
De Salvo Dario, Galletti Domenico, Grioli Giuseppe detto Peppe, Leo
Salvatore, Lucchese Giuseppe, Morano Giuseppe detto Pippo, Passari
Antonino, Zagami Nicola.
Popolari-Riformisti-Socialisti
Barbera Giacinto, De Meo Vincenzo detto Enzo, Di Stefano Bernardo,
Dispenzieri Claudio, Impollonia Antonino, Interdonato Massimo,
Pandolfino Monia, Patti Matteo.
Idv
Castorina Concetta, Culletta Giovanni, Di Stefano Tommaso, Galletta
Domenico, Giorgianni Caterina, Orlando Monica, Palermo Maurizio,
Ventra Giacoma.
LISTA A SUPPORTO DEL CANDIDATO DELLA SINISTRA RADICALE, LA ROSA
SANTI
Rifondazione Comunista, Sinitra Europea
Bonfiglio Santi, Bonsignore Dimitrio, Crupi Alfredo, Flocca Angela,
Fusco Francesca, Lucchesi Francesco, Pagliaro Renato.
LISTA A SUPPORTO DEL CANDIDATO DI FORZA NUOVA, SCALISI GIUSEPPE
Forza Nuova
Clementi Filippo, Repici Fabrizio, La Corte Antonino, Masulli Marco,
Bernava Daniele, Romeo Luciano, Sanfilippo Placido detto Dino,
Trovato Giovanni.
COLLEGIO 2
LISTE A SUPPORTO DEL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA, RICEVUTO GIOVANNI
DETTO NANNI
Il Popolo della Libertà
Bivona Enrico, Cacace Fabrizio, Isgrò Giuseppe detto Pippo, La Torre
Roberto, Privitera Egidio, Rando Francesco, Rotella Rosaria, Rizzo
Francesco detto Ciccio, Scimone Antonino.
Forza Azzurri, Ricevuto Presidente
De Domenico Massimo, De Leo Giuseppe, Irrera Giusy, Gugliotta
Pietro, La Scala Giuseppe, Italiano Lucia, Longo Achille, Santisi
Maurizio, Veneziano Filippo.
Gioventù della Libertà
Catania Fausto, Carfì Patrizia, Catanzaro Ivan, Giuliani Alfredo,
Leggio Virgilio Manolo detto Manolo, Minuti Gianfranco, Passalacqua
Giovanni, Piccione Antonella, Rella Francesco.
Provincia punto freccia
Franco Antonino detto Nino, Grimaldi Santa detta Santina, La Motta
Francesco detto Franco, Marano Giuseppe, Maricchiolo Francesco detto
Franco, Occhiuto Giuseppe, Ottanà Rocco Edoardo, Vecoli Ugo.
Udc
Arena Francesca, Bonanno Antonino, Brancato Vincenzo, Cannuni
Pietro, Curatola Soprano Salvatore, Forgiane Igor, Foti Enzo, Mazzeo
Stefano, Romano Salvatore.detto Gino.
Il centro con D'Alia
Buda Enrico, Casile Carlo, Celona Salvatore, Lamanna Corrado,
Piccolo Antonino detto Antonello, Pidalà Francesco detto Walter,
Pizzimenti Francesco, Raffaele Mario, Simone Francesco.
Destra Sicilia per la Libertà
Saya Giuseppe, Blandino Antonio detto Nuccio, Cardullo Massimiliano,
Centorrino Antonino, Di Prima Raimondo, Lucà Mario, Micali Giuseppe,
Saija Giovanni.
Trischitta Rosario detto Saro.
Mpa
Arena Nunzio, Carmela David in Buda detta Carmelina, Dimaggio
Francesco detto Antonio, Majolino Gaetano detto Maiolino, Marabello
Salvatore, Previti Antonino detto Nino, Scoglio Letterio, Stella
Giuseppe, Sturiale Francesco.
Autonomisti del Mpa
Di Pietro Michele, Musotto Rosa detta Rosy, Lopez Francesco detto
Ciccio, Quartarone Pietro, Rotondo Gianpaolo, Micci Claudio, Pantano
Antonina detta Ninetta, Speranza Francesco, Tomasello Giovanni.
Democratici Autonomisti
Morgante Andrea, Barrile Orazio, Bianco Mario, Campagna Eliana,
Centorrino Nadya, La Corte Carmelo, Lincon Salvatore, Mangraviti
Rocco.
Partito Repubblicano Italiano
Abrami Giuseppe, Ambrogio Francesco, Cardullo Carmela, De Francesco
Tommaso, Grimaldi Iole, Maugeri Aldo, Orlando Maria Eugenia,
Scaramuzza Alessandro, Vermiglio Andrea.
LISTE A SUPPORTO DEL CANDIDATO DEL CENTROSINITRA, SIRACUSANO PAOLO
Pd
Alvaro Andrea Giuseppe detto Andrea, Curatolo Pietro detto Piero, De
Salvo Dario, Piazza Antonino, Rando Giuseppe detto Peppe, Rao
Giuseppe detto Pippo, Sirti Giuseppe, Spoto Daniele, Trimarchi
Francesco detto Ciccio.Nicola.
Popolari-Riformisti-Socialisti
Arria Santi, Barbera Giacinto, Canonico Angelo, Dispenzieri Claudio,
Garufi Antonello, Interdonato Massimo, Lima Alessandro, Mangione
Salvatore, Oteri Caterina detta Katia.
Idv
Bombara Francesco, Del Monte Salvatore, Cabra Roberto, Mammola
Salvatore, Merletto Cosmirella, Palermo Maurizio, Potenzano
Domenica, Dossello Mariano, Stancampiano Carlo.
LISTA A SUPPORTO DEL CANDIDATO DELLA SINISTRA RADICALE, LA ROSA
SANTI
Rifondazione Comunista, Sinitra Europea
Bonfiglio Santi, Bonsignore Dimitrio, Crupi Alfredo, Flocca Angela,
Fusco Francesca, Lucchesi Francesco, Pagliaro Renato.
LISTA A SUPPORTO DEL CANDIDATO DI FORZA NUOVA, SCALISI GIUSEPPE
Forza Nuova
Clementi Filippo, Repici Fabrizio, La Corte Antonino, Masulli Marco,
Bernava Daniele, Romeo Luciano, Sanfilippo Placido detto Dino,
Visalli Giuseppe.
COMUNALI MESSINA: 28 liste ,1260 candidati
FORZA NUOVA
Clementi Filippo, La Corte Antonino, Basile Christian, Bernava
Daniele, Campochiaro Antonino, Cardillo Maria Chiara, Felici Luigi,
Finocchiaro Fortunata, Formica Michele Maria Giuseppe, Gerace Diana,
Lisa Cristina, Mangiavacchi Federico, Masulli Marco, Montagna
Giuseppa, Palermiti Stefania, Pennestrì Giuseppe, Raffa Giancarlo,
Raffa Giacomo, Repici Fabrizio, Romeo Luciano, Sanfilippo Placido
detto “Dino”, Trimarchi Clelia, Trovato Giovanni, Visalli Giuseppe
detto “Pino” Morabito Simone, Parisi Giacomo, Carmizio Roberto,
Settineri Giovanna, Marisca Maria Teresa, De Domenico Cristina,
Turiciano Pasquale, Miracula Valentina, Pagano Vincenzo, Santangelo
Nunziata.
ANSALDO PATTI SINDACO - RINFONDAZIONE PARTITO COMUNISTA
Ansaldo Patti Rosario, Abate Antonella, Alberti Giuseppe, Augugliaro
Alfonso, Bellatoni Giuseppe, Borgia Giuseppe, Cacciola Pietro
Gaspare, Cafeo Antonino detto Tonino, Calabrò Maria, Caldarazzo
Andrea, Cannata Sostine, Castiglia Luigi detto Davide, Celi Giuseppe
Chiarello Antonino, Crescenti Fabrizio, De Luca Renato,,Ferraro
Gianfranco, Incorvaia Domenico, Interdonato Pietro, La Fauci Cinzia,
Laudini Roberto, Longo Antonio, Maggio Crispino, Maimone Francesco,
Marano Giovanni, Morabito Luigi detto Gino, Morabito Stellario detto
Stello, Napoli Francesco, Occhino Sebastiano, Previte Giacinta detta
Giada, Restifo Giordana, Risitano Claudio, Scaffidi Francesco detto
Franco, Stracuzzi Maria.
PROGETTO PER MESSINA Mondello Luigi detto Gigi, Caruso Vincenzo
detto Enzo, Aruta Federica, Astone Felicia, Augusto Alessandro,
Cannatelli Maria Angela, Corso Alessandro, Crisafi Paolo, De
Domenicao Antonino detto Antonio, Giacopello Rosario, Iannello
Natale, La Mazza Francesco Emanuele, La Rosa Giuseppe, Laganà
Antonino, Latella Massimo, Lipari Vilone Santa, Magazzù Isidoro
Luigi detto Isio, Malfitano Letterio, Marchese Angela, Martella
Sebastiano, Melis Antonietta, Micali Paolo, Musicò Veronica, Previte
Biagio, Ricca Domenica detta Marzia, Saterno Carmelo, Zecchini
Antonio, Natoli Rita, Guarino Anna, Puglisi Grazia, Gugliandolo
Gianpiero, Maffei Carlo, Bombaci Francesco.
IL CENTRO CON D'ALIA Affannato Gaetano, Ansaldo Giuseppe Antonio,
Arena Giuseppe, Barbera Santo detto “Santino”, Bombaci Letterio
detto “Lillo”, Borgia Salvatore, Brigandì Antonino detto “Nino”,
Buscemi Giovanni, Cambria Gaetano, Cammaroto Maria detta “Mariella”,
Catena Carmelo, Cilento Bruno, Culletta Santi detto “Santino”, De
Caro Salvatore, Della Cava Simona, Di Mento Salvatore, Falanga
Daniele, Farsaci Benedetto, Floridia Andriolo Giuseppe detto
“Pippo”, Gambadoro Silvia, Giacobbe Luigi detto “Gino” o “Gigi”,
Giaimis Rosa Angela, Giuffrida Carmelo, Guerrera Domenico detto
Mimmo, Ioppolo Rocco, Leonardi Giovanni, Maesano Domenico, Maglio
Pietro detto “Piero”, Margareci Letterio detto “Lillo”, Mastronardo
Massimo, Messina Vincenzo, Pagano Riccardo, Papa Placido detto
“Dino”, Puleio Sebastiano, Pulitanò Dario, Restivo Carmelo, Rigano
Mario, Romeo Aldo, Ruello Salvatore, Russo Giacomo, Scafidi Maurilio
detto “Mauro”, Trifirò Roberto, Trimboli Umberto, Zaffino Letterio
detto “Lillo”, Zappia Marcello.
ALTERNATIVA IN MOVIMENTO VISICARO SINDACO
Visicaro Rosario detto Saro, De Domenico Emanuela, Grioli Cettina,
Mangano Giovanna, Micalizzi Annamaria, Miceli Maria, Randazzo Lucia,
Torre Candida Maria, Visigoti Irene, Voitenko Alexandra, Aiello
Bernardo, Brignone Marcello, Casablanca Antonino Filippo, De Lorenzo
Antonio, Ferrigno Lorenzo, Franco Francesco, Galimi Massimo,
Iannello Giuseppe, La Rocca Angelo, La Rocca Luigi Gaetano, Macrì
Stefano, Mangano Basilio detto “Fabio”, Miceli Antonino detto
“Nuccio”, Miceli Damiano, Pugliatti Marco, Sciarrone Corrado,
Sibilla Pietro, Trifirò Domenico, Ullo Natale, Venuti Angelo.
PD DEMOCRATICI PER MESSINA GENOVESE SINDACO
Bottari Angela Maria, Gennaro Gaetano, Fiore Clelia, Santagati
Gaetano detto Tanino, Arena Caterina, Battiato Sandro, Buongiorno
Rosalva, Briguglio Daniela, Caliò Simone, Campagna Concetta, Caputo
Basilio, Carbone Orazio, Carnevale Domenico, Catalano Angela,
Ciraolo Giovanni, Crupi Maria Gabriella, Cucinotta Luciano, Cuscinà
Rosario, David Pietro detto Piero, Delia Giuseppe, Di Mattia
Michele, Ferrari Giacomo, Genovese Antonino Vito, Ghirlanda
Sebastiano detto Sebi, Guglielmo Antonino detto Ninni, Lanza
Giuseppe, Libetti Giovinazzi Angelo, Mancuso Luigi, Moschella
Giovanni, Orlando Antonino, Piricone Virgilio, Puglisi Francesco
detto Franco, Romeo Giovanni, Saccà Carmen, Sauta Giuseppe,
Scaltrito Rosalba, Scimone Emanuele detto Davide, Sofia Marina,
Spadaro Raffaella, Spanò Salvatore, Tocci Urbano, Turiano Giuseppe
detto Pippo, Villari Renato, Visalli Letterio, Zappia Mattia
Patrizia.
LISTA – PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
De Stefano Giuseppe detto Di Stefano, Allegra Giovanni, Allone
Mario, Ambrogio Francesco, Amendolia Giovanni, Andronaco Simone,
Arnese Luigi, Blancato Guido, Bombaci Francesco, Cancemi Giuseppa,
Cardullo Carmela, Catalano Giuseppe, Vento Antonio, Coglitore
Giovanni, Coppolino Sebastiano, Costanzo Giovanna, Crupi Giuseppa,
Cutroneo Cettina, De Francesco Tommaso, Denaro Margherita, De
Vincenzo Vincenzo, Donato Domenico, Duca Alessandro, Filocamo
Alessandro, Flora Christian, Gambadoro Alessia, Giannetto Antonino,
Giunti Antonietta, detta Antonella, Grassi Giovanni, Grimaldi Iole,
Interdonato Lorenzo, La Spada Francesco, Marretta Francesco,
Mantineo Gaetana, Maugeri Aldo, Mento Emma, Merlino Andrea, Morabito
Pasquale, Mussolino Rosalia, Pellicciaro Marco, Recupero Cristina,
Romeo Carmelina, Spagnolo Francesco, Todaro Giuseppe, Tosi Vincenza.
CASINI UDC
Santalco Carmelo, Agnello Antonio, Alibrandi Paolo detto Piero,
Barbaro Luigi, Barrega Luna, Bonanzinga Cristoforo, Calabrò Carmelo,
Caliò Gaetano detto Tanino, Cama Antonino, Campo Maria Teresa detta
Teresa, Cangemi Giuseppe detto Gangemi, Costanzo Giovanna, Costanzo
Armando, Cundari Salvatore, Custurone Gerarda, D'Arrigo Emilio, De
Marco Angelica, Esposito Pierfrancesco detto Piero, Ferraro
Francesco detto Ciccio, Gemellaro Grazia, Giannetto Gaetano detto
Tanino, Girone Antonino, Insolera Alfio, Lupica Basilio, Marra
Alessandro, Meduri Claudia, Militello Gaetano, Minissale Raffaele,
Mormino Annamaria, Muscolino Giorgio, Passaniti Emilio, Perrone
Antonio, Quartarone Melchiorre detto Jone, Randazzo Fraschetta Guido
detto Antonio, Rizzo Mario, Romano Salvatore Giovanni, Sabato
Salvatore, Scarpulla Salvatore, Scoglio Antonella, Sidoti Gino detto
Luigi, Sindoni Antonino, Sorace Natale detto Nathial, Spadaro
Filippo, Villari Stellario, Vinci Deborah.
POPOLARI RIFORMISTI SOCIALISTI CON GENOVESE
Aglianò Francesco, Alibrandi Davide, Aveni Giuseppe, Barbalace
Nicola, Brigandì Ileana, Carfì Giovanni, Cosio Silvana Angela,
Cucinotta Lucia, Di Stefano Andrea, Dolce Alberto, Fabris Natalia,
Fallo Giovanni Rosario, Fazzolari Carmelo, Fria Rosario, Grasso
Melania, Lima Alessandro, Lombardo Antonino, Loria Rosaria, Lotta
Mario, Mancuso Nicola, Marotta Massimo, Mattina Vincenzo Domenico
Mario, Nastasi Salvatore, Nostro Carmelo, Pasquanucci Giuseppe,
Puglisi Silvana, Russo Giacomo, Soraci Alberto, Sorrenti Domenico,
Spignolo Luigi, Squadrito Francesco, Fumia Letteria detta Liliana,
Pandolfino Salvatore, Faraci Marianna, Coluccio Salvatore, Costa
Stefania.
DICEARCO PER L'AUTONOMIA
Nostro Giuseppe, Capillo Carmelo, Calderone Giuseppe Soccorso,
Feminò Stefano, Alessi Nicola, Armaleo Giovanni, Chiara Pasquale,
Cariddi Candeloro, Campone Antonino, Bombaci Barbara, Natto Alessio,
Micali Tiziana, Brigandì Giuseppe, Gatto Gaetano, Gulletta Agatino,
Prestipino Fiorangelo, Piccolo Giuseppe, Nuccio Francesco, De Matteo
Nicola, Bertoloni Angelo, Rizzo Giuseppe, Pittari Angelo, Ruggeri
Domenico, Santoro Antonia, Trimboli Orazio, Cocivera Antonino,
Gemelli Nazzareno, Ceraolo Angela Maria, Abatriatico Giuseppe,
Mazzeo Pietro.
MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA SUD
Merlino Salvatore, Granese Domenico, La Cava Alessandro, Oteri
Placido detto Dino, Restuccia Antonio, Alessandro Concetta detta
Patrizia, Alosi Natale detto Aloisi, Arcigli Alessandro, Badessa
Valeria, Balsamo Massimo, Carro Filippo detto Nuccio, Costanzo
Flavia, De Luca Candeloro detto Roberto, Donato Nicola Gervasi
Ferrara Santi, Giuffrè Antonino detto Nino, Mangano Carmelo, Maniaci
Daniele, Nostro Rocco, Pagano Pietro, Paladino Santi detto Santino,
Paludetti Luigi, Piccolo Giuseppe, Previti Giuseppe detto Pippo,
Rcciardi Maria, Risitano Giovanni, Santamaria Giuseppe detto Pippo,
Santoro Giovanni, Scalera Angelo, Sofia Tanino Sparacio Grazia,
Spicuzza Antonino, Tamà Sebastiano, Zanetti Alessandro, Molica
Gabriele detto Mollica, Arena Maria, Adella Francesca, Gatto Maria
Concetta Gravagno Giuseppe, La Rosa Saverio, Cacciola Antonio,
Calabrò Attilio, Lazzari Domenico, Spetta Caterina, Siracusa Rosy.
RICOSTRUIRE MESSINA INSIEME GENOVESE SINDACO
Alonci Arturo, detto Alongi, Alù Alessandro, Barone Antonio, BioNdo
Andrea, Bitto Paolo, Boemi Benedetto detto Buemi, Bonaccorso
Massimo, Bonfiglio Antonio, Bonura Erasmo, Cammaroto Letterio detto
Lillo, Cannavò Anna, Carbone Marco, Costa Pietro, Costanzo Orazio
Antonino, Crimi Marcello, Cucinotta Giovanna, De Francesco Stefania,
Dell'Acqua Santi detto Santino, Ferlito Fausto, Ferraloro Sergio,
Ficarra Lorenzo, Foti Valentina, Genovese Salvatore, Ghione Carlo,
Giorgianni Paolo, Girone Lorenzo, Giuffrè Letteria Giuseppa,
Gugliandolo Carmelo, Leandri Corrado, Leo Santi, Lione Francesco,
Longo Sanni Luciano, Maccari Rosa, Mento Giuseppe, Saccà Gregory,
Sciva Fabio, Simone Carlo, Stazzone Mario, Sturiale Roberta, Tassone
Alfonso, Trifirò Stefano, Tringali Stefano, Urso Antonino, Vasta
Maria Grazia, Zappia Eleonora.
CONSERVARE IL FUTURO
Canfora Claudio Gaetano Antonio detto Claudio,Arena Natale, Argeri
Francesco, Azzara Giovanni,Barbaro Vincenzo detto Ezio,Bellinghieri
Piero, Bongiovanni Pietro, Borgese Domenico detto Mimmo, Bringheli
Calogero detto Marco, Brocci Pierfrancesco, Calascione Giacomo,
Campolo Vittorio, Carbone Giovanni, Caruso Carmelo, Chiliemi
Carmelo, Cortese Carmelo detto Melino, Costa Santa, De Matteo
Roberto, De Pasquale Massimo, Faramo Vincenzo, Forestieri Letterio
dello Lillo, Germanà Bozza Giuseppe, Giordano Gaetano detto Tanino,
Gulletta Fabio, Lo Conti Venerando Silvio detto Mando, Lo Giudice
Gregorio, Marino Francesco, Micale Angelo Antonino detto Angelino,
Minutoli Angelo, Misiti Tommasa, Mondello, Salvatore, Munafò
Luciano, Munafò Maria Assunta, Murabito Antonella, Porto Adolfo
Francesco, Presti Rita, Previti Antonio, Scaglione Antonino,
Scarcella Domenico, Sciacca Giuseppe, Sterrantino Cateno Rosario,
Toscano Raffa Alessio detto Toscano, Venuti Gianpiero detto
Giampiero, Verdura Rosario, Zizzo Massimiliano.
LA MIA CITTA' CON GENOVESE
Abate Gaetano, Allegra Natale, Barbera Antonino, Barcellona
Raffaele, Briguglio Filippo, Caliri Salvatore detto “Pippo”,
Cammaroto Giovanni detto “Nanni” Carbonaro Saverio, Cavallaro
Stefania, Costantino Enzo, Culetta Giuseppe, D'Amico Giuseppe,
D'Angelo Agatino, D'Arrigo Giovanni, De Francesco Riccardo, Fiorino
Pietro, Fugazzotto Giandomenico, Genovese Pietro, Giorgio Luisa,
Giove Salvatore, Girolamo Roberto, Greco Adolfo, Guarnera Carmelo,
Gugliandolo Giuseppe, Lanza Alessandro, La Rosa Giovanni detto
“Gianni”, La Spina Gianfranco, Lucchesi Giuseppe, Magazzù Cesare,
Mangiò Domenico, Messina Sebastiano Salvatore, Morabito Santino
detto “Francesco”, Musciumarra Francesco, Nastasi Giuseppe, Nunnari
Francesco, Pace Diego, Quacquaro Caterina detta “Katia”, Raco
Carmelo, Saija Monica, Santamaria Agata, Scipilliti Santo, Sindona
Andrea, Spadaro Orazio, Triolo Santo, Vitale Simone.
RIALZATI MESSINA CON BUZZANCA SINDACO
Buzzanca Giuseppe, Aliotta Giuseppe, Arena Rita, Bandiera Salvatore
Belgiorno Francesco, Calarco Letterio, Calì Domenico, Campanella
Giacomo, Cannizzaro Maria, Carbone Santa, Caruso Carmelo, Casella
Alessandra, Craparotta Giuseppe, Cutè Alessandro, De Luca Alberto,
Donato Pasquale, Fazio Giovanna, Gentile Riccardo, Gigante Alberto,
Ieni Stefania, Ingemi Maria Concetta, La Rosa Francesca, Leardi
Graziano, Licciardello Viviana, Macrì Stefano, Magazzù Giuseppe,
Malgeri Gabriele, Mascara Domenico, Mento Federico, Micari Paolo,
Morena Concetta Nunnari Giuseppe, Orfila Mario, Patti Antonino,
Prestia Antonino, Previti Pietro, Rizzo Giuseppe, Russo Michele,
Sciarrone Letterio, Sgrò Vincenzo, Sullini Vincenzo, Ticonosco
Salvatore, Tripodo Giovanni, Vita Antonio, Zona Michele.
GIOVENTU' DELLA LIBERTA' LA DESTRA
Anastasi Massimiliano, Barbuscia Felice, Blandino Antonino, Calogero
Antonio, Cardinale Giuseppe, Caruso Letterio, Casablanca Fabio,
Cassata Rosa, De Luca Francesco, Demana Alberto, Donato Domenico,
Famà Nicolò, Gasbarro Giuseppe, Gemelli Orazio, Frazzica Francesco,
Geraci Anna, Gruppillo Concetta, Imperiale Maurizio, Lo Piano
Ornella, Lucà Mario, Lupini Carmelo, Maesano Francesco, Mingemi
Maurizio, Mollura Angela, Musicò Francesco, Occhino Maria Teresa,
Perone Domenico, Piconese Salvatore, Prestigiacomo Maria Teresa,
Privitera Maria Teresa, Ricciardo Emanuela, Ruggeri Antonio, Savoca
Emanuele, Scibona Guido, Silipigni Marina, Spadaro Roberto, Tiano
Francesco, Todaro Maria, Triglia Paolo, Verdiglione Marialucia,
Zagarella Rosario, Zuccarello Salvatore.
CON FRANCANTONIO PER MESSINA
Arcigli Maurizio, Arena Francesca, Borgia Domenica, Cacace Pietro
detto Piero, Capillo Marcello, Caprì Giorgio, Cardaciotto Angelo,
Cimino Silvana, Crisafulli Giovanni, Cucè Natale detto Lino, Davì
Salvatore, De Francesco Giuseppe, De Marco Antonio, De Salvo Emilio,
Doddis Daniela, Falzea Gregorio, Federico Giuseppe, Ferraloro
Tiziana, Foti Nazzareno, Genovese Antonio, Giunta Roberto, Grosso
Ada, Guarnera Pasquale, Gugliandolo Paola, Ilario Antonio, Inferrera
Fabio, La Fauci Giandomenico, Licata Giovanni, Lisa Francesco,
Mandini Guido, Majolino Domenico detto Maiolino, Messina Vincenzo
detto Enzo, Micali Carmelo, Morabito Anna, Nicotra Salvatore,
Pergolizzi Giuseppe, Privitera Rosario, Scavello Giuseppe, Signorino
Ivano, Smeriglio Desiderata detta Desirè, Totaro Gianfranco,Vinci
Orazio, Virgilito Enrico, Zappalà Massimiliano, Zuccarello Fernanda.
GENOVESE SINDACO
Catalioto Antonio Domenico, Barbera Giacomo, Barrile Emilia,
Bellinghieri Nicolò detto Nicola, Bernava Agostino, Cacciola
Gabriella, Calabrò Felice, Capilli Domenico, Castagna, Lucio,
Centofanti Calogero, Clemente Lorenzo, Contestabile Simona, D'Angelo
Nicoletta, Davì Giovanni, De Francesco Rosaria, Di Leo Elio, Doddis
Giuseppe, Donato Giuseppe, Fucile Francesco detto Ciccio, Genovese
Salvatore, Giaimo Carmelo, Giannetto Michelangelo detto Michele,
Girone Natalina, Giunta Massimiliano, Gugliandolo Michele, Iraci
Giuseppe, Lavina Maurizio detto Mizio, Maccari Rosa, Mangano
Antonino detto Nino, Mangiapane Davide, Mangraviti Matteo detto
Maurizio, Mazzullo Luigi detto Gino, Pistorino Enrico, Ricciutelli
Valentino Antonino, Rinaldo Tobia, Rodilosso Francesca, Ruzzo
Carmelo, Scuteri Givan Battsita, Signorino Alessio, Sulfaro Aurelio,
Torre Giuseppe, Tripodo Emanuele, Zaffino Francesco, Zingone
Rosalia, Zuccarello Santi Daniele.
V.O.C.E. GENOVESE SINDACO
Sauta Elio, Aricò Antonio, Arlotta Rosaria, Avila Alberto Filippo,
Ballarò Angelo, Bartolone Filippo, Basile Gioacchino, Bellantoni
Maria, bellini Filippo, Bertone Alessandro, Buda Daniele, Canonico
Francesco, Caratozzolo Alessandro, Contini Raffaele, Corsaro
Giovanna, Costa Carmelo, D'Amico Margherita, De Francesco Maria, De
Luca Francesco, Emanuele Alessandra, Favaloro Bartolomea, Francolino
Aldo, Fusco Dolores, Garufi Angela, Genovese Pietro detto Piero,
Gugliandolo Maurizio, Leo Rosaria, Lo Iacono Antonio, Mancuso
Saveria, Martorana Loredana, Materia Gaetano, Merlino Gaetano,
Monaco Maria Patrizia, Pantè Enrica, Parisi Antonietta, Piccione
Pietro, Quagliariello Olimpia, Raddusa Giuseppe, Randazzo Pasquale,
Rinaldi Saverio, Russo Elisabetta, Sciuto Letteria detta Giovanna,
Sindoni Donatella, tringali Graziella, Zaccone Salvatore.
ABC MESSINA CON GENOVESE
Fragale Emilio, Amine Salahddine, Beccaria Miriam, Biondo Giuseppe,
Calapai Francesca, Cama grazia, Cammaroto Angela, Cardullo Carmelina
detta Milena, Castriciano Maria detta Maria Angela, Costantino
Carmelo, Cucinotta Angela, Curtò Salvatore, De Leo Roberta detta Di
Leo, Di Pasquale Simona, Finanze Bartolomeo detto Bartolo, Foti
Antonino, Galletta Angelo, genovese Felice Maria, Giove Concetta,
Giuliano Giovanna, La Fauci Candeloro, Lanfranchi Biagio, Lanza
Annamaria, Lanzo Carmen detta Ivana, Leonardi Alessandra, Longo
Maria, Manfredino Maria Antonietta, Morabito Filippo, Musicò
Angelica Martina, Oteri Caterina, Pergolizzi Rosaria, Previti
Alberto, Quattrone Giancarlo, Raffa Maria Grazia, Ribecco Luca,
Romano Laura, Romeo Rita, Saija Gilda detta Saia, Savoca Carmelo,
Scuderi Giuseppina, Spuria Antonino detto Nino, Taormina Rosa,
Tripoli Filippo e Zappalà Marco.
PDL BERLUSCONI PRESIDENTE
Ainis Michele, Amadeo Pio, Arbuse Silvestro, Bastianelli Augusto,
Blanca Pietro, Burrascano Angelo, Buzzurro Silvia, Cantali Carlo,
Capurro Giuseppe, Carretti Corrado, Cesareo Giuseppe, Cocivera
Giovanni, Coppola Nicoletta, Corvaja Giuseppe, Grifò Giovanna,
Crispo Lorenzo, D'Angelo Antonino, De Leo Giovanni, De Marzo
Agostino, Di Bella Antonino detto Tonino, Di Maria Armando, Durante
Letterio, Fazio Antonio, Fugali Dario, Gambino Massimo, Iannello
Pietro, Interisano Monica, Lampi Gustavo, Lui Chiara, Mazzullo
Massimo, Melazzo Giuseppe, Miloro Orazio, Nesci Rodolfo, Nicolosi
Roberto, Panarello Alessandro, Patanè Rosario, Pergolizzi
Sebastiano, Romano Ignazio, Romeo Carmelo, Rotella Rosaria, Scarfone
Valentino, Sparso Roberto, Spinella Massimo, Trischitta Giuseppe,
Trovato Salvatore.
FABIO D'AMORE SINDACO
Zanghì Nicola, De Leo Giuseppa, Venuto Diego, Vadalà Giovanni,
Trimboli Giuseppe, Testa Giuseppe, Pannuccio Giovanni, Vitale
Angela, Oliva Vincenzo, Nunnari Roberta, Muscolino Francesca, Parisi
Antonino, Minissale Pia Domenica, Murgo Carmela, Milano Stefania,
Mangano Salvatore, Mangano Letteria, Mancuso Manuela, Giunta
Fabrizio, Giuffrè Corrado, Zanghì Elisa, D'Amore Nadia, Curatola
Patrizia, Annunziata Corrado, Coletta Alessandro, Castrigiano Dario,
Brunetto Gabriella, Aliotta Tiziana, Arena Giuseppe, Armeli
Gabriele, Barranco Daniele, Parisi Letteria, Pollara Pietro, Rocco
Agostino, Broccio Tiziana, Barrilà Luisa, Trimarchi Giuseppe,
Smidili Iole Carmela, Romano Leonardo Vito, Rosato Rossana, Allegra
Giovanni, Zanghì Vanessa, Spasano Alessandro.
RISORGIMENTO MESSINESE
D'Amore Fabio, Briguglio Carmelo, Abbate Simona detta “Abate”,
Aliberto Carmelo, Aloisi Rosa, Aricò Giacomo, Berenato Francesco,
Boncordo Santina, Bottari Marco, Calvo Grazia, Calogero Francesco,
Carreri Antonino detto “Nino”, Caruso Salvatore detto “Salvo”,
Castrigiano Domenico detto “Nico”, Chillè Giuseppe, Coletta Renato,
Feminò Antonia, Fiannacca Antonino detto “Nino”, Gallo Orazio,
Giacoppo Orazio, Giunti Orazio, Graci Liliana Alfonsa Giuseppa,
Granei Samuele, Iannelli Gabriele, Inferrera Stefano, Interdonato
Giovanni, Lima Salvatore, Mercieca Silvio, Occhinegro Egidio, Orsini
Ivana, Oteri Santo, Pagano Giuseppe, Palermo Massimo, Pallio Socrate
Salvatore Stellario, Panuccio Giuseppe, Romeo Nunzio, Rosano Mario,
Russo Adriano, Sanò Antonino, Schifilliti Veronica, Scilipoti
Emilio, Serra Salvatore, Sindoni Ambra, Smidile Giuseppe detto “
Smedile” detto “Smidili”, Zanco Natale.
ITALIA DEI VALORI Alessi Antonino, Alibrandi Concetta, Amato
Giuseppe, Barbera Orazio, Bombara Elvira, Bombara Liliana, Biondo
Stefano, Calderone Sergio, Cardillo Lucia, Ciccia Rosario, Cortese
Alessandro, Cucinotta Domenico, Del Monte Salvatore, De Salvo
Filippo, Filocamo Rosario, Galletta Antonino, Gambardella Lucio,
Giordano Claudio, Giordano Salvatore, Libro Gianluca, Mancuso
Gabriella, Manganaro Salvatore, Musumeci Vincenzo, Orlando Emanuele,
Persico Francesca, Potenzano Salvatore Girolamo Maria, Riggi
Antonio, Rodi Giuseppe, Romano Nicola, Rossello Mariano, Ruggeri
Giovanni, Scibilia Francesco, Sorrenti Francesco, Sorrenti Maria,
Spadaro Antonino, Spadaro Norella Marilena, Stancampiano Carlo,
Sturlese Emanuele, Venuti Carmelo, Zullo Pietro.
MESSINA IN COMUNE CON GENOVESE
Argento Maria, Bambara Gabriella, Berenati Matteo, Boemi Caterina,
Bossa Vincenzo, Campagna Stella, Capilli Sebastiano, Carbonaro
Eugenio, Catrimi Placido detto Dino, Contarino Fabrizio, Cucinotta
Silvia, Eolio Rosina, Falzon Francesco, Ferrarolo Giuseppe,
Ferrarolo Tiziana, Fiannnacca Caterina detta Katia, Fiordaliso
Giacomo, Foti Salvatore, Genovese Sebastiano detto Francantonio,
Giaimo Rosario detto Saro, Girone Cristofaro, Gullì Giovanna, La
Rosa Giovanni, Mancuso Maria Chiara, Marino Giovanni detto Patrizio,
Martines Fabio, Mazza Giuseppe, Mazzullo Filippo, Passalacqua
Nicolò, Pinizotto Maurizio, Prestipino Daniele, Raneri Nunziata,
Restuccia Giuseppe, Salvo Domenico detto Nico, Sturiale Natale,
Vinci Giovanni, Vitarelli Claudia.
AUTONOMISTI MPA
Alessi Marcello, Aliberti Giuseppe, Bagnato Virgilio, Ballì
Salvatore, Bonarrigo Agatino, Brancato Antonio detto Tonino, Buemi
Francesco, Cantello Ivano, Chitè Giuseppe, Ciotto Leonarda detta
Lea, D'Anna Salvatore, D'Arrigo Giuseppe, Di Blasi Antonio, Di
Pietro Michele, Di Santo Giuseppe, Famà Enrico, Filiciotto Salvatore
detto Franco Feliciotto, Giaimo Maurizio, Inferrera Carmen detta
Milena, La Bruna Isidoro, Lanza Giovanni, Leone Raffaela, lo Turco
Davide, Magliarditi Francesco, Mazza Enrico, Miraglia Santa detta
Santina, Molonia Francesco detto Franco, Orecchio Sabrina, Patanè
Bombaci Gaetana detta Tania, Pistone Giuseppe, Repici Serena, Retto
Anna, Scaramuzzino Stefano, Scattareggia Giuseppe, detto Pippo,
Sciuto Natalino, Siragusa Giosuè Rino, Spanò Nicola, Speranza Giusy,
Stracuzzi Antonino detto Tonino, Milo Giovanni, Cirino Sandro,
Settineri Salvatore, Scadura Vittorio, Rigano Carmela Domenica,
Frasica Giovanni.
FORZA AZZURRI
Arcanà Antonio, Arrigò Francesco, Buonanti Francesca detta Fabiano,
Cambria Fabio, Cannavò Nicolò, Capurro Giuseppe, Carditello Tommaso,
Carrano Gaetano detto Tanino, Casale Matteo, Chiarella Giuseppe
detto Peppe, Chillemi Onofrio, Conti Carmelo, Costa Rosetta detta
Rossella, Cucinotta Giovanni, Currò Antonello, Gianbò Biagio,
Impiduglia Luigi, Isaja Ester, Isola Vincenzo, Italiano Anna Rita,
Iudice Fabio, Libro Salvatore, Lionetto Giuseppa, Lupo Giovanni,
Maiorana Francesca, Manganaro Giuseppe, Mangano Francesco, Marino
Giovanni, Notti Stefano, Pamparana Sergio, Pappalardo Dafne, Parisi
Alessandra, Piccolo Antonio, Prestopino Claudio, Previti Giovanni,
Rizzo Antonella, Romagnolo Giambartolo, Salpietro Giuseppe, Scucchia
Giuseppe, Totaro Salvatore, Triglia Giacomo, Tuttobene Roberto
Angelo.
PD
Genovese Francantonio, Abbate Carlo detto Abate, Astone Nunzio,
Barresi Cristina, Bonanno Domenico detto Mimmo, Caci Giacomo, Cafeo
Concetta, Calatozzo Paolo, Carbonaro Giovanna, Carbone Francesco,
Carrozza Luisa, Catalioto Guglielmo, Cicala Maria, Crosca Giuseppe
detto Pippo, Cucinotta Nicola detto Nico, Cugliandro Carmelo detto
Gugliandolo, Curcio Francesco detto Ciccio, David Paolo, De
Francesco Natale, De Leo Maurizio, Di Pietro Giacomo, Donato
Vincenza, Foti Candeloro detto Loris, Girone Angela, Giunta Rosario,
Greco Marcello, Intilisano Luciana detta Intelisano, Isaja Gaetano
detto Tani, Lamacchia Massimiliano, Mancinone Filippa detta Freni,
Messina Valentina, Micalizzi Stefania, Modica Letteria detta
Liliana, Nuzzo Caterina, Ronsisvalle Giuseppina, Peditto Carlo detto
Petitto, Pergolizzi Antonina, Privitera Stefano, Raffa Antonella,
Saglimbeni Paolo, Santini Sergio, Straniti Carlo, Spadaio Maria,
Tomasello Michele,Vaccarino Benedetto detto Benedetto.
L’esemplare caso dell’ex senatore Franco Piro.
Sfrattato dal loft, poco votato,
snobbato. Perché la casta respinge anche i suoi figli?
di Salvatore Parlagreco
Questa storia dovrebbero conoscerla tutti, dalle Alpi a Lampedusa.
Dovrebbe conoscerla la vice sindaco leghista siciliana diventata
senatrice, e il sindaco democratico di Torino, Chiamparino. Non
riguarda una parte politica, il Partito Democratico, né la Sicilia,
dove il protagonista, Franco Piro, è nato e cresciuto. Conosco
personalmente Franco Piro, ma non ho avuto alcuna frequentazione con
lui. Conservo un pregiudizio favorevole, e questo è il limite del
mio ragionamento, che spero di superare confessandolo ai lettori. Di
lui so quanto gli altri, ma per il mestiere che faccio, ciò che so,
lo rifletto e lo indago per capirci qualcosa. Lunga premessa, ma
necessaria.Franco Piro ha cominciato con Democrazia proletaria ed
ora sta dentro il partito democratico. E’ solido, onesto,
generalmente benvoluto, affabile. Insomma, uno di cui ci si può
fidare, ma ha soprattutto una qualità: prende tutto sul serio,
quindi fa il suo lavoro magnificamente. Nel senso che “lo fa”. E’
l’unico? No, affatto, ma è di lui che mi occupo, non di altri di cui
non so niente. Diventato deputato regionali negli anni ottanta,
Franco Piro si è fatto subito notare. Non per le sparate sui
giornali, ma perché è stato quotidianamente presente a Palazzo dei
Normanni, sede del Parlamento siciliano. Presente nelle riunioni di
commissione, presente in aula, presente come propositore di leggi.
Un’attività legislativa ed ispettiva davvero notevole, seguita passo
dopo passo. Ma come, dicevano, spende il suo tempo fra le carte? Eh
sì, spendeva il suo tempo a studiare le proposte legislative da
fare, invece che incontrare i suoi elettori in quel di Termini
Imerese. Piuttosto che elargire pacche sulla spalla, spedire lettere
di auguri, presenziare a matrimoni, battesimi e cresime; promettere,
dare speranze, distribuire prebende, piccoli favori, Franco Piro
faceva il deputato. Né più né meno. Che la sua attività fosse
apprezzata non si può davvero affermare: i suoi disegni di legge non
varcavano quasi mai la soglia dell’Aula, la dirittura d’arrivo. E
gli elettori non erano molto contenti. Gli avevano dato il voto,
pretendevano di essere ascoltati, assistiti, curati e, soprattutto,
che risolvesse le questioni che stavano loro a cuore. Così fan
tutti, pensavano. Ma lui faceva il “peone” a tempo pieno. Non
contava niente e contava molto. Così Franco Piro è stato sempre sul
punto di non essere eletto, e qualche volta è rimasto…appiedato.
Come sia sopravvissuto alle sue disattenzioni è davvero un enigma.
Eppure c'è ancora. Ma Il bilancio oggi è in rosso, perché
nell’ultima tornata elettorale alle politiche nazionali, il loft del
PD gli ha dato una posizione “impossibile” in lista. In pratica l’ha
sfrattato. E’ stato mandato in trincea, dietro gli “ospiti” nominati
di fato deputati o senatori. Avete capito il personaggio? E
soprattutto, avete capito il contesto? Sicuramente sì. A scegliere
allo stesso modo dei clientes delusi, sono stati quelli del loft.
Impensabile, vero? Una vicenda esemplare, dunqueFranco Piro ha
lasciato Palazzo Madama, ma il segretario di Dario Franceschini o il
Ministro dell’Istruzione uscente sono entrati in Parlamento.
Ingiusto, no? Piro avrebbe rappresentato i suoi elettori, quei tali
nominati non possono farlo.Non sanno che cosa vogliano, chi siano,
quali bisogni abbiano. Competente e serio per quanto possa essere,
l’esterno non può rappresentare la gente che l’ha votato. Se si
trattasse solo di questo, tuttavia, Franco Piro non sarebbe un caso
da esaminare con particolare riguardo. Tre giorni fa Franco Piro ha
rilasciato una intervista sul quotidiano La Repubblica. E’ stato
indicato come candidato alla presidenza della provincia di Palermo.
Il giornalista –non brilliamo in originalità, talvolta – gli chiede
se la candidatura non costituisca una “riparazione” del torto subito
alle politiche (avrei fatto la stessa domanda, sbagliando). Piro
risponde, naturalmente, che non può trattarsi di questo perché,
precisa, “non mi stanno nominando Presidente della Provincia, ma mi
stanno candidando”. Ed aggiungo: è molto probabile che rimanga solo
una candidatura, perché i numeri del Partito democratico, quelli
dello start up, sono davvero bassi. Altro che “riparazione” dunque:
gli stanno facendo fare gavetta, ancora una volta. Non è tutto: nel
corso dell’intervista, Piro esterna senza peli sulla lingua. Un
outing condivisibile e inedito: sostiene che il suo partito, il PD,
ha sbagliato clamorosamente alle politiche. Candidando uomini e
donne che non erano radicati nel territorio quelli del loft hanno
fatto un cattivo affare e compromesso non solo il risultato delle
politiche ma anche quello delle regionali. Noi l’abbiamo sostenuto,
ma nel PD, nonostante il dibattito faticoso nel post-sconfitta,
nessuno ha manifestato questo dissenso, se non nel caso delll’ex
Presidente dell’Antimafia, Lumia. La candidata Presidente,Anna
Finocchiaro, ha subito pesantemente le conseguenze di scelte
maldestre, e ha girato attorno alla questione, usando espressioni,
parole e motivazioni che non hanno fatto capire niente a nessuno. E
invece avrebbe avuto tutte le ragioni e l’autorità per affermare che
queste stupidaggini si pagano. Certo, esternando il suo malessere,
che stiamo dando impropriamente per scontato, non sarebbe rimasta
Presidente del gruppo parlamentare al senato. O no? Penso che non ce
l’avrebbe fatta. Ma non si può avere la botte piena e la moglie
ubriaca: chi pretende di correggere gli errori, di rilanciare un
partito giovane, come la Finocchiaro ha detto di volere fare, non
può scegliere un atteggiamento politicamente omertoso. Ritorniamo a
Franco Piro. Ho riservato per ultimo l’osservazione più
sorprendente. Nel suo outing, Piro ricorda la sua esperienza di
assessore regionale nel governo di centrosinistra Ministro della
Sicilia, dunque. Accadde quasi dieci anni or sono. “I due anni
all’assessorato regionale al bilancio, afferma sconsolato Piro, mi
costarono la rielezione all’Assemblea”. Meglio sarebbe stato non
farli? “No, osserva timidamente Piro, dimostrai che si può
amministrare garantendo un cambiamento vero”. Che cosa mai fece
d’importante Piro e perché gli costò tanto la sua partecipazione al
governo? Governò con competenza, si dedicò al suo lavoro in modo
serio. Ma trascurò i suoi elettori ed anche, in qualche misura, la
nomenlatura della quale faceva parte. L’altra caratteristica del
personaggio, infatti, è di stare dentro l’establishment senza
starci. Né carne né pesce. Non è una scelta, è un modo di essere.
Lui non sa starci diversamente in quel contesto, sicché la casta, di
cui fa parte, lo respinge. Lo apprezza ma non lo mette in cima ai
suoi bisogni.Franco Piro è dunque un “caso” da studiare. Costituisce
una eccezione o è una regola?Di sicuro la sua storia non appartiene
a questo o quel partito. E vale la pena di prenderne atto senza
arricciare il naso. Se la sua storia non fosse rappresentativa ed i
meriti coniugassero i bisogni nella politica d’oggi, quello di Piro
rimarrebbe comunque un caso. Un caso singolo, del quale prendere
conoscenza. Credo, tuttavia, che il caso Piro sia istruttivo perché
non è affatto unico. Magari lo fosse.
Regione Sicilia: esposto su archivio raccomandati Lombardo
13 mag 13:30 Cronache
FIRENZE - Un esposto alla polizia di Firenze sul ritrovamento in
Internet, a fine aprile, di un archivio riconducibile al presidente
della Regione siciliana Raffaele Lombardo, e contenente nomi da
raccomandare. Lo ha annunciato per domani Benny Calasanzio,
siciliano che lavora nel capoluogo toscano, e ha pubblicato
documenti e immagini su suo blog www.bennycalasanzio.blogspot.com .
''Ho riscontrato personalmente - dice Calasanzio - che un
raccomandato ha poi effettivamente vinto il concorso all'ospedale di
Siracusa, con il punteggio di 79,3 punti. Ho cosi' deciso di
presentare un esposto alla procura competente, mentre sto
continuando le verifiche sui nomi contenuti nel dossier, per vedere
se altre raccomandazioni sono andate a buon fine''. Dopo la
diffusione della notizia sull'elenco, Lombardo aveva smentito
annunciando querele. (Agr)
Veltroni, i candidati "patacca"
del Pd -
di Stefano
Zurlo
È il simbolo dell’Italia che lavora. Per
questo Walter Veltroni l’ha voluta al suo fianco in conferenza
stampa: Franca Biondelli è la turnista, dizione arcaica che rimanda
al paese che produce e fatica. Peccato che il leader del Partito
democratico non abbia coniugato al passato tutti questi verbi: la
signora Biondelli non mette piede in corsia dall’aprile 2002. Sei
anni lontano dal suo umile ma prezioso incarico di ausiliaria, nel
reparto chirurgia dell’ospedale di Borgomanero. Sei anni fra
distacchi sindacali e aspettative, ora la speranza di spiccare il
volo per Roma, direzione Palazzo Madama, e di mettersi una volta per
tutte alle spalle quella vita chiusa fra Novara e Borgomanero. A
Borgomanero resta la figlia Raffaella, assunta nello stesso ospedale
come impiegata, con una procedura che i sindacati stessi hanno messo
in discussione. Lei, la corteggiatissima ex sindacalista, potrebbe
presto coronare quel sogno coltivato da almeno dieci anni, da quando
aveva messo un piede in politica. A metà degli anni Novanta è solo
un’ausiliaria all’ospedale di Borgomanero. Molta fatica, il contatto
a volte drammatico con i malati, una catena di piccole incombenze:
rifare il letto, pulire le stanze, eseguire gli ordini degli
infermieri. È un compito ingrato. Lei lo affianca con l’impegno nel
sindacato, da sempre la Cisl. Viene eletta nella Rsu, diventa la
controparte della Asl 13 che gestisce alcune strutture sanitarie e
ospedali della provincia di Novara. Però è tentata anche dalla
politica. Il protocollo della Cisl vieta questi incroci, ma per lei
evidentemente la regola non vale: eccola consigliere comunale di
maggioranza a Borgomanero, uno dei centri più importanti del
Novarese. Tesse pazientemente la sua tela, stabilisce una fitta rete
di rapporti, scala posizioni in quel mondo spigoloso. Diventa
responsabile provinciale Cisl per la funzione pubblica, in primis la
sanità. Incarico di peso che le permette di lasciare letti e
padelle. Nell’aprile del 2002, sfruttando la legge 300, ottiene il
distacco sindacale. Paga la Cisl, lei fa il nuovo mestiere, quello
vecchio va in naftalina. L’anno dopo, nel 2003, il distacco passa a
carico della solita Asl 13, la sostanza non cambia: Franca Biondelli
in ospedale ci torna solo per ascoltare i dipendenti. Ha entrature e
frequentazioni bipartisan negli ambienti della politica piemontese.
Del resto è una donna di charme. Il suo sogno è sempre quello, la
politica; così nel 2007 compie una scelta apparentemente
stravagante: si tuffa nella politica, nel lillipuziano laboratorio
di Borgomanero. Per sua sfortuna, le elezioni vanno male. Vince il
centrodestra e la Biondelli deve accontentarsi di un banco anonimo
negli scranni dell’opposizione. Eppure accetta, e davanti
all’inevitabile opzione, abbandona l’impegno nella Triplice. Strano,
ma probabilmente la turnista che non fa più i turni considera quel
passaggio necessario. Potrebbe rientrare in reparto, ma non lo fa.
Finita la lunghissima stagione dei distacchi, retribuiti, comincia
quella dell’aspettativa, a stipendio zero, per ragioni familiari.
Scelta legittima, sulla strada per Roma. Ormai Franca
Biondelli è un’ex turnista da quasi sei anni. Ma per Walter Veltroni
l’aspirante senatrice è una delle tre figure che portano il mondo
del lavoro nei palazzi del Potere. Forse, il candidato premier si
confonde con la figlia Raffaella: assunta come impiegata dalla
Fondazione Maugeri, un ente di diritto privato del Novarese, ottiene
il trasferimento nello stesso ospedale che è stato il quartier
generale della madre. Non è un po’ troppo? È vero che a pensare male
si fa peccato, ma è anche vero che Franca Biondelli è un nome che
conta nel mondo della sanità piemontese e lei stessa si sarebbe
vantata in questi anni a destra e sinistra, assicurando decine di
persone di essere stata lei l’artefice della loro assunzione da
parte della solita munifica Asl 13; qualche romeno, nel prendere al
volo un impiego interinale, ha firmato pure il modulo di iscrizione
alla Cisl, scambiata forse per una squadra di calcio. Non solo, la
figlia Raffaella sembra essere arrivata fino all’ospedale senza aver
superato un concorso che fosse uno. Dunque, i sindacati chiedono
lumi alla giunta regionale di centrosinistra guidata da Mercedes
Bresso. La risposta, sotto forma di circolare interpretativa, arriva
il 12 giugno 2006. Dopo una pagina di svolazzi, l’assessorato Tutela
della salute va al dunque: «Ritiene che... l’articolo 15 undecies
non possa che essere applicato... soltanto nei confronti del
personale sanitario». Insomma, il passaggio dalla fondazione,
formalmente un Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico,
all’ospedale di Borgomanero, non sta in piedi. Perché la donna è
impiegata e non infermiera o ausiliaria come la mamma. Cosa succede?
Nulla. All’ospedale si vede solo la Biondelli junior. Della madre
non c’è traccia da sei anni. (il Giornale)
De Mita: «In Veltroni c'è
cinismo, io sto dalla parte della democrazia. Un partito personale
non può essere il nuovo»
Più che amarezza c'è sorpresa,
in De Mita, per la decisione di Walter Veltroni di farlo fuori dalle
liste. Tra i due c'era una certa consuetudine. Ogni tanto si
vedevano, e anche le mogli si conoscevano. Dicono che la rottura
dati al discorso del Lingotto, quello in cui Veltroni debuttò come
leader. Il segretario del Pd, prima dell'appuntamento, mandò la sua
relazione a De Mita per sapere che ne pensasse. L'ex leader
scudocrociato, com'è nel suo stile, la lesse e rilesse. Quindi alzò
la cornetta del telefono e fece i suoi appunti, i suoi rilievi.
Dicono che da allora Veltroni, dopo aver salutato freddamente De
Mita, non si fece più sentire. Ora De Mita, che si professa
«ingenuo» per certe cose, riconosce che quel che un amico
"comunista" gli andava dicendo «dell'inaffidabilità e del cinismo di
Veltroni» era vero. Ma c'è un episodio, nella vita politica di De
Mita, che fa capire bene il carattere del personaggio e che spiega,
in parte, anche il perché del suo addio al Pd di Veltroni. È un
episodio che lui stesso ama raccontare: «Quando divenni segretario
qualcuno ebbe a ridire sulla mia pronuncia e voleva che la
correggessi. Io mi ribellai perché sarebbe stata un'alterazione di
me stesso». Ecco, De Mita è fatto così e non capisce «i politici che
invece rincorrono l'immagine»: per lui quello è il segno
«dell'insostenibile leggerezza del nuovo ». Quel «nuovo veltroniano
» a cui l'hanno crocifisso perché ha compiuto ottant'anni. «Per
carità di Dio», anche per De Mita «la gioventù è per un certo senso
la stagione migliore della vita», ma chi è avanti con gli anni «ha
la possibilità di accumulare sapienza, esperienza e capacità», il
che vuol dire che «la selezione della classe dirigente può tenere
conto anche dell'età ma non può essere questa l'unica regola: è una
stupidaggine insopportabile». Tanto più se si inventano «deroghe
personalizzate»: «Se si fosse stabilito che dopo tre legislature
chiunque non si poteva candidare, l'avrei ritenuto un errore, ma
l'avrei in qualche modo accettato». Ma questo non lo «offende» e non
è per questo che va via dal Pd, piuttosto perché, pur avendo
«avvertito qualche difficoltà e disagio» per come andava nascendo il
Partito democratico, poiché non ama «sottrarsi alle sfide» si era
«impegnato fino in fondo» lo stesso, vincendo «dubbi e perplessità»:
da sempre gli piace «misurarsi con le scommesse», anche se era
conscio sin dall'inizio che la nascita del Pd sarebbe stata foriera
«di instabilità per la coalizione».
Ma poi è stato «estromesso» e quindi non vede perché dovrebbe
«rimanere nel partito», per far che, «visto che non vi è confronto
di idee e di opinioni»? E poi il nuovo cos'è? L'innovazione delle
regole, su cui Veltroni diceva di aver puntato, «ma poi non è andato
a fondo su quella strada » e a De Mita è «parso di capire che dentro
quel disegno vi fosse in realtà il calcolo meschino che fa gran
parte della classe politica italiana ». Un calcolo per far cadere il
governo «dicendo il contrario». E che il Pd alla fine abbia
destabilizzato Prodi è sotto gli occhi di tutti: «E quando sento
dire — osserva De Mita — che Berlusconi non voleva le elezioni
anticipate, rimango basito perché significa pensare che Berlusconi
sia uno statista». E, ancora, il nuovo non è un «sogno»: «L'avevo
spiegato a Veltroni che questo ci avrebbe esposto a grandi rischi
perché il sogno finisce all'alba, mentre la politica vera, quella
che innova, ha sempre un impatto d'attrito, è come il rapporto che
si stabilisce tra medico e paziente. Il medico che guarisce è quello
che scopre l'infermità e sollecita il paziente alla terapia e la
terapia non è una cosa piacevole». Infine, il nuovo non «è un
partito personalizzato», com'è il Pd, perché, allora, parlando
«senza irriverenza», ma con convinzione, «partito personale per
partito personale è meglio quello di Berlusconi. Già, tra uno che
dice bugie e un bugiardo quello più bravo è il bugiardo mentre
quello che dice bugie si fa scoprire». E ritorna apposta con la
memoria alla prima Repubblica, De Mita, per spiegare le tante cose
che non lo hanno convinto di questo Pd che si autodefinisce nuovo.
Ricorda Moro, secondo cui il programma politico di un partito «non è
un arido elenco di cose da fare», ma nasce «dalla comprensione dei
fenomeni e dalla capacità di ipotizzare le soluzioni possibili ». E
il ricordo di un altro politico Dc del passato serve a De Mita per
lanciare l'ennesima frecciata a Veltroni: «C'è una sorta di
provincialismo in Italia per cui certi politici scoprono il modello
americano. Trovo singolare che per la costruzione della democrazia
in Italia si faccia riferimento a Kennedy e non a De Gasperi, che è
una testimonianza indigena dell'esperienza del nostro Paese. Questa
storia mi fa venire in mente certi architetti che ho conosciuto, che
essendo andati in vacanza in Alto Adige, tornati nelle loro città di
mare, hanno costruito case di montagna ». Ma se De Mita ha rotto con
Veltroni non ha rotto con la politica. Gli sarebbe impossibile. «Per
il mio compleanno — racconta — Veltroni gentilmente mi ha mandato un
biglietto in cui c'era scritto: 80 anni dalla parte della
democrazia». E da quella parte l'ex presidente del Consiglio intende
restare. Il che vuol dire che De Mita continuerà: «Quando morirò lo
farò tenendo il mio ultimo discorso politico». Ma per la politica la
porta del Pd si è chiusa: «Io sono dalla parte della democrazia,
come ha ammesso anche Veltroni. E io ho sperato che il Pd diventasse
il partito moderno della democrazia in Italia. Così non è stato». Ma
quale sarà il futuro politico di De Mita? Si parla del suo possibile
ingresso nella Rosa bianca: «Ho la sensazione che questo Partito
democratico che si associa a Di Pietro e cerca di raccogliere i
radicali, apra uno nuovo spazio di domanda politica. E in questo
caso concorrerei». «Ma — aggiunge l'ex segretario Dc — non sto
parlando di un partito intermedio o di un partito piccolo che si
allea con gli altri. Io credo che, al di là dei sondaggi, il
risultato elettorale fornirà delle sorprese. Se vi fosse un partito
che risponde alla domanda di politica possibile, che tenta soluzioni
concrete all'ansia di precarietà degli italiani, io ci starei,
perché dopo il bipolarismo coatto siamo passati al bipartitismo
senz'anima, che non mi piace». Come non piace a De Mita l'alleanza
del Pd con Di Pietro, perché «c'è una convenienza meschina» in
questa intesa, è quella di «raccogliere qualche punto in più». Ma
non è questa la politica che immagina De Mita. E, come dice lui, se
non sarà possibile aprire ora quello spazio politico che non vuole
farsi schiacciare dal bipartitismo imposto da Veltroni e Berlusconi,
De Mita lavorerà perché quello spazio ci sia, magari nella prossima
legislatura. Perché come uno dei suoi poeti preferito, Machado,
avrebbe voluto farsi trovare dalla morte con la chitarra in mano,
lui vorrebbe accogliere quel che il futuro gli riserverà continuando
a fare politica Maria Teresa Meli
Che cos’è il veltrusconismo?
di
Carlo Gambescia
Esistono termini che raffigurano perfettamente una situazione. Di più: che
possono aiutare a “categorizzare” concettualmente un fenomeno sociopolitico. Uno
di questi è senz’altro quello di veltrusconismo, che ha il pregio di ricondurre
sotto la stessa categoria due importanti personaggi politici italiani: Veltroni
e Berlusconi, apparentemente diversi…
Il veltrusconismo rinvia però a due fenomeni generali, che caratterizzano la
politica delle democrazie europee post-caduta dell’ Unione Sovietica.
Il primo è quello della politica-spettacolo. Il secondo è quello della
politica-interesse. Due fenomeni che hanno radici culturali e politiche
statunitensi. Ma questa è un’altra storia…
Fare politica-spettacolo significa trasformare sistematicamente in evento
politico, non il problema che deve essere risolto, ma la promessa di soluzione
del medesimo fatta pubblicamente dal leader a coloro che "subiscono" il problema
stesso. Il fatto politico, grazie alla complicità dei media, diviene non la
situazione di disagio, ma il leader, che visita e stringe le mani, dei
“disagiati”, magari mostrando grande commozione.
Si sposta, insomma, l’attenzione, dalle cause (pubbliche) alle qualità (private)
carismatiche del leader
Fare politica-interesse significa costruire una politica fondata solo sugli
interessi. Sostanzialmente, la politica diviene gestione economica degli eventi
della politica-spettacolo. Pertanto per un verso il leader intesse rapporti con
quei poteri economici che consentono la realizzazione degli eventi ( e che
ovviamente non danno nulla per nulla); per l’altro gli stessi eventi sono
presentati come grandi successi e segni di progresso sociale. Oppure,
brutalmente, lo stesso leader privilegia di fatto gli interessi privati (spesso
addirittura personali) rispetto a quelli pubblici.
In conclusione finiscono per contare soltanto le presunte qualità carismatiche
di un leader, al tempo stesso capace di divertire e apparentemente mediare tra
gli interessi: “divertire”, attenzione, nel senso latino del termine “divertere”,
volgere in altra direzione...
In buona sostanza, perciò il veltrusconismo è un continuo sviamento dai problemi
veri. Una “tecnica” che ha le sue radici profonde nell' atteggiamento
carismatico del leader, attentamente costruito nel tempo, grazie a complicità
sistemiche. Il che rivela, però, due debolezze di fondo.
La prima è che lo “sviamento” può essere valido fin quando non si diventa
Presidente del Consiglio. Perché, una volta ghermito il potere, l’attendismo
carismatico non basta più, si deve decidere e dunque assumere posizioni
politiche autentiche (nel senso della decisione come inevitabile fonte di
conflitto). E qui è inutile ricordare il fallimento “politico” di Berlusconi.
Quanto a Veltroni, basta sottolineare che non gli sarà possibile governare una
nazione, organizzando festival cinematografici in tutte le città e stringendo
ogni giorno la mano a sessanta milioni di italiani.
La seconda debolezza è evidenziata dal fatto che quando Berlusconi e Veltroni
sono costretti ad assumere posizioni politiche “vere” affiora subito la natura
conservatrice del loro sentire. Praticamente in tema di economia e politica
estera hanno le stesse posizioni: sono entrambi favorevoli al lavoro flessibile,
ai tagli al welfare e a una politica estera filoamericana.
Nonostante tutto, il veltrusconismo sembra oggi vincente. Perché?
In primo luogo è favorito dal sistema di potere economico che vi scorge un utile
alleato.
In secondo luogo è apprezzato, diciamo così, dalla cultura postmoderna dell’
effimero, che si nutre e nutre, in tutti i sensi, il veltrusconismo.
In terzo luogo, la caduta (per alcuni provvisoria) delle grandi ideologie ha
favorito la personalizzazione della politica e la riduzione di essa a puro patto
di scambio - basato sugli interessi e non sulle passioni politico-ideologiche -
tra leader e cittadini sempre più desiderosi, grazie a quella cultura
dell’effimero veicolata dai media, di “divertirsi”… Di dimenticare i problemi,
pensando ad altro.
In conclusione, piaccia o meno, se non muteranno le basi sociali e culturali di
cui sopra, sarà molto difficile liberarsi dal veltrusconismo. Sempre che non
intervenga una gigantesca crisi economica, capace di rimettere in gioco tutto.
Ma a quel punto il processo di recupero delle diverse identità e delle passioni
collettive potrebbe essere complicato da quel bisogno di affidarsi a un leader
decisionista, che i gruppi sociali, soprattutto se disgregati, mostrano
regolarmente nelle grandi crisi storiche.
Così al veltrusconismo, almeno in linea ipotetica, rischia di sostituirsi un
“grandefratellismo” totalitario, segnato non da mostre del cinema e “Contratti
con gli Italiani” ma da grandi parate militari.
LE MUSE DI SINATRA
di
Giovanni Frazzica Forse non tutte le attività umane
hanno bisogno di una fonte di ispirazione, di queste, una per tutte,
è l’abusata figura dell’impiegato del catasto. Altre attività, più
complesse e difficili, postulano la necessità di forti motivazioni,
di modelli comportamentali di riferimento, di solide basi culturali
e tecniche, soprattutto quando si tratta di realizzare delle imprese
rischiose e difficili. Ora non v’è dubbio alcuno che reggere il
comune di Messina sia un’impresa. Dopo i passaggi di Buzzanca,
Sbordone, Genovese e Saitta (24 giorni), per diverse ragioni troppo
brevi per produrre risultati positivi, ma troppo lunghi per i
ritardi cumulati rispetto ad un vero percorso di sviluppo, l’impresa
affidata al Commissario regionale Gaspare Sinatra è veramente
difficile. E non ci basta sapere che è nato ad Addis Abeba il 19
dicembre 1943 e che ha avuto altre esperienze del genere, sia pure
di dimensione meno rilevante, per darci la sicurezza che le parole
dell’Assessore Colianni che ha detto: “Posso assicurare ai cittadini
di Messina che saranno seguiti con grande attenzione gli sviluppi
dell’azione amministrativa per garantire che, con assoluto
equilibrio e trasparenza, si arrivi alle prossime consultazioni
elettorali, mantenendo quella imparzialità che, oltre a rispondere
allo spirito delle norme, è anche un imperativo morale per chi
rappresenta le istituzioni”, siano profetiche rispetto al risultato
sperato. Vorremmo saperne di più su quest’uomo, sapere che libri ha
letto, qual è il suo film preferito, se ascolta musica, se ha
praticato qualche sport. Ma non per soddisfare oziose curiosità o
per fare gossip. Come diceva un vecchio saggio del PPI ogni botte da
il vino che ha. Cosa ha Sinatra dentro il cervello, quali sono i
suoi miti, i suoi modelli, le sue fonti di ispirazione? Qualcuno,
dopo che alle defenestrazioni di Fragale e Cami, passate sotto
silenzio, sono seguite quelle di Cardile e Ciraolo ha detto che è
telecomandato da Palermo. Ma questa può sembrare una affermazione
superficiale e irriverente, che non ci aiuta a capire ed a prevedere
i percorsi in cui la città, al di la delle contumelie e della
propaganda, sarà comunque avviata nei prossimi mesi. Per meglio
esprimermi faccio un esempio tratto da una biografia di uno che di
imprese ne ha fatte: Reinhold Messner, ispirato da Hermann Buhl, fu
uno dei primi e più convinti sostenitori di uno stile di arrampicata
che non utilizzi ausilii esterni (come ad esempio quello dei
portatori). In queste poche righe c’è un ispiratore ed una scelta,
quella di liberarsi dei portatori, ma il Sinatra sembra andare oltre
ed ha già dato il preavviso di sfratto ai responsabili delle
municipalizzate. Per questo sono convinto che è importante capire
meglio l’uomo. Si ispira allo scalatore Messner o al terminator di
Schwarzenegger, sarà un navigatore solitario come Giovanni Soldini o
uno “s-terminator” che finirà col provocare l’intervento dei ragazzi
di Locri con i cartelli “e ora commissariateci tutti”? E che dire
dei soldi che sta risparmiando. Se, come Tremonti, anche lui si
ispira a Colbert, li darà a Padoa Schioppa per ridurre il debito
pubblico, se si ispira al Ministro Ferrero, non avendo problemi di
bilancio, ci riducesse almeno il biglietto del tram o il costo del
gratta e sosta.
CETTO LA QUALUNQUE E' UNO DEI
NOSTRI
di Giovanni Frazzica
Tracotante, guascone, bullo,
superficiale, spregiudicato... e chi più ne ha più ne metta
aggettivi per qualificare le virtù dell'On. Cetto La Qualunque, il
personaggio presentato da Antonio Albanese alla trasmissione di
Fabio Fazio del sabato sera. Una cosa è certa: fa ridere. Induce il
telespettatore a cercare in lui un riferimento ad un personaggio
reale, un indizio che possa far collegare qualche battuta di La
Qualunque a fatti o persone realmente esistenti. Ma Albanese non è
Guzzanti, non imita, crea. Elabora, astrae, miscela e poi
restituisce un prodotto finito in cui c'è anche quello che pensavamo
di trovare, solo che dobbiamo mettere in moto anche la nostra
fantasia. Dobbiamo decifrare gli schemi concettuali (cchiu pilu pi
tutti) di un uomo del nord, recitati col "dialetto meridionale", una
contaminazione calabro-lucana, pugliese e siciliana degna del
migliore brucculino parlato ancora a Little Italy. In prima battuta,
anche per il ricorso alla musichetta pre-comiziale, sembra di vedere
Berlusconi, ma poi spunta fuori Mastella, Matarrese, La Russa ,
Crisafulli, Cuffaro, Di Pietro, Bassolino. C'è uno spaccato vero,
anche se rappresentato in maniera grottesca, della nostra classe o,
per meglio dire, casta dirigente. E ci fa ridere. Ci alleggeriscono
le finanze, ci deturpano l'ambiente, non creano sviluppo e noi
ridiamo. Ci illudiamo perché il loro attaccamento alla religione e
alla famiglia sembra renderli umani, ma poi scopriamo che la
famiglia, a cui sono attaccati e che sostengono, è la loro. E siamo
fortunati perché qualche volta, solo qualche volta per fortuna, sono
indiziati di concorre al sostegno di famiglie diverse dalla loro,
che non sono i Di.Co. E noi ridiamo, in quei minuti in cui la Tv
ospita Albanese, ridiamo e siamo contenti che ce lo conservano, e
non lo cacciano come hanno fatto con Grillo. Ormai sono i comici che
fanno la vera opposizione in Italia, nella politica ufficiale e
tradizionale c'è una tale confusione di ruoli che rende difficile
trovare qualcuno che faccia sul serio e fino in fondo qualcosa. Se
la Rai dovesse cacciare Albanese, potremmo suggerirgli di unirsi al
collega Grillo per fare quel partito di cui si parla. Non
concluderebbero nulla, ma immaginate quante risate nelle piazze.
INSIEME PER IL PARTITO DEMOCRATICO
Hanno aderito:
Simona Giovannozzi Communitas 2002
Pierluigi Sorti Communitas 2002
Massimo Preziuso Innovatori Europei
Maria Antonia Liborio Communitas 2002
Domenico Ferreri
Vittorio Zanella Teatrino dell'ES
Cesare Squitti Lazio Volontari
Piero Bini Univ. Torino
Luigi Gaglio Sez PD che verrà
Raffaele Bernardini
Antonio d'Orsi Ass. per il PD Stabia Democratica
Maurizio Del Bufalo Napoli Univ.
Maria Ida Gaeta Casa delle Letterature di Roma
Vincenzo Rinaldi Ministero Economia e Finanze
Pierluigi Rocca Communitas 2002
Angiola Oddi Com. per la Costituzione- Roma nord
Isabella Bibolotti Asses. XIII Municipio
Enrico Giammartini Communitas 2002
Vittorio Cimiotta Fed. Naz. Giustizia e Libertà
Maurizio Colace ……………………
Luciano Gattobigio Libera Associazione per il PD di Cerveteri
Gabriele Altobelli "
Francesco Tona La Società Aperta
Umberto Pisano Communitas 2002
Pino Soriero Ass. Il Campo
Marcello Carnevali ………………..
Paolo Occhialini La Società Aperta - Roma
Bianca Gabrielli Communitas 2002 (Mi)
Tommaso Visone Innovatori Europei
Domenico Nesci Communitas 2002
Luigi Restaino Innovatori Europei
Angelo Salvatori Communitas 2002
Luca Lauro
Dario Bellatreccia
Maria Cristina Veri
Giuseppina Bonaviri Innovatori Europei
Guido Moscati Giovani della Margherita
Marco Riccioni Communitas 2002
Ermanno Lombardo Communitas2002
Antonio Lopez
Giovanni Inzerilli Innovatori Europei
Barbara Von Jhering Communitas 2002
Giovanni Frazzica Associazione mondonuovo 2003
Carlo Leonardi
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L'inchiesta con 60 indagati e la necessità di nuove indagini,
sulla proroga il gip si riserva.
L'argomento è "l'inchiesta delle inchieste", vale a dire il
maxiprocedimento su 10 anni di gestione del Piano regolatore
generale che vede indagate 60 persone tra politici, amministratori
cittadini e regionali, costruttori, ingegneri, architetti,
imprenditori, avvocati, funzionari comunali, manager sanitari. Bisogna stabilire se l'inchiesta
deve andare ancora avanti, soprattutto per l'attività di riscontro
alle dichiarazioni del pentito brolese Antonino Giuliano "Alfa",
sentito a lungo dai magistrati sulla gestione del Prg, oppure se
dev'essere conclusa "allo stato degli atti". La Procura, che è
stata rappresentata dai sostituti Angelo Cavallo e Giuseppe Farinella, titolari dell'inchiesta insieme alla collega della Dda
Rosa Raffa, è fermamente convinta che si sia nelle condizioni di
poter tranquillamente proseguire nelle indagini preliminari (la
richiesta è stata inoltrata a marzo). I 2 magistrati per spiegare meglio le loro teorie hanno depositato anche una
memoria scritta. Altrettanto hanno fatto quasi tutti i legali degli
indagati, che ovviamente sono d'opinione diversa: non ci sarebbe,
secondo loro, più spazio per una proroga delle indagini preliminari,
ma tutto dovrebbe concludersi con l'avviso ex art. 415 bis del cpp.
Andrea Camilleri: quante
sciocchezze, il Ponte va realizzato.
Palermo«Il Ponte sullo
Stretto s'ha da fare»: così lo scrittore Andrea Camilleri
intervistato dal periodico «I love Sicilia». Il creatore del
commissario Montalbano sostiene che «sul Ponte sono state dette
troppe sciocchezze, come se ci volessero condannare
all'arretratezza. E questo - ha affermato - mi fa incazzare
molto». Camilleri ha criticato le dichiarazioni dei mesi scorsi
del presidente della Camera Fausto Bertinotti secondo cui
l'opera sarebbe servita soltanto a dare lavoro alla mafia:
«Partendo da un principio così - ha commentato lo scrittore - si
distrugge un popolo. Realizzare le opere che occorrono per lo
sviluppo è necessario. Non si può preventivamente porsi la
questione che sicuramente gli investimenti foraggeranno la
mafia». Nel mirino anche Pininfarina che si chiese che senso
avesse «fare un ponte fra due deserti». «Ecco - ha aggiunto
Camilleri - fu in quel momento che pensai: quei lavori si devono
fare».(agi)
Il vice presidente del
Consiglio lo ha detto durante il "question time". Rutelli: il Ponte non è una
priorità per questo Governo
Cuffaro: smentisce se stesso.
«Nell'arco
di questa legislatura non daremo corso alla realizzazione del Ponte sullo
Stretto». Lo ha detto il vicepremier Francesco Rutelli nel corso di un question
time alla Camera. «Questo è la linea comune del governo – ha detto – il Ponte
non rappresenta una priorità, in modo ancora più clamoroso a fronte del bilancio
delle risorse che ereditiamo dalla passata legislatura. Ci ritroviamo con una
mole di promesse fatte agli amministratori, ma con una gigantesca voragine». «La
società Stretto di Messina preso atto dell'orientamento del Governo a non
considerare prioritaria la realizzazione del Ponte sta perseguendo con l'Ati,
contraente generale con capogruppo Impregilo, le intese per ridefinire le
prestazioni oggetto dell'affidamento senza onere per lo Stato», ha proseguito
Rutelli, rispondendo al question time alla Camera, ad una interrogazione sugli
orientamenti del Governo in merito all'eventuale riconversione della Società
Stretto di Messina spa. «A tal fine – ha aggiunto Rutelli – potrà operare
efficacemente Pietro Ciucci, a capo della società e responsabile dell'Anas, che
sta lavorando per sfruttare le strutture della spa e metterle al servizio di
opere pubbliche veramente prioritarie per il Paese». «Il governo – ha spiegato
Rutelli nel corso del suo intervento alla Camera – è formato da una coalizione
di partiti, con opinioni assolutamente contrarie sull'opera e altre non
pregiudizialmente contrarie. Ma la linea comune è chiara e la terremo con
fermezza per tutta la legislatura. La sua realizzazione, dunque, slitta indietro
anche tra coloro che condividono la bontà dell'obiettivo». Pronta la replica del
presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, che ha ricordato le
parole pronunciate da Francesco Rutelli nel 2001, a proposito del ponte sullo
Stretto: «C'è una data d'auspicio per l'inaugurazione del Ponte sullo stretto di
Messina: il 2 giugno del 2012, una data simbolica per la festa della
Repubblica». «Con queste parole, – ha sottolineato Cuffaro – riprese dalla
stampa, il 26 aprile del 2001, il candidato presidente del Consiglio Francesco
Rutelli, attuale vice di Prodi, dava l'annuncio agli elettori di Messina della
realizzazione del Ponte, definendolo conclusione logica del processo di sviluppo
anche ambientale del mezzogiorno, della Sicilia e della Calabria». «E ancora –
ha aggiunto Cuffaro – Rutelli disse che «nel momento in cui riparte un grande
programma di sviluppo anche ambientale del Mezzogiorno, della Calabria e della
Sicilia, il Ponte diventa una conclusione logica di questo processo. Oggi lo
stesso Rutelli, dimenticando quanto affermato nel corso degli anni, annuncia nel
question time alla Camera, il no del governo alla realizzazione dell'opera
aggiungendo che «il Ponte non rappresenta una priorità per questa legislatura e
specificando poi che la ferrovia Salerno-Battipaglia che scende in Calabria e
poi in Sicilia, parte del Corridoio transeuropeo numero uno, è tra le priorità
del governo Prodi. Da queste affermazioni del vicepremier si comprende come il
governo nazionale non abbia le idee chiare, e proprio per fare chiarezza tra
utilità e priorità vorremmo comprendere perchè non rappresenta una priorità il
Ponte rispetto, ad esempio, al collegamento veloce Tav Roma-Napoli, opera
importante e necessaria al territorio, inaugurata poco tempo fa». «Facendo un
confronto – prosegue Cuffaro – la Tav Roma-Napoli è costata il 30% in più del
costo previsto per il Ponte; permette ai viaggiatori un risparmio di tempo di
circa 35 minuti rispetto al risparmio di oltre un'ora per il traffico su gomma e
di due ore per l'attraversamento dei treni sul Ponte; sarà utilizzato ogni anno
da appena il 10% degli utenti che attraversano lo Stretto, (un milione contro
dieci milioni)». «La verità è – conclude Cuffaro – che non ci sono alternative
alla realizzazione del Ponte. Lo sappiamo tutti che il Ponte permetterebbe il
"decollo" economico dell'isola».Intanto, su iniziativa dell'on. Nino Lo Presti
di Alleanza nazionale è stata presentata la proposta di legge per indire un
referendum popolare in Sicilia e in Calabria sul Ponte. «Finalmente – ha
spiegato l'on. Lo Presti– i siciliani e i calabresi faranno chiarezza sulla
necessità di questa importante opera».
Carmelo Tumino: "va fatto perché è sviluppo"
Sul Ponte il centrosinistra non è granitico.
«Occorre fare il ponte sullo Stretto di Messina». Carmelo Tumino,
deputato del gruppo della Margherita all'Ars dice quello che molti esponenti del
centr-sinistra ( e molti elettori) pensano. «Bisogna farlo – aggiunge – per lo
sviluppo turistico, per il sistema dei trasporti, perchè se si farà il Ponte si
faranno anche le altre strutture viarie e portuali della Sicilia e della
Calabria, perchè si darà occupazione a migliaia di lavoratori, perchè sarà una
delle più belle meraviglie del mondo».
Tumino rileva inoltre che «il presidente Cuffaro ha proposto al centrosinistra
di creare un grande fronte comune a difesa della Sicilia e dei siciliani a
partire dal Ponte; è una proposta importante anche se la sua credibilità sarebbe
stata ben più grande se fosse stata fatta quando a Roma governava il
centrodestra».
Il deputato della Margherita, osserva ancora che «in questo governo non abbiamo
avuto ministri siciliani (la provincia di Cuneo ne ha tre), uno dei nostri tre
vice-ministri non ha ancora ricevuto le deleghe, vogliono destinare altrove i
soldi della società Stretto di Messina", si mettono in discussione i diritti
della Sicilia in materia fiscale ed in quella dei trasferimenti statali».
«Non dobbiamo lasciare al centro-destra – conclude Tumino – l'iniziativa
politica a difesa dei diritti della Sicilia come se fosse un problema solo di
propaganda o di strumentalizzazione per allargare il consenso. Occorre
intervenire anche con iniziative di larga intesa».
La dichiarazione di tumino viene censurata dal comunista di turno.– «Tumino si
rilassi, vada in ferie pure lui, perchè non è con le larghe intese che si rende
un buon servizio alla Sicilia, sapendo cos'è il centrodestra siciliano». Ad
affermarlo il parlamentare del Pdci Orazio Licandro, segretario regionale di
quel partito. «Questo governo – ha aggiunto – pur fra tante difficoltà ha già
conseguito risultati importanti, ha fatto riapparire le esigenze del Mezzogiorno
nelle manovre finanziarie, ha cominciato a dare colpi importanti a corporazioni
e lobbies e se si sostiene largamente che il Ponte è una grande opera inutile e
dannosa e si dice che i fondi saranno invece destinati ad altre opere questo è
solo da condividere».
«Tumino – ha concluso – la smetta di fare l'occhiolino a Cuffaro e al
centrodestra, studi meglio i provvedimenti del governo Prodi e faccia
opposizione al governo regionale, ma se invece vuole stare con il centrodestra
non si copra di nobili alibi».
Più sprezzante Legambiente. «Ci si avvicina a ferragosto e con i leader politici
in ferie aumenta il rischio che, pur di uscire sui giornali, qualche figurante
apra la bocca e le dia fiato. Sono solo chiacchiere da spiaggia». A dirlo
Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, commentando le ultime
dichiarazioni a favore del ponte sullo Stretto di Messina rilasciate dal
deputato dell'Italia dei Valori Aurelio Misiti, dal presidente di una piccola
associazione di consumatori e da un deputato regionale siciliano della
Margherita. «L'insensatezza del Ponte sullo Stretto – continua Della Seta - è
ormai evidente a chiunque: è un'opera che costerebbe miliardi di euro, in gran
parte forniti più o meno direttamente dalle casse pubbliche, e che a fronte di
un alto impatto ambientale lascerebbe del tutto irrisolta la drammatica
arretratezza del sistema dei trasporti del mezzogiorno».
«La decisione del Governo per la realizzazione di opere pubbliche è stata
giustamente contestata da diverse forze politiche, ma nessuna istituzione locale
siciliana si è mai pronunciata ufficialmente, attraverso atti formali»,
sottolinea a sua volta Salvo Fleres, deputato di Forza Italia all'Ars. «Nessun
consiglio comunale o provinciale, nessuna giunta e nemmeno l'Ars – ha proseguito
– sono mai stati convocati per esprimere, per le vie regolamentari, la propria
opinione circa la realizzazione dell'importantissima opera».
Fleres ha chiesto al presidente della Regione e al presidente dell'Ars, prima
della sospensione dei lavori d'Aula, di convocare un'apposita seduta del
Parlamento siciliano con ll'ordine del giorno questo argomento, «ma ancora – ha
concluso – non ho ricevuto alcuna risposta, neanche per le vie informali. Forse
la gestione di questo problema frutta politicamente di più della sua soluzione».
C'è chi invece vuol praticare la via giudiziaria. «A settembre avvieremo
un'azione legale nei confronti del Governo, affinchè non venga bloccata la
realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina», annuncia Francesco Tanasi,
leader nazionale dell' associazione Consumatori italiani e presidente del
Comitato nazionale Pro Ponte.
«Con questa azione legale – sostiene Tanasi – chiameremo il Governo nazionale a
rispondere, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti
compiuti in violazione degli interessi collettivi dei siciliani. La mancata
realizzazione del Ponte arrecherebbe allo sviluppo della Sicilia un grave danno,
tagliandola fuori dal circuito delle grandi vie di comunicazione
PONTE, REFERENDUM DI CUFFARO: UN COMMENTO DEL MOVIMENTO POPOLARE SICILIANO.
Nella prima decade di Agosto ho notato che il Presidente della Regione Sicilia,
Salvatore Cuffaro, appariva, quantomeno sulla stampa, particolarmente impegnato
a sostenere le ragioni del SI Ponte, spingendosi fino al punto di minacciare:
«siamo disposti a promuovere un referendum che dimostrerà senza ombra di dubbio
come la nostra gente ritenga indispensabile e non più rinviabile la
realizzazione del Ponte e delle opere che da esso naturalmente discendono».
Queste sortite del Governatore sono destinate a creare non poche preoccupazioni
a coloro che, con troppa facilità, hanno ritenuto chiusa la partita col trionfo
del no. Ma non possono demonizzare all’infinito il buon Cuffaro che, in fin dei
conti, non fa altro che il suo mestiere di Presidente. Immaginate per un attimo
a come reagirebbe Formigoni, Soru o Bassolino vedendosi tolto l’osso dal piatto.
E che osso! Gli ambientalisti messinesi, chiamiamoli così per semplificare,
hanno sbagliato a non dare sostegno all’iniziativa del Movimento Popolare
Siciliano tendente a promuovere il referendum tra i messinesi, che sono coloro
che, dalla eventuale realizzazione della grande opera, possono subire anche dei
disagi. Secondo la nostra tempistica e con la richiesta di pronunciamento
circoscritta “agli aventi diritto” il referendum sarebbe stato un formidabile
strumento di democrazia a diretto sostegno degli interessi del cittadino intesi
come opportunità di esprimere la propria volontà su un argomento di rilevanza
generale, ma che lo toccava da vicino. Quello di Cuffaro, che chiama alle urne
tutti i siciliani, è tutt’altra cosa. Diventerà una clava politica che il
Governatore agiterà per dare un obiettivo alla sua pletorica maggioranza e per
creare imbarazzi al Governo centrale, passando ancora una volta, per colpa di
certi messinesi, sulla testa dei messinesi.
Giovanni Frazzica – Presidente del Movimento Popolare Siciliano
ARCHIVIO
ARTICOLI IN PRIMO PIANO IN PRECEDENTI EDIZIONI.
Caro
direttore Frazzica
Sono d'accordissimo sull'analisi che fai dei risultati del
voto degli italiani.
Desidero aggiungere che la cosa che è più pesante da
digerire, è che Berlusconi,
anzi il berlusconismo non è stato sconfitto, poichè gli
italiani, tutti,
siamo stati chiamati ad esprimerci sopratutto sui cinque
anni di governo
del centrodestra, e la metà di italiani si è espressa
favorevole a far rigovernare,
coloro i quali hanno fatto il disastro che abbiamo tutti
sotto gli occhi.
Io da parte mia , non solo continuerò il dialogo con MONDO
NUOVO, ma così,
come ho fatto da 46 anni ad oggi, continuerò a cantare per
la LIBERTA'
Auguri e cordiali saluti
Franco Trincale
(il cantastorie)
UN APPUNTAMENTO CON LA STORIA
di Giovanni Frazzica Il nuovo secolo è
incominciato ormai da 6 anni, ma è come se nulla fosse
cambiato. Il “secolo breve”, il secolo delle guerre
mondiali e dell’olocausto, ha forse chiesto una proroga di
mandato? Quanti anni si prenderà? Dieci, venti, chi può
saperlo, e soprattutto chi può accorgersene. Ci sarà un
giorno in cui un analista, uno storico o qualcuno
autorevole, che comunque se ne intende, certificherà che la
nuova svolta è avvenuta a seguito di quella scoperta
scientifica, o di una particolare innovazione tecnologica o
di un evento politico, un po’ come avvenne con la scoperta
della polvere da sparo o con la rivoluzione francese.
Io amerei che l’inizio di
questa nuova era di modernità e di progresso, di cui siamo
in attesa, non venisse contrassegnato da qualche modello
straordinario di telefonino, ma da una svolta politica, da
uno di quei cambiamenti di tendenza che riescono a incarnare
le nuove esigenze della gente e, qualunque sia il luogo in
cui si realizzano, sono capaci di portare un contagio, di
generare degli effetti emulativi, dei moltiplicatori,
superando i confini degli stati, le barriere delle
consuetudini e delle culture della conservazione. E dopo, dopo nulla sarà più
come prima. E non penso, credetemi, ad una rivoluzione
convenzionale, ad un plateale cambio di bandiere sui pennoni
di edifici pubblici, né ad eventi televisivi con sottofondi
musicali. Penso ad un cambio di
mentalità, a un enorme
processo interiore
collettivo che faccia maturare le coscienze e che le porti
ad agire in maniera diversa da come facevano prima,
orientandole, attraverso un binario invisibile, verso una
finalità accettata. Sempre più spesso ci
accorgiamo infatti che, anche nel momento in cui sembriamo
più lucidi, ci muoviamo per obiettivi, raggiunti o falliti i
quali, si ricomincia da capo. E come se all’agire sociale
mancasse la coesione, una finalità alta, qualcosa di
diverso dagli stessi consueti programmi, che, spesso, non
sono altro che la sommatoria di diversi obiettivi. Messe in crisi le ideologie,
l’uomo ha comunque bisogno di guardare lontano, verso una
finalità strategica, di vedere il suo futuro proiettato in
una prospettiva più elevata rispetto all’orizzonte visibile.
In questo momento, grazie
anche ai supporti che la scienza e la cultura sono in grado
di fornirci, sappiamo abbastanza bene chi siamo e da dove
veniamo. Non altrettanto bene sappiamo dove stiamo andando,
atteso che stiamo andando da qualche parte e che, invece,
non ci scopriamo fermi in un bivacco di durata biblica. Il dinamismo che oggi
attraversa e pervade l’umanità appare prevalentemente di
tipo economico, finanziario, tecnologico, scientifico e
militare. Di più tenue potenza appaiono
invece i fremiti che attraversano la sfera sociale,
politica, filosofica e morale. Ma sono proprio questi gli
ambiti in cui maturano i cambiamenti più profondi, più
autentici, quelli che determinano le svolte, che mettono in
movimento le masse. Se siamo nella coda del
vecchio secolo, difficilmente possiamo sperare che si
materializzi un nuovo Gandhi, un Luther King o un’atra suor
Teresa. Ma, al di là del calcolo delle probabilità, nulla ci
impedisce di sperare e di sognare, soprattutto in relazione
agli spazi del nostro vivere quotidiano. Questo appuntamento con la
Storia, nel mio sognare da siciliano, io lo immagino così:
senza clamori, senza ostentazione, in tanti che ci muoviamo
verso un unico punto, con lo stesso sguardo carico di
speranza e di fiducia, predisposti a sentire la parola nuova
che ci aiuti a tirar fuori le cose che già sentiamo dentro e
che vogliono manifestarsi. Troppe sono state le sofferenze,
i silenzi, le colpe e gli errori e troppo incerto appare il
futuro, se è la mera proiezione di questo presente. In effetti sotto la spessa
coltre di cenere, che da sempre noi siciliani usiamo per
coprire i sentimenti veri, sotto l’apatia e l’indifferenza
che ostentiamo per non ammettere che, in realtà, alcune
cose, pur volendole, non le possiamo fare, cova un fuoco
ardente, un potente bisogno di liberazione. In verità negli
ultimi duecento anni ci hanno “liberati” due volte.
Garibaldini e americani sono venuti con le armi in pugno e
hanno cacciato i vecchi governanti, ma non ci hanno liberati
da noi stessi, o per meglio dire, non ci hanno liberati da
quel male antico e sottile, da quella mentalità, da quella
concezione e interpretazione del potere che, come ormai è
evidente a tutti, è solo una zavorra inutile che schiaccia
sotto il suo peso le coscienze e l’economia. Riflettendo su questo
elemento della liberazione, tra le tante figure che solcano
i mari, spesso inutilmente agitati, della politica
siciliana, negli ultimi tempi, una più di altre mi ha dato
la sensazione di potere essere nella sintonia giusta con
questo tema: Rita Borsellino. Mi ha trasmesso forti
emozioni, mi ha fatto sperare, non in Lei in quanto
depositaria di dottrine o di culture particolari, ma in Lei
come persona assolutamente credibile, dotata di una enorme
forza interiore capace di attrarre istintivamente fiducia. Si dovrebbe evitare che
questa preziosa goccia di antidoto, generata dallo stesso
organismo avvelenato in un conato di inutile e feroce
violenza, possa essere usata come un comune prodotto di
consumo elettorale nello scontro in atto tra i Poli. Considerata la particolarità
della Sicilia, l’impegno e la disponibilità di Rita
Borsellino dovrebbero essere considerati una risorsa per
tutti, perché lei appare alla gente come una guida perfetta
per fare superare a tutti, non solo a quelli che vinceranno
le elezioni, una condizione di prolungata anomalia,
alimentata da mille paure e da un ininterrotto sonno della
coscienza. La Sicilia sente ormai come
improcrastinabile il bisogno di risalire la china. Le migliaia di persone che
sono andate a votare Borsellino alle primarie non si sono
mosse solo nella speranza di vedere degli atti
amministrativi migliori di quelli sin qui prodotti dai
precedenti governi, volevano un “esempio vivente” che
rappresentasse un cambiamento reale di mentalità e un
conseguente agire nelle istituzioni, e nella società. Quel giorno attorno ai seggi
c’era un inebriante e indimenticabile profumo di moralità
nell’aria.
E ciò mi fa ritenere che, in questa appendice del secolo
vecchio, o in questo vero inizio del nuovo secolo, potremmo
forse essere testimoni privilegiati di uno straordinario
evento: il popolo siciliano che si rimette in cammino.
............................
Per favore, non pulite quei
vagoni.
di Giovanni Frazzica
-
Cristo si è fermato ad Eboli,
ma gli stranieri, soprattutto i turisti, scendono ancora più
a Sud. Ogni tanto sui nostri treni Milano-Palermo o
Roma-Reggio Calabria si vedono folti gruppi di milanesi,
svizzeri e tedeschi in viaggio. I più pittoreschi sono i
tedeschi: hanno ancora vecchie copie di una cartina
geografica che Vercingetorige sottrasse ai romani.
All’altezza di Battipaglia c’è un grosso punto ed una
scritta:”Hic sunt leones”. Forse da qui il vecchio detto ”a
Battipaglia si cambia”. Si cambia davvero, per i tedeschi
quello è il confine col mondo civilizzato, superato il
quale, incomincia la vacanza-safari. Alcuni si mettono le
mani nel naso, altri si tolgono le scarpe e fumano, tutti
tracannano lattine di birra che tirano fuori dei loro
zainetti. Piedi sul sedile, sigaro e birra, sembra di vivere
la scena di un film western d’epoca con i protagonisti,
sudici banditi in fuga, che viaggiano su un sudicio treno
per Denver. Certo il nostro treno non va ne a Denver, ne a
Seattle, ma il sudiciume c’è tutto ed è vero, non è di scena
come quello dei film americani. E’ tale che ad un certo
punto appare anche un entomologo norvegese con tanto di
lente d’ingrandimento, guanti, pinzette e contenitori di
vetro. Cerca pulci e pidocchi. Ci spiega che sono specie del
tutto estinte nel resto d’Europa. Solo qui si può trovare
qualche esemplare, anzi qualche buona colonia. E le cerca
nei poggiatesta dei sedili di 2° classe. Deve usare la lente
d’ingrandimento perché, da bianchi che erano sono diventati
antracite, ma assicura che la fauna c’è, anche se non si
vede a occhio nudo. Turismo e scienza dunque sui nostri
treni, alimentati da questo particolarissimo habitat
naturale, da anni incontaminato. Equilibrio delicato e
fragile che potrebbe essere messo in pericolo dall’uso di
insetticidi spray e di detersivi. Ma non c’è pericolo che
questo possa avvenire. Per la verità Elio Catania, l’unico
siciliano rimasto in sella a livello nazionale dopo le note
disavventure di Billè, voleva intervenire e far pulire i
vagoni. Forse per far bella figura, per distinguersi, anche
in vista di una probabile riconferma. Ma un meridionalista,
grande esperto di turismo lo ha fermato. “No Elio, non
pulire quei vagoni, sono l’unica cosa incontaminata che c’è
rimasta, l’unica attrazione culturale e scientifica del
Mezzogiorno d’Italia”. Il sudiciume dei vagoni è ancora
integro, ma quanto potrà resistere in un mondo in cui ogni
giorno spariscono 10 km di foresta amazzonica e le lobby dei
venditori di detersivo sono diventate più potenti di quelle
dei signori del petrolio? E questione di tempo, ma prima o
poi anche Elio Catania dovrà cedere sotto il peso di tante
pressioni, e i turisti non avranno più motivazioni per fare
lunghi viaggi in treni simili ai loro per poi andarsi ad
annoiare a Tropea o a Taormina. Andranno ad annoiarsi a
Rimini. E l’entomologo? Dovrà andare più a sud, molto più a
sud per trovare qualcosa. Forse.
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LETTERA APERTA A PIERO FASSINO,
SEGRETARIO DEI DS
di
Giovanni Frazzica
Caro Fassino,
in questi ultimi tempi, in
ragione della mia attività di giornalista, ho dovuto seguire con attenzione le
vicende dei Ds e le Tue che, a questo Partito, sono indissolubilmente legate.
Devo confessarTi di aver “tifato” per Te e di avere apprezzato il metodo e lo
stile con cui, con l’aiuto di D’Alema, sei riuscito a portare la Quercia fuori
dalla bufera. Bravi, veramente bravi! Siete riusciti a mantenere la leadership,
è questo è oggettivamente importante, ma devo tuttavia dirTi che, al di fuori
del mondo della militanza e degli addetti ai lavori, tutto ciò non ha suscitato
grande interesse.
Un Partito che nella lista unitaria si assume la
responsabilità di coprire il 62% delle presenze, ha, a mio avviso, la
necessità, per la propria convenienza, ma anche il dovere morale (poi spiegherò
cosa intendo dire) di giocare con autorevolezza ed in prima battuta su tutti i
temi che interessano la stragrande maggioranza degli italiani.
Troppo spesso Vi
vedo invece persi su tematiche particolari, avviluppati da esigenze di
modernismo, condizionati dall’apparire in linea ed in prima fila, sempre e
comunque, su argomenti di complesso profilo giuridico, ma di scarso interesse
generale. Mentre, al contempo, il Cavaliere cavalca selvaggiamente ed in
assoluta solitudine e libertà nelle sterminate praterie in cui fioriscono
spontaneamente i grandi temi che interessano il cittadino medio, l’elettore
comune, le famiglie, i sindacati, le associazioni, la chiesa. Tasse, pensioni,
politica energetica, giustizia, sicurezza, lavoro, Ponte sullo Stretto, Tav,
scuola,sanità etc. etc. Parla sempre lui, staccando, con le sue repentine e
forti pedalate e con la stessa disinvoltura, gli alleati e gli avversari. E
poi, dopo che “la voce dal petto uscì”, tutti a corrergli dietro, alleati e
avversari, con gli ovvi distinguo che i rispettivi ruoli impongono. La tattica
dei suoi alleati ormai è chiara: prendono le distanze dai suoi eccessi, si
accreditano come il centro-destra dal volto umano, ma, a fine serata, sono tutti
ansiosi di controllare gli incassi complessivi e di calcolare la loro
percentuale.
Lega, Udc e An non mi sorprendono più, ormai è tracciato il solco
in cui si possono muovere. Mi sorprende il centrosinistra ed ancor più il
Partito dei Ds che, a mio parere, ha il dovere morale (lo vedi che ci siamo
arrivati!) di dare garanzie, innanzitutto a se stesso (la dove per se stesso non
intendo semplicemente gli apparati e le dirigenze, ma intendo i militanti di
base e i cittadini elettori, i simpatizzanti, che sono la grande corolla che può
fare la differenza, gli alleati ed i simpatizzanti degli alleati), di essere una
sana, grande, democratica e risoluta forza di governo. Non c’è dubbio che, nella
sostanza, così è e non potrebbe essere altrimenti , ma così deve anche apparire.
Ora. Perché l’area dell’indecisionismo e di un conseguente astensionismo o,
peggio, di un potenziale risucchio è vasta, molto vasta. Ed il cavaliere lo sa
perfettamente ed è per questo che si agita tanto. Ha fiutato, o gli hanno fatto
fiutare, una partita che, malgrado gli errori commessi ed i vasti strati di
malcontento che hanno generato, è ancora aperta. Ed è inutile aggiungere
purtroppo o malauguratamente, è aperta, è drammaticamente aperta e, se si
vogliono vincere le elezioni, bisogna correre rapidamente ed energicamente ai
ripari. Energicamente Fassino.
Quando nei convegni si riconosce che la DC aveva
la cultura di governo, quando le si dà atto che per oltre 40 anni è stata l’asse
portante di una coalizione che ha guidato il Paese, si dice una cosa esatta. Nel
suo agire, pur con tutti gli errori e le deviazioni che sono state commesse,
soprattutto negli ultimi tempi, rappresentava un fattore di garanzia per il
popolo democristiano, per gli alleati e per gli stessi avversari. Oggi i numeri
Vi impongono di assumere il ruolo di asse portante della Coalizione, in un
momento in cui la partita non è aperta solo per Berlusconi, è aperta anche per
l’Unione che, anzi, gode ancora di un margine di vantaggio. La vittoria è,
oggettivamente, a portata di mano, ma se si continua a parlare di alchimie
cencelliane, di Pacs, se si appare ondivaghi sulle grandi opere (Ponte e Tav,
per esempio), timidamente contrari rispetto ad un ritorno all’energia nucleare,
se si continua a dire di no all’aumento delle pensioni proposto dalla Cdl e via
di questo passo, il Centrosinistra rischia di qualificarsi, agli occhi
dell’italiano medio, come un bellissimo e multicolore fronte del NO, una
formidabile forza di opposizione che nei prossimi 5 anni dovrà contrastare,
controllare e mitigare lo strapotere del nuovo governo.
Scriveva Bertrand Russel,
ai tempi della guerra fredda, che il dirigente dell’industria di stato
sovietica ed il manager della multinazionale americana, finivano col prendere lo
stesso tipo di decisioni. Il primo perché doveva dar conto ai rappresentanti del
popolo, il secondo perché doveva dar conto agli azionisti. Bisogna avere il
coraggio di gestire con chiarezza il livello decisionale, sapendo che il
conseguimento del risultato passa attraverso percorsi obbligati. Si devono
riprendere in mano i grandi temi e si devono portare avanti con correttezza
politica, senza pensare troppo alla sigla che si ribella o al migliaio di voti
che si possono perdere. Diceva De Gasperi che il politico pensa alle prossime
elezioni, lo statista pensa alle future generazioni.
La gente ha veramente
bisogno di vedere che c’è qualcuno capace di assumersi delle responsabilità,
qualcuno di cui fidarsi. Se Berlusconi, malgrado i suoi potenti mezzi, appare
come il prototipo del politicante, gli italiani devono percepire che dall’altro
lato c’è gente che, della politica, dello Stato e della società, ha una visione
nitida e precisa, nella quale possono riconoscersi tutti. Sono convinto che gli
italiani, impauriti dalle crisi energetiche, dalle minacce alla pace e dalla
concorrenza internazionale, hanno un reale bisogno di vedere che c’è un progetto
che riguarda le masse e gli interessi generali del Paese. Un progetto per la
sopravvivenza e oltre. Fassino, il caso Unipol è una sciocchezza, il documento
unitario della Direzione dei Ds è una pinzillacchera, rispetto alla gran mole di
lavoro e di impegno che dovrai produrre per vincere la grande scommessa che sta
già sul tappeto. Ti auguro buon lavoro perché se non la vinci Tu questa
scommessa, la perdiamo tutti. .........................
SCALATORE E PENSATORE
di Giovanni Frazzica
Il mio
esordio da bancario avvenne a Palermo. Ci arrivai con una laurea in Scienze
politiche appena conseguita ed una gran voglia di fare. Ma di fare cosa?
L’ufficio dove prestavo servizio era retto da un rude ragioniere che, nel corso
della giornata lavorativa, non consentiva più di due barzellette e una pausa
caffè. Un giorno, incaricato di compilare le lettere di accompagnamento per una
caterva di assegni circolari, scocciato di ripetere la solita formuletta,
incominciai ad elaborare piccole variazioni che ingentilivano il testo e mi
aiutavano a rompere la monotonia. Quando il ragioniere scoprì il “misfatto”, mi
apostrofò con un “Frazzica, che cosa ha combinato?”. Cercai di rispondere “Io
avevo pensato che…” La sua tranciante risposta fu:”Ma Lei non è pagato per
pensare!”. Capii in quel momento che, in cambio di quel pugnetto di farina del
diavolo che mi davano a fine mese, avevo venduto, se non l’anima, il mio diritto
di pensare. E oggi, alla luce di quello che si legge sui giornali, che
descrivono vagoni pieni di tonnellate di farina del diavolo (il vile denaro per
intenderci) che circolano con tanta facilità, viene da chiedersi chissà quante
persone saranno pagare con tutti quei soldi per non farle pensare. E se
centinaia di migliaia di cittadini, forse milioni, sono pagati per non pensare,
chi pensa in Italia? Gli scalatori? Certo, chi paga ha il diritto di decidere se
ti paga per pensare o per non pensare, ma è ovvio che, per far questo, ci deve
pensare. Quindi diciamo che lo scalatore, in quanto essere munito di adeguata
provvista economica, è soggetto abilitato a pensare e, a sua volta, può anche
delegare o abilitare altri all’esercizio del pensiero. Quando le scalate
riescono, lo scalatore diventa padrone e, a quel punto, o vende per lucrare, o
esercita il diritto di proprietà. Detto questo voglio immaginare Stefano Ricucci,(
a cui sono sinceramente grato perché mi ha fatto scoprire che Zagarolo esiste
veramente, prima del suo avvento ero convinto che fosse una località immaginaria
per ubicarci le storielle sui burini) che porta a compimento la sua scalata al
Corriere della Sera. Il giorno dopo va in Via Solforino, convoca Paolo Mieli e
si fa portare l’ultima copia del giornale. E, mentre la guarda, commenta:
“Questo titolo è sbagliato…..questa non è notizia da prima pagina……la vignetta
non l’ho capita, non fa ridere….”Il Direttore interviene:”Presidente, io avrei
pensato di…..”. Ricucci lo fulmina con uno sguardo è dice: “Mieli, lei non è
pagato per pensare!”. In fondo, al di là di tutte le dietrologie che si son
fatte sulla scalata al Gruppo Rcs-Corriere della sera, forse l’ipotesi più ovvia
che si poteva formulare, ma che nessuno ha mai esplicitato, era che il neo-ricco
Ricucci aveva tanto lavorato per conquistare il “corrierone” soprattutto per
prendersi la soddisfazione di questa battuta.
Seminudi
alla meta.
di
Giovanni Frazzica
Perché seminudi? Da sempre l’espressione corrente che, di
tanto in tanto, si sente ripetere è “nudi alla meta”. Ma da sempre, da quando?
Facciamo un passo indietro è guardiamo le carte:”nudi alla meta” lo disse Mussolini nel 1923, declinando l’offerta del titolo di duca di Rodi che gli era
stata fatta poco prima che le isole del Dodecaneso fossero annesse all’Italia
(1924). Da allora si ripete scherzosamente a proposito di chi ostenta eccessivo
idealismo o afferma di sostenere sacrifici sproporzionati. A pensarci bene è
passato quasi un secolo da quando la “buonanima” ha pronunciato la storica frase
e, considerando che giunge fino a noi, dobbiamo immaginare che l’effetto
esercitato sull’Italietta del tempo deve essere stato molto grande. Un capo che
sprizzava virilità e sovrumane qualità da tutti i pori, guida spirituale,
morale, militare e politica di un regime, da grande comunicatore quale era
(forse la sua vera, unica qualità indiscutibile), non poteva trovare una
espressione più efficace per trasmettere suggestioni alle masse popolari del
tempo. E in questa, come in altre forse più sciagurate affermazioni (Credere,
obbedire, combattere o l’ora segnata dal destino etc,) era credibile, riusciva a
farsi ascoltare e seguire dalla gente, anche, in molti casi, a prescindere dalle
coercizioni tipiche dei regimi. Mi chiedo se una identica espressione possa
essere usata da un politico contemporaneo a fronte di un sacrificio o di una
rinuncia importante. Può essere considerato “nudo alla meta” Peppino Buzzanca
che rinuncia al ricorso per consentire le elezioni a Messina? O Raffaele
Lombardo che rinuncia al Ministero della Sanità per rendere più credibile l’Mpa?
O Antonio Saitta che rinuncia alle mega parcelle del suo studio per curare, a
stipendio fisso, gli interessi legali del Comune? Ma potremmo andare oltre e
chiederci quanto sono nudi i personaggi del giorno, D’Alema e Fassino, tifosi di
Consorte, o Berlusconi che con €1800,00 chiude un contenzioso fiscale
miliardario? Ma, nudità a parte, quale è la meta? Dove vogliono andare, dove
vogliono indirizzare il popolo, quali sono gli obiettivi che si prefigge la
classe politica oggi? Una classe politica che, come teorizza Massimo Cacciari,
si confonde sempre di più con la classe economica del Paese. Appare chiaro che
questa nuova ondata di scandali che, non dimentichiamolo, ha già prodotto le
dimissioni del Governatore Fazio, ci impone interrogativi seri, profondi. Ci
obbliga, ancor più della vicenda tangentopoli, a considerare la politica e le
sue regole. Anzi a capire se esistono ancora delle regole e, se esistono, se
sono accettate e rispettate o se non sia venuto il momento di considerale
superate e, per riportare il sistema a livelli di funzionalità fisiologica,
occorre prendere atto che è venuto il momento di scriverne di nuove. Alcuni anni
fa Massimo D’Alema si augurava che l’Italia potesse diventare un “Paese
normale”. In tanti abbiamo apprezzato questo modo semplice ed efficace di
definire un comune sentire. Mi chiedo se l’Italia di oggi sia più normale
rispetto a quando il leader dei Ds ha pronunciato quella frase, anche se di
mezzo c’è stato, tra l’altro, un Governo D’Alema-Mattarella per cui abbiamo
tifato. Se non lo è, come si ha motivo di ritenere da sei mesi a questa parte,
occorre dare priorità alle regole della politica e della convivenza civile.
Perché è ormai chiaro che vincere un Congresso o prendere qualche milione di
voti in più, non risolve il problema della democrazia e della libertà di un
popolo, né migliora le sue condizioni sociali ed economiche, visto anche il
diluvio di plus-valenze, di conti correnti, di pacchetti azionari che ruotano
velocemente e selvaggiamente in circuiti non accessibili per i comuni mortali
cittadini e per lo stesso regime fiscale nazionale. Ed è anche per questo che i
nostri eroi, siano essi di centrodestra o di centrosinistra, non possono, in
queste condizioni, andare nudi alla metà. Forse seminudi sì, magari con qualche
indumento che, ancorché succinto, abbia le tasche. Perché con tutte queste carte
da 10mila lire che circolano, pardon da € 10,00, se qualcuna si dovesse
appiccicare casualmente alle loro mani, occorrerà avere un posto dove metterla.
IL PARLAMENTO LO FATE VOI
di Giovanni Frazzica
I quotidiani di oggi danno notizia dell’avvenuto accordo nell’Unione per la
ripartizione delle rappresentanze e dei fondi per la campagna elettorale. Questi
titoli mi fanno ricordare che andremo a votare con la nuova Legge elettorale,
quella che introduce le liste rigide senza preferenze e, per una strana
associazione di idee, mi viene in mente una scena televisiva di qualche anno fa.
Vi ricordate di Nino Frassica? Una volta aveva una rubrica nella trasmissione di
Arbore, faceva la parte del “bravo presentatore” ed il suo slogan era: il
programma lo fate voi. Tra marche di cacao immaginarie e finte telefonate il
nostro eroe dissacrava alla grande il populismo di certe emittenti che,
attraverso l’intervento telefonico del pubblico, creavano un clima di apparente
partecipazione.
Ma quasi sempre, allora più grossolanamente, oggi in maniera più sofisticata,
tutto è artefatto, è spettacolo, tutto è previsto, filtrato e controllato, con
tanto di prove, di copione, di tempi e di lacrime a comando. Ma per l’italiano
medio, soprattutto dopo cena, mentre stravaccato sul divano è in attesa di
diventare preda di Morfeo, questo simulacro di democrazia e di partecipazione
televisiva va benissimo.
Anzi, quando la fiction è di livello, si diverte e si commuove anche. Ed è per
questo che oggi il noto comico messinese dovrebbe essere conteso da Polo e Ulivo
per registrare un video clip destinato agli elettori sul tema: il Parlamento lo
fate Voi! Sarebbe una bugia, come quella dei tempi di Arbore, ma più tremenda e
più grave perché interessa la vita vera degli italiani, la democrazia, la
libertà, l’utilizzo delle risorse, la definizione delle priorità, lo sviluppo,
la politica sociale, la giustizia, la scuola...tutto, interessa proprio tutto.
In effetti, oggi più di prima, il Parlamento, grazie anche all’ultima sciagurata
Legge-elettorale varata a maggioranza dalla Cdl, lo fanno LORO! Lo fanno a
tavolino, individuando con millimetrica precisione i soggetti che andranno a
ricoprire i seggi di Camera e Senato.
Lo fanno i Segretari dei partiti (di tutti i partiti, perché fatta la legge, l’
inganno lo trovano e lo utilizzano tutti), coadiuvati ovviamente dai loro
apparati. Ci dovrebbero venire i brividi nel pensare che di questi apparati che
contornano le segreterie, avendo peraltro autorevolezza e voce in capitolo,
avrebbero potuto far parte, se non fossero stati mesi fuori gioco dalle vicende
giudiziarie, uomini come Previti e Consorte, solo per citarne due a par condicio.
Ma i brividi ce li dobbiamo tenere perché, probabilmente, oltre ai due
succitati, di personaggi simili ce ne sono tanti altri che ruotano,
suggeriscono, promettono, interferiscono, condizionano e brigano. Il Parlamento,
la massima espressione della democrazia rappresentativa, lo votiamo noi, ma lo
disegnano loro. Il cittadino, il militante, l’iscritto, sta al Segretario e
all’apparato come il muratore sta all’ingegnere e al suo geometra. Quindi, nella
sostanza, se la prossima legislatura dovrà essere definita come governata da una
democrazia rappresentativa, dovremo anche chiederci: RAPPRESENTATIVA DI CHI?
(questo articolo è stato pubblicato anche dal giornale on line Bellaciao, che
ringraziamo per l'attenzione e per aver citato la nostra testata)
LA SECONDA CADUTA DEGLI DEI
di G. Frazzica
Gli Dei non cadono spesso e
non lo fanno quasi mai in contemporanea. Quando questo accade è un evento di cui
si sente il fragore. Ma non sempre cadono allo stesso modo. Se si volesse
scrivere la cronaca di una caduta annunciata sarebbe già il momento giusto per
prendere carta e penna e cominciare ad annotare le notizie che il sistema
informativo nazionale incomincia a darci da un paio di mesi a questa parte. La
prima caduta ebbe inizio con l’arresto di Mario Chiesa, uno che incassava
mazzette dal Pio Albergo Trivulzio. Un personaggio poco eccellente tant’è che
Craxi lo defini “mariuolo”. Questa volta l’esordio vien fatto con Fiorani e con
la previsione che il prossimo obiettivo è Fazio. Le nuove monellerie sono
realizzate in euro, con meno zeri, ma, proprio per questo, almeno duemila volte
più pesanti di quelle degli anni ’90. Anche i personaggi, indagati e
chiacchierati in questa fase, sembrano avere una tipologia diversa: più finanza
e meno politica, almeno in apparenza. Il fatto poi che da mesi si punti su Fazio
e che il Governatore continua a resistere nella sua carica, apre la strada alle
più inquietanti ipotesi di fantapolitica mai concepite
dai tempi della P2. Ci si chiede infatti perché lo si attacca e perché, pur
sottoposto a pressioni enormi per un uomo del suo rango, non si dimette. Forse
qualcuno, o alcuni, gli chiedono di restare? E chi sono costoro? Gli attacchi ad
Antonio Fazio sono la conseguenza dell’avvio di un procedimento di routine, come
quelli riguardanti le vicende Cirio e Parmalat, o è un percorso diverso, perché
in qualche modo collegato anche al tentativo di scalata del Corriere della Sera?
Ve lo ricordate quel vecchio cartello metallico che raffigurava un teschio con
la scritta “chi tocca i fili muore”? Qualcuno ha toccato i fili, o, forse, ha
cercato solo di toccarli ed ha messo in moto una macchina infernale che in
Italia è stata già sperimentata nel 92 e che oggi sembra stia ripartendo, più
bella e più splendente che pria. Naturalmente nessuno ha voglia di difendere
questi neo-mariuoli ed i loro eventuali compari politici, come nessuno difese
quelli vecchi. L’Italia è il Paese con la più alta percentuale al mondo di
volontari sempre pronti a prestare soccorso al vincitore, salvo poi a
riabilitare il perdente. Come in parte è avvenuto con Craxi e Andreotti. Ma
questa volta la storia sembra avere una variante importante. Se c’è un obiettivo
finale, ancora non del tutto esplicito, ed è
necessaria una tappa intermedia che si chiama Fazio, ci troviamo in presenza di
una operazione dagli esiti imprevedibili. Nessuno sembra gioire per questi
arresti, non si vedono movimenti di forcaioli. Probabilmente nelle segrete carte
non ci sono tutti, ma ci sono molti. C’è da chiedersi se il Paese è pronto e
desideroso di affrontare una seconda trafila del tipo tangentopoli o se non sia
meglio, perseguiti ovviamente i responsabili di reati accertati e accertabili,
risolvere il problema del
governo del Paese con una bella vittoria alle elezioni. Gli dei sono
traballanti, ma non è detto che debbano cadere necessariamente. In fondo siamo
italiani, artisti del compromesso e pronipoti di quel Cicerone che così grande
amore ci ha trasmesso per il diritto, tanto da farci avere gli avvocati più
bravi e meglio pagati del mondo. Capaci delle interpretazioni più ardite e delle
manipolazioni, ancorché legali, più sofisticate.